CAPITOLO XII.

»Cedete, o forti; chè superna legge

»Di Fato il chiede: inesorata legge

»Contra cui non han scudo i numi istessi!

_Autore anonimo._

Già Poundtext si era ritirato in una vicina stanza, e dormiva d'un

profondissimo sonno; intanto che Morton, avendo già posto in miglior

forma il partito delle condizioni di pace che di concerto con questo

compagno suo combinò, stava per andare egli pure al riposo. Ma udì

picchiare all'uscio.

»Avanti!» diss'egli, e in quell'istante medesimo Cuddy aprendo un poco

la porta, fece innanzi tra essa e il muro, la testa.

»Avanti dunque!» replicò Morton. »Che volete da me? vi è qualche

sinistra novità?»

»Nulla di sinistro, sig. Morton. Vi conduco una persona che brama

parlarvi, una persona di vostra antica conoscenza.» Ed in allora dopo

avere aperta tutta la porta fece entrare una donna, che tenea nascosto

il volto sotto il mantelletto dello stesso Cuddy. »Venite, venite. (Così

questi la confortava). Di che vergognarvi? Si direbbe essere la prima

volta che vedete il signor Enrico.» Indi ritraendo il mantelletto,

lasciò vedere al suo padrone i lineamenti di Jenny Dennison, che

parimente Morton riconobbe. — »Ebbene, mistress! parlate dunque, e dite

al sig. Enrico quanto volevate raccontare a lord Evandale.»

»E che cosa voleva io dire al signor Morton, rispose Jenny, allor quando

andai a visitarlo prigioniero al castello? Non si può dunque desiderare

di vedere i propri amici, quando l'afflizione gli opprime, ancorchè non

si abbia a dir loro nulla di particolare, testa sventata che sei?»

Jenny diede tal risposta con quell'aria di leggerezza che erale

famigliare, ma le mancava la voce, pallide se ne eran fatte le guance,

avea gli occhi pregni di lagrime, le sue mani tremavano, e dava in tutta

la persona i segnali d'una veementissima commozione.

»Che cosa avete dunque, Jenny? prese a dir Morton. In che posso

giovarvi? Non ho già dimenticato che vi professo più di una

obbligazione, e se v'è cosa per la quale io possa esservi utile, non

dovete paventare un rifiuto da me.»

»Vi ringrazio di tutto cuore, signor Morton; e so che aveste sempre un

animo propenso alla compassione, benchè mi dicano che adesso siete di

gran lunga cambiato.»

»E come si dice questo, Jenny?»

»Perchè si vuole che voi insieme ai Presbiteriani abbiate giurato buttar

giù dal suo trono il re Carlo, far sì che nè egli nè i suoi discendenti

di generazione in generazione vi tornino mai più; che vi siete fitti in

mente di bruciare tutte le chiese non presbiteriane, che...»

»Sarebb'egli possibile che i miei amici portassero un giudizio così

sinistro di me? Io non domando che la libertà di coscienza per noi senza

volerla quindi togliere ad altri. Quanto agli abitanti del castello io

non ho miglior desiderio siccome quello di un'occasione per provar loro

che nudrii sempre uguali sentimenti, uguale amicizia per essi.»

»Dio vi renda merito, se pensate così! (rispose Jenny dando in un

dirotto di lagrime.) Ma fra poco non avranno più bisogno dell'amicizia

di nessuno, perchè non abbiamo più nel castello un sol pezzo di pane o

di carne.»

»Sarebb'egli possibile? sclamò Enrico. Io credea per vero dire che non

vi si nuotasse nell'abbondanza; ma tale stremo poi! e il maggiore e

quelle signore?...»

»Hanno sofferto al pari di noi, e ripartito con noi sin l'ultimo tozzo

di pane. Son otto giorni dacchè nel castello non si fa che un pasto al

giorno, e se vedeste che pasto!...»

Le scarne guance di quella povera giovane ben provavano che non v'era

esagerazione in tai detti.

