»Cedete, o forti; chè superna legge
»Di Fato il chiede: inesorata legge
»Contra cui non han scudo i numi istessi!
_Autore anonimo._
Già Poundtext si era ritirato in una vicina stanza, e dormiva d'un
profondissimo sonno; intanto che Morton, avendo già posto in miglior
forma il partito delle condizioni di pace che di concerto con questo
compagno suo combinò, stava per andare egli pure al riposo. Ma udì
picchiare all'uscio.
»Avanti!» diss'egli, e in quell'istante medesimo Cuddy aprendo un poco
la porta, fece innanzi tra essa e il muro, la testa.
»Avanti dunque!» replicò Morton. »Che volete da me? vi è qualche
sinistra novità?»
»Nulla di sinistro, sig. Morton. Vi conduco una persona che brama
parlarvi, una persona di vostra antica conoscenza.» Ed in allora dopo
avere aperta tutta la porta fece entrare una donna, che tenea nascosto
il volto sotto il mantelletto dello stesso Cuddy. »Venite, venite. (Così
questi la confortava). Di che vergognarvi? Si direbbe essere la prima
volta che vedete il signor Enrico.» Indi ritraendo il mantelletto,
lasciò vedere al suo padrone i lineamenti di Jenny Dennison, che
parimente Morton riconobbe. — »Ebbene, mistress! parlate dunque, e dite
al sig. Enrico quanto volevate raccontare a lord Evandale.»
»E che cosa voleva io dire al signor Morton, rispose Jenny, allor quando
andai a visitarlo prigioniero al castello? Non si può dunque desiderare
di vedere i propri amici, quando l'afflizione gli opprime, ancorchè non
si abbia a dir loro nulla di particolare, testa sventata che sei?»
Jenny diede tal risposta con quell'aria di leggerezza che erale
famigliare, ma le mancava la voce, pallide se ne eran fatte le guance,
avea gli occhi pregni di lagrime, le sue mani tremavano, e dava in tutta
la persona i segnali d'una veementissima commozione.
»Che cosa avete dunque, Jenny? prese a dir Morton. In che posso
giovarvi? Non ho già dimenticato che vi professo più di una
obbligazione, e se v'è cosa per la quale io possa esservi utile, non
dovete paventare un rifiuto da me.»
»Vi ringrazio di tutto cuore, signor Morton; e so che aveste sempre un
animo propenso alla compassione, benchè mi dicano che adesso siete di
gran lunga cambiato.»
»E come si dice questo, Jenny?»
»Perchè si vuole che voi insieme ai Presbiteriani abbiate giurato buttar
giù dal suo trono il re Carlo, far sì che nè egli nè i suoi discendenti
di generazione in generazione vi tornino mai più; che vi siete fitti in
mente di bruciare tutte le chiese non presbiteriane, che...»
»Sarebb'egli possibile che i miei amici portassero un giudizio così
sinistro di me? Io non domando che la libertà di coscienza per noi senza
volerla quindi togliere ad altri. Quanto agli abitanti del castello io
non ho miglior desiderio siccome quello di un'occasione per provar loro
che nudrii sempre uguali sentimenti, uguale amicizia per essi.»
»Dio vi renda merito, se pensate così! (rispose Jenny dando in un
dirotto di lagrime.) Ma fra poco non avranno più bisogno dell'amicizia
di nessuno, perchè non abbiamo più nel castello un sol pezzo di pane o
di carne.»
»Sarebb'egli possibile? sclamò Enrico. Io credea per vero dire che non
vi si nuotasse nell'abbondanza; ma tale stremo poi! e il maggiore e
quelle signore?...»
»Hanno sofferto al pari di noi, e ripartito con noi sin l'ultimo tozzo
di pane. Son otto giorni dacchè nel castello non si fa che un pasto al
giorno, e se vedeste che pasto!...»
Le scarne guance di quella povera giovane ben provavano che non v'era
esagerazione in tai detti.
