I due ufiziali si guardarono in volto l'un l'altro.

»Se non m'inganno, disse il capitano, è questi il giovine del quale ci

ha parlato lord Evandale.»

»Lord Evandale si trova egli all'esercito?» domandò subito Morton.

»A Edimburgo, rispose il maggiore. Vedendone il cattivo stato di salute,

sua altezza non gli ha permesso d'accompagnar l'esercito. Signore; vi

chiamereste voi Enrico Morton?»

»Appunto, mio signore.»

»Dunque, tornò a dir l'ufiziale, non v'impediremo di vedere il duca, ma,

vel ripeto, fate un passo del tutto inutile. Supponendo ancora che sua

altezza avesse qualche propensione più mite per riguardo ai vostri, il

consiglio di guerra, col quale dee concertarsi, non gli permetterebbe

ascoltarla.»

»Ne avrei estremo rammarico; ma tal considerazione non mi fa meno

insistente nel pregarvi ad ottenermi udienza dal duca.»

»Lumley, disse il maggiore al capitano, andate ad avvertire sua altezza

dell'arrivo del sig. Morton, e ricordategli essere quello stesso del

quale parlò sì vantaggiosamente lord Evandale.»

Il capitano non tardò ad essere di ritorno, ed a rispondere a Morton che

il duca non potendo riceverlo per quella sera, si riserbava ad

ascoltarlo nella mattina del dì successivo. Intanto Enrico venne tenuto

qual prigioniere per tutta la notte, ed ebbe per luogo di sua dimora una

vicina capanna ove però i massimi riguardi gli vennero usati. Alla

domane di buonissim'ora lo stesso Lumley venne a levarlo di lì,

presentandolo indi a sua altezza, che trovarono un miglio più oltre nel

mezzo del suo esercito, già schierato per mettersi in cammino.

I comandanti dell'esercito reale aveano tanta fidanza nelle proprie

forze che non presero cautela di sorte alcuna per impedire a Morton di

scandagliarle. Stavansi queste in quattro reggimenti inglesi, il fior

dell'esercito di Carlo II, nel reggimento guardie ardente del desio di

ricattarsi dopo la disfatta di Loudon-Hill, in un corpo considerabile di

volontari, ed in alcune compagnie di montanari scozzesi, nemici giurati

dei Puritani, e che ne abborrivano le massime quanto ne sprezzavano le

persone. Veniva dietro all'esercito un numeroso traino d'artiglieria sì

formidabile al riguardo, che Morton giudicò non volersi men d'un

miracolo per salvare da compiuto esterminio quell'attruppamento d'uomini

mal vestiti, mal armati e disciplinati nella stessa guisa, a' quali

davasi nome d'esercito presbiteriano. L'ufiziale compagno di Morton

studiavasi leggere negli sguardi del medesimo quell'impressione ch'ei,

nè a torto, pensava dovessero destargli nell'animo i poderosi apparecchi

schieratisi alla sua vista. Ma fedele Enrico alla causa che aveva

abbracciata non lasciò trapelare, nè inquietudine nè commozione, e

riguardava con occhio d'indifferenza i corpi militari per mezzo a cui

traversava.

»Voi vedete la festa che vi si sta preparando» disse a Morton Lumley.

»Se avesse dovuto spiacermi, non mi troverei vosco in questo momento: vi

confesso ciò nonostante, che per lo interesse d'entrambe le parti,

amerei meglio veder gli apparecchi d'una festa che celebrasse il ritorno

della pace.»

Giunsero finalmente sopra un'altura che signoreggiava tutti i dintorni,

e ove trovavasi il comandante supremo in mezzo a' suoi ufiziali. Da

questo luogo scorgeansi tutti i giri del Clyde e parimente il campo de'

sollevati. Gli ufiziali sembravano intesi ai riconoscimenti di quel

terreno per concertare con maggior sicurezza un assalto.

