»Ve' l'oste argiva! In breve i nostri solchi
»Tutti vedrem delle sue tende ingombri.
_Troilo._
Alla radice d'un monte, distante circa un miglio dal campo di battaglia,
era il casolare d'un pastore, misero abituro, ma pure il solo che
potesse trovarsi ad una ragionevole distanza, e il più adatto che
credessero potere scegliere i capi puritani per tenervi consiglio di
guerra. Tal fu il luogo ove Morton da Burley fu condotto.
Nell'accostarvisi il giovine di Milnwood maravigliò non poco del tumulto
e delle grida che gli feriron l'orecchio. Egli avea creduto che la calma
e la gravità dovessero governare un consiglio ove stavano per discutersi
affari rilevantissimi in un momento di rilevantissimo rischio; ma vi
trovò in vece la discordia e la confusione, dal che trasse poco buon
presagio dell'impresa cui accigneansi. Stava aperto l'ingresso della
capanna e assediato da una folla d'uomini curiosi, i quali senza aver
parte in quelle deliberazioni si giudicavano in diritto di ascoltarle.
Laonde per rompere la calca e giugnere a quella assemblea insieme al
compagno, Burley ebbe d'uopo d'adoperare minacce e violenze e preghiere,
a malgrado della specie di primazia che ei godeva su quell'esercito. Se
fosse stata tutt'altra men rilevante occasione, Morton avrebbe avuto
argomento di ricrearsi in udendo i discorsi incoerenti e ridicoli che vi
furon tenuti.
Questa casa oscura e cadente in rovine, veniva in parte rischiarata da
un fuoco di verdi rami tagliati dalle vicine boscaglie, ma il fumo non
trovando bastante uscita per la canna del cammino si era dilatato per
tutta la stanza, e innalzandosi formava una cupola tenebrosa sul capo
de' duci colà convenuti. Alcune candele attaccate con soccorso d'argilla
a quelle pareti rassembravano a stelle scorte a traverso di fitto
nebbione.
Alla luce di questo crepuscolo leggeasi sulle costoro fisonomie, come
gli uni gonfi d'orgoglio pel riportato buon successo, credeano nulla
omai impossibile alle loro armi, gli altri animati da feroce entusiasmo,
sorridevano anticipatamente all'idea delle scene di distruzione che
divisavano. Alcuni poi d'essi irresoluti ed inquieti avrebbero voluto
non trovarsi avventurati in una causa che per sostenere non si sentivano
forti a bastanza, e se duravano tuttavia, egli era per non osare di fare
un passo in addietro. Presi tutt'insieme formavano un corpo composto di
elementi discordi e mal atti a combinarsi fra loro. I più ardenti di
questa congrega erano quelli che al pari di Burley aveano partecipato
alla morte dell'arcivescovo di Sant'Andrea, e che sapendo imposta una
taglia sulle proprie teste, in un soqquadro generale soltanto scorgevano
l'ancora di lor salvezza; pur minori ad essi in fanatico zelo non erano
que' predicatori puritani, i quali ricusando sottomettersi al governo
voleano piuttosto condur la vita predicando per foreste e montagne ai
loro settari che congregandoli nelle chiese sotto la protezione del re.
Coloro di cui andava composta la classe de' moderati erano gentiluomini
scontenti, fittaiuoli stanchi delle vessazioni derivate dal governo
militare, e predicatori presbiteriani che aveano bensì prestato il loro
atto di sommissione al governo, ma congiunti di cuore alla causa del
Puritanismo, e venuti a mettersi sotto le sue bandiere non appena
apparve loro un raggio che possibile ne presagiva il trionfo. Fra questi
ultimi si trovava Pietro Poundtext, ministro approvato della parrocchia
di Milnwood.