»Sedete», s'affrettò a dirle Morton, e la costrinse a valersi della sola
seggiola che ivi si ritrovasse; indi trascorrendo a grandi passi la
stanza come fuor di se stesso; »Avrei io mai potuto credere tanto,
soggiugne? — Abbominevole falsario! mostro di crudeltà! fanatico
detestabile. — Cuddy, andate in traccia di viveri, di vino, di tutto
quanto potete trovare.»
»Di vino! borbottò fra' denti Cuddy; per questa signorina sarebbe a
bastanza un bicchiere di _whisky_. Chi si potea immaginare tanta penuria
di vettovaglie entro il castello, se la signora Jenny avea le pentole
piene di minestra per gettarle fuor dai balconi?».
Comunque fosse strema e sconsolata Jenny non potè starsi dal ridere di
questa allusione; ma fu impeto momentaneo seguito indi da un rovescio di
pianto. Morton reiterò il primo ordine a Cuddy con quel tuono che
repliche non ammettea, e allorchè questi si fu partito: »Suppongo, ei
disse a Jenny, essere per ordine della vostra giovane padrona che
veniste qui in cerca di lord Evandale. Che brama ella? I suoi desideri
saranno per me altrettanti comandi.»
Jenny divenne pensosa un istante; indi si espresse in tal guisa; »Voi
siete amico di sì antica data, sig. Morton, che non posso a meno di
fidarmi in voi e di raccontarvi la verità.»
»Accertatevi bene, o Jenny, soggiunse Morton in veggendola tuttavia
titubante, che non avete miglior modo di giovare alla vostra padrona
quanto il parlarmi con franca sincerità.»
»Ebbene dunque! ella prese a dire. — Che moriamo di fame, sono otto
giorni, questo già lo sapete. Il maggiore giura tutte le mattine che
aspetta soccorsi entro la giornata, e che non cederà il castello se
prima non ha mangiati i suoi vecchi stivali; e dovete ricordarvi, sig.
Enrico che le suole ne sono piuttosto grosse. — I Dragoni,
principalmente dopo il genere di vita cui sono avvezzi da lungo tempo,
non se la sentono di digiunare, e molto meno di morire di fame. Adesso
poi che lord Evandale è prigioniero, non ubbidiscono più a nessuno, e so
che Inglis ha divisato consegnare a Burley il castello, e noi soprappiù
a titolo d'agio, col patto d'aver salva per sè e pe' suoi compagni la
vita.»
»Scellerato! sclamò Enrico. E perchè non estende quest'ultimo patto a
tutti quelli che son nel castello?»
»Ah! perchè teme chiedendo troppo di nulla ottenere. Burley ha già fatto
appiccare due dragoni cadutigli fra le mani, son pochi giorni; onde
Inglis vorrebbe tirar il capo fuor del capestro, lasciandovi entro il
collo degli altri.»
»E voi eravate qui per partecipare a lord Evandale questa sconsolante
notizia?»
»Sì, sig. Enrico. Holliday mi ha raccontato tutto, e prestata mano ad
uscir del castello, affinchè se mi riusciva vedere lord Evandale, lo
facessi inteso di quanto accade.»
»Ma qual cosa può operare in favor vostro lord Evandale, se è
prigioniero egli stesso?»
»Ciò è vero. Ma può far patti per noi. — Può darci buoni consigli. — Può
mandar ordini ai suoi dragoni. — Può...»
»Fuggir di prigione, aggiunse Morton sorridendo, se voi trovaste la
possibilità di agevolargliene i modi.»
»Di fatto, disse Jenny con fermezza, non sarebbe stata la prima volta
che mi fossi adoperata a vantaggio d'un prigioniero infelice.»
»Lo so, Jenny, nè perdonerei a me medesimo se ciò potessi dimenticare. —
Ma ecco Cuddy che arriva provveduto di reficiamenti. Ristoratevi
prendendo alcun poco di cibo; e quanto alla vostra commissione verso
lord Evandale, me ne incarico io.»
