»Sol la fera discordia anguicrinita
»È de' vostri consigli arbitra e duce.»
_Venezia liberata._
Morton stava inteso tuttavia a calmar la discordia che dominava nel
campo, allorchè due giorni dopo il suo arrivo ad Hamilton, lo seguì
quivi l'altro collega, il reverendo Poundtext, sottrattosi all'ira di
Burley, che non sapea perdonare la partecipazione avutasi da questo
ministro nella libertà conceduta a lord Evandale. Riposatosi per alcune
ore dalle fatiche del novello viaggio, diè il ragguaglio a Morton delle
cose accadute a Tillietudlem da quando questi se ne dipartì.
La notturna andata di Morton era stata sì ben concertata, e tanta fu la
segretezza negli altri compagni di sì fatta spedizione che Burley neanco
ne insospettì. I primi accenti ch'ei pronunziò nell'alzarsi da letto
furono per chiedere se Kettledrumle e Macbriar fossero ancora arrivati.
Il secondo già trovavasi al campo, l'altro veniva aspettato da un
momento all'altro. Burley fece immantinente partire un messo per
avvertire Morton e Poundtext di trasferirsi al consiglio; ma già
sappiamo la via che Morton avea presa, e quanto a Poundtext, che in
assenza dei suo giovine collega non avea gran voglia d'affrontare la
collera del feroce Burley, s'incamminò al suo presbiterio ove rimase
ventiquattro ore prima di mettersi in cammino per Hamilton.
Sollecito indi Burley di chiedere notizie del suo prigioniero, non può
esprimersi assai con parole qual rabbia lo invase allora quando udì come
in quella notte fosse stato condotto fuori del campo da una scorta, cui
Morton medesimo comandava.
»Oh l'uomo scellerato! esclamò volgendosi a Macbriar. Oh il traditore!
costui per far la sua corte al governo ha dato libertà ad un
prigioniero, pel riscatto della cui vita ne avrebbero ceduto questa
piazza, che ne tiene noiati da tanto tempo.»
»E che? non è già in nostro potere? non è presbiteriano lo stendardo che
sventola su quella torre?»
»Tutto strattagemma, Macbriar! Tutto insulto onde si cerca viepiù
d'infiammare il nostro risentimento.»
Ma fu interrotto dall'arrivo d'un di coloro che aveano accompagnato
Morton al castello, e veniva ad annunziargli, come questo fosse già
sgombro e occupato da truppe presbiteriane. La qual novella favorevole,
anzichè acchetare Burley, il furor ne raddoppiò!
»Come dunque? (costui si fece ad esclamare) Avrò tralasciato da imprese
assai più gloriose, avrò perduto il mio tempo dinanzi ad una miserabile
bicocca, l'avrò disastrata per fame e tribolazioni, onde poi all'istante
di divenire arbitro della sorte di essa e di coloro che vi abitavano, un
imberbe giovinastro venisse a spogliarmi di questo onore, e a rapirmi
coloro ch'io riguardava siccome miei prigionieri? Non è forse
all'operaio che il salario è dovuto? Non è forse al....?»
»Burley! soggiunse Macbriar, non ti riscaldare cotanto contra un
fanciullo che non è meritevole della tua collera. Non è egli vero che
Dio sceglie a suo grado i propri strumenti? E chi t'assicura che questo
fanciullo non sia stato inspirato dallo stesso Dio per mettere più
presto in nostro potere il castello di Tillietudlem?»
»Taci là, nè far torto a te medesimo e al senno che hai. Non fosti primo
ad avvertirmi tu stesso, ch'io diffidassi di questo sepolcro imbiancato,
di questa moneta di rame che io avea presa per moneta d'oro? È cattivo
indizio, anche per coloro che spettano al gregge degli eletti, il non
ascoltare gli avvisi di ministri spirituali della tua sfera; pure Morton
non tenne sempre chiuse le orecchie alle tue voci? Egli è d'uopo
somigliarti, o Efraim, per isciogliersi dai vergognosi legami
dell'umanità.»
Complimento che toccò la corda sensiva del nostro predicatore, il quale
in oltre avea massime comuni con Balfour di Burley! laonde entrambi si
trasferirono tostamente al castello. Burley s'impadronì dei vasellami
d'argento e di quanto potea tornar utile al suo esercito; poi
trasferitosi, senza farne motto ad alcuno, nell'archivio del castello,
vi s'intertenne per lungo tempo. Nel corso di quella giornata non
solamente Kettledrumle, ma anche lord Langfern arrivarono a
Tillietudlem. Questi capi, congregatisi in allora, inviarono un corriere
al presbiterio di Milnwood sollecitando il ministro Poundtext a venir
tostamente al castello per prendere parte al consiglio che vi si tenea.