Lumley avvertì sua altezza che Morton ne aspettava i comandi ed allora

il duca fe' cenno alle persone di quella comitiva d'allontanarsi, nè

serbò presso di sè che due ufiziali, co' quali parlò pochi istanti

sommessamente prima che Morton gli fosse vicino; lo che diede tempo al

nostro araldo di squadrare coll'occhio le persone colle quali venia a

parlamento.

Ell'era impossibile cosa a chi vedeva il duca di Monmouth il non essere

cattivato dalle grazie e dai modi soavi e lusinghevoli che natura

largamente gli compartì. In mezzo a questi però, un attento osservatore

potea scorgere tal qual aria d'esitazione e d'imbarazzo, che parea ne

tenessero sospeso l'animo, quando tutte le circostanze il costrignevano

a prender partito.

Stavano dietro a lui Claverhouse, conosciuto anche troppo da Morton, ed

un altro ufizial generale, di cui l'aspetto eccitar dovea impressione

strana anzichè no. Vestito alla foggia che usavasi ne' primi anni del

regno di Carlo I, una lunga e grigia barba gli scendeva al petto, ed

avea fatto voto di non reciderla sin dal giorno che quello sfortunato

monarca perì sotto la mannaia del carnefice. Scoperto e pressochè

affatto calvo erane il capo. Le rughe del fronte, l'olivastro color

delle guance, l'acutezza de' suoi sguardi additavano tal vegliardo, che

le infermità non avevano infievolito, intantochè scorgeasi in ogni

costui lineamento un coraggio scevro affatto d'umanità. Tal si era il

generale Tommaso Dalzell, più temuto ed abborrito dai Puritani che non

lo stesso Claverhouse. Questi almeno, se usava modi violenti ed

opprimitori gli era soltanto allorchè ragione politica parea comandarli,

e perchè nell'istante non giudicava esserne d'altri migliori per

sottomettere i Presbiteriani. Ma Dalzell non seguia che gl'impulsi

d'un'indole sanguinolenta e feroce di sua natura.

»Voi venite, o signore, disse a Morton il duca, per parte di que'

traviati, e il vostro nome è Morton se non isbaglio. Volete dunque farne

conoscere il motivo che vi conduce fra noi?»

»Il motivo apparisce, o milord, da uno scritto che lord Evandale

dovrebbe aver posto nelle mani di vostra altezza.»

»L'ho letto, ed ho anche saputo dallo stesso milord, che in queste

sciagurate circostanze il sig. Morton ha date prove di generosità ad un

tempo e di moderazione. Glie ne fo quindi i miei ringraziamenti.»

Che modi sì cortesi non andavano a' versi di Dalzell, lo scorse Morton

da un disdegnoso dimenar di capo e da uno stringersi nelle spalle che

accompagnarono poche parole sommesse da costui volte al compagno, ed

alle quali Claverhouse non rispose che con un lieve sorriso e con un

moto quasi impercettibile di palpebre.

In questo mezzo il duca sembrava combattuto per una parte da' sentimenti

d'una bontà ingenita in esso, e ad un interno convincimento sulla

ragionevolezza delle inchieste che gli venian presentate, per l'altra

dalla brama di serbare intatta la regia autorità, e di non offendere

troppo di fronte le severe opinioni degli uomini assegnatigli per

consiglieri, se non piuttosto per esploratori della sua condotta.

»Sig. Morton (disse traendosi di saccoccia lo scritto consegnatogli da

lord Evandale) trovo qui alcune domande, sul merito delle quali debbo

ora astenermi dal manifestare la mia opinione; havvene altre che mi

sembrano ragionevoli e giuste; e benchè io non abbia ricevute istruzioni

formali da sua maestà, vi do parola d'onore d'intercederne la clemenza a

favore d'una parte di suoi sudditi traviati, e fin dove io abbia modo a

farmi ascoltare, d'adoperarmi ancora onde sia migliorata la lor

condizione. Ma voi stesso comprenderete che posso bensì cedere alle

preghiere di sudditi imploranti; non negoziar con ribelli. La prima cosa

necessaria pertanto si è, che i vostri partigiani mettan giù l'armi e

sciolgano tantosto le loro assemblee.»

