CAPITOLO V.

»Ognun ne ammira in non cangiata guisa

»Sereno il ciglio, il portamento altero,

»Tal che lui vinto vincitore avvisa.»

_Hardyknute._

Allorchè il colonnello si presentò innanzi alla famiglia di lady

Margherita congregatasi per riceverlo nella grande sala, serbava quella

serenità di volto e quella disinvoltura che si erano scorte in lui

quella mattina medesima; nè i corsi pericoli gli fecero perdere

l'antiveggenza di rassettarsi quanto il potè ed ammendare una parte di

quegli sconci esterni che da un combattimento sogliono riportarsi. Più

non si scerneano sulle mani di lui le macchie impressevi dal sangue

degl'inimici, talchè sarebbesi creduto venir allora da un mattutino

diporto.

»Mi trovo sconsolatissima, o colonnello, (tai furono i primi accenti che

la vecchia signora gl'indirizzò piangendo a cald'occhi) veramente

sconsolatissima.»

»Io temo, mia cara lady Bellenden, che dopo la rotta cui soggiacemmo voi

non siate ormai troppo sicura in questo castello. La vostra notissima

lealtà, e l'ospitalità da voi conceduta stamane ai soldati di sua

maestà, potrebbero partorirvi conseguenze funeste. Vengo dunque a

proporvi, se però la protezione d'un povero fuggitivo non vi sembra cosa

da disdegnarsi, di farmi scorta sì a voi che a miss Editta tanto da

condurvi a Glascow. Di lì farò accompagnarvi a Edimburgo o al castello

di Dumbarton, secondo quello che giudicherete voi più a proposito.»

»Vi son grata, o colonnello, lady Margherita rispose; ma mio fratello si

è assunto difendere questa piazza contra i ribelli, nè si dirà che lady

Bellenden sia fuggita da Tillietudlem sintantochè vi rimarrà un soldato

valoroso che glie ne protegga il soggiorno.»

»Il maggior Bellenden ha concepito un tale disegno? (Disse Claverhouse

fissando gli occhi sfolgoranti d'ammirazione sopra il vegliardo.) Ma

perchè dovrei dubitarne? Un tal disegno corrisponde al restante della

sua vita. Però, maggiore, avete voi modi per resistere ad un assalto?»

»Non mi mancano, rispose il vecchio Bellenden, che uomini e

vittovaglie.»

»Posso lasciarvi, il colonnello soggiunse, dodici o venti uomini capaci

di restar intrepidi sulla breccia, fosse anche il diavolo che venisse

all'assalto. Certamente prestereste il massimo servigio allo stato col

dar qui indugio, anche d'una sola settimana, al nemico; basterebbe

questo tempo per farvi giugnere indubitatamente soccorsi.»

»Con venti uomini coraggiosi mi fo mallevador del castello. Vi ho già

fatto introdurre i cassoni di polvere che avevate lasciati nella nostra

cascina. E quanto a vittovaglie, spero che i messi da me inviati ai

vicini villaggi non torneranno addietro a mani vuote. Ad un estremo caso

poi mangeremo le suola de' nostri stivali prima di renderci.»

»Oserei, colonnello, farvi un'inchiesta, disse allora lady Margherita.

Avrei caro, se il rinforzo che vi piacerà aggiugnere alla mia

guarnigione avesse per comandante il sergente Stuardo di Bothwell.

Potrebbe ciò dargli occasione di meritarsi più presto la promessagli

promozione; oltrechè la nobiltà del sangue, onde proviene, m'inspira

grande fiducia.»

»I fatti campali del sergente son terminati, o milady, rispose

Claverhouse, nè è in questo mondo ch'ei possa omai sperare le sue

promozioni.»

»Perdonate (soggiunse il maggiore, che prese pel braccio il colonnello e

seco lo trasse in disparte) ma non so celarvi la mia angustia sopra

diversi de' miei amici. Temo abbiate fatta un'altra perdita e ben più

importante. Osservo che lo stendardo è portato da altri. Soleva essere

vostro nipote....»

