CAPITOLO XIII.

»Ah! di nemico acciar son mille colpi

»Tremendi men d'una rampogna sola

»Che mi volgan di lei lo sguardo o il labbro.»

_Marlow._

La cavalcata uscita fuor delle mura di Tillietudlem avea già

oltrepassata l'ultima parte d'accampamento dell'esercito de' sollevati,

e trovavasi sulla strada di Edimburgo. Potrebbe credersi, che durante il

cammino lord Evandale si fosse tenuto costantemente vicino a miss

Editta; pur fu altrimenti la cosa. Dopo i primi saluti, e dopo averle

prestato aiuto per montare a cavallo, andò ad unirsi al maggiore

Bellenden, formando seco lui il retroguardo di quella picciola brigata.

Un cavaliere comandante a quanto appariva della scorta presbiteriana,

avvolto in ampio mantello che ne ascondeva affatto la parte inferiore

del volto, e coperta la superiore da un cappello di larghissime ali

sormontato da grande pennacchio, si era fin sulle prime posto a fianco

di miss Bellenden, nè se ne dipartì pel tratto di due miglia, senza però

mai volgerle un solo accento.

A poca distanza dall'ultimo corpo di guardia de' Presbiteriani trovavasi

sulla strada un villaggio ove i servi di lady Bellenden procurarono

reficiamenti, de' quali tutta quella brigata sentiva grande bisogno; e

poichè non fu giudicata prudente cosa il fermarsi in un luogo abitato,

così vicino al campo nemico, si deliberò far pausa ad un boschetto che

si scorgea in vicinanza.

Allora lo straniero voltosi a miss Bellenden in tremebondo e

supplichevole tuono, e studioso di alterare la propria voce. »Miss

Bellenden, diss'egli, non può mancare d'amici ovunque ella sia

conosciuta, e nemmen fra quelli, che dovettero sfortunatamente attenersi

alla parte da lei riprovata. Evvi cosa che questi tali possano operare

per darle prova del loro vivissimo cordoglio in vederla soffrire?»

Il suono d'una tal voce fu immantinente ravvisato dal cuore di Editta; e

una involontaria commozione comprese i suoi sensi; pur giunse a

signoreggiarla, nè volendo fare accorto chi le favellava di essere stato

riconosciuto: »Dite ad essi, rispose, di rispettare le leggi, di

risparmiare il sangue innocente, di rientrar nel dovere, e che io

perdono quanto ho sofferto, quanto mi toccherà ancor da soffrire.»

»Credete voi dunque cosa impossibile, che si trovino nelle nostre file

uomini sinceramente affezionati al bene della loro patria, uomini mossi

ad operare dal solo convincimento di adempire i doveri imposti ad ogni

buon cittadino?»

»Fui accostumata a franchi modi sin dai primi anni, nè vi nasconderò

quindi i miei sentimenti. — A Dio spetta il giudicare l'interno de'

cuori. Gli uomini non possono apprezzare le intenzioni degli uomini con

altro scandaglio che quello delle loro azioni. La ribellione contra la

legittima autorità, l'oppressione, sia pur anche d'una sola famiglia,

che al pari della mia, non aveva impugnate l'armi se non se per

difendere le sue proprietà, sono atti obbrobriosi per tutti quelli che

vi presero parte, ad onta ancora di speciosi colori onde procurino

ammantare la loro condotta.»

»Gli orrori della guerra civile, le calamità che ne vengono in

conseguenza debbono aggravare la coscienza di chi, fattosi persecutore,

provocò la disperazione de' suoi concittadini e li costrinse ad

impugnare l'armi per difendere quella libertà civile e religiosa, di cui

le leggi per altra parte gli assicuravano.»

»Ciò è giudicare, non provare l'assunto.»

»M'accorgo, sospirando disse quello straniero, ch'egli è inutile al

cospetto di miss Bellenden il perorare una causa anticipatamente da lei

condannata e condannata forse perchè gli individui che difendono questa

causa le sono odievoli quanto i sentimenti che essi professavano.»

