»Ognun ne ammira in non cangiata guisa
»Sereno il ciglio, il portamento altero,
»Tal che lui vinto vincitore avvisa.»
_Hardyknute._
Allorchè il colonnello si presentò innanzi alla famiglia di lady
Margherita congregatasi per riceverlo nella grande sala, serbava quella
serenità di volto e quella disinvoltura che si erano scorte in lui
quella mattina medesima; nè i corsi pericoli gli fecero perdere
l'antiveggenza di rassettarsi quanto il potè ed ammendare una parte di
quegli sconci esterni che da un combattimento sogliono riportarsi. Più
non si scerneano sulle mani di lui le macchie impressevi dal sangue
degl'inimici, talchè sarebbesi creduto venir allora da un mattutino
diporto.
»Mi trovo sconsolatissima, o colonnello, (tai furono i primi accenti che
la vecchia signora gl'indirizzò piangendo a cald'occhi) veramente
sconsolatissima.»
»Io temo, mia cara lady Bellenden, che dopo la rotta cui soggiacemmo voi
non siate ormai troppo sicura in questo castello. La vostra notissima
lealtà, e l'ospitalità da voi conceduta stamane ai soldati di sua
maestà, potrebbero partorirvi conseguenze funeste. Vengo dunque a
proporvi, se però la protezione d'un povero fuggitivo non vi sembra cosa
da disdegnarsi, di farmi scorta sì a voi che a miss Editta tanto da
condurvi a Glascow. Di lì farò accompagnarvi a Edimburgo o al castello
di Dumbarton, secondo quello che giudicherete voi più a proposito.»
»Vi son grata, o colonnello, lady Margherita rispose; ma mio fratello si
è assunto difendere questa piazza contra i ribelli, nè si dirà che lady
Bellenden sia fuggita da Tillietudlem sintantochè vi rimarrà un soldato
valoroso che glie ne protegga il soggiorno.»
»Il maggior Bellenden ha concepito un tale disegno? (Disse Claverhouse
fissando gli occhi sfolgoranti d'ammirazione sopra il vegliardo.) Ma
perchè dovrei dubitarne? Un tal disegno corrisponde al restante della
sua vita. Però, maggiore, avete voi modi per resistere ad un assalto?»
»Non mi mancano, rispose il vecchio Bellenden, che uomini e
vittovaglie.»
»Posso lasciarvi, il colonnello soggiunse, dodici o venti uomini capaci
di restar intrepidi sulla breccia, fosse anche il diavolo che venisse
all'assalto. Certamente prestereste il massimo servigio allo stato col
dar qui indugio, anche d'una sola settimana, al nemico; basterebbe
questo tempo per farvi giugnere indubitatamente soccorsi.»
»Con venti uomini coraggiosi mi fo mallevador del castello. Vi ho già
fatto introdurre i cassoni di polvere che avevate lasciati nella nostra
cascina. E quanto a vittovaglie, spero che i messi da me inviati ai
vicini villaggi non torneranno addietro a mani vuote. Ad un estremo caso
poi mangeremo le suola de' nostri stivali prima di renderci.»
»Oserei, colonnello, farvi un'inchiesta, disse allora lady Margherita.
Avrei caro, se il rinforzo che vi piacerà aggiugnere alla mia
guarnigione avesse per comandante il sergente Stuardo di Bothwell.
Potrebbe ciò dargli occasione di meritarsi più presto la promessagli
promozione; oltrechè la nobiltà del sangue, onde proviene, m'inspira
grande fiducia.»
»I fatti campali del sergente son terminati, o milady, rispose
Claverhouse, nè è in questo mondo ch'ei possa omai sperare le sue
promozioni.»
»Perdonate (soggiunse il maggiore, che prese pel braccio il colonnello e
seco lo trasse in disparte) ma non so celarvi la mia angustia sopra
diversi de' miei amici. Temo abbiate fatta un'altra perdita e ben più
importante. Osservo che lo stendardo è portato da altri. Soleva essere
vostro nipote....»
