CAPITOLO PRIMO.

»Cresce il fragor dell'armi e d'ogni loco

»S'affoltan de' monticoli i drappelli,

»Che ciechi d'ira de' moschetti il foco

»Sfidan con vanghe e rustici randelli.»

_Hudibras._

Il giovine Graham scese dalla montagna facendo sventolare quella

bandiera, di cui non havvi oste inviperita che non rispetti il colore.

Gli tenea dietro un trombetta. Ei vide allora distaccarsi dai due

fianchi del picciolo esercito presbiteriano cinque o sei uomini a

cavallo che, prima unitisi al centro, presero insieme la dirittura del

fossato. Avviatosi parimente ver quella banda, si trovò a poca distanza

dalla riva opposta. Le due parti tenean gli occhi fisi l'una su l'altra,

e senza dubbio entrambe desideravano che il parlamento al quale

accigneansi prevenise la sanguinosa lotta imminente.

Allorchè Graham si trovò a petto degli uomini a cavallo mossigli

incontro, ordinò al trombetta desse il segno solito ad indicare che si

domanda un colloquio. Non avendo i sommossi alcun strumento di musica

militare a fin di rispondergli, un d'essi fece qualche passo innanzi

chiedendo in aspro tuono al Reale a qual fine s'innoltrasse verso le

loro file.

»Per intimarvi, rispose Graham, a nome del re, del Consiglio privato di

Scozia e del colonnello Graham di Claverhouse di mettere abbasso l'armi

e tostamente di andarvene ognuno alle vostre case.»

»Ritorna ai tuoi commettenti; dì ad essi come fin d'allor quando Carlo

Stuardo, da voi altri chiamato re, fu spergiuro ai giuramenti che a noi

lo obbligavano, noi ci teniamo sciolti da quelli che ne univano a lui;

che noi non riconosciamo più la sua autorità; che abbiam prese l'armi

per vendicare i mali da lui fatti alla patria ed alla chiesa; che la

nostra forza viene dall'alto, e che i nostri fratelli e i nostri

predicatori, vittime da voi sagrificate al martirio...»

»Sono inutili tutti questi preamboli; rispondetemi strettamente. Volete

mettere a basso le armi, e disunirvi con promessa di perdono

generale.... fuorchè però agli assassini dell'arcivescovo di S.

Andrea?...

»Ebbene, in una sola parola: no. Noi abbiam prese l'armi per la buona

causa, nè le dimetteremo finch'ella non abbia, se ci assiste

l'Altissimo, trionfato.»

»Non vi nomate voi Balfour di Burley?» gli chiese Graham, che in questo

mezzo avea confrontati i lineamenti dell'uomo cui favellava, coi

contrassegni trasmessine per ogni dove.

»E quand'anche mi nomassi Balfour di Burley, qual cosa avresti tu a

dirgli?»

»Che essendo egli escluso dal perdono ch'io sono incaricato

d'offerirgli, non sono spedito a negoziar seco lui.»

»Sei ancor giovine, amico mio, e quindi assai novizio nel tuo mestiere.

Altrimenti sapresti che non è lecito negoziare con un esercito se non se

pel canale de' capi dello stesso esercito, e che chi si comporta

diversamente perde il diritto a' suoi salvocondotti.»

Così parlando afferrò la sua carabina volgendone la punta contro Graham.

»Le minacce d'un assassino non faran sì ch'io non adempisca il mio

debito. — Brava gente, si fece indi a promulgare alzando la voce.

Perdono generale se deponete le armi!...»

»T'ho avvertito» aggiunse Burley, mettendosi l'arme alla guancia.

»Eccetto continuava Graham, per coloro...»

»Dio abbia misericordia dell'anima tua!» sclamò allora Burley, e fe'

scattare il grilletto della carabina.

Fu mortale il colpo. Graham cadde da cavallo. »Povera madre mia!» furono

le sole parole che articolò, nè più aperse gli occhi. Il trombetta che

lo accompagnava si diè tosto a fuggire alla volta del suo reggimento e

il cavallo del defunto il seguì.

»Che faceste?» chiese a Burley uno dei suoi compagni.

»Il mio dovere, con feroce tuono questi rispose. Samuel forse risparmiò

Agag? Che un di costoro venga adesso a favellarne di perdono.»