»Vi spiegai liberamente il mio avviso intorno alle loro massime; quanto

ad essi personalmente, io non li conosco..... salvo forse

un'eccezione....»

»E sarebbe questa eccezione che avesse regolato il vostro modo di

pensare su tutti gli altri?»

»Al contrario. Egli è.... almeno credei che fosse.... certamente era

fornito di ingegno, d'animo ben fatto. E poss'io non detestare una

ribellione, della quale è colpa soltanto, se un uomo nato per essere

l'ornamento, la difesa, il vanto della sua patria, si trova oggidì il

collega d'ignoranti fanatici e d'ipocriti sediziosi, il fratel d'armi

de' banditi e degli assassini? — Se mai trovaste nel vostro campo un tal

uomo che si rassomigli a questo ritratto, narrategli che il disonore

sparso da lui medesimo sul proprio nome, il sagrifizio ch'egli ha fatto

e di speranza e di fama, costarono più lagrime ad Editta Bellenden di

quante ella ne ha versate sulle sciagure della propria famiglia. Ella

sopportò, ditegli, la fame, ond'ora ha scarne le guance, con maggior

coraggio che non le ferite portate al suo cuore dal contegno dell'uomo,

or divenuto argomento di questi discorsi.»

Gettò uno sguardo sopra di lui sul finire di tali accenti e mentre il

rossore che tignevale il viso additava da qual fiamma interna fosse

animata nel pronunziarli, le sparute sue carni provavano come i

lamentati patimenti fossero veri. Lo straniero si portò una mano al

fronte con forza o con tal gesto che di disperazione sapea, indi ricalcò

più forte il cappello, quasi per meglio ascondersi agli sguardi

d'Editta, che di questa novella agitazione si accorse, nè glie ne seppe

mal grado.

»Nondimeno, aggiunse ancor balbutendo, se..... la persona della quale vi

parlo... si credesse troppo trafitta dall'opinione, il vedo, severa

di.... d'un'antica amica, ditele che un pentimento sincero è quasi

innocenza; che qualunque sia stata la sua caduta, può tuttavia

rialzarsene; che forse sta in sua mano il riparare i mali dalla sua mano

operati.»

»E in qual modo?» lo straniero soggiunse.

»Coll'impiegare tutti i suoi sforzi allo scopo di rendere la pace a

questo infelice paese; col detestare il suo tradimento, coll'indurre i

ribelli traviati a dimettere l'armi e ad implorare la clemenza d'un

sovrano offeso ma generoso; in somma coll'abbandonare le parti loro, se

non arriva a tale meta.»

»Miss Bellenden, rispose Morton sollevando il capo e scostando il

mantello che ne copria la persona, chi ha perduto il grado che tenea

nella vostra opinione, quel grado del quale andò sì glorioso, serba

almeno bastante orgoglio per non perorare la propria causa come un

colpevole. Se tale si conoscesse, e ridotto a non poter più sperare di

movere nell'animo vostro la compassione dell'amicizia, saprebbe opporre

il silenzio ai rimproveri. Ma gli rimane da citare in sua difesa la

testimonianza onorevole di lord Evandale. Egli potrà dirvi, se anche

prima di questo colloquio, ogni mio voto, ogni mio sforzo, sieno stati

unicamente interi ad ottenere tali condizioni di pace, quali dee

desiderarle il più leale fra i sudditi di sua maestà.»

Dette le quali cose salutò dignitosamente miss Bellenden, alla quale

giunse per vero dire inaspettato il calore che ei pose nel modo di

giustificarsi. Essa gli restituì il saluto solamente a cenni e in aria

di persona alquanto confusa. Enrico allora girò le briglie del

palafreno, e raggiunse i suoi, che precedeano di pochi passi il maggiore

e lord Evandale.

»Enrico Morton!» sclamò il maggiore in veggendolo.

