»Ah! di nemico acciar son mille colpi
»Tremendi men d'una rampogna sola
»Che mi volgan di lei lo sguardo o il labbro.»
_Marlow._
La cavalcata uscita fuor delle mura di Tillietudlem avea già
oltrepassata l'ultima parte d'accampamento dell'esercito de' sollevati,
e trovavasi sulla strada di Edimburgo. Potrebbe credersi, che durante il
cammino lord Evandale si fosse tenuto costantemente vicino a miss
Editta; pur fu altrimenti la cosa. Dopo i primi saluti, e dopo averle
prestato aiuto per montare a cavallo, andò ad unirsi al maggiore
Bellenden, formando seco lui il retroguardo di quella picciola brigata.
Un cavaliere comandante a quanto appariva della scorta presbiteriana,
avvolto in ampio mantello che ne ascondeva affatto la parte inferiore
del volto, e coperta la superiore da un cappello di larghissime ali
sormontato da grande pennacchio, si era fin sulle prime posto a fianco
di miss Bellenden, nè se ne dipartì pel tratto di due miglia, senza però
mai volgerle un solo accento.
A poca distanza dall'ultimo corpo di guardia de' Presbiteriani trovavasi
sulla strada un villaggio ove i servi di lady Bellenden procurarono
reficiamenti, de' quali tutta quella brigata sentiva grande bisogno; e
poichè non fu giudicata prudente cosa il fermarsi in un luogo abitato,
così vicino al campo nemico, si deliberò far pausa ad un boschetto che
si scorgea in vicinanza.
Allora lo straniero voltosi a miss Bellenden in tremebondo e
supplichevole tuono, e studioso di alterare la propria voce. »Miss
Bellenden, diss'egli, non può mancare d'amici ovunque ella sia
conosciuta, e nemmen fra quelli, che dovettero sfortunatamente attenersi
alla parte da lei riprovata. Evvi cosa che questi tali possano operare
per darle prova del loro vivissimo cordoglio in vederla soffrire?»
Il suono d'una tal voce fu immantinente ravvisato dal cuore di Editta; e
una involontaria commozione comprese i suoi sensi; pur giunse a
signoreggiarla, nè volendo fare accorto chi le favellava di essere stato
riconosciuto: »Dite ad essi, rispose, di rispettare le leggi, di
risparmiare il sangue innocente, di rientrar nel dovere, e che io
perdono quanto ho sofferto, quanto mi toccherà ancor da soffrire.»
»Credete voi dunque cosa impossibile, che si trovino nelle nostre file
uomini sinceramente affezionati al bene della loro patria, uomini mossi
ad operare dal solo convincimento di adempire i doveri imposti ad ogni
buon cittadino?»
»Fui accostumata a franchi modi sin dai primi anni, nè vi nasconderò
quindi i miei sentimenti. — A Dio spetta il giudicare l'interno de'
cuori. Gli uomini non possono apprezzare le intenzioni degli uomini con
altro scandaglio che quello delle loro azioni. La ribellione contra la
legittima autorità, l'oppressione, sia pur anche d'una sola famiglia,
che al pari della mia, non aveva impugnate l'armi se non se per
difendere le sue proprietà, sono atti obbrobriosi per tutti quelli che
vi presero parte, ad onta ancora di speciosi colori onde procurino
ammantare la loro condotta.»
»Gli orrori della guerra civile, le calamità che ne vengono in
conseguenza debbono aggravare la coscienza di chi, fattosi persecutore,
provocò la disperazione de' suoi concittadini e li costrinse ad
impugnare l'armi per difendere quella libertà civile e religiosa, di cui
le leggi per altra parte gli assicuravano.»
»Ciò è giudicare, non provare l'assunto.»
»M'accorgo, sospirando disse quello straniero, ch'egli è inutile al
cospetto di miss Bellenden il perorare una causa anticipatamente da lei
condannata e condannata forse perchè gli individui che difendono questa
causa le sono odievoli quanto i sentimenti che essi professavano.»