Claverhouse vide la caduta del suo nipote, e volgendo ad Evandale

un'occhiata nunzia di tal commozione che non saprebbe esprimersi con

parole: »Voi lo vedete!» gli disse; indi i lineamenti di lui si

composero tantosto alla ordinaria loro serenità.

»Lo vendicherò, o morrò» aggiunse in appresso queste parole; poi

spronando il cavallo scese di gran galoppo dalla montagna, seguitato da

tutta la compagnia, e da molti amici del defunto, fra' quali ciascuno

voleva essere primo ad assalire il nemico.

»Alto là! sclamò Claverhouse. Alto là! Questa foga sarà la nostra

rovina.» Ma tutta la prima linea di già era partita. Mettendosi colla

sciabola alla mano dinanzi al secondo corpo del reggimento, soltanto a

furia di minacce e preghiere pervenne a distorlo dal seguire un esempio

sì pernicioso.

Non appena li vide tornati alla subordinazione. »Allan, disse volgendosi

al maggiore, conducete di passo la seconda linea verso la falda della

montagna, affinchè soccorra lord Evandale che sta per abbisognare assai

di soccorso. — Bothwell tu sei un diavolo, coraggioso,

intraprendente...»

»Sì, sì! borbottò tra i denti Bothwell, in questo momento ve ne

accorgete.»

»Prendi venti uomini al tuo comando, cerca di girare attorno la palude,

e assali di fianco il nemico intantochè noi lo combatteremo di fronte.»

Bothwell partì sull'istante per eseguire un tale comando.

Intanto lo squadrone comandato da lord Evandale, sceso con troppo impeto

ne' bassi luoghi, non tardò a trovare impacci che al suo progredire

opponea la natura stessa del sito; specie di fangosa palude, per mezzo a

cui i cavalli non potevano camminare. Chi fra i cavalieri facea non

ostante ogni sforzo per andar più avanti all'indirittura della fossa,

chi si traeva più a' fianchi, tutti sperando di aggiugnere finalmente un

più fermo suolo. Ma non appena si trovarono a gittata d'archibuso, il

trarre de' Puritani fe' cadere una ventina di loro, cosa che aumentò

grandemente lo scompiglio in cui si trovavano.

Intanto lord Evandale, animando col proprio esempio un drappello eletto

de' suoi uomini a cavallo, trovò modo di varcare il fossato, ma tocca

appena l'altra sponda, ebbe a sostenere l'impeto di tutta la banda

sinistra della cavalleria de' Puritani, i quali s'infiammarono di nuovo

coraggio in veggendo quanto fosse poca la truppa che il lord conduceva,

e piombando con furore sovr'essa sclamavano: »Morte ai Filistei! Pera

Dagone, e seco i suoi adoratori!»

Il giovane capitano si difese a guisa di lione, ma uccisi erano per la

maggior parte que' che il seguirono, e tal destino avrebbe corso egli

pure, se Claverhouse giunto allora col restante del reggimento al primo

orlo della fossa non avesse ordinato un fuoco, sostenuto con tanta

maestria contro i nemici che finalmente incominciarono a piegare;

momento di cui profittò Evandale per ricongiugnersi insieme ai

pochissimi che gli rimanevano col colonnello.

Benchè questa fazione operata da Claverhouse avesse cagionata una grave

perdita nelle truppe de' Puritani, i capi delle medesime comprendevano

cionnullameno il vantaggio che aveano e di numero e di sito, nè

dubitavano che il coraggio e la perseveranza alla lunga non dessero loro

una infallibil vittoria. Essi pertanto trascorsero le file de' lor

soldati, le riordinarono, gli esortarono a tenersi ferme, e soprattutto

a non cessare dal trarre sul reggimento reale.

Claverhouse sperimentò a più riprese il guado della fossa, onde potere

dar battaglia sopra terreno meno svantaggioso, ma gli fu impossibile

aggiugnere questa meta.

»Converrà pensare alla ritirata, diss'egli a lord Evandale, semprechè

non ci sia propizia la diversione cui si è accinto Bothwell. Mentre ne

aspettiamo l'effetto, ordinate un moto retrogrado fintantochè i nostri

sien fuor di gittata degli archibusi nemici, e mettete dietro le macchie

i cacciatori con ordine di tribolare e dar faccende ai ribelli.»