Ma questi ricordandosi che quella rocca andava munita d'un carcere colla
porta di ferro, stimò prudente partito il non commettere la propria
persona allo sdegno di que' confratelli. Accolse bensì con ogni cortesia
il loro messo, si fece raccontare da lui tutte quelle particolarità che
ai leggitori nostri abbiamo narrato; ma poi nel silenzio della notte
prese la via di Hamilton, ove parimente arrecò la notizia che gli altri
capi divisavano restituirsi, appena raunato un corpo di Puritani
sufficiente a tenere in suggezione quella parte di esercito che presa
aveano in diffidenza.
»Voi vedete, così conchiuse la sua narrativa Poundtext, come costoro
siansi per tal via assicurato il favore della maggiorità nel consiglio;
perchè lord Langfern; il quale non era nè carne nè pesce, or si è
lasciato sottomettere affatto da Kettledrumle, e ne ha abbandonati. Noi
siamo dunque circondati da nemici per ogni dove, da un lato l'esercito
de' Reali, dall'altro una mano d'insensati confratelli che si
chiariscono contro di noi.»
Morton lo esortò al coraggio ed alla pazienza, partecipandogli ad un
tempo la speranza concetta di ottenere condizioni di pace ragionevoli
colla mediazione di lord Evandale, e ponendogli innanzi agli occhi la
lusinghevole prospettiva di poter fra breve tornare a starsene colla sua
pipa, colla sua birra, col suo _Calvino_ legato in pergamena, purchè
continuasse a cooperare seco lui con tutti i suoi sforzi per giugnere ad
una pacificazione generale. E tanto fece e disse che potè persino
inspirargli un poco più di fermezza, ed indurlo ad aspettare in quel
campo l'arrivo de' suoi temuti colleghi.
Aveano costoro radunato un corpo di lor partigiani che stavasi in cento
uomini di cavalleria e mille cinquecento di fanteria, tutti avvezzi a
segnalarsi per lo stravagante fanatismo delle esagerate lor massime, e
per la consuetudine di travisare ad ogni proposito i passi della
scrittura a fine di giustificare all'uopo l'assassinio o qualsivoglia
delitto, e finalmente pel cupo zelo e feroce onde si facevano
obbedientissimi ai comandi anche i più orridi che potessero ricevere dai
non meno sanguinolenti lor comandanti. Tale smannata, di nemici anzichè
di confederati, ad ingrossar venne il campo. Burley, nè cercò de' due
altri colleghi, nè in modo alcuno li fe' consapevoli delle cose da lui
divisate, e unicamente nella mattina successiva al suo arrivo li fece
avvertire di trasferirsi al consiglio.
Morton e Poundtext entrando nella sala dell'assemblea, vi trovarono già
uniti i quattro loro colleghi, dai quali non ricevettero verun
contrassegno di cortese accoglienza, e previdero che tranquillamente non
sarebbero andate le cose in quell'adunata.
»Per l'autorità di chi (si fece a gridare Macbriar, condotto sempre da
naturale impetuosità ad aprir egli i parlamenti) per l'autorità di chi
il reprobo lord Evandale si è sottratto alla morte che il giudizio di
lassù avea pronunziata contro di lui?»
S'affrettò a rispondergli Poundtext, che volea con ciò offerire al
collega Morton una prova del proprio coraggio, oltrechè se l'affar non
era che di tener fronte ad uomini vestiti di zimarra simili alla sua,
non si perdea mai di spirito.
»Per l'autorità mia, rispose, e per quella del sig. Morton.»
»E chi vi ha conferito, o fratello, si fe' ad interrogarlo allor
Kettledrumle, chi vi ha conferito il diritto di frapporvi in una bisogna
tanto importante?»
»Quell'autorità stessa che conferisce a voi il diritto d'interrogarmi;
non fu lento al rimbalzo Poundtext; se un solo individuo del nostro
consiglio ha potuto condannarlo a morte, collo stesso, anzi con maggior
fondamento, due individui hanno potuto ritrattare una tale sentenza.»
»Alle corte! alle corte! si fe' in mezzo Burley, noi conosciamo i vostri
fini; e furono di mandare quel baco da seta, quell'indorato milord a
portare proposte di pace al tiranno.»
»Così è, (disse Morton accorgendosi come il suo compagno incominciasse a
vacillare alle occhiate feroci che lanciava sovr'esso Burley) e che
perciò? dobbiam noi volgere in una guerra eterna la nostra contrada per
mandare a termine divisamenti inutili quanto impossibili?»
»Lo udite? Bestemmia» sclamò Burley.
»No; (Morton con maggiore forza esclamò) Bestemmia colui che aspetta dal
cielo i miracoli, nè si vale di que' modi che la Provvidenza ha posti
nelle mani degli uomini per farli riuscire ne' lor disegni. Convengo io
pure che lo scopo nostro è di ottenere il ritorno della pace a
condizioni onorevoli e giuste, a condizioni tali che assicurino la
nostra libertà civile e religiosa. E per questo dobbiamo farci i tiranni
dell'opinione degli altri?»