Deliberavasi in quel punto sulla composizione di un bando con cui far
noti i motivi della sommossa. Macbriar, Kettledrumle, e molt'altri della
loro tempera voleano che comprendesse ad un tempo la scomunica contra
chiunque Presbiteriano aveva avuta la debolezza di usare atti di
condiscendenza al governo, e di adattare al professato culto le
restrizioni dallo stesso governo intimate. Poundtext e i partigiani di
questo sostenevano acremente la legittimità delle loro opinioni, e
citavano a propria difesa parecchi testi di Sacra Scrittura, contra i
quali non mancavano di sfoggiare altre citazioni que' della parte
contraria. Quindi il consiglio di guerra scorgeasi trasformato in arena
di teologiche dispute, ed essendo eguale d'ambo i lati il vigor de'
polmoni, ne nacque il baccano, che assordava Morton all'atto di entrare
in mezzo a quell'assemblea.
Burley scandalezzato da cotale scena di discordia, pose in opera tutta
la riputazione in cui vivea presso costoro per ridurli al silenzio, e
soprattutto li fe' accorti degli inconvenienti che erano a temersi dalle
lor dissensioni nel momento appunto in cui necessitava di più il
collegarsi contra il comune inimico, e tanto orò da far cessar
finalmente ogni discussione sull'articolo contrastato. Ma comunque
Kettledrumle e Poundtext, ciascuno per parte sua corifeo del litigio,
fossero stati costretti a tacere, non si stettero quindi dal lanciarsi
scambievolmente occhiate di sdegno; simili a due cani che separati nel
fervor della rissa, si ritirano rangolando ciascuno sotto la seggiola
del suo padrone, e col dimenar delle code, e col movere delle orecchie e
col girar degli occhi infiammati danno a divedere che aspettano
solamente l'istante opportuno a saziar la mutua ira per iscaglirsi l'un
sopra l'altro.
Profittò Burley di quell'istante di silenzio ottenuto per presentare al
consesso il sig. Enrico Morton di Milnwood, e il dipinse com'uomo
profondamente commosso dalle sciagure de' tempi, e pronto a sagrificar
beni e vita in difesa d'una causa, alla quale il padre suo Silas Morton
avea prestati servigi i più segnalati. Enrico venne accolto col massimo
riguardo, e dal suo antico pastore, Pietro Poundtext che gli strinse
amichevolmente la mano, e da tutti coloro che professavano massime di
moderazione. Ma quei dell'altra fazione borbottarono fra denti i
vocaboli di _tiepidezza_, _indifferenza_, _tollerantismo_, e alcuni si
rammentavano l'un l'altro sommessamente, che Silas Morton nei suoi
ultimi giorni avea riconosciuta l'autorità del tiranno, di Carlo
Stuardo, e quindi schiusa la porta all'oppressione, sotto la quale allor
gemeva la chiesa presbiteriana. Nondimeno, poichè l'interesse generale
comandava un tal punto, che non si rifiutassero i servigi di chiunque
porgea mano alla _grand'opera_, Morton venne accolto siccome un de' capi
dell'esercito; se non coll'approvazione universale, almeno senza udirsi
voce d'alcuno che si opponesse.
Allora Burley persuase ai diversi comandanti lo scompartire in compagnie
tutti gli uomini di quell'esercito, il cui numero continuamente
ingrossava. Neil'eseguirsi un tale ripartimento, tutti quelli della
congregazione del moderato Poundtext, si schierarono, com'è naturale il
crederlo, sotto il comando di Enrico Morton, nato fra essi; per la qual
cosa ei si trovò capo della più bella e più numerosa compagnia di tutto
l'esercito.
Ultimata questa bisogna, fu necessario passare all'altra di prescrivere
l'andamento delle fazioni militari. Oh come palpitò il cuore di Morton
in udendo porre per prima cosa il partito d'impadronirsi del castello di
Tillietudlem, giudicato punto il più rilevante in quello stato di cose!
Il ministro Poundtext più degli altri instava sull'urgenza di tale
espediente, avendo del suo parere tutti gli abitanti di que' dintorni, i
quali vedeano in questo castello il migliore rifugio delle truppe reali,
che non avrebbero mancato di ardere le case, di perseguirne le famiglie,
scostatosi appena l'esercito da cui in allora ricevean protezione.
»Opino (dicea Poundtext, chè i teologi di que' giorni non si stavano mai
dal proferire il proprio parere sulle fazioni militari comunque
ignorantissimi, soprattutto in tale argomento) opino che facciam nostra
la fortezza di quella femmina, detta lady Bellenden. Costei discende da
una empia schiatta, in ogni tempo avvezza a lordarsi le mani nel sangue
de' veri figli della chiesa.»