»Il contenerci in tal guisa, o milord, rispose Morton arditamente,

sarebbe un riconoscerci ribelli; come appunto ne accusano i nostri

nemici. Noi sguainammo le spade, non contra il nostro sovrano che

rispettiamo, ma per ricuperare que' diritti legittimi che la violenza ne

ha tolti. L'altezza vostra si è degnata ravvisare che alcune fra le

nostre domande son giuste. Ma queste avrebbero mai potuto farsi tampoco

udire, se non le accompagnava lo squillar della tromba? Non possiamo

pertanto, anche a malgrado della bontà che vostra altezza ne dà a

divedere, metter giù l'armi, a meno d'avere qualche certezza di vederci

restituite la libertà civile e la libertà religiosa, come è in noi il

diritto di chiederlo.»

»Sig. Morton, voi siete giovane; però dovreste avere acquistata

esperienza di mondo quanta è bastante a comprendere che certe domande,

comunque innocenti di lor natura, divengono criminose pel modo onde son

presentate.»

»Possiamo rispondere, o milord, che il modo al quale ultimamente abbiamo

ricorso è venuto dopo avere tentati invano tutti gli altri possibili

modi.»

»Mi è forza abbreviare questo parlamento, sig. Morton. Noi siamo in atto

di incominciare l'assalto. Nondimeno ordinerò per due ore sospesa ogni

fazione ostile, onde abbiate il tempo di partecipare ai sollevati la mia

risposta. Se consentono a sciogliersi a metter basso le armi, a spedirmi

deputati che m'assicurino della lor sommessione, riguarderò come un

obbligo del mio onore l'intercedere per essi una generale amnistia, e la

riparazione dei torti ch'essi lamentano. Ma rifiutando questa sola via

ad essi dischiusa, accagionino soltanto se stessi delle conseguenze che

ne verranno. — Credo, o signori (volgendosi a' suoi due ufiziali) che,

volendo stare alle istruzioni avute, io non poteva far di più.»

»No pel mio onore! sclamò Dalzell, nè avrei giammai spinta l'indulgenza

tant'oltre, trovandomi mallevadore delle mie azioni verso il re e verso

la mia coscienza. Ma vostra altezza dee senza dubbio conoscere le

intenzioni di sua maestà assai meglio di noi, ne' quali è il dovere di

seguire letteralmente i comandi che ricevemmo.»

Si fe' rosso Monmouth. »Voi udite, soggiunse a Morton, che il generale

Dalzell già mi biasima per aver mostrata troppa condiscendenza a favore

dei vostri amici.»

»Milord, i sentimenti del generale Dalzell, e quelli che vi degnate voi

esternarci sono quali gli aspettavamo da ciascheduno di voi; ma non

posso starmi d'aggiugnere, che se l'esercito presbiteriano abbracciasse

il partito dell'assoluta sommissione, ultimo e conclusivo partito che ne

presentate, avremmo a temere persino inutile la vostra intercessione,

finchè stanno... attorno del trono tai consiglieri (e nel pronunziar

questa frase guardò in maniera significante Dalzell e Claverhouse). — In

somma, io parteciperò ai capi dell'esercito qual risposta ebbero da

vostra altezza le nostre inchieste, e poichè non possiamo ottenere la

pace, ne sarà ben forza ricorrere alla fortuna delle armi.»

»Addio signore. Ricordatevi che differisco di due ore l'assalto; di due

ore! Se in tale intervallo avete una risposta da portarmi, starò qui per

riceverla; e con tutto l'animo la desidero di tal natura che possa

risparmiare ogni spargimento di sangue.»