»Sedete», s'affrettò a dirle Morton, e la costrinse a valersi della sola

seggiola che ivi si ritrovasse; indi trascorrendo a grandi passi la

stanza come fuor di se stesso; »Avrei io mai potuto credere tanto,

soggiugne? — Abbominevole falsario! mostro di crudeltà! fanatico

detestabile. — Cuddy, andate in traccia di viveri, di vino, di tutto

quanto potete trovare.»

»Di vino! borbottò fra' denti Cuddy; per questa signorina sarebbe a

bastanza un bicchiere di _whisky_. Chi si potea immaginare tanta penuria

di vettovaglie entro il castello, se la signora Jenny avea le pentole

piene di minestra per gettarle fuor dai balconi?».

Comunque fosse strema e sconsolata Jenny non potè starsi dal ridere di

questa allusione; ma fu impeto momentaneo seguito indi da un rovescio di

pianto. Morton reiterò il primo ordine a Cuddy con quel tuono che

repliche non ammettea, e allorchè questi si fu partito: »Suppongo, ei

disse a Jenny, essere per ordine della vostra giovane padrona che

veniste qui in cerca di lord Evandale. Che brama ella? I suoi desideri

saranno per me altrettanti comandi.»

Jenny divenne pensosa un istante; indi si espresse in tal guisa; »Voi

siete amico di sì antica data, sig. Morton, che non posso a meno di

fidarmi in voi e di raccontarvi la verità.»

»Accertatevi bene, o Jenny, soggiunse Morton in veggendola tuttavia

titubante, che non avete miglior modo di giovare alla vostra padrona

quanto il parlarmi con franca sincerità.»

»Ebbene dunque! ella prese a dire. — Che moriamo di fame, sono otto

giorni, questo già lo sapete. Il maggiore giura tutte le mattine che

aspetta soccorsi entro la giornata, e che non cederà il castello se

prima non ha mangiati i suoi vecchi stivali; e dovete ricordarvi, sig.

Enrico che le suole ne sono piuttosto grosse. — I Dragoni,

principalmente dopo il genere di vita cui sono avvezzi da lungo tempo,

non se la sentono di digiunare, e molto meno di morire di fame. Adesso

poi che lord Evandale è prigioniero, non ubbidiscono più a nessuno, e so

che Inglis ha divisato consegnare a Burley il castello, e noi soprappiù

a titolo d'agio, col patto d'aver salva per sè e pe' suoi compagni la

vita.»

»Scellerato! sclamò Enrico. E perchè non estende quest'ultimo patto a

tutti quelli che son nel castello?»

»Ah! perchè teme chiedendo troppo di nulla ottenere. Burley ha già fatto

appiccare due dragoni cadutigli fra le mani, son pochi giorni; onde

Inglis vorrebbe tirar il capo fuor del capestro, lasciandovi entro il

collo degli altri.»

»E voi eravate qui per partecipare a lord Evandale questa sconsolante

notizia?»

»Sì, sig. Enrico. Holliday mi ha raccontato tutto, e prestata mano ad

uscir del castello, affinchè se mi riusciva vedere lord Evandale, lo

facessi inteso di quanto accade.»

»Ma qual cosa può operare in favor vostro lord Evandale, se è

prigioniero egli stesso?»

»Ciò è vero. Ma può far patti per noi. — Può darci buoni consigli. — Può

mandar ordini ai suoi dragoni. — Può...»

»Fuggir di prigione, aggiunse Morton sorridendo, se voi trovaste la

possibilità di agevolargliene i modi.»

»Di fatto, disse Jenny con fermezza, non sarebbe stata la prima volta

che mi fossi adoperata a vantaggio d'un prigioniero infelice.»

»Lo so, Jenny, nè perdonerei a me medesimo se ciò potessi dimenticare. —

Ma ecco Cuddy che arriva provveduto di reficiamenti. Ristoratevi

prendendo alcun poco di cibo; e quanto alla vostra commissione verso

lord Evandale, me ne incarico io.»