»Dovete sapere, sig. Enrico, disse in arrivando Cuddy, che questa
mal'erba, questa Jenny Dennison, si studiava a far suo Tom Rand, posto
di fazione alla porta di lord Evandale, per ottenerne di vedere questo
prigioniero e parlargli; ma non si era accorta ch'io le stava alle
calcagna.»
»E voi mi faceste una famosa paura allorchè m'arrestaste» soggiunse
Jenny che presentò il suo antico amante d'un buffetto sopra un orecchio.
»Avete ragione che ci conosciamo da lungo tempo, cattiva semenza!...»
Lasceremo ora che Jenny prenda qualche ristoro, di cui per vero dire
abbisognava, e lasceremo parimente che rannodi la pace col suo antico
amante, per farci a seguire Enrico, che avvolto in un mantello, sotto
del quale tenea nascoste la sciabola e due pistole, s'avviò al luogo
assegnato per carcere a lord Evandale.
»V'è qualche novità?» chiese Morton, alle sentinelle.
»Nessuna novità straordinaria, rispose una di queste; se non fosse
quella della giovane arrestata da Cuddy, ovvero di due messaggeri
inviati da Burley in cerca di Kettledrumle e di Macbriar, i quali stanno
ora battendo la campagna per far reclute.»
»Sarà, non ne dubito (disse Morton ostentando la massima indifferenza)
per sollecitarli a condursi al suo campo.»
»Egli è quanto a me pure si è fatto credere» aggiunse la sentinella che
avea discorso coi ridetti messi.
»Va ottimamente! pensò Morton fra se medesimo. Colui vuole assicurarsi
una maggiorità nel consiglio per far approvare tutti gli atti di
scelleratezza e di crudeltà che gli tornerà a grado commettere. Si vada.
Conviene affrettare tutte le cose, o l'occasione è perduta.»
Entrando nella stanza, ove lord Evandale era stato rinchiuso, lo trovò
carico di catene e nell'atto che, accorgendosi dell'arrivo di
qualcheduno, si alzava dal pagliericcio; solo letto assegnatogli. Il
prigioniero presentò agli occhi di Morton lineamenti tanto sformati e
per la perdita di sangue cagionata dalle ferite e per la fame e per le
veglie sofferte, che se non avesse saputo di doverlo vedere in quel
luogo, a stento avrebbe ravvisato in esso quel giovine ufiziale, pien di
salute e vigore e segnalatosi per tanti atti di prodezza nella giornata
di Loudon-Hill. Alla luce della tetra lampada che gli schiariva la
stanza, Evandale riconobbe Morton, e d'un tale riconoscimento manifestò
qualche sorpresa.
»Spiacemi grandemente, o milord, di vedervi in tale stato» gli disse
Enrico.
»M'hanno assicurato, rispose il prigioniero, che vi dilettate di poesia.
Se ciò è vi ricorderete di questi versi.
Che ferree porte e raddoppiato muro,
Cui non penètra il sol, crescano affanno
A prigionier, che del sentirsi puro
Si ripari all'usbergo, è folle inganno.
Rombi pur nembo reo contr'esso insorto;
Trova nel carcer suo quïete e porto.
Ma quand'anche più insopportabile mi sembrasse la mia prigionia, è un
mal breve, poichè domani mattina ne sarò liberato.»
»Colla morte?» sclamò Enrico.
»Non v'ha dubbio. Non vedo altra speranza. Il vostro collega Burley me
ne ha già fatto avvertire; e poichè a quest'ora ha lordate le mani nel
sangue di molti fra i miei soldati, i quali poteano sperare una
salvaguardia nella propria oscurità, io, privo anche di questo diritto
alla sua clemenza, non debbo presumere che egli pensi a salvare i miei
giorni.»
»Ma il maggiore Bellenden può ben rendere il castello a fine di salvarvi
la vita.»
»Egli non farà nulla di ciò sintantochè a difesa della piazza gli
rimanga un sol uomo, e sintantochè a questo uomo potrà dare il sol
nudrimento che basti a non lasciarlo morire di fame. Conosco a tal
proposito la sua fermezza, fermezza degna di un vero soldato, e sarei
scontento se per mio riguardo cambiasse stile.»
