CAPITOLO XIV.

»Sol la fera discordia anguicrinita

»È de' vostri consigli arbitra e duce.»

_Venezia liberata._

Morton stava inteso tuttavia a calmar la discordia che dominava nel

campo, allorchè due giorni dopo il suo arrivo ad Hamilton, lo seguì

quivi l'altro collega, il reverendo Poundtext, sottrattosi all'ira di

Burley, che non sapea perdonare la partecipazione avutasi da questo

ministro nella libertà conceduta a lord Evandale. Riposatosi per alcune

ore dalle fatiche del novello viaggio, diè il ragguaglio a Morton delle

cose accadute a Tillietudlem da quando questi se ne dipartì.

La notturna andata di Morton era stata sì ben concertata, e tanta fu la

segretezza negli altri compagni di sì fatta spedizione che Burley neanco

ne insospettì. I primi accenti ch'ei pronunziò nell'alzarsi da letto

furono per chiedere se Kettledrumle e Macbriar fossero ancora arrivati.

Il secondo già trovavasi al campo, l'altro veniva aspettato da un

momento all'altro. Burley fece immantinente partire un messo per

avvertire Morton e Poundtext di trasferirsi al consiglio; ma già

sappiamo la via che Morton avea presa, e quanto a Poundtext, che in

assenza dei suo giovine collega non avea gran voglia d'affrontare la

collera del feroce Burley, s'incamminò al suo presbiterio ove rimase

ventiquattro ore prima di mettersi in cammino per Hamilton.

Sollecito indi Burley di chiedere notizie del suo prigioniero, non può

esprimersi assai con parole qual rabbia lo invase allora quando udì come

in quella notte fosse stato condotto fuori del campo da una scorta, cui

Morton medesimo comandava.

»Oh l'uomo scellerato! esclamò volgendosi a Macbriar. Oh il traditore!

costui per far la sua corte al governo ha dato libertà ad un

prigioniero, pel riscatto della cui vita ne avrebbero ceduto questa

piazza, che ne tiene noiati da tanto tempo.»

»E che? non è già in nostro potere? non è presbiteriano lo stendardo che

sventola su quella torre?»

»Tutto strattagemma, Macbriar! Tutto insulto onde si cerca viepiù

d'infiammare il nostro risentimento.»

Ma fu interrotto dall'arrivo d'un di coloro che aveano accompagnato

Morton al castello, e veniva ad annunziargli, come questo fosse già

sgombro e occupato da truppe presbiteriane. La qual novella favorevole,

anzichè acchetare Burley, il furor ne raddoppiò!

»Come dunque? (costui si fece ad esclamare) Avrò tralasciato da imprese

assai più gloriose, avrò perduto il mio tempo dinanzi ad una miserabile

bicocca, l'avrò disastrata per fame e tribolazioni, onde poi all'istante

di divenire arbitro della sorte di essa e di coloro che vi abitavano, un

imberbe giovinastro venisse a spogliarmi di questo onore, e a rapirmi

coloro ch'io riguardava siccome miei prigionieri? Non è forse

all'operaio che il salario è dovuto? Non è forse al....?»

»Burley! soggiunse Macbriar, non ti riscaldare cotanto contra un

fanciullo che non è meritevole della tua collera. Non è egli vero che

Dio sceglie a suo grado i propri strumenti? E chi t'assicura che questo

fanciullo non sia stato inspirato dallo stesso Dio per mettere più

presto in nostro potere il castello di Tillietudlem?»

»Taci là, nè far torto a te medesimo e al senno che hai. Non fosti primo

ad avvertirmi tu stesso, ch'io diffidassi di questo sepolcro imbiancato,

di questa moneta di rame che io avea presa per moneta d'oro? È cattivo

indizio, anche per coloro che spettano al gregge degli eletti, il non

ascoltare gli avvisi di ministri spirituali della tua sfera; pure Morton

non tenne sempre chiuse le orecchie alle tue voci? Egli è d'uopo

somigliarti, o Efraim, per isciogliersi dai vergognosi legami

dell'umanità.»

Complimento che toccò la corda sensiva del nostro predicatore, il quale

in oltre avea massime comuni con Balfour di Burley! laonde entrambi si

trasferirono tostamente al castello. Burley s'impadronì dei vasellami

d'argento e di quanto potea tornar utile al suo esercito; poi

trasferitosi, senza farne motto ad alcuno, nell'archivio del castello,

vi s'intertenne per lungo tempo. Nel corso di quella giornata non

solamente Kettledrumle, ma anche lord Langfern arrivarono a

Tillietudlem. Questi capi, congregatisi in allora, inviarono un corriere

al presbiterio di Milnwood sollecitando il ministro Poundtext a venir

tostamente al castello per prendere parte al consiglio che vi si tenea.