»Dovete sapere, sig. Enrico, disse in arrivando Cuddy, che questa

mal'erba, questa Jenny Dennison, si studiava a far suo Tom Rand, posto

di fazione alla porta di lord Evandale, per ottenerne di vedere questo

prigioniero e parlargli; ma non si era accorta ch'io le stava alle

calcagna.»

»E voi mi faceste una famosa paura allorchè m'arrestaste» soggiunse

Jenny che presentò il suo antico amante d'un buffetto sopra un orecchio.

»Avete ragione che ci conosciamo da lungo tempo, cattiva semenza!...»

Lasceremo ora che Jenny prenda qualche ristoro, di cui per vero dire

abbisognava, e lasceremo parimente che rannodi la pace col suo antico

amante, per farci a seguire Enrico, che avvolto in un mantello, sotto

del quale tenea nascoste la sciabola e due pistole, s'avviò al luogo

assegnato per carcere a lord Evandale.

»V'è qualche novità?» chiese Morton, alle sentinelle.

»Nessuna novità straordinaria, rispose una di queste; se non fosse

quella della giovane arrestata da Cuddy, ovvero di due messaggeri

inviati da Burley in cerca di Kettledrumle e di Macbriar, i quali stanno

ora battendo la campagna per far reclute.»

»Sarà, non ne dubito (disse Morton ostentando la massima indifferenza)

per sollecitarli a condursi al suo campo.»

»Egli è quanto a me pure si è fatto credere» aggiunse la sentinella che

avea discorso coi ridetti messi.

»Va ottimamente! pensò Morton fra se medesimo. Colui vuole assicurarsi

una maggiorità nel consiglio per far approvare tutti gli atti di

scelleratezza e di crudeltà che gli tornerà a grado commettere. Si vada.

Conviene affrettare tutte le cose, o l'occasione è perduta.»

Entrando nella stanza, ove lord Evandale era stato rinchiuso, lo trovò

carico di catene e nell'atto che, accorgendosi dell'arrivo di

qualcheduno, si alzava dal pagliericcio; solo letto assegnatogli. Il

prigioniero presentò agli occhi di Morton lineamenti tanto sformati e

per la perdita di sangue cagionata dalle ferite e per la fame e per le

veglie sofferte, che se non avesse saputo di doverlo vedere in quel

luogo, a stento avrebbe ravvisato in esso quel giovine ufiziale, pien di

salute e vigore e segnalatosi per tanti atti di prodezza nella giornata

di Loudon-Hill. Alla luce della tetra lampada che gli schiariva la

stanza, Evandale riconobbe Morton, e d'un tale riconoscimento manifestò

qualche sorpresa.

»Spiacemi grandemente, o milord, di vedervi in tale stato» gli disse

Enrico.

»M'hanno assicurato, rispose il prigioniero, che vi dilettate di poesia.

Se ciò è vi ricorderete di questi versi.

Che ferree porte e raddoppiato muro,

Cui non penètra il sol, crescano affanno

A prigionier, che del sentirsi puro

Si ripari all'usbergo, è folle inganno.

Rombi pur nembo reo contr'esso insorto;

Trova nel carcer suo quïete e porto.

Ma quand'anche più insopportabile mi sembrasse la mia prigionia, è un

mal breve, poichè domani mattina ne sarò liberato.»

»Colla morte?» sclamò Enrico.

»Non v'ha dubbio. Non vedo altra speranza. Il vostro collega Burley me

ne ha già fatto avvertire; e poichè a quest'ora ha lordate le mani nel

sangue di molti fra i miei soldati, i quali poteano sperare una

salvaguardia nella propria oscurità, io, privo anche di questo diritto

alla sua clemenza, non debbo presumere che egli pensi a salvare i miei

giorni.»

»Ma il maggiore Bellenden può ben rendere il castello a fine di salvarvi

la vita.»

»Egli non farà nulla di ciò sintantochè a difesa della piazza gli

rimanga un sol uomo, e sintantochè a questo uomo potrà dare il sol

nudrimento che basti a non lasciarlo morire di fame. Conosco a tal

proposito la sua fermezza, fermezza degna di un vero soldato, e sarei

scontento se per mio riguardo cambiasse stile.»