»Egli è vero che la piazza è forte, così ragionava Burley. Ma quai modi
ha di difesa? Due donne potranno tentar nemmeno di trattenerci?»
»In questa fortezza trovasi ancora, soggiugneva Poundtext, Iohn Gudyil
cantiniere della vecchia signora, che si dà vanto di aver militato sin
dalla prima fanciullezza e d'avere portate l'armi sotto Iames Graham di
Montrose, quel figlio indegno di Belial.»
»Eh via! vergognatevi di parlarci d'un cantiniere» sì gli disse in tuon
di rampogna Burley.
»Vi si trova parimente, continuò Poundtext, quel vecchio partigiano
della monarchia, Miles Bellenden di Charnwood, che nelle passate guerre,
ha sempre impugnate l'armi contra i nostri fratelli.»
»Oh quanto a Miles Bellenden, fratello di sir Artur, soggiunse Burley,
questi è ben uomo, che se fa tanto di sguainare la spada, non è facile
il fargliela rimettere nel fodero.»
»Vi dirò anzi, aggiugneva un altro arrivato in quell'istante, essere
voce divulgata per tutto il paese, che dopo la sconfitta dei Reali
furono introdotti nel castello e soldati e vittovaglie, indi ne è stata
chiusa la porta.»
»Non sarà mai per mio avviso, disse allora Burley, che noi perderemo il
tempo ad assediare un castello. Ne fa d'uopo correre innanzi, e trar
partito de' vantaggi ottenuti per occupare Glascow. Non so immaginarmi
che, o gli avanzi del reggimento da noi sconfitto o il reggimento
medesimo di lord Ross, pensino neanco ad aspettarci colà di piè fermo.»
»Almeno, rispose Poundtext, potremmo spiegare il nostro stendardo
dinanzi a Tillietudlem e fare un'intimazione al castello. So bene che vi
sta dentro una schiatta di refrattari; ma chi sa? potrebbero anche
arrendersi; ed in allora faremmo prigionieri gli uomini, e muniremmo di
salvocondotto le donne perchè potessero trasferirsi a Edimburgo.»
»Chi ardisce parlare di pace e salvocondotti?» si udì allora una voce
stridula e acuta che venia dal mezzo di quella folla.
»Tacete, fratello Abacucco, tacete» soggiugneva in tuono pressocchè
supplichevole Macbriar.
»No che non tacerò, continuava la precedente voce. È egli momento di
parlare di pace e di salvocondotti, quando la terra è scossa fino nelle
sue viscere? quando i rigagnoli divengono fiumi di sangue? quando il
coltello a due tagli è uscito del fodero?»
Così favellando questo nuovo oratore pervenne ad avanzarsi in mezzo al
consesso, e offerse ai sorpresi occhi di Morton la vista d'un
personaggio, il cui aspetto conformava affatto alla voce e ai discorsi
che avea fatti udire. Coperto d'un abito, altra volta nero, che andava a
brani, portava sovr'esso i frammenti d'un vecchio mantelletto qual
l'usano i montanari Scozzesi; aggiustamento di vesti che non bastavano
al certo a guarentir dal freddo chi le portava, e a fatica adempievano i
riguardi voluti dalla modestia. Gli ondeggiava sul petto una lunga
barba, bianca come la neve; e capelli della stessa bianchezza che non
avevan mai conosciuto pettine gli cadeano disordinatamente e dinanzi e
sopra le spalle. I lineamenti del volto dimagrato dai digiuni appena il
lasciavano scernere per un uomo. Feroce erane il guardo; e i suoi occhi
errabondi ed acuti ad un tempo davan segno d'una mente sconcertata.
Brandiva una sciabola arrugginita e tinta di sangue. Le unghie di costui
cogli artigli d'un'aquila avean somiglianza.
»In nome del cielo, chi è costui?» chiese sommessamente a Poundtext il
giovane Morton, fatto stupido a tale aspetto come se avesse veduto un
sacerdote cannibale, toltosi allora dal sagrificar vittime umane.