»Avete ragione, o maggiore, rispose Claverhouse senza cambiare di tuono.

Mio nipote non è più; ma ha fatto una morte degna di lui, adempiendo il

proprio dovere.»

»Quale sciagura! sclamò il maggiore; un sì bel giovine, sì valoroso; su

cui si fondavano tante speranze!....»

»Tutto ciò è vero, replicò Claverhouse; io riguardava il povero Riccardo

come mio figlio; esso era la pupilla de' miei occhi, l'erede mio

presuntivo. Ma io vivo, o maggiore, (soggiunse stringendo con forza la

mano del vecchio guerriero) e vivo per vendicarlo.»

»Colonnello (ripigliò a dire il prode veterano, intantochè rasciugava

una lagrima dagli occhi sfuggitagli) mi compiaccio in veggendovi

sopportare con tanta fermezza una sì grave sciagura.»

»Che che possa dirsi, o maggiore, un disordinato amor di me stesso non

guida nè le mie speranze, nè i miei timori, nè i miei diletti, nè le mie

pene. Il ben pubblico è sempre stato il solo mio scopo. Forse talvolta

ho spinta tropp'oltre la severità, ma quanto feci il feci per il meglio,

nè mi appartiene mostrar pe' miei patimenti propri una debolezza che non

ho mostrata per quelli degli altri. I miei nemici nel consiglio imputino

a me questa rotta! — Sprezzo le loro imputazioni. Mi calunnino presso il

sovrano! — Saprò ad essi rispondere. Trionfino i ribelli della mia

disfatta! — Verrà il giorno di provar loro che trionfarono troppo

presto. Il giovinetto rimasto morto sul campo era la sola barriera posta

fra me ed un avaro congiunto; perchè, il sapete, non ho figli miei

propri; ma una tale sventura ferisce me solamente; nè la patria dovrà

dolersi tanto di questa perdita quanto di quella di lord Evandale, che

dopo aver date prove del massimo valore, ha dovuto, come sembra fuor di

dubbio, perire.»

»Qual funesta giornata, mio colonnello! Ho ben udito dire che il troppo

impeto di questo giovane sfortunato quanto coraggioso è stata una fra le

primarie cagioni della perdita della battaglia.»

»Ah! non dite questo, o maggiore. Se v'è qualcuno che in tal giorno

abbia meritata censura, volgasi sopra i superstiti, ma non mai ad

invilire gli allori di coloro che gloriosamente soggiacquero. Non potrei

però darvi per cosa certissima che lord Evandale sia in questo numero.

Quanto posso dirvi si è che abbandonammo il campo di battaglia in circa

quaranta uomini, miseri avanzi del reggimento; che eravamo vivamente

incalzati; che giunti dietro lo spianato di Loudon-Hill trovai una

trentina d'uomini a cavallo dispersi, ma Evandale più non era con noi.

Uno de' miei dragoni lo vide cader da cavallo, nè mi resta nemmeno il

conforto di dubitare ch'egli non sia o ucciso o prigioniero.»

»Però, colonnello, il vostro corpo è aumentato dacchè siete arrivato.»

Soggiunse il maggiore, fattosi ad osservare verso una finestra che

mettea nel cortile del castello d'ond'erano entrati i soldati.

»Oh! disse Claverhouse, questi furfanti non hanno nessuna tentazione nè

di disertare, nè dì sbandarsi al di là de' luoghi ove un primo timore li

trasportò. Non v'è troppo buon sangue tra essi e i contadini di questo

paese: tutti i villaggi d'onde passassero sorgerebber contr'essi, e

v'accerto io che le falci, i forcati, i flagelli ispirano a costoro un

timore efficacissimo a ricondurli sotto i loro stendardi.»

Si diedero indi a discutere su i modi di difesa immaginati dal maggiore,

e su quelli di mantenersi in corrispondenza, accadendo che la sommossa

venisse vie più a dilatarsi. Claverhouse innovellò l'offerta di condurre

a Glascow lady Bellenden e miss Editta, ma il maggiore pensò ch'elleno

sarebbero egualmente sicure a Tillietudlem.