»Avete ragione, o maggiore, rispose Claverhouse senza cambiare di tuono.
Mio nipote non è più; ma ha fatto una morte degna di lui, adempiendo il
proprio dovere.»
»Quale sciagura! sclamò il maggiore; un sì bel giovine, sì valoroso; su
cui si fondavano tante speranze!....»
»Tutto ciò è vero, replicò Claverhouse; io riguardava il povero Riccardo
come mio figlio; esso era la pupilla de' miei occhi, l'erede mio
presuntivo. Ma io vivo, o maggiore, (soggiunse stringendo con forza la
mano del vecchio guerriero) e vivo per vendicarlo.»
»Colonnello (ripigliò a dire il prode veterano, intantochè rasciugava
una lagrima dagli occhi sfuggitagli) mi compiaccio in veggendovi
sopportare con tanta fermezza una sì grave sciagura.»
»Che che possa dirsi, o maggiore, un disordinato amor di me stesso non
guida nè le mie speranze, nè i miei timori, nè i miei diletti, nè le mie
pene. Il ben pubblico è sempre stato il solo mio scopo. Forse talvolta
ho spinta tropp'oltre la severità, ma quanto feci il feci per il meglio,
nè mi appartiene mostrar pe' miei patimenti propri una debolezza che non
ho mostrata per quelli degli altri. I miei nemici nel consiglio imputino
a me questa rotta! — Sprezzo le loro imputazioni. Mi calunnino presso il
sovrano! — Saprò ad essi rispondere. Trionfino i ribelli della mia
disfatta! — Verrà il giorno di provar loro che trionfarono troppo
presto. Il giovinetto rimasto morto sul campo era la sola barriera posta
fra me ed un avaro congiunto; perchè, il sapete, non ho figli miei
propri; ma una tale sventura ferisce me solamente; nè la patria dovrà
dolersi tanto di questa perdita quanto di quella di lord Evandale, che
dopo aver date prove del massimo valore, ha dovuto, come sembra fuor di
dubbio, perire.»
»Qual funesta giornata, mio colonnello! Ho ben udito dire che il troppo
impeto di questo giovane sfortunato quanto coraggioso è stata una fra le
primarie cagioni della perdita della battaglia.»
»Ah! non dite questo, o maggiore. Se v'è qualcuno che in tal giorno
abbia meritata censura, volgasi sopra i superstiti, ma non mai ad
invilire gli allori di coloro che gloriosamente soggiacquero. Non potrei
però darvi per cosa certissima che lord Evandale sia in questo numero.
Quanto posso dirvi si è che abbandonammo il campo di battaglia in circa
quaranta uomini, miseri avanzi del reggimento; che eravamo vivamente
incalzati; che giunti dietro lo spianato di Loudon-Hill trovai una
trentina d'uomini a cavallo dispersi, ma Evandale più non era con noi.
Uno de' miei dragoni lo vide cader da cavallo, nè mi resta nemmeno il
conforto di dubitare ch'egli non sia o ucciso o prigioniero.»
»Però, colonnello, il vostro corpo è aumentato dacchè siete arrivato.»
Soggiunse il maggiore, fattosi ad osservare verso una finestra che
mettea nel cortile del castello d'ond'erano entrati i soldati.
»Oh! disse Claverhouse, questi furfanti non hanno nessuna tentazione nè
di disertare, nè dì sbandarsi al di là de' luoghi ove un primo timore li
trasportò. Non v'è troppo buon sangue tra essi e i contadini di questo
paese: tutti i villaggi d'onde passassero sorgerebber contr'essi, e
v'accerto io che le falci, i forcati, i flagelli ispirano a costoro un
timore efficacissimo a ricondurli sotto i loro stendardi.»
Si diedero indi a discutere su i modi di difesa immaginati dal maggiore,
e su quelli di mantenersi in corrispondenza, accadendo che la sommossa
venisse vie più a dilatarsi. Claverhouse innovellò l'offerta di condurre
a Glascow lady Bellenden e miss Editta, ma il maggiore pensò ch'elleno
sarebbero egualmente sicure a Tillietudlem.