»Egli è Abacucco Mucklewrath, rispose parimente sotto voce il ministro
Poundtext; uomo che ha sofferto assai nelle passate guerre, e che indi è
stato lungo tempo in prigione: la mente sua era alienata da lui fin
quando egli ne uscì, e temo veramente sia posseduto dallo spirito
maligno. Nondimeno l'entusiasmo ch'ei dimostra gli ha fatti molti
partigiani, nè vorrei...»
Ma la voce di Poundtext fu soperchiata da quella di Abacucco che ripetè
in tuono da far tremare la soffitta di quella stanza: »Chi ardisce
parlar di pace e salvocondotti? Chi di pietà verso le case de' malvagi?
Non istà forse scritto: _voi infrangerete contro le selci i capi de' lor
fanciulli: precipitate dall'alto delle torri la madre e la figlia; si
nudriscano i cani del loro sangue come di quello di Gezabelle?_»[4]
[4] Tutti coloro che mossi, o da entusiasmo siccome i Puritani,
o anche da fini più scaltri, vollero dare significato a loro
modo alle Sacre Carte, confusero le minacce de' gastighi divini
annunziati in tuon profetico da' suoi ministri con una sanzione
di que' delitti che, sebbene compiessero tali minacce,
acquistavano ben altro che merito a chi li commetteva. — _N. del
T._
»Com'ei parla giusto! sclamavano parecchie voci dietro di lui. In verità
non sarebbe servire a dovere la buona causa il risparmiarne i nemici.»
»Ah! quest'è un abbominio, un'empietà che fa nausea, proruppe Morton che
non potea più frenare la sua indignazione. E credete voi meritarvi la
protezione del cielo ascoltando i consigli orribili dell'atrocità e
della follìa?»
»Zitto là, giovine inesperto! zitto là! prese a dir Kettledrumle, tu
censuri quello che non intendi. Spetta a te forse giudicare il vaso
entro cui il cielo ha versate le sue inspirazioni?»
»Noi giudichiamo l'albero da' suoi frutti, rispose Poundtext, nè
crediamo che una contravvenzione alle leggi divine possa essere figlia
d'una inspirazione del cielo.»
Kettledrumle si apparecchiava a rispondergli, ma fece per lui la
strillante voce di Abacucco che tutte le voci spegnea.
»Perchè vi ho parlato? Perchè mi son io tratto fra voi? Perchè ho
veduto; perchè ho inteso. Che cosa ho veduto? L'angelo sterminatore che
brandiva la spada fiammeggiante. Che cosa ho inteso? Una voce che
gridava _Ferite, ferite! che i vostri occhi sian chiusi! che le vostre
mani non conoscan pietà! L'uomo, e il fanciullo, la giovinetta e la
vecchia dai capelli grigi, tutti cadano percossi dal fendente della
vostra sciabola, che i ruscelli si cambino in fiumi di sangue!_»
»Così comanda Dio. Sclamarono molte voci. Non può dubitarsene; poichè
sono sei giorni che l'uomo divino non ha nè mangiato nè parlato. Noi
ubbidiremo alla inspirazione.»
Compreso d'orrore sopra quanto aveva inteso ed udito Morton, s'allontanò
dal consesso, e uscì fuori di quel tugurio. Burley che non dipartiva gli
occhi da lui, lo seguì; e afferratolo per un braccio: »Ove andate?» gli
disse.
»Nol so — Di nulla mi cale. — Basta ch'io qui non rimanga più lungo
tempo.»
»Giovane! ti stancasti sì presto? Mettesti appena la mano all'aratro, e
divisi già abbandonarlo? È questo il tuo consacrarti alla causa che un
giorno tuo padre ha difesa?»
»Non v'è causa giusta, rispose Morton, che potesse prosperare sotto sì
fatti auspici. Vedo una parte che vuole ubbidire ai sogni d'un
mentecatto sitibondo di sangue. Vedo tra i capi di questa banda un prete
ignorante quanto orgoglioso. Ne vedo un altro....» e qui fermossi un
istante.