Le quali cose essendo state eseguite, il colonnello aspettava

ansiosamente l'istante, che Bothwell incominciasse l'assalto a fine di

rinnovellarlo egli pure nel tempo medesimo. Ma Bothwell parimente

incontrò per parte sua gravissime difficoltà; la fazione ch'egli

eseguiva non ingannò l'antiveggenza di Burley, che una fazion simile

ordinò al suo corpo di cavalleria dell'ala diritta in guisa che quando

il sergente ebbe fatto il giro della palude e attraversato un ruscello

che era di mezzo, si trovò a petto d'una forza nemica tre volte più

numerosa della sua. Ma l'inaspettato ostacolo non atterrì l'uom

coraggioso.

»Avanti, miei amici! sclamò alla truppa. Non si dica mai che

indietreggiammo alla vista d'una banda di masnadieri.»

E quasi lo invadesse lo spirito dei suoi maggiori; _Bothwell!_ esclamò,

_Bothwell!_ e facendo impeto sulla cavalleria de' nemici, impeto sì

forte, che di sbalzo uccise tre uomini di propria mano, la costrigneva a

ripiegare.

Ma Burley prevedendo quai conseguenze funeste avrebbe portata alla sua

gente una rotta in quel punto, si trasse nelle prime file, e cercando

Bothwell lo assalì petto a petto. Ognuno dei due combattenti veniva

riguardato come il campion principale di ciascuno de' due drappelli che

allor si azzuffavano, la qual circostanza diede luogo ad un avvenimento

più facile a incontrarsi ne' romanzi che nelle storie. I soldati di

entrambe le parti si soffermarono, come se l'esito di una singolare

tenzone dovesse risolvere quello della battaglia. E di tale avviso

mostraronsi Bothwell e Burley, perchè dopo brevi istanti di pugna

generale, si arrestarono quasi di comune accordo per prendere fiato, e

prepararsi a tale duello, ove ciascun dei due si accorgeva d'aver

trovato nell'altro un degno competitore.

»Riconosco in te lo scellerato assassino Burley, sclamò Bothwell

brandendo la sciabola e digrignando i denti. Ti sei a me sottratto una

volta, ma oggi (e qui aggiunse un giuramento che non oserei tampoco

ripetere) quest'oggi o sospenderò alla sella del mio cavallo la tua

testa posta a prezzo di tant'oro quant'ella pesa, o il mio cavallo se

n'andrà senza padrone.»

»Sì: disse Burley, lanciando un feroce sguardo sopra Bothwell, sì: io

sono quell'Iohn Balfour, quell'istesso da cui avesti parola che s'ei

giugneva a rinversarti non ti rialzavi più mai. Ti ricordi del giorno

della rassegna?»

»Ebbene! la morte o mille marchi d'argento!» e ciò esclamando Bothwell

menò sull'altro un colpo di sciabola.

»La spada di Gedeone è con me[1],» gridò Burley parando il colpo, e a

sua volta assalendo l'altro.

[1] Anche prima di Walter Scott tutti gli scrittori drammatici

(e in certo modo ai drammatici appartengono i romanzieri) se

sonosi attenuti alla verità nel mettere in azione i Puritani,

loro han sempre attribuito questa specie di scritturale

linguaggio; e il nostro Alfieri, allorchè introduce Lamorre a

rimproverare Maria Stuarda rendutasi cattiva moglie, lo fa

esclamare

»Oh nuova

»Figlia d'Acab! già l'urla orride sento,

»Già di rabidi cani ecco ampie canne,

»Cui tuoi visceri impuri esser den pasto.»

_N. del T._

Forse una pari tenzone non s'era ancor vista. Stava in entrambi i

combattenti eguale vigoria di corpo, eguale coraggio, eguale arditezza;

nè l'uno nè l'altro cedeva di maestria nel maneggio dell'armi e nel

governo de' corridori. Ognun fece all'altro molte ferite fino allor non

mortali. Ma andata in ischeggie la sciabola di Bothwell, gli fu addosso

impetuosamente Burley che afferratolo per la bandoliera, lo scavalcò, e

fu egli parimente trascinato dal peso del nemico in tale caduta.

Accorsero in aiuto di Burley gli altri compagni, che i dragoni si

sforzavano a rispignere, onde la pugna si fe' generale. Più d'una volta

i cavalli passarono su i corpi de' due combattenti inveleniti oltre ogni

dire l'un contro l'altro, e studiosissimi scambievolmente di darsi

morte. Finalmente il piede d'un cavallo avendo fracassato il braccio

destro a Bothwell, e Burley rialzandosi, costui di feroce gioia

infiammato passò attraverso al corpo dell'altro la sciabola. Bothwell

disarmato ebbe anche una volta il tempo di sorgere.

