O ci si verrà fuori colla terzina famosa

Se mala cupidigia altro vi grida

Uomini siate e non pecore matte

Sì che il Giudeo tra voi, di voi non rida?

(_Parad_. c. V, v. 79-81).

Davvero che si cascherebbe dalle nuvole. O qual maggior lode volete per

gli ebrei? Sono dessi che riderebbero — secondo afferma il poeta — ove la

mala cupidigia spingesse i cristiani ad opere men che oneste. E chi ride è

segno che opera rettamente, avvegnachè non può beffarsi d'altrui chi è

macchiato della stessa pece.

E qui, voglio avventurare un'ipotesi — badate, non dico altro che ipotesi

— nuova, originale certo. Che Dante nel Giudeo abbia voluto indicare non

già gli ebrei in generale, — come credono tutti — ma solo l'amico suo

Immanuele, che appunto con quel nome era chiamato, siccome ne fa fede il

già citato Bosone da Gubbio nel suo celebre sonetto ove scrive: « _Et

pianga dunque Manoel Giudeo_? »

Non è, ci pare, tra le cose impossibili. Immanuele, spirito sarcastico e

bizzarro [12] viveva volentieri tra gli amici suoi cristiani e non

conosceva cupidigia. Anzi — e lo nota fra gli altri il Tedesco [13] — per

la sua generosità e buona fede, da condizione agiata divenne povero, e

perseguitato dai nemici della sua fama dovette esulare dalla sua patria e

andare ramingo per le itale contrade.

A lui appunto Dante avrà pensato, a lui forse per antonomasia riferì il

verso: _Sì che 'l Giudeo tra voi di voi non rida_.

Ma sia da riferirsi al solo Immanuele, sia agli ebrei in generale, maggior

lode ad essi non poteva uscire dalla bocca di Dante che voleva i costumi

de' cristiani irreprensibili, che avea per mira in tutti gli scritti suoi

— ed in ispecie nell'immortale poema — l'umano perfezionamento, la civiltà

nel più alto significato di questa parola di cui tanto ora si abusa e che

tanto è in mille modi bistrattata.

Dante e gli Ebrei: Studio · 第 16 / 25 题