Il colonnello coll'usata sua cortesia si congedò dall'una e dall'altra,

assicurandole del vivo rincrescimento prodotto in lui dalla necessità di

lasciarle in un momento sì pericoloso, e aggiugnendo che avrebbe avuto

per prima cura quella di soccorrere il castello; stessero quindi certe

di rivederlo, o d'avere con massima sollecitudine sue contezze.

Troppi pensieri in allora teneano agitato l'animo di lady Margherita,

perch'ella potesse rispondergli, siccome in tutt'altra occasione avrebbe

fatto: e si limitò nel rendere a Claverhouse le salutazioni fattele ed a

ringraziarlo del rinforzo che le avea promesso lasciarle. Editta ardea

della brama d'assicurarsi sul destino corso da Enrico Morton, ma non osò

risolversi a pronunziarne il nome. Ella erasi data alla speranza che suo

zio avrebbe profittato del colloquio particolare tenuto con Claverhouse

per favellargli di Morton; ma s'ingannò. Quando anche un figlio del

maggiore Bellenden si fosse trovato nelle circostanze del giovine di

Milnwood, è probabile che quel vegliardo non avrebbe trovato un istante

per dirne una parola in favore al colonnello; tanto avea intese tutte le

sollecitudini agli apparecchi della difesa.

Scese il colonnello per rimettersi a capo degli avanzi del suo

reggimento, e il maggiore l'accompagnò per ricevere da lui medesimo il

rinforzo di cui erasi pattuito.

»Non posso darvi veruno ufiziale, gli disse Claverhouse; pochi già me ne

restano, e i loro sforzi congiunti a' miei bastano appena per mantenere

l'ordine e la disciplina fra la mia gente. Vi lascerò Inglis per

comandare sotto i vostri ordini il drappello che intanto vi assegno; se

però, partito me, arrivasse qui un qualche ufiziale del reggimento, vi

do facoltà di trattenerlo e la presenza di esso non leverà poco per

assicurare l'articolo tanto essenziale della subordinazione.»

Quindi allorchè i suoi dragoni s'accignevano a partire, fece uscire

sedici uomini dalle file, e li pose sotto il comando del caporale

Inglis, cui promosse in quell'istante al grado di sergente, sì dicendo

loro: »Vi confido la difesa di questo castello. Dipenderete tutti da gli

ordini del maggiore Bellenden, uno fra' più zelanti e fedeli servi di

sua maestà. Se nel vostro contegno darete prove di saggezza, di

coraggio, e di subordinazione, ognuno di voi n'avrà guiderdone all'atto

del mio ritorno. Ma se vi fosse alcuno che trascurasse i propri doveri,

che si facesse lecita la menoma trasgressione, ceppi e corda! — Voi mi

conoscete, e vi è noto che non manco mai di parola. — Addio, maggiore,

(e in questo gli strigneva affettuosamente la mano). Vi siete assicurata

per sin ch'io viva la mia amicizia. Possiate voi riuscire nella vostra

impresa, e possiamo entrambi vedere splendere dì più sereni!»

Allora il restante di quella soldatesca si pose in cammino; ma in essa

più non iscorgevansi nè quell'altero contegno, nè quell'appariscenza,

con cui mostrossi nell'abbandonare in quella stessa mattina il castello.

Cionullameno le premure assuntesi dal maggiore Allan, restituirono

l'ordine fra quelle file sicchè potea tuttavia ravvisarsi, che al

reggimento guardie pertenea quel drappello.