»Vi spiegai liberamente il mio avviso intorno alle loro massime; quanto
ad essi personalmente, io non li conosco..... salvo forse
un'eccezione....»
»E sarebbe questa eccezione che avesse regolato il vostro modo di
pensare su tutti gli altri?»
»Al contrario. Egli è.... almeno credei che fosse.... certamente era
fornito di ingegno, d'animo ben fatto. E poss'io non detestare una
ribellione, della quale è colpa soltanto, se un uomo nato per essere
l'ornamento, la difesa, il vanto della sua patria, si trova oggidì il
collega d'ignoranti fanatici e d'ipocriti sediziosi, il fratel d'armi
de' banditi e degli assassini? — Se mai trovaste nel vostro campo un tal
uomo che si rassomigli a questo ritratto, narrategli che il disonore
sparso da lui medesimo sul proprio nome, il sagrifizio ch'egli ha fatto
e di speranza e di fama, costarono più lagrime ad Editta Bellenden di
quante ella ne ha versate sulle sciagure della propria famiglia. Ella
sopportò, ditegli, la fame, ond'ora ha scarne le guance, con maggior
coraggio che non le ferite portate al suo cuore dal contegno dell'uomo,
or divenuto argomento di questi discorsi.»
Gettò uno sguardo sopra di lui sul finire di tali accenti e mentre il
rossore che tignevale il viso additava da qual fiamma interna fosse
animata nel pronunziarli, le sparute sue carni provavano come i
lamentati patimenti fossero veri. Lo straniero si portò una mano al
fronte con forza o con tal gesto che di disperazione sapea, indi ricalcò
più forte il cappello, quasi per meglio ascondersi agli sguardi
d'Editta, che di questa novella agitazione si accorse, nè glie ne seppe
mal grado.
»Nondimeno, aggiunse ancor balbutendo, se..... la persona della quale vi
parlo... si credesse troppo trafitta dall'opinione, il vedo, severa
di.... d'un'antica amica, ditele che un pentimento sincero è quasi
innocenza; che qualunque sia stata la sua caduta, può tuttavia
rialzarsene; che forse sta in sua mano il riparare i mali dalla sua mano
operati.»
»E in qual modo?» lo straniero soggiunse.
»Coll'impiegare tutti i suoi sforzi allo scopo di rendere la pace a
questo infelice paese; col detestare il suo tradimento, coll'indurre i
ribelli traviati a dimettere l'armi e ad implorare la clemenza d'un
sovrano offeso ma generoso; in somma coll'abbandonare le parti loro, se
non arriva a tale meta.»
»Miss Bellenden, rispose Morton sollevando il capo e scostando il
mantello che ne copria la persona, chi ha perduto il grado che tenea
nella vostra opinione, quel grado del quale andò sì glorioso, serba
almeno bastante orgoglio per non perorare la propria causa come un
colpevole. Se tale si conoscesse, e ridotto a non poter più sperare di
movere nell'animo vostro la compassione dell'amicizia, saprebbe opporre
il silenzio ai rimproveri. Ma gli rimane da citare in sua difesa la
testimonianza onorevole di lord Evandale. Egli potrà dirvi, se anche
prima di questo colloquio, ogni mio voto, ogni mio sforzo, sieno stati
unicamente interi ad ottenere tali condizioni di pace, quali dee
desiderarle il più leale fra i sudditi di sua maestà.»
Dette le quali cose salutò dignitosamente miss Bellenden, alla quale
giunse per vero dire inaspettato il calore che ei pose nel modo di
giustificarsi. Essa gli restituì il saluto solamente a cenni e in aria
di persona alquanto confusa. Enrico allora girò le briglie del
palafreno, e raggiunse i suoi, che precedeano di pochi passi il maggiore
e lord Evandale.
»Enrico Morton!» sclamò il maggiore in veggendolo.