Ma questi ricordandosi che quella rocca andava munita d'un carcere colla

porta di ferro, stimò prudente partito il non commettere la propria

persona allo sdegno di que' confratelli. Accolse bensì con ogni cortesia

il loro messo, si fece raccontare da lui tutte quelle particolarità che

ai leggitori nostri abbiamo narrato; ma poi nel silenzio della notte

prese la via di Hamilton, ove parimente arrecò la notizia che gli altri

capi divisavano restituirsi, appena raunato un corpo di Puritani

sufficiente a tenere in suggezione quella parte di esercito che presa

aveano in diffidenza.

»Voi vedete, così conchiuse la sua narrativa Poundtext, come costoro

siansi per tal via assicurato il favore della maggiorità nel consiglio;

perchè lord Langfern; il quale non era nè carne nè pesce, or si è

lasciato sottomettere affatto da Kettledrumle, e ne ha abbandonati. Noi

siamo dunque circondati da nemici per ogni dove, da un lato l'esercito

de' Reali, dall'altro una mano d'insensati confratelli che si

chiariscono contro di noi.»

Morton lo esortò al coraggio ed alla pazienza, partecipandogli ad un

tempo la speranza concetta di ottenere condizioni di pace ragionevoli

colla mediazione di lord Evandale, e ponendogli innanzi agli occhi la

lusinghevole prospettiva di poter fra breve tornare a starsene colla sua

pipa, colla sua birra, col suo _Calvino_ legato in pergamena, purchè

continuasse a cooperare seco lui con tutti i suoi sforzi per giugnere ad

una pacificazione generale. E tanto fece e disse che potè persino

inspirargli un poco più di fermezza, ed indurlo ad aspettare in quel

campo l'arrivo de' suoi temuti colleghi.

Aveano costoro radunato un corpo di lor partigiani che stavasi in cento

uomini di cavalleria e mille cinquecento di fanteria, tutti avvezzi a

segnalarsi per lo stravagante fanatismo delle esagerate lor massime, e

per la consuetudine di travisare ad ogni proposito i passi della

scrittura a fine di giustificare all'uopo l'assassinio o qualsivoglia

delitto, e finalmente pel cupo zelo e feroce onde si facevano

obbedientissimi ai comandi anche i più orridi che potessero ricevere dai

non meno sanguinolenti lor comandanti. Tale smannata, di nemici anzichè

di confederati, ad ingrossar venne il campo. Burley, nè cercò de' due

altri colleghi, nè in modo alcuno li fe' consapevoli delle cose da lui

divisate, e unicamente nella mattina successiva al suo arrivo li fece

avvertire di trasferirsi al consiglio.

Morton e Poundtext entrando nella sala dell'assemblea, vi trovarono già

uniti i quattro loro colleghi, dai quali non ricevettero verun

contrassegno di cortese accoglienza, e previdero che tranquillamente non

sarebbero andate le cose in quell'adunata.

»Per l'autorità di chi (si fece a gridare Macbriar, condotto sempre da

naturale impetuosità ad aprir egli i parlamenti) per l'autorità di chi

il reprobo lord Evandale si è sottratto alla morte che il giudizio di

lassù avea pronunziata contro di lui?»

S'affrettò a rispondergli Poundtext, che volea con ciò offerire al

collega Morton una prova del proprio coraggio, oltrechè se l'affar non

era che di tener fronte ad uomini vestiti di zimarra simili alla sua,

non si perdea mai di spirito.

»Per l'autorità mia, rispose, e per quella del sig. Morton.»

»E chi vi ha conferito, o fratello, si fe' ad interrogarlo allor

Kettledrumle, chi vi ha conferito il diritto di frapporvi in una bisogna

tanto importante?»

»Quell'autorità stessa che conferisce a voi il diritto d'interrogarmi;

non fu lento al rimbalzo Poundtext; se un solo individuo del nostro

consiglio ha potuto condannarlo a morte, collo stesso, anzi con maggior

fondamento, due individui hanno potuto ritrattare una tale sentenza.»

»Alle corte! alle corte! si fe' in mezzo Burley, noi conosciamo i vostri

fini; e furono di mandare quel baco da seta, quell'indorato milord a

portare proposte di pace al tiranno.»

»Così è, (disse Morton accorgendosi come il suo compagno incominciasse a

vacillare alle occhiate feroci che lanciava sovr'esso Burley) e che

perciò? dobbiam noi volgere in una guerra eterna la nostra contrada per

mandare a termine divisamenti inutili quanto impossibili?»

»Lo udite? Bestemmia» sclamò Burley.

»No; (Morton con maggiore forza esclamò) Bestemmia colui che aspetta dal

cielo i miracoli, nè si vale di que' modi che la Provvidenza ha posti

nelle mani degli uomini per farli riuscire ne' lor disegni. Convengo io

pure che lo scopo nostro è di ottenere il ritorno della pace a

condizioni onorevoli e giuste, a condizioni tali che assicurino la

nostra libertà civile e religiosa. E per questo dobbiamo farci i tiranni

dell'opinione degli altri?»

