»In fra gli orrori che a feral battaglia
»Vengon seguaci, e di strage e paura
»Compion le rupi intorno e la boscaglia
»Ve' sciolto palafreni che tua ventura
»Ti guida, e innanzi a te sofferma il corso,
»E molle di sudor t'appresta il dorso.»
_Campbell._
Nel durar dell'azione da noi descritta, Morton, Cuddy e il reverendo
Gabriele Kettledrumle erano rimasti sullo spianato della montagna,
presso quell'altura coperta di musco, ove Claverhouse innanzi la pugna
avea tenuto consiglio di guerra co' suoi ufiziali; laonde poterono
osservare tutto quanto accadde; nè spettatori meno attenti di essi erano
stati il caporale Inglis, e i quattro uomini a cavallo che li
custodivano.
»Ah! se avessero coraggio, dicea con sommessa voce a Morton Cuddy, non
avremmo perduta ogni speranza di sottrarre al brutto laccio le nostre
gole; ma non mi fido gran che di costoro; han poca esperienza e della
guerra e del maneggio dell'armi.»
»Non ne hanno bisogno, o Cuddy, Morton gli rispondeva. Sono
eccellentemente situati, provveduti d'armi, e il lor numero è due volte
doppio del numero de' nemici. Se in questo momento non sanno combattere
per la lor libertà, si meritano di non acquistarla giammai.»
»Oh quale spettacolo! intanto esclamava Mausa che pareva un'ossessa. Il
mio spirito è come quello del profeta Elia! Il fuoco della verità mi
consuma; ecco il giorno del giudizio e della nostra liberazione! —
Ebbene! che mal vi sentite degnissimo sig. Kettledrumle? Voi siete
giallo come lo zafferano. — Quest'è il momento di orare, d'intonar
cantici per ottenere da Dio che confonda i persecutori del popolo
d'Israele.»
Un tal proposito racchiudeva una specie di rampogna, e il reverendo che
tonava dal pergamo allorchè il nemico era lontano, e che, siccome
vedemmo, non taceva neanco quando sarebbe stato il tacere in sua
facoltà, si era fatto muto all'udire il rumore del continuo trarre che
venia dalle valli; e lo spavento l'avea sì compreso che non trovò forza
di predicare il Puritanismo, benchè ciò s'aspettasse da lui l'intrepida
Mausa. Nondimeno non perdè tanto ogni accortezza da dimenticar nel
risponderle la cura che doveva alla propria fama.
»Tacete olà, donna! sclamò, tacete: e non mi turbate in mezzo alle mie
meditazioni ed alla lotta del mio spirito. — Però (andava pensando fra
se medesimo) qualche palla d'archibuso potrebbe giugnere fin qui; nè
farò male a ritrarmi dietro di quest'altura, come in luogo di
sicurezza.»
»Egli è un vigliacco, soggiugneva Cuddy, vero vigliacco!»
»Un tale spettacolo è orribile, lo confesso, diceva Morton; pur non
posso, a mio malgrado, stoglierne il guardo.»
»Dio si mostri, e i suoi nemici saranno dispersi!» cantava la vecchia,
fatta dimentica del pericolo dal proprio entusiasmo.
Tutti e tre dunque rimasero spettatori della pugna, cui però non erano
assai vicini per comprendere di chi fosse il vantaggio; oltrechè la
densa nebbia di fumo, che il vento spignea da quella banda, loro
impediva spesse volte persino la vista de' combattenti. Finalmente
osservarono qua e là sbandati per la valle diversi cavalli privi di
cavaliere, i quali però era facile l'accorgersi che appartenevano al
reggimento guardie. Poi vari cavalieri a piedi che fuggivano verso la
montagna, e molta mano d'uomini a cavallo che non tardarono a seguir le
tracce dei primi, non lasciaron più luogo ad incertezza sulla peggio di
quell'azione toccata ai Reali. I fuggiaschi non si trattennero che un
istante sullo spianato del monte, onde il maggiore Allan fu costretto
seguirli nella lusinga di riordinarli ad una distanza maggiore dal
pericolo.
Intanto spesseggiava meno il fuoco dei combattenti, sicchè i prigionieri
poterono più distintamente scorgere i successivi fatti, e videro
l'ultima prova di disperato impeto che Evandale fece su i Puritani, e la
molta mano di Reali, che lo abbandonavano per raggiugnere senza perder
tempo que' che cercavano scampo per le montagne.
»Essi fuggono! Essi fuggono! sclamò l'estatica Mausa. Israello ha vinti
i Moabiti! la spada del Signore si è aggravata sovr'essi! Questa colonna
di fuoco, l'altra di fumo che le succede, son le colonne che salvarono
il popolo di Dio, quando gli empi Egiziani l'inseguivano.» E qui la
nostra vecchia intonò un cantico di rendimenti di grazie.