Stava per invelenirsi vie più sì fatta contesa, allorchè arrivò un
messo, che annunziava, già partitosi da Edimburgo il duca di Monmouth,
già in cammino il suo esercito, già aver fatta la metà della strada per
giugnere ad Hamilton. Cessò a questo avviso ogni discordia, perchè
ciascuno vide la necessità di dimenticare il passato per non dar opera
che a rispignere il comune inimico. Fu risoluto che i reverendi
Poundtext e Kettledrumle reciterebbero nel dì successivo una predica per
uno alla presenza di tutto l'esercito, Poundtext la mattina,
Kettledrumle la sera, e che l'uno e l'altro asterrebbesi con ogni
accuratezza dal toccare qualsivoglia articolo, anche lievemente atto a
far nascere scismi e dissensioni nel campo.
Regolate essendo in cotal guisa le cose, i due capi più moderati osarono
porre un altro partito cui sperarono sostenuto da lord Langfern, perchè
il videro impallidire all'annunzio dell'avvicinar de' Reali, e perchè
per altra parte il sapevano propensissimo a favoreggiare i consigli di
chi sull'istante egli credeva il più forte. Essi pertanto misero innanzi
agli occhi dell'assemblea come in tale occasione il re non avesse
affidato il comando del proprio esercito a veruno fra gli antichi
persecutori de' Puritani; il duca di Monmouth prescelto a tale dignità
essere anzi uom conosciuto per la dolcezza dell'indole sua e per
inclinazioni favorevoli alla causa della nazione; potersi indurre da ciò
che le intenzioni del governo fossero meno di quanto il furono per lo
passato ostili ed avverse ai Presbiteriani; essere quindi cosa suggerita
dalla prudenza, e divenuta perfin necessaria, il verificare se mai il
duca avesse qualche istruzione segreta che in qualche modo li favorisse;
nè potersi ottenere tale certezza per altra via che col deputargli un
araldo.
»E chi è che voglia incaricarsi di essere quest'araldo? (prese a dire
Burley, sollecito di sviare una proposta sì ragionevole ch'ei non potea
di fronte combatterla). Obbliate forse come Claverhouse, armando il
titolo di rappresaglia per la morte di suo nipote, giurò far appiccare
il primo parlamentario che gli avessimo spedito?»
»Non ci stiamo per simil tema, poichè io medesimo mi assumo tal
commissione, semprechè il consiglio creda affidarmela.»
»Lasciam ch'ei vada, disse sotto voce Burley a Macbriar, così il
consiglio si sbarazzerà di costui.»
Quindi il partito posto da Morton non trovò contradditori nè manco in
coloro che sembravano dover esserlo maggiormente, e venne risoluto che
Enrico Morton si trasferirebbe al cospetto del duca di Monmouth, onde
sapere a quai patti acconsentirebbe di negoziare co' sollevati.
Divulgatasi tale risoluzione per tutto l'esercito, ne fu universale la
gioia fra coloro della parte moderata, lontani dal nudrire la cieca
presunzione di que' Puritani, che pensavano bastanti mallevadori della
vittoria un feroce zelo, ed un selvaggio entusiasmo.
Munito delle istruzioni del consiglio, e accompagnato dal solo Cuddy,
Morton si partì dunque alla volta del campo de' Reali, impavido di que'
rischi che sì frequentemente sovrastano a chiunque imprenda nelle civili
discordie la dilicata parte di mediatore.
Nè scostato erasi più di tre o quattro miglia dal campo de' suoi,
allorquando si accorse che stava per incontrare l'antiguardo
dell'esercito de' Reali. Pervenuto ad una eminenza contemplò le strade,
che tutte prendevano la via di Bothwel-Muis, ove divisavano metter campo
nella prossima notte, castello non lontano più di due miglia dal Clyde,
alla riva opposta del qual fiume campeggiavano i Presbiteriani.
Dopo avere dispiegata bandiera bianca si volse al primo drappello di
cavalleria che incontrò, partecipando al sergente che lo guidava il
proprio desiderio di favellare a sua altezza. L'altro gli rispose che
correva a farne consapevole il capitano; nè questi indugiò a comparire
unitamente al maggiore.
»Voi perdete il vostro tempo, mio caro amico, disse quest'ultimo a
Morton, anzi arrischiate inutilmente la vita. Il duca di Monmouth non
ascolterà certamente proposte venutegli da ribelli che tuttavia
impugnano l'armi. Aggiugnete che le tante crudeltà omesse dai vostri
devono farvi pauroso d'una rappresaglia.»
»Quand'anche il duca di Monmouth ne giudicasse colpevoli, rispose
Morton, non so immaginarmi che volesse condannare a morte tanti sudditi
del suo re, senza ascoltare almeno quai cose possano addurre in propria
discolpa. Per parte mia nulla temo. Non ho da rimproverare a me stesso
alcun atto di crudeltà ch'io abbia autorizzato, e nemmen tollerato; e la
paura poi di essere innocente vittima delle colpe degli altri non mi
ratterrà dall'eseguire l'incarico che mi assunsi.»