»Egli stesso; questi rispose, egli, Enrico Morton, inconsolabile di

vedere giudicata sinistramente la propria condotta e dal maggiore

Bellenden e dagli altri di questa famiglia. Ei fida a lord Evandale,

soggiunse in salutando quest'ultimo, la cura di disingannare i suoi

amici, e di fare ad essi conoscere la purezza de' motivi che guidano

questo Morton. — Presentemente, o maggiore, voi siete libero, ed inutile

vi è la mia scorta: addio: i miei voti per la vostra felicità vi

seguiranno per ogni dove. Possiamo noi rivederci in tempi più felici e

tranquilli!»

»Credetemi, sig. Morton, rispose lord Evandale, che non è mal collocata

la vostra fiducia. Avrò ogni studio di mostrarmi grato agl'importanti

servigj che mi prestate col presentare nel loro vero punto di vista le

vostre massime e il vostro contegno agli occhi del maggiore, e di quelli

la cui estimazione vi è cara.»

»Nè meno io m'aspettava, o milord dalla vostra generosità.»

Chiamati allora i suoi, prese con essi la strada di Hamilton.

Il solo Cuddy rimase addietro un istante per far le ultime salutazioni a

Jenny Dennison, che nelle due corse fatte questa mattina in compagnia

dell'antico amante avea riacquistato ogni predominio sopra di lui.

»Addio dunque, o Jenny, le disse egli sforzandosi a tirare il fiato in

guisa che ne nascesse un sospiro; pensate qualche volta al povero Cuddy.

— Un buon figliuolo... che vi ama di cuore!... Ci penserete a quando a

quando, Jenny?»

»Senza dubbio. — Tutte le volte che mangerò la minestra» rispose la

maliziosa ancella, incapace di risparmiare una risposta venuta a tempo,

e di non accompagnarla con quel suo maligno sorriso.

Cuddy si vendicò in quella guisa, come gli amanti di villaggio sogliono

vendicarsi, e come se lo aspettava forse Jenny. Le impresse un bacio ben

ricalcato su ciascuna delle due guance. Poi facendo galoppare il cavallo

raggiunse tosto il padrone.

»Che razza di baci! (sclamò Jenny raggiustando il cappello che l'impeto

di questi baci aveva posto in disordine.) — I baci d'Holliday non hanno

la metà di forza. — Sono da voi, milady, sono da voi. Oh mio Dio! la

vecchia signora ci avrebbe ella veduti?»

»Jenny, le chiese lady Margherita, quel giovane, capo della banda or

partita, non sarebbe già quell'istesso che fu capitano del _Pappagallo_,

e ch'era stato condotto prigioniero nel mio castello?»

Tutta lieta Jenny che tale inchiesta non la riguardasse individualmente,

fissò prima la giovane padrona per veder se le occhiate di lei le

dettassero la risposta; ma non ne ritraendo alcuna norma sicura, seguì

l'istinto delle cameriere e architettò una menzogna.

»Non credo che sia quel desso, o milady (rispose con tuono di franchezza

costei) perchè il vincitore del _Pappagallo_ era uomo di piccola

statura, e d'una carnagione olivastra.»

»Convien dunque dire che foste cieca, o Jenny! soggiunse il maggiore.

Enrico Morton ha bella statura, carni bianchissime, ed è quel medesimo

che ora si è diviso da noi.»

»Sarà così; (senza scompigliarsi l'astuta rispose.) Ho altro che fare

senza perdermi ad esaminare le fattezze dei giovani.»

»Qual ventura è la nostra, sclamò lady Margherita, d'esserci finalmente

spacciati di questo fanatico forsennato!»

»Siete in errore, o milady, prese a dire lord Evandale; niuno può

nominare con tali predicati un tal uomo, e noi meno di chicchessia. S'io

vivo ancora, se voi siete libere e sicure, se non siete cadute in potere

di un tale, che può ben dirsi e fanatico e sanguinario, ne dobbiamo ogni

gratitudine al solo sig. Morton e ai principj d'umanità ardente e

operosa che lo conducono.»