Morton si affrettò allora a partecipargli le notizie sapute poc'anzi da

Jenny; notizie che appena lord Evandale potea credere.

»Ben io sapeva, diss'egli, che le vettovaglie toccavano il loro termine;

ma che l'idea di negoziare una ritirata, di consegnare il castello e gli

abitanti del castello al nemico, potesse capir soltanto nella mente de'

miei soldati, questo è ciò che non avrei potuto creder giammai. — Ma che

mi resta a fare? Come posso io andar contro a tale sventura?»

»Ascoltatemi, o milord. Io penso che v'assumerete senza ripugnanza

l'incarico di farvi apportatore del ramo d'ulivo fra il nostro augusto

padrone, sua maestà Carlo II, e questa porzione di suoi sudditi, che ha

posti in armi la necessità, non la voglia di ribellarsi.»

»Voi rendete giustizia ai sentimenti dai quali sono compreso. Ma a che

mira il vostro discorso?»

»Permettetemi continuarlo, o milord. Io ordino sull'istante che siate

messo in libertà e ricondotto al castello a patto della contemporanea

cessione del castello medesimo. Aderendo a tale partito voi non cedete

che alla sola necessità. Come potreste più a lungo difendere un forte,

sfornito di viveri, e comandando un presidio che ha scosso il freno

della subordinazione? V'avrete un salvocondotto per voi e per tutti

coloro che vorranno seguirvi o ad Edimburgo o a quel luogo ove si

troverà presentemente il duca di Monmouth. Chi ricuserà accompagnarvi

non dovrà incolpare che se medesimo della sorte cui s'avventura. Una

sola cosa io chiedo da voi. La vostra promessa di presentare al duca

quest'umile scritto, ove si contengono le giuste nostre rimostranze, e

se le inchieste fatte con esso vengono secondate, fo mallevadore il mio

capo, che quasi tutti i sollevati metteran basso le armi.»

»Sig. Morton (rispose lord Evandale dopo avere letto con attenzione lo

scritto che l'altro gli porse) non vedo, ve lo confesso, quali valevoli

obbiezioni si potessero movere contro tali domande. Di più: le penso

conformi ai sentimenti particolari del duca di Monmouth; ma debbo ciò

nonostante parlarvi con franchezza, e dirvi, come io non creda

assolutamente che le stesse domande verranno esaudite, se a mano armata

voi le porgete.»

»Milord, il dimettere prima le armi sarebbe un confessare che avemmo

torto in brandirle; e simil torto nol confesseremo giammai.»

»Ebbene! riprese a dire lord Evandale, io prevedo che sarà questo lo

scoglio contra cui la negoziazione si romperà. Ma dall'avervi spiegato

il mio parere non deriva ch'io non sia propenso a presentare le vostre

istanze e ad operare tutti i miei sforzi per condurre ad una

conciliazione le cose.»

»Mi basta, o milord. Voi accettate dunque il salvocondotto?»

»Sì; e se non mi diffondo maggiormente sulla mia gratitudine per esservi

una seconda volta debitor della vita, non crediate questa gratitudine

men viva e operosa nell'animo di Evandale.»

»Voi non dimenticherete, spero, che il castello debbe arrendersi

sull'istante.»

»Ne vedo la necessità. Il maggiore non ha modi per ridurre ad obbedienza

gli ammutinati, e fremo in pensando a quanto potrebbe accadere di quel

rispettabile vecchio, della sorella sua, della nipote, se cadessero fra

le mani di Burley, di quel mostro sol sitibondo di sangue.»

»Voi siete adunque libero, gli disse Morton; accignetevi a montare a

cavallo. Vi farò munire d'una scorta per attraversare le nostre porte e

giugnere sicuro fino a quelle di Tillietudlem.»

