»Tra 'l sonno ancor fortuna i prodi aggiunge.
»Ve' i corsier pronti! In sull'arcion, miei fidi!»
_Enrico IV._
Al primo albeggiare, Enrico si vide a canto il fedele Cuddy, che portava
sotto il braccio una valigia.
»Ho dato ordine alle cose vostre aspettando che vi svegliaste, sig.
Enrico. Nè ho fatto in ciò che il mio dovere, poichè acconsentiste
prendermi al vostro servigio.»
»Io, Cuddy! Ve lo siete sognato.»
»No, mio signore. Quando io me ne stava ieri colle mani legate sul mio
cavallo, vi ho detto, se tornavamo liberi, di volere divenir vostro
servo. Voi non mi rispondeste nulla. Se questo non è acconsentire,
straccio tutti i miei libri. È ben vero che non mi deste caparra, ma
questa non me la deste neanco a Milnwood.»
»Ebbene dunque, Cuddy, se non temete far lega colla mia cattiva
fortuna...»
»Non dite così, sig. Enrico, non dite così. La nostra fortuna prenderà
buona andatura, semprechè però non venga a traversarla mia madre. — Già
ho cominciato bene la mia milizia, e vedo che non è un cattivo mestiere
la guerra.»
»Me n'accorgo. A quest'ora avete fatto una correria. D'onde vi deriva
quella valigia?»
»Qui non entrano nè correria nè saccheggio. L'ebbi in guisa la più
legittima, e mercè d'un commercio lecitissimo. Osservai che i nostri
spogliavano i dragoni morti, lasciandoli nudi come bambini nati in quel
punto. Laonde quando li vidi tutti intesi ad ascoltare le prediche di
Kettledrumle e dell'altro ciarlatano di cui non so il nome, mi posi in
cammino, e giunti ad un luogo, che nessuno ancora avea visitato,
indovinate chi trovai ivi steso sul suolo? l'antico nostro conoscente,
il sergente Bothwell.»
»Morto!»
»Oh daddovero morto. Ferito da due grandi colpi di sciabola, senza
contare non so quante altre ferite, e cogli abiti traforati in tal guisa
che non v'era il prezzo dell'opera a levarglieli di dosso. Ma gli ho
prestato il servigio, ch'ei prestò vivendo a molti altri assai più di
lui galantuomini; gli ho rinversate le saccocce, entro cui stava la
borsa di vostro zio, o per dir meglio la vostra. Eccola!»
»Poichè sappiamo, o Cuddy, d'onde proviene questo denaro, credo che in
tutta coscienza ce ne potremo valere. Faremo a metà.»
»Un momento, sig. Enrico! un momento! — Ecco un anello attaccato ad una
fettuccia nera che gli pendeva dal petto. — Povero diavolo! Era forse un
qualche ricordo d'amore. Può bene un uomo avere il cuor duro, ma è
sempre tenero per riguardo ad una leggiadra fanciulla. Ho trovata
inoltre la sua valigia; ecco un pacchetto di carte che vi si conteneano;
tutta questa biancheria è quanto appunto può abbisognarmi insin che duri
la guerra.»
»Per essere un novizio, o Cuddy, non incominciate male la vostra
carriera.»
»Non è egli vero? soggiunse tutto contento di se stesso Cuddy. Vel dissi
ben io di non essere tanto goffo quanto mi davano a diveder le
apparenze. — Ho anche trovati due cavalli di dragoni senza padrone.
Vedeteli attaccati a quell'albero. — Finalmente, tornando da questa
impresa ho incontrato un de' nostri soldati curvo sotto l'incarico di
tre valigie che poteva appena portare. Pensando che siete sfornito di
biancheria gli ho chiesto se voleva vendermene una, che di fatto mi ha
ceduta per una moneta d'oro. Voi troverete questa moneta di meno nella
borsa di Bothwell.»
»Faceste un ottimo acquisto, Cuddy: ma io non accetterò queste cose
senza ricompensarvene.»