Morton si affrettò allora a partecipargli le notizie sapute poc'anzi da
Jenny; notizie che appena lord Evandale potea credere.
»Ben io sapeva, diss'egli, che le vettovaglie toccavano il loro termine;
ma che l'idea di negoziare una ritirata, di consegnare il castello e gli
abitanti del castello al nemico, potesse capir soltanto nella mente de'
miei soldati, questo è ciò che non avrei potuto creder giammai. — Ma che
mi resta a fare? Come posso io andar contro a tale sventura?»
»Ascoltatemi, o milord. Io penso che v'assumerete senza ripugnanza
l'incarico di farvi apportatore del ramo d'ulivo fra il nostro augusto
padrone, sua maestà Carlo II, e questa porzione di suoi sudditi, che ha
posti in armi la necessità, non la voglia di ribellarsi.»
»Voi rendete giustizia ai sentimenti dai quali sono compreso. Ma a che
mira il vostro discorso?»
»Permettetemi continuarlo, o milord. Io ordino sull'istante che siate
messo in libertà e ricondotto al castello a patto della contemporanea
cessione del castello medesimo. Aderendo a tale partito voi non cedete
che alla sola necessità. Come potreste più a lungo difendere un forte,
sfornito di viveri, e comandando un presidio che ha scosso il freno
della subordinazione? V'avrete un salvocondotto per voi e per tutti
coloro che vorranno seguirvi o ad Edimburgo o a quel luogo ove si
troverà presentemente il duca di Monmouth. Chi ricuserà accompagnarvi
non dovrà incolpare che se medesimo della sorte cui s'avventura. Una
sola cosa io chiedo da voi. La vostra promessa di presentare al duca
quest'umile scritto, ove si contengono le giuste nostre rimostranze, e
se le inchieste fatte con esso vengono secondate, fo mallevadore il mio
capo, che quasi tutti i sollevati metteran basso le armi.»
»Sig. Morton (rispose lord Evandale dopo avere letto con attenzione lo
scritto che l'altro gli porse) non vedo, ve lo confesso, quali valevoli
obbiezioni si potessero movere contro tali domande. Di più: le penso
conformi ai sentimenti particolari del duca di Monmouth; ma debbo ciò
nonostante parlarvi con franchezza, e dirvi, come io non creda
assolutamente che le stesse domande verranno esaudite, se a mano armata
voi le porgete.»
»Milord, il dimettere prima le armi sarebbe un confessare che avemmo
torto in brandirle; e simil torto nol confesseremo giammai.»
»Ebbene! riprese a dire lord Evandale, io prevedo che sarà questo lo
scoglio contra cui la negoziazione si romperà. Ma dall'avervi spiegato
il mio parere non deriva ch'io non sia propenso a presentare le vostre
istanze e ad operare tutti i miei sforzi per condurre ad una
conciliazione le cose.»
»Mi basta, o milord. Voi accettate dunque il salvocondotto?»
»Sì; e se non mi diffondo maggiormente sulla mia gratitudine per esservi
una seconda volta debitor della vita, non crediate questa gratitudine
men viva e operosa nell'animo di Evandale.»
»Voi non dimenticherete, spero, che il castello debbe arrendersi
sull'istante.»
»Ne vedo la necessità. Il maggiore non ha modi per ridurre ad obbedienza
gli ammutinati, e fremo in pensando a quanto potrebbe accadere di quel
rispettabile vecchio, della sorella sua, della nipote, se cadessero fra
le mani di Burley, di quel mostro sol sitibondo di sangue.»
»Voi siete adunque libero, gli disse Morton; accignetevi a montare a
cavallo. Vi farò munire d'una scorta per attraversare le nostre porte e
giugnere sicuro fino a quelle di Tillietudlem.»