Lasciato indi lord Evandale sorpreso ad un tempo e lieto d'una così

inopinata liberazione, si affrettò Morton a mettere in armi e a cavallo

alcuni di coloro cui meglio poteva fidarsi. Jenny riconciliata affatto

col suo Cuddy salì in groppa dietro di lui. Lo scalpitar de' cavalli si

fe' tosto udire sotto le finestre di lord Evandale. Due uomini a lui

sconosciuti comparvero nel suo appartamento, e discioltine i ceppi, lo

accompagnarono fuori del carcere; indi salito che fu a cavallo lo posero

al centro dello squadrone messo a scortarlo, e fu presa di gran galoppo

la via del castello.

Erano vicini a questa meta, che l'aurora incominciava già a splendere, e

i primi diurni raggi schiarivano la cima dell'antica torre. La scorta si

fermò a qualche distanza per non avventurarsi al trarre delle batterie,

e soli lord Evandale e Jenny seguendolo si innoltrarono. Erano già

prossimissimi allor quando udirono nel cortile un tumulto che mal

s'accordava colla tranquillità solita a dominare in questa prima ora

mattutina. Chi gridava, chi bestemmiava, si udirono due scoppi di

pistola; in somma tutte le circostanze annunziavano che gli ammutinati

stessero in atto d'eseguire il loro divisamento.

Lord Evandale si nominò tosto giunto al portello, cui faceva per buona

sorte la guardia Holliday. Cotest'uomo, non dimentico de' pietosi ufizj

usatigli dalle persone del castello in tutto quel mese che la sua ferita

ivi il rattenne, inorridì alla sola idea della trama orditasi da' suoi

colleghi, e già sappiamo come egli stesso consigliando a Jenny di fare

ogni sforzo per renderne inteso milord, le agevolò i modi d'uscire di

quella piazza. Non ebbe appena udita la voce del capitano, s'affrettò ad

introdurlo, e lord Evandale comparve agli occhi degli attoniti suoi

soldati, com'uomo caduto allor dalle nuvole.

I sediziosi aveano risoluto impadronirsi del castello in quella stessa

mattina per venirne indi a negoziar con Burley. Costoro si erano

schierati da una banda del cortile; intantochè dall'altra il maggiore,

Harrison, Gudyil e il rimanente degli abitanti di Tillietudlem si

apparecchiavano a far resistenza.

L'arrivo di lord Evandale cambiò affatto cotesta scena. Ei corse in

dirittura ai propri soldati, e afferrato pel collarino del giustacuore

Inglis, e rampognandogli la sua perfidia, ordinò a due compagni di

costui che lo arrestassero e il mettessero in ceppi, facendo intendere

con asseveranza come non rimanesse loro che una sola possibilità di

perdono: fondarsi questa sull'obbedienza la più istantanea. Di fatto

obbedirono. Comandò indi mettesser giù l'armi. Titubarono un istante, ma

la consuetudine della disciplina, e molto più la credenza che la

liberazione di lord Evandale fosse opera d'un soppraggiunto rinforzo di

Reali, li fe' sottomessi ancora a questo comando, per essi

sgradevolissimo.

»Prendete quest'armi, disse lord Evandale a Gudyil; mal si convengono ad

uomini che non conoscono meglio di così lo scopo a cui le impugnarono. —

Voi ripigliate le vostre, Holliday; ve ne fa degno la condotta che avete

serbata; ne renderò inteso il colonnello, e potete sperare il grado di

sergente in luogo di Inglis che riceverà il castigo dovuto alle azioni

disonorevoli. — Intanto, signori miei, in questa si volse agli

ammutinati, partite subitamente, e profittate delle tre ore di tregua

che ne rimangono per avviarvi a Edimburgo. Aspettatemi a Muir. Mi

astengo dal raccomandarvi di non commettere disordini lungo la strada,

perchè siete disarmati, e il vostro interesse medesimo questa volta mi è

mallevadore della vostra buona condotta.»

Privi d'armi e pieni di confusione quei soldati abbandonarono

silenziosamente il castello, prendendo la strada del luogo d'unione

indicato loro dal lord, e tanto più si affrettarono per arrivarvi, che

temeano ad ogni passo incontrarsi in qualche banda di sollevati o di

contadini, non certamente inclinati a perdonar loro i cattivi

trattamenti che per più riprese ne avean ricevuti.