»No, no, sig. Enrico. Parleremo un'altra volta di ciò! Per ora non ho io
tutto il mio bisognevole entro la valigia del sergente Bothwell? Voi lo
vedete. Non vi è cane che non abbia il suo giorno di buona ventura, come
suol dire mia madre. Povera donna! — Ma a proposito! Vorrei ben sapere
che cosa ne sia divenuto in mezzo a tanto sconquasso. Se non avete nulla
da comandarmi, ne vado in cerca.»
»Andate, Cuddy, andate: non ho alcun bisogno di voi.» Allora Cuddy si
ritirò lasciando le due valige raccomandate alla sella d'uno de' due
cavalli testè menzionati.
»Le leggi della guerra, pensò fra se stesso Morton, e la necessità
soprattutto, mi autorizzano a valermi degli arredi contenuti in questa
valigia. Se però sapessi a chi appartengono, li restituirei al loro
padrone, se vive tuttora, o ne compenserei il prezzo ai suoi eredi se
più non fosse.» Mentre tai cose ragionava coll'animo, portò gli occhi su
quella parte della stessa valigia, ov'era scritto in cifre d'oro il nome
di Evandale, dal che conchiuse ch'era stata tolta dal cavallo ucciso
sotto il ridetto lord, là nello spianato ov'ei giunse dopo la perdita
della battaglia. La qual considerazione fe' sì che ei non concepisse
maggiori inquietudini sul destino d'un uomo cui sapea egli stesso,
Morton, d'avere forniti i modi di salvezza, e continuava a sperare che
avesse potuto giovarsene.
Si diede indi ad esaminare gli scritti contenuti nella cartella di
Bothwell, e vi trovò il registro de' dragoni comandati da quel sergente
colle annotazioni di quelli che erano assenti per congedo; una lista di
persone d'opinione contraria al governo, e quindi da assoggettarsi ad
ammenda, copia d'un mandato del Consiglio privato che autorizzava il
sergente ad arrestare diversi individui; più certificati di capi sotto i
cui ordini aveva servito Bothwell, concordi tutti nell'encomiarne il
coraggio; varie liste di spese fatte nelle taverne. Il documento più
meritevole d'osservazione era un albero genealogico composto colla
massima accuratezza, e munito di tutte le prove necessarie a dimostrarne
l'autenticità. Vi era parimente uno specchio esattissimo di tutte le
proprietà appartenenti ai conti di Bothwell, poi confiscate. Vi si
trovava ancora una enumerazione de' nomi di coloro ai quali il re
Giacomo le avea concedute, e che continuavano tuttavia a goderne.
Bothwell avea scritto al piede di questa lista: _haud immemor_.
In un segreto ripostiglio della cartella stavano alcune lettere che la
scrittura indicava vergate da mano femminile, una treccia di capelli e
alcuni versi di carattere di Bothwell, e che le cancellature fatte dalla
stessa mano mostravano essere autografi del medesimo Bothwell.
Mentre Morton leggea questi versi, che non privi affatto di merito
giudicava, gli comparve innanzi Burley.
»Svegliato a quest'ora! gli disse. Ottimamente. Ella è una prova del
vostro zelo per la buona causa.»
Morton dopo avere narrata succintamente la spedizione di Cuddy, pose fra
le mani del Puritano le carte di Bothwell. Burley esaminò con grande
attenzione tutte quelle, che in qualche modo ai pubblici affari si
riferivano, ma giunto ai versi li gettò da se con disprezzo; »Allorchè
(grazia sempre alla celeste assistenza!) liberai la terra da questo
strumento di persecuzione, non mi immaginai certo che un uomo non privo
di valore invilisse il suo spirito a cose cotanto futili e profane. Ma
vedo che il demonio comparte a' suoi prediletti ogni sorte d'ingegno,
che la stessa mano alla quale conferisce il potere di trucidare gli
eletti in questa valle di perdizione, è abile ad un tempo ad arpeggiare
per consumar l'esterminio delle figlie della vanità.»
»Dunque le idee che vi siete formate intorno al dovere, soggiunse
Morton, vi divietano ogni amore delle bell'arti! Son pochi però che non
le abbiano per soccorrevoli a purificare e sollevare l'anima umana!»