»Egli stesso; questi rispose, egli, Enrico Morton, inconsolabile di
vedere giudicata sinistramente la propria condotta e dal maggiore
Bellenden e dagli altri di questa famiglia. Ei fida a lord Evandale,
soggiunse in salutando quest'ultimo, la cura di disingannare i suoi
amici, e di fare ad essi conoscere la purezza de' motivi che guidano
questo Morton. — Presentemente, o maggiore, voi siete libero, ed inutile
vi è la mia scorta: addio: i miei voti per la vostra felicità vi
seguiranno per ogni dove. Possiamo noi rivederci in tempi più felici e
tranquilli!»
»Credetemi, sig. Morton, rispose lord Evandale, che non è mal collocata
la vostra fiducia. Avrò ogni studio di mostrarmi grato agl'importanti
servigj che mi prestate col presentare nel loro vero punto di vista le
vostre massime e il vostro contegno agli occhi del maggiore, e di quelli
la cui estimazione vi è cara.»
»Nè meno io m'aspettava, o milord dalla vostra generosità.»
Chiamati allora i suoi, prese con essi la strada di Hamilton.
Il solo Cuddy rimase addietro un istante per far le ultime salutazioni a
Jenny Dennison, che nelle due corse fatte questa mattina in compagnia
dell'antico amante avea riacquistato ogni predominio sopra di lui.
»Addio dunque, o Jenny, le disse egli sforzandosi a tirare il fiato in
guisa che ne nascesse un sospiro; pensate qualche volta al povero Cuddy.
— Un buon figliuolo... che vi ama di cuore!... Ci penserete a quando a
quando, Jenny?»
»Senza dubbio. — Tutte le volte che mangerò la minestra» rispose la
maliziosa ancella, incapace di risparmiare una risposta venuta a tempo,
e di non accompagnarla con quel suo maligno sorriso.
Cuddy si vendicò in quella guisa, come gli amanti di villaggio sogliono
vendicarsi, e come se lo aspettava forse Jenny. Le impresse un bacio ben
ricalcato su ciascuna delle due guance. Poi facendo galoppare il cavallo
raggiunse tosto il padrone.
»Che razza di baci! (sclamò Jenny raggiustando il cappello che l'impeto
di questi baci aveva posto in disordine.) — I baci d'Holliday non hanno
la metà di forza. — Sono da voi, milady, sono da voi. Oh mio Dio! la
vecchia signora ci avrebbe ella veduti?»
»Jenny, le chiese lady Margherita, quel giovane, capo della banda or
partita, non sarebbe già quell'istesso che fu capitano del _Pappagallo_,
e ch'era stato condotto prigioniero nel mio castello?»
Tutta lieta Jenny che tale inchiesta non la riguardasse individualmente,
fissò prima la giovane padrona per veder se le occhiate di lei le
dettassero la risposta; ma non ne ritraendo alcuna norma sicura, seguì
l'istinto delle cameriere e architettò una menzogna.
»Non credo che sia quel desso, o milady (rispose con tuono di franchezza
costei) perchè il vincitore del _Pappagallo_ era uomo di piccola
statura, e d'una carnagione olivastra.»
»Convien dunque dire che foste cieca, o Jenny! soggiunse il maggiore.
Enrico Morton ha bella statura, carni bianchissime, ed è quel medesimo
che ora si è diviso da noi.»
»Sarà così; (senza scompigliarsi l'astuta rispose.) Ho altro che fare
senza perdermi ad esaminare le fattezze dei giovani.»
»Qual ventura è la nostra, sclamò lady Margherita, d'esserci finalmente
spacciati di questo fanatico forsennato!»
»Siete in errore, o milady, prese a dire lord Evandale; niuno può
nominare con tali predicati un tal uomo, e noi meno di chicchessia. S'io
vivo ancora, se voi siete libere e sicure, se non siete cadute in potere
di un tale, che può ben dirsi e fanatico e sanguinario, ne dobbiamo ogni
gratitudine al solo sig. Morton e ai principj d'umanità ardente e
operosa che lo conducono.»