Il colonnello coll'usata sua cortesia si congedò dall'una e dall'altra,
assicurandole del vivo rincrescimento prodotto in lui dalla necessità di
lasciarle in un momento sì pericoloso, e aggiugnendo che avrebbe avuto
per prima cura quella di soccorrere il castello; stessero quindi certe
di rivederlo, o d'avere con massima sollecitudine sue contezze.
Troppi pensieri in allora teneano agitato l'animo di lady Margherita,
perch'ella potesse rispondergli, siccome in tutt'altra occasione avrebbe
fatto: e si limitò nel rendere a Claverhouse le salutazioni fattele ed a
ringraziarlo del rinforzo che le avea promesso lasciarle. Editta ardea
della brama d'assicurarsi sul destino corso da Enrico Morton, ma non osò
risolversi a pronunziarne il nome. Ella erasi data alla speranza che suo
zio avrebbe profittato del colloquio particolare tenuto con Claverhouse
per favellargli di Morton; ma s'ingannò. Quando anche un figlio del
maggiore Bellenden si fosse trovato nelle circostanze del giovine di
Milnwood, è probabile che quel vegliardo non avrebbe trovato un istante
per dirne una parola in favore al colonnello; tanto avea intese tutte le
sollecitudini agli apparecchi della difesa.
Scese il colonnello per rimettersi a capo degli avanzi del suo
reggimento, e il maggiore l'accompagnò per ricevere da lui medesimo il
rinforzo di cui erasi pattuito.
»Non posso darvi veruno ufiziale, gli disse Claverhouse; pochi già me ne
restano, e i loro sforzi congiunti a' miei bastano appena per mantenere
l'ordine e la disciplina fra la mia gente. Vi lascerò Inglis per
comandare sotto i vostri ordini il drappello che intanto vi assegno; se
però, partito me, arrivasse qui un qualche ufiziale del reggimento, vi
do facoltà di trattenerlo e la presenza di esso non leverà poco per
assicurare l'articolo tanto essenziale della subordinazione.»
Quindi allorchè i suoi dragoni s'accignevano a partire, fece uscire
sedici uomini dalle file, e li pose sotto il comando del caporale
Inglis, cui promosse in quell'istante al grado di sergente, sì dicendo
loro: »Vi confido la difesa di questo castello. Dipenderete tutti da gli
ordini del maggiore Bellenden, uno fra' più zelanti e fedeli servi di
sua maestà. Se nel vostro contegno darete prove di saggezza, di
coraggio, e di subordinazione, ognuno di voi n'avrà guiderdone all'atto
del mio ritorno. Ma se vi fosse alcuno che trascurasse i propri doveri,
che si facesse lecita la menoma trasgressione, ceppi e corda! — Voi mi
conoscete, e vi è noto che non manco mai di parola. — Addio, maggiore,
(e in questo gli strigneva affettuosamente la mano). Vi siete assicurata
per sin ch'io viva la mia amicizia. Possiate voi riuscire nella vostra
impresa, e possiamo entrambi vedere splendere dì più sereni!»
Allora il restante di quella soldatesca si pose in cammino; ma in essa
più non iscorgevansi nè quell'altero contegno, nè quell'appariscenza,
con cui mostrossi nell'abbandonare in quella stessa mattina il castello.
Cionullameno le premure assuntesi dal maggiore Allan, restituirono
l'ordine fra quelle file sicchè potea tuttavia ravvisarsi, che al
reggimento guardie pertenea quel drappello.