Stava per invelenirsi vie più sì fatta contesa, allorchè arrivò un

messo, che annunziava, già partitosi da Edimburgo il duca di Monmouth,

già in cammino il suo esercito, già aver fatta la metà della strada per

giugnere ad Hamilton. Cessò a questo avviso ogni discordia, perchè

ciascuno vide la necessità di dimenticare il passato per non dar opera

che a rispignere il comune inimico. Fu risoluto che i reverendi

Poundtext e Kettledrumle reciterebbero nel dì successivo una predica per

uno alla presenza di tutto l'esercito, Poundtext la mattina,

Kettledrumle la sera, e che l'uno e l'altro asterrebbesi con ogni

accuratezza dal toccare qualsivoglia articolo, anche lievemente atto a

far nascere scismi e dissensioni nel campo.

Regolate essendo in cotal guisa le cose, i due capi più moderati osarono

porre un altro partito cui sperarono sostenuto da lord Langfern, perchè

il videro impallidire all'annunzio dell'avvicinar de' Reali, e perchè

per altra parte il sapevano propensissimo a favoreggiare i consigli di

chi sull'istante egli credeva il più forte. Essi pertanto misero innanzi

agli occhi dell'assemblea come in tale occasione il re non avesse

affidato il comando del proprio esercito a veruno fra gli antichi

persecutori de' Puritani; il duca di Monmouth prescelto a tale dignità

essere anzi uom conosciuto per la dolcezza dell'indole sua e per

inclinazioni favorevoli alla causa della nazione; potersi indurre da ciò

che le intenzioni del governo fossero meno di quanto il furono per lo

passato ostili ed avverse ai Presbiteriani; essere quindi cosa suggerita

dalla prudenza, e divenuta perfin necessaria, il verificare se mai il

duca avesse qualche istruzione segreta che in qualche modo li favorisse;

nè potersi ottenere tale certezza per altra via che col deputargli un

araldo.

»E chi è che voglia incaricarsi di essere quest'araldo? (prese a dire

Burley, sollecito di sviare una proposta sì ragionevole ch'ei non potea

di fronte combatterla). Obbliate forse come Claverhouse, armando il

titolo di rappresaglia per la morte di suo nipote, giurò far appiccare

il primo parlamentario che gli avessimo spedito?»

»Non ci stiamo per simil tema, poichè io medesimo mi assumo tal

commissione, semprechè il consiglio creda affidarmela.»

»Lasciam ch'ei vada, disse sotto voce Burley a Macbriar, così il

consiglio si sbarazzerà di costui.»

Quindi il partito posto da Morton non trovò contradditori nè manco in

coloro che sembravano dover esserlo maggiormente, e venne risoluto che

Enrico Morton si trasferirebbe al cospetto del duca di Monmouth, onde

sapere a quai patti acconsentirebbe di negoziare co' sollevati.

Divulgatasi tale risoluzione per tutto l'esercito, ne fu universale la

gioia fra coloro della parte moderata, lontani dal nudrire la cieca

presunzione di que' Puritani, che pensavano bastanti mallevadori della

vittoria un feroce zelo, ed un selvaggio entusiasmo.

Munito delle istruzioni del consiglio, e accompagnato dal solo Cuddy,

Morton si partì dunque alla volta del campo de' Reali, impavido di que'

rischi che sì frequentemente sovrastano a chiunque imprenda nelle civili

discordie la dilicata parte di mediatore.

Nè scostato erasi più di tre o quattro miglia dal campo de' suoi,

allorquando si accorse che stava per incontrare l'antiguardo

dell'esercito de' Reali. Pervenuto ad una eminenza contemplò le strade,

che tutte prendevano la via di Bothwel-Muis, ove divisavano metter campo

nella prossima notte, castello non lontano più di due miglia dal Clyde,

alla riva opposta del qual fiume campeggiavano i Presbiteriani.

Dopo avere dispiegata bandiera bianca si volse al primo drappello di

cavalleria che incontrò, partecipando al sergente che lo guidava il

proprio desiderio di favellare a sua altezza. L'altro gli rispose che

correva a farne consapevole il capitano; nè questi indugiò a comparire

unitamente al maggiore.

»Voi perdete il vostro tempo, mio caro amico, disse quest'ultimo a

Morton, anzi arrischiate inutilmente la vita. Il duca di Monmouth non

ascolterà certamente proposte venutegli da ribelli che tuttavia

impugnano l'armi. Aggiugnete che le tante crudeltà omesse dai vostri

devono farvi pauroso d'una rappresaglia.»

»Quand'anche il duca di Monmouth ne giudicasse colpevoli, rispose

Morton, non so immaginarmi che volesse condannare a morte tanti sudditi

del suo re, senza ascoltare almeno quai cose possano addurre in propria

discolpa. Per parte mia nulla temo. Non ho da rimproverare a me stesso

alcun atto di crudeltà ch'io abbia autorizzato, e nemmen tollerato; e la

paura poi di essere innocente vittima delle colpe degli altri non mi

ratterrà dall'eseguire l'incarico che mi assunsi.»

I Puritani di Scozia, vol. 2 · 第 16 / 19 题