Indi fece il racconto degli avvenimenti già noti al lettore,

diffondendosi principalmente sulla generosità di Morton, alla quale

protestò dovere la propria salvezza, e additando i pericoli, e

soprattutto il risentimento d'uno scellerato siccome Burley, che a tal

uopo lo stesso Morton volle affrontare.

»Io mi riguarderei, conchiuse, qual colpevole della più nera fra le

ingratitudini se non rendessi, insin ch'io viva, la giustizia debita

alle qualità di un tal uomo da cui m'ebbi per due volte salva la vita.»

»Nulla amerei meglio, ripigliò il maggiore, che poter ridonare la mia

stima ad Enrico Morton, e confesso esser degna di encomj la condotta che

egli ha tenuto per riguardo vostro e di noi; pur sento impossibile il

perdonargli la colpa d'essersi fatto il partigian de' ribelli.»

»Ma ponete mente, rispose lord Evandale, alla necessità che lo spinse

tra le loro file. Dirò di più, che i suoi principj, comunque certamente

diversi da quei ch'io professo, presentano non so qual cosa di

rispettabile. Lo stesso Claverhouse, al quale niuno negherà al certo un

accorgimento tutto suo proprio nel conoscere gli uomini, ha ravvisate, e

gli bastarono pochi istanti, qualità in Morton le più straordinarie.

Sfortunatamente sbagliò poi nel giudicare le massime e i motivi che il

conducevano, onde lo costrinse, senza volerlo egli stesso e senza che

Morton ne avesse divisamento, a mettersi fra i ribelli.»

»Avete fatto ben presto o milord, ad accorgervi di tante belle qualità

di Morton. Veramente io che lo conosco fin da fanciullo, avrei, prima di

questo sgraziato incidente, fatta giustizia al suo buon cuore, alle

nozioni letterarie che si era procacciate, alla sua amabilità; ma quanto

ad acume d'intelletto straordinario....»

»Stava nascosto, o maggiore, e vi voleva una circostanza appunto

straordinaria per costringerlo a palesarsi. Se me ne sono accorto io,

egli è perchè avemmo colloquio insieme sopra un argomento dei più

importanti. Ei s'adopera adesso a spegnere il fuoco della ribellione, e

i patti ch'egli propone e ch'io ho tolto l'assunto di presentare al duca

di Monmouth sono sì ragionevoli da rendermi gradevole tale incarico, e

da meritare ch'io li raccomandi fin quanto potrà la mia voce farsi

ascoltare.»

»E avete voi qualche speranza di buon esito in una sì difficile

impresa?» lady Margherita gli domandò.

»Ne avrei molta, o milady, se tutti i Presbiteriani fossero moderati

come il sig. Morton lo è, e se tutti i Reali imitassero nel disinteresse

il maggiore Bellenden. Ma tale è la deplorabile ostinazione delle due

parti, che temo si debba nuovamente ricorrere all'armi per risolvere

l'acerba querela.»

Ognun s'immagina con quale sollecitudine miss Bellenden porgesse mente a

sì fatto colloquio; e doleasi fra se medesima d'avere usato di troppa

asprezza in favellando all'amante. Ma erale poi di conforto al cuore lo

scorgere, come anche a giudizio d'un emolo generoso, il carattere di

Morton fosse nè più nè meno tal quale se lo era essa dipinto.

»Il flagello delle guerre civili, le massime pregiudicate di mia

famiglia, andava così meditando, potranno bensì obbligarmi a staccarlo

dal mio cuore ma non mi torranno la certezza confortatrice ch'egli era

degno del luogo occupatovi per lungo tempo.»

In questo mezzo, Enrico giugneva in vicinanza di Hamilton al campo dei

sollevati, ove trovò tutte le cose in disordine. Vi era pervenuta la

sicura notizia, che l'esercito reale, ingrossato dai rinforzi

pervenutigli dall'Inghilterra, stava per incominciare le azioni campali;

e quanto la fama amplificava le forze, il buono stato, il valore, la

disciplina di questo esercito, altrettanto infievoliva il coraggio de'

sollevati; al che aggiugnevasi altre circostanze in loro vantaggio. —

Sulle prime la conosciuta indole moderata del duca di Monmouth avea

fatto nascere buone speranze negli animi dei Presbiteriani moderati, ma

queste si dileguarono al sapersi le persone che sotto gli ordini dello

stesso Monmouth militavano.