Partiti appena, il maggiore Bellenden mandò un esploratore ad

investigare le fazioni cui dava allora opera l'inimico; e quanto potè

sapere si fu ch'ei sembrava propenso a passar la notte nel campo del

quale erasi impadronito. I capi de' Puritani, come vedemmo, aveano

spedito per vittovaglie a tutti i villaggi posti all'intorno; laonde

accadea che gli abitatori d'un medesimo luogo ricevevano ordine a nome

del re d'inviare vittuarie al castello di Tillietudlem, e ordine a nome

dell'esercito presbiteriano d'inviarle a Loudon-Hill. Ogni inchiesta di

tal natura veniva accompagnata da minacce contra chi non prestatavi a

secondarla, perchè i riscotitori di sì fatte contribuzioni sapean troppo

bene che a furia sol di minacce i contadini si sarebbero risoluti a

staccarsi dalle loro sostanze; e i poveri sfortunati cui gli ordini

contradittorj veniano intimati, trovavansi soprappiù nell'impaccio di

non sapere a chi dover ubbidire[3].

[3] Non siam lontani dai tempi, in cui ogni parte dell'Europa,

qual più, qual meno, è stata spettatrice di non dissimili

avvenimenti. La natura è la medesima in tutte le età, e Walter

Scott è il vero pittore della natura. — _N. del T._

In uno di questi difficili bivj trovavasi Niel, l'ostiero suonatore di

piva, del quale facemmo menzione nel principio di questa storia; il suo

fertile ingegno gli suggerì modi a trarsi d'imbarazzo.

»Questa maladettissima età, ei ragionava fra se medesimo, farebbe

divenir pazzo un Salomone di sapienza. Però qui bisogna prender qualche

partito. — Vediamo, Jenny! Come stiamo di granaglie in casa nostra?»

»Quattro sacchi d'avena, padre mio, due d'orzo, due di ceci.»

»Ebbene, la mia ragazza! continuò Niel sospirando, dirai a Bauldy che

porti l'orzo e i ceci a Loudon-Hill, perchè queste robe gioveranno

meglio agli stomachi presbiteriani. Avverta sopra ogni cosa di dire, che

è tutto quanto abbiamo nel nostro granaio. Non abbia paura di mentire,

perchè questa bugia intende al ben della casa. Poi se gli rimanessero

scrupoli, aspetti un momento, e vedrà sparire anche i quattro sacchi di

avena ch'io medesimo accompagnerò a Tillietudlem. Vi stanno di

guarnigione alcuni dragoni, e so che non mi vedranno mal volentieri.»

»Tutto ciò va bene, padre mio; ma e che cosa rimarrà da mangiare per

noi, se ci priviamo di tutto il nostro?»

»Eh carina! Ti sei, lo vedo, dimenticata che abbiamo un sacco di farina

di frumento; converrà risolverci a mangiarlo (disse Niel con tuono di

rassegnazione). Non è poi un nudrimento tanto cattivo, e gl'Inglesi la

preferiscono, benchè gli Scozzesi per le loro focacce trovino la farina

di orzo più adatta.»

Intantochè il prudente Niel cercava a farsi amici da entrambe le parti,

tutti quei de' dintorni correvano all'armi. I Reali non erano i più,

perchè riduceansi a que' signori che faceano vita ne' propri castelli, e

questi, anzichè pensare a collegarsi, ciascuno spartatamente dava opera

a munir la sua rocca per provvedere all'istante in cui venisse assalita.

Ciascun d'essi era già consapevole degli apparecchi che faceansi a

Tillietudlem, e riguardava questa fortezza come ultimo rifugio ove

ripararsi, quando fosse tornato vano ogn'altro resistere.

Tutti in vece i villaggi mandavano copiosi rinforzi all'esercito

presbiteriano; perchè avendo i Reali fatta man bassa nel paese,

inarcebiti erano gli animi de' contadini; e vedendo quindi con occhio di

compiacenza la rotta sofferta dai loro persecutori, riguardavano nella

vittoria della parte antireale una via che lor dischiudevasi per

iscotere il giogo della militare tirannide. Quindi ad ogn'istante il

campo di Loudon-Hill ingrossava di drappelli numerosi d'uomini

deliberati a sostenere con tutti i propri sforzi una causa che aveano

per unita a quella della civile e religiosa libertà.

I Puritani di Scozia, vol. 2 · 第 6 / 19 题