»Tacete dunque in nome di Dio, madre mia! sclamò Cuddy, andate piuttosto
a starvene con Kettledrumle, con quell'uom coraggioso che or pensa a
tutt'altro fuorchè a cantar inni. Queste indiavolate palle non guardano
in faccia a nessuno, e tanto ammazzerebbero una vecchia che salmeggia
quanto un dragone che bestemmiasse.»
»Non temere per me, mio Cuddy, rispose la vecchia fanatica; voglio,
siccome Debora, ascendere quell'altura, e sollevar la mia voce contra i
persecutori de' veri fedeli.»
E avrebbe di fatto eseguito il suo divisamento; ma Cuddy temendo che
ella non facesse venire la mosca al naso dei custodi, l'afferrò
saldamente per un braccio, obbligandola a rimanersi dov'era. »Sig.
Enrico, diss'egli allora, credo non anderà guari che sarem liberi; il
caporale e i suoi soldati non fan che guardarsi addietro, e se non
m'inganno hanno un grande prurito di seguire i lor camerati.»
Nè s'ingannava egli. Appena Inglis s'accorse di Claverhouse che tornava
a tutta briglia sulla montagna, e che un corpo di Puritani s'accigneva
ad inseguirlo, nè il caporale nè i suoi compagni giudicarono salubre
cosa lo indugiar più lungo tempo in quel luogo e tennero compagnia ad
altri fuggiaschi che passavano per quello spianato.
Morton, le cui mani erano sciolte, si diede tosto all'opera di
sciogliere quelle de suoi compagni, e mentre terminava questa faccenda
che non era scevra delle sue difficoltà, arrivò il restante del
reggimento, in mezzo a cui dominavano il disordine e la confusione
inseparabili da tai generi di ritirate. Questi avanzi però formavano un
corpo di quaranta uomini in circa. Li guidava brandendo la sua sciabola
Claverhouse tutto coperto di sangue e di sudore. Veniva ultimo lord
Evandale che confortava que' soldati a farsi coraggio e a non si
disunire.
Essi passavano non molto lungi dal luogo ov'erano Morton e i suoi
compagni. Mausa cogli occhi raggianti di entusiasmo e di gioia, e coi
grigi capelli in balia de' venti, stendea le sue scarne braccia, simile
ad una vecchia baccante o ad una strega della Tessaglia; nè potè starsi
dal mandare invettive ai fuggiaschi e dallo spacciare contr'essi
improperj tolti da qualche frammento di Salmo. Ma Claverhouse e la sua
gente avean ben altre faccende che badare alle ingiurie d'una vecchia in
delirio, onde continuarono il proprio cammino, solleciti di ordinarsi
laddove fossero sicuri dall'inimico. Peggio instrutta della loro la
cavalleria puritana, non avea potuto raggiugnerli, ma li seguiva in
vicinanza, traendo sempre sovr'essi; il quale continuo fuoco, se non li
danneggiava, certamente contribuiva ad accelerare la loro fuga. Una
palla però colpi il cavallo di lord Evandale nell'atto ch'ei pervenne
allo spianato. Due uomini a cavallo presbiteriani gli furono tosto
addosso per ammazzarlo, che non si usava dar quartiere in tal guerra; ma
Morton benchè disarmato si lanciò innanzi ad essi, e mentre copriva col
proprio corpo Evandale tanto che si rialzasse, riconobbe Burley
nell'uomo che avea sollevata la sciabola per mettere a morte il milord:
»Concedetemi, esclamò, la sua vita! la negherete voi a quell'uomo che ha
salvata la vostra?....»
»Enrico Morton! (gridò Burley che intanto si rasciugava la fronte con
una mano tutta intrisa di sangue.) Ben lo diss'io che il figliuolo del
prode Silas non tarderebbe a passare sotto le tende di Giacobbe. Tu sei
una tavola sfuggita al naufragio; una canna che l'incendio della pianura
non potrà consumare. — Quanto a costui, egli morrà. La spada d'Israello
non dee risparmiare un solo Amalecita.»
E ciò dicendo alzò la sciabola una seconda volta sopra Evandale.
»Egli non morrà, (tornò a gridare Morton afferrando il braccio a Burley)
egli non morrà, o morirò io prima di lui. Ei mi salvò stamane la vita,
quella vita ch'io dovea perdere per avervi campato da morte. Vorreste
farvi reo d'un'ingratitudine la più infame?»
Burley abbassò la sciabola. »Tu hai ancora un piede nelle vie del mondo,
sì disse a Morton; ho compassione della tua debolezza, della tua cecità.