Indi fece il racconto degli avvenimenti già noti al lettore,
diffondendosi principalmente sulla generosità di Morton, alla quale
protestò dovere la propria salvezza, e additando i pericoli, e
soprattutto il risentimento d'uno scellerato siccome Burley, che a tal
uopo lo stesso Morton volle affrontare.
»Io mi riguarderei, conchiuse, qual colpevole della più nera fra le
ingratitudini se non rendessi, insin ch'io viva, la giustizia debita
alle qualità di un tal uomo da cui m'ebbi per due volte salva la vita.»
»Nulla amerei meglio, ripigliò il maggiore, che poter ridonare la mia
stima ad Enrico Morton, e confesso esser degna di encomj la condotta che
egli ha tenuto per riguardo vostro e di noi; pur sento impossibile il
perdonargli la colpa d'essersi fatto il partigian de' ribelli.»
»Ma ponete mente, rispose lord Evandale, alla necessità che lo spinse
tra le loro file. Dirò di più, che i suoi principj, comunque certamente
diversi da quei ch'io professo, presentano non so qual cosa di
rispettabile. Lo stesso Claverhouse, al quale niuno negherà al certo un
accorgimento tutto suo proprio nel conoscere gli uomini, ha ravvisate, e
gli bastarono pochi istanti, qualità in Morton le più straordinarie.
Sfortunatamente sbagliò poi nel giudicare le massime e i motivi che il
conducevano, onde lo costrinse, senza volerlo egli stesso e senza che
Morton ne avesse divisamento, a mettersi fra i ribelli.»
»Avete fatto ben presto o milord, ad accorgervi di tante belle qualità
di Morton. Veramente io che lo conosco fin da fanciullo, avrei, prima di
questo sgraziato incidente, fatta giustizia al suo buon cuore, alle
nozioni letterarie che si era procacciate, alla sua amabilità; ma quanto
ad acume d'intelletto straordinario....»
»Stava nascosto, o maggiore, e vi voleva una circostanza appunto
straordinaria per costringerlo a palesarsi. Se me ne sono accorto io,
egli è perchè avemmo colloquio insieme sopra un argomento dei più
importanti. Ei s'adopera adesso a spegnere il fuoco della ribellione, e
i patti ch'egli propone e ch'io ho tolto l'assunto di presentare al duca
di Monmouth sono sì ragionevoli da rendermi gradevole tale incarico, e
da meritare ch'io li raccomandi fin quanto potrà la mia voce farsi
ascoltare.»
»E avete voi qualche speranza di buon esito in una sì difficile
impresa?» lady Margherita gli domandò.
»Ne avrei molta, o milady, se tutti i Presbiteriani fossero moderati
come il sig. Morton lo è, e se tutti i Reali imitassero nel disinteresse
il maggiore Bellenden. Ma tale è la deplorabile ostinazione delle due
parti, che temo si debba nuovamente ricorrere all'armi per risolvere
l'acerba querela.»
Ognun s'immagina con quale sollecitudine miss Bellenden porgesse mente a
sì fatto colloquio; e doleasi fra se medesima d'avere usato di troppa
asprezza in favellando all'amante. Ma erale poi di conforto al cuore lo
scorgere, come anche a giudizio d'un emolo generoso, il carattere di
Morton fosse nè più nè meno tal quale se lo era essa dipinto.
»Il flagello delle guerre civili, le massime pregiudicate di mia
famiglia, andava così meditando, potranno bensì obbligarmi a staccarlo
dal mio cuore ma non mi torranno la certezza confortatrice ch'egli era
degno del luogo occupatovi per lungo tempo.»
In questo mezzo, Enrico giugneva in vicinanza di Hamilton al campo dei
sollevati, ove trovò tutte le cose in disordine. Vi era pervenuta la
sicura notizia, che l'esercito reale, ingrossato dai rinforzi
pervenutigli dall'Inghilterra, stava per incominciare le azioni campali;
e quanto la fama amplificava le forze, il buono stato, il valore, la
disciplina di questo esercito, altrettanto infievoliva il coraggio de'
sollevati; al che aggiugnevasi altre circostanze in loro vantaggio. —
Sulle prime la conosciuta indole moderata del duca di Monmouth avea
fatto nascere buone speranze negli animi dei Presbiteriani moderati, ma
queste si dileguarono al sapersi le persone che sotto gli ordini dello
stesso Monmouth militavano.