Lasciato indi lord Evandale sorpreso ad un tempo e lieto d'una così
inopinata liberazione, si affrettò Morton a mettere in armi e a cavallo
alcuni di coloro cui meglio poteva fidarsi. Jenny riconciliata affatto
col suo Cuddy salì in groppa dietro di lui. Lo scalpitar de' cavalli si
fe' tosto udire sotto le finestre di lord Evandale. Due uomini a lui
sconosciuti comparvero nel suo appartamento, e discioltine i ceppi, lo
accompagnarono fuori del carcere; indi salito che fu a cavallo lo posero
al centro dello squadrone messo a scortarlo, e fu presa di gran galoppo
la via del castello.
Erano vicini a questa meta, che l'aurora incominciava già a splendere, e
i primi diurni raggi schiarivano la cima dell'antica torre. La scorta si
fermò a qualche distanza per non avventurarsi al trarre delle batterie,
e soli lord Evandale e Jenny seguendolo si innoltrarono. Erano già
prossimissimi allor quando udirono nel cortile un tumulto che mal
s'accordava colla tranquillità solita a dominare in questa prima ora
mattutina. Chi gridava, chi bestemmiava, si udirono due scoppi di
pistola; in somma tutte le circostanze annunziavano che gli ammutinati
stessero in atto d'eseguire il loro divisamento.
Lord Evandale si nominò tosto giunto al portello, cui faceva per buona
sorte la guardia Holliday. Cotest'uomo, non dimentico de' pietosi ufizj
usatigli dalle persone del castello in tutto quel mese che la sua ferita
ivi il rattenne, inorridì alla sola idea della trama orditasi da' suoi
colleghi, e già sappiamo come egli stesso consigliando a Jenny di fare
ogni sforzo per renderne inteso milord, le agevolò i modi d'uscire di
quella piazza. Non ebbe appena udita la voce del capitano, s'affrettò ad
introdurlo, e lord Evandale comparve agli occhi degli attoniti suoi
soldati, com'uomo caduto allor dalle nuvole.
I sediziosi aveano risoluto impadronirsi del castello in quella stessa
mattina per venirne indi a negoziar con Burley. Costoro si erano
schierati da una banda del cortile; intantochè dall'altra il maggiore,
Harrison, Gudyil e il rimanente degli abitanti di Tillietudlem si
apparecchiavano a far resistenza.
L'arrivo di lord Evandale cambiò affatto cotesta scena. Ei corse in
dirittura ai propri soldati, e afferrato pel collarino del giustacuore
Inglis, e rampognandogli la sua perfidia, ordinò a due compagni di
costui che lo arrestassero e il mettessero in ceppi, facendo intendere
con asseveranza come non rimanesse loro che una sola possibilità di
perdono: fondarsi questa sull'obbedienza la più istantanea. Di fatto
obbedirono. Comandò indi mettesser giù l'armi. Titubarono un istante, ma
la consuetudine della disciplina, e molto più la credenza che la
liberazione di lord Evandale fosse opera d'un soppraggiunto rinforzo di
Reali, li fe' sottomessi ancora a questo comando, per essi
sgradevolissimo.
»Prendete quest'armi, disse lord Evandale a Gudyil; mal si convengono ad
uomini che non conoscono meglio di così lo scopo a cui le impugnarono. —
Voi ripigliate le vostre, Holliday; ve ne fa degno la condotta che avete
serbata; ne renderò inteso il colonnello, e potete sperare il grado di
sergente in luogo di Inglis che riceverà il castigo dovuto alle azioni
disonorevoli. — Intanto, signori miei, in questa si volse agli
ammutinati, partite subitamente, e profittate delle tre ore di tregua
che ne rimangono per avviarvi a Edimburgo. Aspettatemi a Muir. Mi
astengo dal raccomandarvi di non commettere disordini lungo la strada,
perchè siete disarmati, e il vostro interesse medesimo questa volta mi è
mallevadore della vostra buona condotta.»