Erane luogotenente generale il celebre Tommaso Dalzell, segnalatosi in

Russia, contrada a que' giorni tuttavia immersa nella barbarie; e famoso

così per le sue crudeltà e il lieve conto in che tenea le vite degli

uomini, come per valore e fedeltà al suo sovrano; e intanto il comando

della cavalleria stava affidato a Claverhouse, ardente di vendicare la

morte del proprio nipote e l'onta sofferta nella giornata di

Loudon-Hill.

L'artiglieria reale era, dicesi, la più formidabile che si fosse veduta

ancor nella Scozia; numerosa, e a tutto punto fornita la cavalleria. In

somma la vendetta del re parea non essersi mostrata lenta che per

iscoppiare in una guisa più terribile e certa.

Morton si studiò a confortare gli animi de' sollevati, fondandosi sulla

possibilità che fossero esagerate sì fatte voci e sulla forza locale del

loro campo protetto da un fiume, che non potea valicarsi se non se per

lungo ed angustissimo ponte. Richiamò alla memoria de' medesimi la

vittoria riportata sopra Claverhouse in un tempo, che meno numerose

erano le loro schiere, quando difettavano d'armi la maggior parte,

allorchè non s'erano ancor formati alla consuetudine della militar

disciplina; finalmente si adoperò a convincerli che non doveano cercare

fuorchè in se medesimi una sicurezza raccomandata affatto al loro

coraggio.

Ma intantochè con simili ragionamenti cercava ridestare l'illanguidito

ardore negli animi de' soldati, si prevalea presso i capi delle medesime

sconfortanti voci per fare comprendere a questi la necessità, di

proporre al governo modi d'aggiustamento, i quali, soggiugnea Morton,

poteano essere più favorevolmente ascoltati sintantochè quelli che li

proponevano si trovavano a capo di un esercito, e numeroso e che poteva

vantarsi di non avere ancora sofferta veruna rotta. Nè mancò di mostrar

loro, come nello stato di abbattimento, in cui cadute eran le schiere,

fosse quasi chimerica la speranza di guerreggiar con vantaggio le forze

regolari comandate dal duca di Monmouth, nè si ristette dall'enumerare i

danni di una disfatta, se sventuratamente si fosse avverata; allora la

sollevazione ben lungi dall'avere partorito vantaggio alla patria

divenire ai Reali nuovo pretesto per raddoppiare le persecuzioni.

L'evidenza de' quali ragionamenti convinse un certo numero di que'

comandanti, i quali sentivano essere cosa per essi egualmente rischiosa

il congedare le truppe o il mantenere il comando, e questi di fatto,

dopo sapute le proposte che lord Evandale si assumea di trasmettere al

duca, ad esse assentirono. Ma altri vi furono che le divulgarono empie,

sacrileghe, contrarie alla fede presbiteriana; ed erano sfortunatamente

coloro, che godevano di maggiore prevalenza sulla moltitudine, che non

avevano nulla da perdere, che col proprio fanatismo cieco e truce,

soltanto si consigliavano. Spargevano questi per ogni dove che chiunque

parlava di pace, senza metterne quai condizioni la rimozione del re e la

supremazia della chiesa presbiteriana, mancava di _zelo nel coltivare la

vigna del Signore_, non pensava che a _ritrar dall'aratro le proprie

mani_, cercava unicamente pretesti ad abbandonare i fratelli ed

occasioni a tradirli. Per tutte le file non s'udivano che dispute e

controversie a tale proposito; dai litigi venivasi alle percosse, e la

discordia impadronitasi dell'esercito mal presagiva per la causa

imminente a risolversi.

I Puritani di Scozia, vol. 2 · 第 15 / 19 题