Anche in questa occasione si guardarono con sorriso ironico Dalzell e

Claverhouse, del che accorgendosi il duca, ripetè in tuono dignitoso.

»Sì signori, l'ho detto e lo replico ancora. Desidero la risposta di tal

natura che possa risparmiare il sangue de' sudditi di sua maestà. Spero

che un tal sentimento per lo meno non meriti nè biasimo nè disprezzo.»

Dalzell prese un contegno freddo e severo, e nulla rispose.

Claverhouse fece un profondo inchino, soggiugnendo che il giudicare i

sentimenti di sua altezza non gli s'aspettava.

Il duca fe' cenno a Morton di ritirarsi. Questi obbedì, e venne

ricondotto attraversando il campo dalla scorta medesima che lo aveva

accompagnato. Nel passare innanzi al reggimento guardie, trovò

Claverhouse, che non avea perduto tempo nel mettersi a capo della sua

truppa; il quale appena scorse Morton, gli si fe' innanzi, e salutandolo

urbanamente gli disse: »Non è questa, credo, la prima volta che ho

l'onor di vedere il sig. Morton di Milnwood.»

»E non è colpa del colonnello Claverhouse, replicò Morton amaramente

sorridendo, se la mia presenza riesce importuna a qualche persona.»

»Permettetemi almeno di soggiugnere che il ministerio di cui trovo ora

insignito il sig. Morton, giustifica l'opinione da me formata sopra di

lui; e prova come la condotta da me tenuta nel tempo che gli piace

rimembrarmi, era conforme al mio dovere nè più nè meno.»

»Voi solo, o colonnello, mi gettaste, senza ch'io ne avessi l'idea, in

mezzo alle file di tai persone delle quali approvo le massime, non in

ogni sua parte il contegno. Quanto al modo onde le vostre azioni si

accordano col vostro dovere, è affare vostro, non mio. Non pretenderete

per altro che io approvi la sentenza ingiusta che pronunziaste contro di

me.»

Dette le quali cose, Morton s'accigneva a continuare nel suo cammino, ma

nol permise ancora Claverhouse.

»Un istante, vi prego! Evandale pretende che veramente io vi debba

riparazione di alcuni torti. Confesso che metterò sempre grande

differenza fra un uomo d'alto ingegno, sviato, non v'ha dubbio, ma mosso

da generosi principj, e fra uno sciame di sciagurati fanatici, raccolti

sotto le bandiere di comandanti sitibondi di sangue e lordatisi di

assassinj. Se dunque non vi riesce di persuadere costoro a dimettere

l'armi, permettete ch'io vi solleciti a ritornarvene al nostro esercito,

e ad offerire spartatamente la vostra sommessione. Credetelo; questo

spregevole attruppamento non si reggerà contro di noi una sola mezz'ora.

Se vi risolvete a tal partito, appena giunto chiedete di me. Monmouth,

comunque strano debba sembrarvi il mio dire, non vi potrebbe proteggere,

Dalzell nol vorrebbe, ma io ne ho il potere e la volontà, e ho promesso

di farlo a lord Evandale.»

»Dovrei ringraziamenti a lord Evandale, rispose freddamente Morton, se

non mi avesse creduto, come lo scorgo dai vostri detti, capace di

abbandonare una causa che ho giurato di sostenere. Quanto a voi,

colonnello, se volete concedermi un altro genere di riparazione, egli è

probabile che fra due ore mi troviate colla spada alla mano

all'estremità del ponte di Bothwell sul Clyde.»

»Non avrò a disgrado, accertatevene, questo incontro, rispose

Claverhouse, ma aggradirei assai più, che meditaste maturamente la mia

prima proposta e che l'accettaste.»

Detto ciò, salutandosi a vicenda si separarono. Morton continuò il

cammino verso il campo presbiteriano, Claverhouse intese agli

apparecchi, che debbono preceder gli assalti.

_Fine del tomo secondo._

I Puritani di Scozia, vol. 2 · 第 17 / 19 题