Partiti appena, il maggiore Bellenden mandò un esploratore ad
investigare le fazioni cui dava allora opera l'inimico; e quanto potè
sapere si fu ch'ei sembrava propenso a passar la notte nel campo del
quale erasi impadronito. I capi de' Puritani, come vedemmo, aveano
spedito per vittovaglie a tutti i villaggi posti all'intorno; laonde
accadea che gli abitatori d'un medesimo luogo ricevevano ordine a nome
del re d'inviare vittuarie al castello di Tillietudlem, e ordine a nome
dell'esercito presbiteriano d'inviarle a Loudon-Hill. Ogni inchiesta di
tal natura veniva accompagnata da minacce contra chi non prestatavi a
secondarla, perchè i riscotitori di sì fatte contribuzioni sapean troppo
bene che a furia sol di minacce i contadini si sarebbero risoluti a
staccarsi dalle loro sostanze; e i poveri sfortunati cui gli ordini
contradittorj veniano intimati, trovavansi soprappiù nell'impaccio di
non sapere a chi dover ubbidire[3].
[3] Non siam lontani dai tempi, in cui ogni parte dell'Europa,
qual più, qual meno, è stata spettatrice di non dissimili
avvenimenti. La natura è la medesima in tutte le età, e Walter
Scott è il vero pittore della natura. — _N. del T._
In uno di questi difficili bivj trovavasi Niel, l'ostiero suonatore di
piva, del quale facemmo menzione nel principio di questa storia; il suo
fertile ingegno gli suggerì modi a trarsi d'imbarazzo.
»Questa maladettissima età, ei ragionava fra se medesimo, farebbe
divenir pazzo un Salomone di sapienza. Però qui bisogna prender qualche
partito. — Vediamo, Jenny! Come stiamo di granaglie in casa nostra?»
»Quattro sacchi d'avena, padre mio, due d'orzo, due di ceci.»
»Ebbene, la mia ragazza! continuò Niel sospirando, dirai a Bauldy che
porti l'orzo e i ceci a Loudon-Hill, perchè queste robe gioveranno
meglio agli stomachi presbiteriani. Avverta sopra ogni cosa di dire, che
è tutto quanto abbiamo nel nostro granaio. Non abbia paura di mentire,
perchè questa bugia intende al ben della casa. Poi se gli rimanessero
scrupoli, aspetti un momento, e vedrà sparire anche i quattro sacchi di
avena ch'io medesimo accompagnerò a Tillietudlem. Vi stanno di
guarnigione alcuni dragoni, e so che non mi vedranno mal volentieri.»
»Tutto ciò va bene, padre mio; ma e che cosa rimarrà da mangiare per
noi, se ci priviamo di tutto il nostro?»
»Eh carina! Ti sei, lo vedo, dimenticata che abbiamo un sacco di farina
di frumento; converrà risolverci a mangiarlo (disse Niel con tuono di
rassegnazione). Non è poi un nudrimento tanto cattivo, e gl'Inglesi la
preferiscono, benchè gli Scozzesi per le loro focacce trovino la farina
di orzo più adatta.»
Intantochè il prudente Niel cercava a farsi amici da entrambe le parti,
tutti quei de' dintorni correvano all'armi. I Reali non erano i più,
perchè riduceansi a que' signori che faceano vita ne' propri castelli, e
questi, anzichè pensare a collegarsi, ciascuno spartatamente dava opera
a munir la sua rocca per provvedere all'istante in cui venisse assalita.
Ciascun d'essi era già consapevole degli apparecchi che faceansi a
Tillietudlem, e riguardava questa fortezza come ultimo rifugio ove
ripararsi, quando fosse tornato vano ogn'altro resistere.
Tutti in vece i villaggi mandavano copiosi rinforzi all'esercito
presbiteriano; perchè avendo i Reali fatta man bassa nel paese,
inarcebiti erano gli animi de' contadini; e vedendo quindi con occhio di
compiacenza la rotta sofferta dai loro persecutori, riguardavano nella
vittoria della parte antireale una via che lor dischiudevasi per
iscotere il giogo della militare tirannide. Quindi ad ogn'istante il
campo di Loudon-Hill ingrossava di drappelli numerosi d'uomini
deliberati a sostenere con tutti i propri sforzi una causa che aveano
per unita a quella della civile e religiosa libertà.