VIII.

Vogliamo ora dare un'idea dell'_Inferno_ e Paradiso dell'Immanuel: il

quale finge di aver avuto per guida nel suo viaggio simbolico un

dottissimo amico suo ch'ei chiama Daniele. I critici sono quasi tutti

d'accordo (e diciamo _quasi_ perchè proprio _tutti_ sarebbe un miracolo e

la critica non ci avrebbe allora più nulla a che fare) nello affermare che

questo Daniele lodato da Immanuele sia Dante e nessun altro [14], e che

non l'abbia voluto chiaramente nominare per evitare gli strali dei più

scrupolosi che non avrebbero potuto credere al grande onore fatto dal

poeta ebreo ad uno d'altra fede quantunque esimio. Ed oltre tutte le

ragioni addotte, ve n'ha una dirò così filologica che non fu, per quanto

sappiamo, avvertita fin qui. _Dani-el_ in ebraico può valere: Il mio _Dan_

(Dante) è divino, o più precisamente: il mio divino Dante, il divino poeta

a me carissimo [15].

Ma fosse o no Dante la sua guida all'inferno o al Paradiso, certo che lui

mette tra i beati là dove scrive:

Nel quinto trono di maggior ricchezza

Siede un poeta che non ha rivali;

Ebbe d'opre magnanime vaghezza

Infelice chi punse co' suoi strali

E beato colui cui fu cortese;

Chi nella polve e chi fra gl'immortali.

Per lui d'amor fur le donzelle accese,

E la potenza de' suoi franchi detti

Talor sul trono i re tremanti rese [16].

Chi non vede in questa pittura — diremo col Tedesco — il ritratto del

fiero Ghibellino?

L'inferno dell'Immanuele è uno scheletro, dirò così, di quello di Dante

nella Divina Commedia, e questa è prova novella che la prima idea fosse

gettata dal poeta ebreo, idea che venne poi allargata, rimpolpata,

compiuta.

Finge Immanuel trovarsi in uno stato d'angoscia da non dirsi.

Dante e gli Ebrei: Studio · 第 17 / 25 题