»Continua, disse Burley, continua. Ti ascolterò senza scompigliarmi. Un
altro, vuoi tu dire, che è un assassino, un Balfour di Burley. Ma tu, o
giovine, non pensi a tutto: in questi giorni di vendetta non sono gli
uomini amanti sol di se stessi, gli uomini che ragionano a mente fredda,
coloro che sorgono ad eseguire i giudizi del cielo, a compiere la
liberazione d'un popolo. Se ti fosse toccato il vedere gli eserciti
d'Inghilterra sotto il parlamento del 1642, allorchè tutte le lor file
ringorgavano di settari e di entusiasti più feroci degli anabatisti di
Munster, ben avresti avuto altro argomento di maraviglia. Ma cotesti
uomini erano invincibili, e le lor mani operarono prodigi per la libertà
del proprio paese.»
»I lor consigli però si tenevano con saggezza, e a malgrado della
violenza del loro zelo e della stravaganza delle loro opinioni,
eseguivano gli ordini de' propri capi nè si trasportavano ad atti
inutili di crudeltà. Venti volte l'ho udito dire a mio padre. I vostri
conciliaboli in vece sono l'immagine vera del caos.»
»Abbi pazienza, Enrico Morton! Tu non devi abbandonare la causa della
religione e della patria per un discorso stravagante, o per un'azione
che sembra a te riprovevole. Ascoltami. Io già ho fatto comprendere ad
alcuni de' nostri amici che abbiamo un consiglio soverchiamente
numeroso; e sembran d'accordo nella massima di ridurlo a sei de' capi
principali. Tu sarai un di questi; tu avrai in esso una voce; tu potrai
favorire, quando il crederai convenevole, la parte dei moderati. Sei
contento?»
»Il sarò senza dubbio, quand'io veda veramente la mia presenza essere
utile a temperare gli orrori d'una civile discordia; nè abbandonerò la
carica che accettai se non se allor quando io veda vincer partiti,
contra i quali si ribelli la mia coscienza. No: non vedrò mai
imperterrito la strage d'un inimico che domanda quartiere al cessare
della battaglia: non consentirò mai ad un'esecuzione, cui non abbia
preceduto un giudizio. Voi potete star certi che a provvisioni di tal
natura io mi opporrò costantemente e con tutto il potere che mi
attribuiste.»
»Sei giovine, o Morton, te lo ripeto, nè comprendi ancora che poche
gocce di sangue son nulla, se giovano ad estinguere tutto un incendio.
Ma non quindi ti prenda spavento. Avrai in tutti i casi voce al
consiglio, e può darsi che ci troviamo sempre del medesimo avviso.»
Nè tai detti erano assai per rendere Morton tranquillo: pure non giudicò
in quell'istante prudenza il tirar più a lungo un tale colloquio. Burley
si tolse da lui, consigliandolo a prendere un po' di riposo, tanto più
necessario per la probabilità che alla domane l'esercito si ponesse in
cammino.
»Non andate a dormire anche voi?» Enrico gli chiese.
»No, rispose Burley: i miei occhi non si possono ancora chiudere al
sonno. Egli è d'uopo che la scelta del nuovo consiglio venga fatta in
questa notte medesima. Domani vi chiamerò per prendervi luogo alle
deliberazioni.»
Partito Burley, Morton si fece ad esaminare il sito ove trovavasi, nè
credè rinvenirne un più opportuno per trascorrervi quella notte. Coperto
di musco erane il suolo, e una punta di roccia lo difendea dal vento di
tramontana. Avviluppatosi nel mantello datogli fin sulle prime
dell'arresto suo dal dragone, una stanchezza, figlia delle fatiche del
corpo e dell'animo sofferte in quella giornata, lo vinse; talchè prima
di aver tempo di meditare sullo stato deplorabile del suo paese e sul
bivio dilicato in mezzo a cui trovavasi posto, fu preso dal sonno.
L'esercito puritano dormì a campo. In questo mezzo i principali duci
ebbero con Burley un parlamento sullo stato de' comuni affari, e le
sentinelle poste alla sicurezza di quell'accampamento si tennero deste a
furia d'intonar cantici tutta la notte.