»Mettete la maschera che più vi piace ai diletti mondani. Agli occhi
miei non sono che vanità, non presentano se non se agguati. Non abbiamo
che uno scopo sopra la terra: _Rifabbricare il Tempio del Signore_.»
»Pure mio padre mi dicea spesse volte, che molti i quali s'impadronivano
dell'autorità a nome del cielo, la usavano con tanta severità, ed erano
tanto schifi di abbandonarla, come se l'ambizione fosse stata unicamente
la loro forza motrice. — Ma non è di questo che ora dobbiam favellare.
Riusciste poi nell'assunto d'instituire un nuovo consiglio?»
»La nomina è fatta. Sarà composto di sei individui. Voi siete un di
essi, e venni anzi in traccia di voi per sollecitarvi a trasferirvi colà
e prender parte alle deliberazioni.»
Morton seguì Burley in quello stesso casolare ov'era stato il dì
innanzi, ed ove gli altri compagni suoi lo aspettavano. Le due
principali fazioni in cui divideasi questo esercito affrettatamente
raunato, erano dopo lunga e tumultuosa discussione alfin convenute nel
partito d'avere ciascuna la facoltà di nominare la metà de' membri del
consiglio. I tre scelti dai Puritani fanatici erano Burley, Macbriar, e
Kettledrumle. La scelta de' moderati cadde sopra Poundtext, Enrico
Morton e lord Langfern, signore di quelle vicinanze, che avendo
scialacquato il suo patrimonio non sarebbe stato scontento di
restaurarlo all'aura delle domestiche turbolenze. Tal fu l'espediente
inteso a contrabbilanciare compiutamente in quel consiglio le due
fazioni; ma vi era grande probabilità ciò nonostante, che la
preponderanza sarebbe stata dalla parte di chi alle più violenti
sentenze inclinava. L'astuto Burley, il quale fondavasi sul soccorso de'
moderati ogni qualvolta avrebbe differito di opinione dai due colleghi
della sua fazione, si riserbava poi, quando con questi accordava, a
porre in uso la prevalenza, ch'ei sperava mantener sempre sullo spirito
di Morton e sulla debolezza d'indole, ch'era il caratteristico di lord
Langfern, per trarre almeno un d'essi nel proprio partito, ed
assicurarsi in tutti i casi la maggiorità.
Per vero dire, le deliberazioni di questa giornata furono sensate quanto
tranquille. Dopo avere esaminato i modi di guerreggiare che offeriva
l'istante, e que' maggiori che erano da sperarsi, risolvettero
conservare il campo, in cui stavano, tutto quel giorno per dar tempo di
giugnere ai rinforzi che s'attendevano; alla domane si marcerebbe alla
volta di Tillietudlem, intimando al castello la resa; negandola que' di
dentro, si tenterebbe un assalto; il quale ove non fosse riuscito, ne
verrebbe abbandonata l'impresa contentandosi di lasciare attorno a
quella fortezza una forza bastante a bloccarla e tribolarla colla
penuria sintantochè si arrendesse. Il rimanente dell'esercito
prenderebbe la via di Glascow per isnidiarne lord Ross e gli avanzi del
reggimento di Claverhouse.
Tal fu la conclusione di quest'adunata. Laonde il primo passo d'Enrico
nella sua nuova carriera diveniva l'assalire un castello spettante
all'avola di colei che gli era scopo di tenerissimo affetto, un castello
difeso dal maggiore Bellenden, cui lo astrigneano vincoli di stima,
d'amicizia, di gratitudine. Nè certamente ei celava a se stesso
l'arduità dello stato in cui era posto; ma il confortava la speranza che
l'autorità acquistatasi sopra l'esercito gli fornirebbe abilità di
concedere agli abitanti di Tillietudlem tale assistenza, su cui
certamente non avrebbero potuto fondarsi s'ei non fosse stato fra i capi
della spedizione. Egli nudriva parimente una lusinga di potere frapporre
tra l'esercito presbiteriano e il castello tai patti di neutralità, da
metter questo al sicuro contro i funesti effetti della guerra che stava
per cominciare.