Erane luogotenente generale il celebre Tommaso Dalzell, segnalatosi in
Russia, contrada a que' giorni tuttavia immersa nella barbarie; e famoso
così per le sue crudeltà e il lieve conto in che tenea le vite degli
uomini, come per valore e fedeltà al suo sovrano; e intanto il comando
della cavalleria stava affidato a Claverhouse, ardente di vendicare la
morte del proprio nipote e l'onta sofferta nella giornata di
Loudon-Hill.
L'artiglieria reale era, dicesi, la più formidabile che si fosse veduta
ancor nella Scozia; numerosa, e a tutto punto fornita la cavalleria. In
somma la vendetta del re parea non essersi mostrata lenta che per
iscoppiare in una guisa più terribile e certa.
Morton si studiò a confortare gli animi de' sollevati, fondandosi sulla
possibilità che fossero esagerate sì fatte voci e sulla forza locale del
loro campo protetto da un fiume, che non potea valicarsi se non se per
lungo ed angustissimo ponte. Richiamò alla memoria de' medesimi la
vittoria riportata sopra Claverhouse in un tempo, che meno numerose
erano le loro schiere, quando difettavano d'armi la maggior parte,
allorchè non s'erano ancor formati alla consuetudine della militar
disciplina; finalmente si adoperò a convincerli che non doveano cercare
fuorchè in se medesimi una sicurezza raccomandata affatto al loro
coraggio.
Ma intantochè con simili ragionamenti cercava ridestare l'illanguidito
ardore negli animi de' soldati, si prevalea presso i capi delle medesime
sconfortanti voci per fare comprendere a questi la necessità, di
proporre al governo modi d'aggiustamento, i quali, soggiugnea Morton,
poteano essere più favorevolmente ascoltati sintantochè quelli che li
proponevano si trovavano a capo di un esercito, e numeroso e che poteva
vantarsi di non avere ancora sofferta veruna rotta. Nè mancò di mostrar
loro, come nello stato di abbattimento, in cui cadute eran le schiere,
fosse quasi chimerica la speranza di guerreggiar con vantaggio le forze
regolari comandate dal duca di Monmouth, nè si ristette dall'enumerare i
danni di una disfatta, se sventuratamente si fosse avverata; allora la
sollevazione ben lungi dall'avere partorito vantaggio alla patria
divenire ai Reali nuovo pretesto per raddoppiare le persecuzioni.
L'evidenza de' quali ragionamenti convinse un certo numero di que'
comandanti, i quali sentivano essere cosa per essi egualmente rischiosa
il congedare le truppe o il mantenere il comando, e questi di fatto,
dopo sapute le proposte che lord Evandale si assumea di trasmettere al
duca, ad esse assentirono. Ma altri vi furono che le divulgarono empie,
sacrileghe, contrarie alla fede presbiteriana; ed erano sfortunatamente
coloro, che godevano di maggiore prevalenza sulla moltitudine, che non
avevano nulla da perdere, che col proprio fanatismo cieco e truce,
soltanto si consigliavano. Spargevano questi per ogni dove che chiunque
parlava di pace, senza metterne quai condizioni la rimozione del re e la
supremazia della chiesa presbiteriana, mancava di _zelo nel coltivare la
vigna del Signore_, non pensava che a _ritrar dall'aratro le proprie
mani_, cercava unicamente pretesti ad abbandonare i fratelli ed
occasioni a tradirli. Per tutte le file non s'udivano che dispute e
controversie a tale proposito; dai litigi venivasi alle percosse, e la
discordia impadronitasi dell'esercito mal presagiva per la causa
imminente a risolversi.