Il pane de' forti non è fatto pe' deboli: ma egli è meglio guadagnare
un'anima alla verità, che immergerla nelle tenebre eterne. — Viva egli
dunque, se tale è il volere del cielo, che ne ha compartito in
quest'oggi favori i più segnalati. Quanto a te, Morton, ricordati di
aspettarmi qui. Tornerò a trovarti dopo che avrò finito di sperdere i
nemici dei giusti.»
Indi spronato il cavallo continuò ad inseguire i Reali.
»Presto, Cuddy! fate presto, Morton sclamò, per amor del cielo fermate
un di que' cavalli che corrono qua e là e conducetelo a lord Evandale.
La vita di lui non sarebbe sicura se qui indugiasse più lungo tempo. Voi
siete ferito, o milord. Vi trovate in istato di risalire a cavallo?»
»Così spero, rispose Evandale. Ma è egli possibile? Ed è a voi, sig.
Morton, che io sono debitore della mia vita?»
»In qualsivoglia circostanza, o milord, l'umanità m'avrebbe persuaso a
procurar di salvarvi, ma in questo momento la gratitudine me ne facea un
sacro dovere.»
»Montate a cavallo, milord, disse Cuddy nell'offerirgli un palafreno,
montate a cavallo, e fuggite alla presta: questi disperati non la
perdonano a quanto lor capita.»
Intantochè lord Evandale s'accigneva a salire sul cavallo, Cuddy volea
tenergli la staffa.
»Ritirati, bravo giovinotto, questi gli disse; il servigio che vuoi
rendermi potrebbe costarti la vita. — Signor Morton, eccovi sciolto
d'ogni debito che crediate avere verso di me: non dimenticherò mai,
credetelo, quest'atto vostro di generosità. Addio.»
E un istante dopo che Evandale era partito, comparve una grossa banda di
fanteria puritana, postasi ad inseguire i fuggitivi e che spietatamente
uccideva e feriti e sbandati. »Morte ai traditori! (alcuni di essi
esclamarano additando Morton e Cuddy) costoro agevolarono la fuga ad un
Filisteo.»
»E che cosa dovevamo fare? gridò Cuddy. Eravamo lor prigionieri, quindi
privi d'armi potevam forse trattenere un uomo fornito di sciabola e di
due pistole?»
La quale scusa non sarebbe stata ammessa, se Kettledrumle, già riavutosi
dallo spavento, ed encomiato e rispettato dalla maggior parte de'
Puritani, non si fosse fatto ad esclamare con voce di tuono:
»Fermatevi: nol toccate. Eccovi il figlio del famoso Silas Morton, per
la cui mano il Signore operò un dì tanti prodigi. Egli è un fiore eletto
del giardino d'Eden. Fu perseguitato dai vostri persecutori, ed è venuto
a prestar soccorso all'opera della giustizia.»
»Ed ecco, soggiunse Mausa, le cui massime eran note a tutti i partigiani
del Puritanismo, ecco il figlio del proprio padre, di Judden Headrigg e
di me Mausa Middlemas, indegna serva del puro Vangelo, e vostra serva ad
un tempo. Noi siamo tutti della tribù di Levi.»
Questa banda pertanto continuò il suo cammino, ma altre ne
sopraggiunsero, alle quali convenne ripetere la medesima spiegazione; e
tutte le volte tornò necessario ed utilissimo l'intervento di
Kettledrumle, il quale riprendendo baldanza a mano a mano dal vedere
vantaggiosa la propria protezione agli antichi compagni di schiavitù,
attribuì a se medesimo gran parte del buon successo ottenuto, e chiamò
questi compagni medesimi ad attestare come egli avesse, simile a Mosè
sulla montagna, sollevate la mani al cielo affinchè Israello trionfasse
di Amalecco, e retribuiva nel tempo stesso a Morton e a Cuddy la gloria
di avergli sostenute le braccia nella guisa che Aronne ed Hur al profeta
ebreo le sostennero. Forse ei concedea loro d'aver avuta una tal parte
nel buon esito delle cose per indurli a tacere sul panico terrore che lo
costrinse a nascondersi nel durar della pugna; e questi per parte
propria trovarono prudente consiglio il non far motto di ciò.
Tutte le cose dette da Kettledrumle si ripetevano da labbro a labbro
colle aggiunte e le varianti che vi mettea ciascuno del proprio, come in
questi casi è costume; laonde non tardò a divulgarsi per tutte le file
che il giovine Morton di Milnwood, figlio del colonnello Silas Morton,
uno dei più fermi sostegni della buona causa, e il degno predicatore
Gabriele Kettledrumle, erano arrivati con cent'uomini armati di tutto
punto a rafforzare il campo presbiteriano.