Le predette cose si operarono in un istante; indi lord Evandale

avvicinossi al maggiore, al quale tutto ciò parea un sogno.

»Ebbene, mio caro maggiore! è d'uopo rendere il castello.»

»Che mi dite ora, o milord? Io avea sperato in veggendovi che ne aveste

condotto rinforzi e vettovaglie.»

»Non un uomo, non un tozzo di pane!»

»Non quindi è minore il mio contento di rivedervi. Ieri, allor quando

seppi che quegli sciagurati masnadieri vi volean morto questa mattina,

deliberai prendere con me tutti, non eccettuandone un solo, gli uomini

della guernigione, operare una sortita all'alba del giorno, e liberarvi

o morire in vostra compagnia; ma nel momento di mandar ad effetto un tal

disegno, quello sgraziato d'Inglis ha avuto l'ardire di annunziarmi, che

nessuno sarebbe uscito fuor del castello, che egli per adesso ne era il

solo comandante. — In somma che dobbiam fare?»

»Non mi resta nè anco l'arbitrio della scelta, o maggiore; son

prigioniero, lasciato libero sulla mia parola, ed ho promesso di

trasferirmi a Edimburgo. Fa di mestieri che voi colle vostre signore

prendiate la medesima strada. Mercè d'un amico di vostra conoscenza, del

sig. Morton, ho un salvocondotto, abbiam cavalli. Non v'è un istante da

perdere. — Voi non potete assumervi la difesa di questo castello con

sette o otto uomini solamente, e sfornito affatto di viveri. Avete già

soddisfatte tutte le leggi dell'onore e della lealtà, e prestato in

oltre un servigio il più importante al governo col tener qui in faccende

una parte considerabile di ribelli; il voler operare di più sarebbe un

atto di disperazione e di temerità, da cui non potrebbe risultare verun

vantaggio. Raggiugniamo l'esercito inglese che si aduna a Edimburgo, nè

tarderà a prendere la volta di Hamilton. Lasciamo che per un istante i

ribelli s'impadroniscano di Tillietudlem.»

»Se tale è la vostra opinione, o milord; rispose mettendo un sospiro

profondissimo il veterano, sottometterò ad essa la mia. Vi conosco

incapace di dare un consiglio che non s'accordi coll'onore. — Gudyil,

portate questa infausta notizia a mia sorella e mia nipote, e ciascuno

si appresti subito alla partenza. — Ma se credessi, o milord, che

potesse tornare utile alla causa del re il mantenermi più lungo tempo

fra queste vecchie muraglie, non ne uscirei, potete esserne certo,

sintantochè una stilla di sangue rimanesse nelle mie vene.»

Le signore aveano già saputo da Jenny, e la ribellione de' dragoni e

l'insperato ritorno di lord Evandale. In tale stato di cose non vi volle

molto per farle risolvere ad abbandonare il castello. Gli apparecchi

della partenza vennero affrettatamente conchiusi; ciascuno montò a

cavallo ed anche la vecchia milady, alla quale circa da venti anni in

poi non accadea di abbandonare che per diporto il proprio castello. Non

isplendeva ancora il giorno assai chiaro da potere scernere

perfettamente gli obbietti all'intorno quando la cavalcata si pose in

cammino verso il nord della Scozia.

Lord Evandale trovò tostamente la scorta che lo aveva accompagnato nella

notte precedente, e che stava aspettandone la partenza. Una porzione

degl'individui che la formavano gli disse d'aver ordine di seguirlo

insino a che fosse al di là delle linee del campo de' Puritani, e ciò

per far rispettare il salvocondotto del quale andava munito.

Immantinente i sollevati entrarono nel castello, talchè i primi raggi di

sole videro sventolare lo stendardo presbiteriano in sulla torre di

Tillietudlem.

I Puritani di Scozia, vol. 2 · 第 14 / 19 题