Privi d'armi e pieni di confusione quei soldati abbandonarono
silenziosamente il castello, prendendo la strada del luogo d'unione
indicato loro dal lord, e tanto più si affrettarono per arrivarvi, che
temeano ad ogni passo incontrarsi in qualche banda di sollevati o di
contadini, non certamente inclinati a perdonar loro i cattivi
trattamenti che per più riprese ne avean ricevuti.
Le predette cose si operarono in un istante; indi lord Evandale
avvicinossi al maggiore, al quale tutto ciò parea un sogno.
»Ebbene, mio caro maggiore! è d'uopo rendere il castello.»
»Che mi dite ora, o milord? Io avea sperato in veggendovi che ne aveste
condotto rinforzi e vettovaglie.»
»Non un uomo, non un tozzo di pane!»
»Non quindi è minore il mio contento di rivedervi. Ieri, allor quando
seppi che quegli sciagurati masnadieri vi volean morto questa mattina,
deliberai prendere con me tutti, non eccettuandone un solo, gli uomini
della guernigione, operare una sortita all'alba del giorno, e liberarvi
o morire in vostra compagnia; ma nel momento di mandar ad effetto un tal
disegno, quello sgraziato d'Inglis ha avuto l'ardire di annunziarmi, che
nessuno sarebbe uscito fuor del castello, che egli per adesso ne era il
solo comandante. — In somma che dobbiam fare?»
»Non mi resta nè anco l'arbitrio della scelta, o maggiore; son
prigioniero, lasciato libero sulla mia parola, ed ho promesso di
trasferirmi a Edimburgo. Fa di mestieri che voi colle vostre signore
prendiate la medesima strada. Mercè d'un amico di vostra conoscenza, del
sig. Morton, ho un salvocondotto, abbiam cavalli. Non v'è un istante da
perdere. — Voi non potete assumervi la difesa di questo castello con
sette o otto uomini solamente, e sfornito affatto di viveri. Avete già
soddisfatte tutte le leggi dell'onore e della lealtà, e prestato in
oltre un servigio il più importante al governo col tener qui in faccende
una parte considerabile di ribelli; il voler operare di più sarebbe un
atto di disperazione e di temerità, da cui non potrebbe risultare verun
vantaggio. Raggiugniamo l'esercito inglese che si aduna a Edimburgo, nè
tarderà a prendere la volta di Hamilton. Lasciamo che per un istante i
ribelli s'impadroniscano di Tillietudlem.»
»Se tale è la vostra opinione, o milord; rispose mettendo un sospiro
profondissimo il veterano, sottometterò ad essa la mia. Vi conosco
incapace di dare un consiglio che non s'accordi coll'onore. — Gudyil,
portate questa infausta notizia a mia sorella e mia nipote, e ciascuno
si appresti subito alla partenza. — Ma se credessi, o milord, che
potesse tornare utile alla causa del re il mantenermi più lungo tempo
fra queste vecchie muraglie, non ne uscirei, potete esserne certo,
sintantochè una stilla di sangue rimanesse nelle mie vene.»
Le signore aveano già saputo da Jenny, e la ribellione de' dragoni e
l'insperato ritorno di lord Evandale. In tale stato di cose non vi volle
molto per farle risolvere ad abbandonare il castello. Gli apparecchi
della partenza vennero affrettatamente conchiusi; ciascuno montò a
cavallo ed anche la vecchia milady, alla quale circa da venti anni in
poi non accadea di abbandonare che per diporto il proprio castello. Non
isplendeva ancora il giorno assai chiaro da potere scernere
perfettamente gli obbietti all'intorno quando la cavalcata si pose in
cammino verso il nord della Scozia.
Lord Evandale trovò tostamente la scorta che lo aveva accompagnato nella
notte precedente, e che stava aspettandone la partenza. Una porzione
degl'individui che la formavano gli disse d'aver ordine di seguirlo
insino a che fosse al di là delle linee del campo de' Puritani, e ciò
per far rispettare il salvocondotto del quale andava munito.
Immantinente i sollevati entrarono nel castello, talchè i primi raggi di
sole videro sventolare lo stendardo presbiteriano in sulla torre di
Tillietudlem.