»Trionfa sciagurato, gli disse. Tu versasti sangue di re[2].»

[2] Fra i tanti pregi drammatici e pittoreschi di Walter Scott,

sommo è pur quello di non dimenticare mai in qualunque

circostanza della lor vita i caratteri attribuiti ai suoi

personaggi. Bothwell, che come diceva Claverhouse a pag. 170 del

primo tomo stava sempre _a cavallo de' suoi antenati_, a cavallo

d'essi spira l'ultimo fiato. — _N. del T._

»Muori, soggiunse trafiggendolo una seconda volta Balfour, muori, cane

avido di sangue! muori come vivesti senza fede, senza speranza...»

»E senza paura». Il pronunziar tai parole fu l'ultimo sforzo vitale per

Bothwell. Cadde in quell'atto e immantinente spirò.

Il selvaggio Burley calpestò co' piedi il nemico trafitto; indi salito

sul cavallo medesimo di Bothwell rimasto presso de' combattenti, galoppò

in soccorso de' suoi partigiani, cui la caduta del sergente inspirò

nuovo coraggio, come depresse la fiducia de' dragoni. Il successo quindi

di quella pugna non fu più ne dubbioso nè disputato. Una parte de' Reali

rimase uccisa, l'altra si diede a fuggire sbandatamente ver la palude.

Ma Burley ordinò di non inseguirla, deliberato d'operare contro

Claverhouse quel medesimo strattagemma che questi contro di lui ordinò.

Spedito un uomo a cavallo che divulgasse a tutto il campo la notizia del

buon successo ottenuto, mandò un ordine generale a' suoi di attraversare

la fossa e attaccar battaglia su tutti i punti. Indi corse di galoppo

col suo corpo d'armati per far impeto sull'ala destra degli inimici.

In questo mezzo Claverhouse fe' il possibile per richiamar l'ordine fra

suoi, venuti, com'è naturale, in tutto quello scompiglio che è l'effetto

solito delle pugne intraprese contro regola e tornate con isvantaggio. I

cacciatori da lui posti entro le macchie non si stavano dal molestare il

nemico con un fuoco regolare e ben ordinato, perchè Claverhouse

aspettava sempre di vedere le conseguenze della fazione da lui ordinata

a Bothwell per movere indi contro i Puritani il restante del reggimento.

In quell'istante gli si presentò innanzi un dragone coperto di sudore e

di sangue, e il cui cavallo, col non potere tirar fiato dava a divedere

che non era venuto di passo.

»Ebbene! quai notizie abbiamo Holliday? (chiese il colonnello, che

conoscea di nome tutti gli uomini del suo reggimento) ov'è Bothwell?»

»Morto, rispose Holliday, e più d'un valoroso in sua compagnia.»

»Il re ha dunque perduto un prode soldato, soggiunse colla solita sua

indifferenza Claverhouse. Il nemico, non ne dubito, avrà compito egli il

giro della palude.»

»Sì, e con una grossa banda di cavalleria comandata da Burley, da quel

diavolo incarnato che uccise Bothwell.»

»Zitto là! lo interruppe Claverhouse, zitto là! vi proibisco il dirlo a

chichessia. — Maggiore Allan, è duopo ritirarsi, la necessità ne

costringe a tale partito. — Lord Evandale, richiamate i cacciatori, ed

ordinate il reggimento in tre corpi. Allan comanderà il primo, voi

rimarrete al centro, io starò al retroguardo, per tenere cotesti

malandrini in faccende sintantochè abbiam raggiunto di nuovo lo spianato

della montagna. Non perdete tempo. Vedo in moto tutta la loro linea, e

certo or s'accingono a traversare il fossato.»

»E che diverrà intanto di Bothwell e del Suo squadrone?»

»Silenzio!» il colonnello interruppe Evandale, indi fattosegli

all'orecchio: »Bothwell, disse, sta adesso al servigio d'un altro

padrone. — Su via, miei signori! non abbiam tempo da perdere, ordinate

il reggimento. Una ritirata, nol nego, è cosa nuova per noi, ma ne verrà

il giorno di ricattarci.»

Allan ed Evandale si preparavano ad eseguire tale comando, allorchè una

porzione de' Puritani avendo già superata la fossa, movea, mandando

grida spaventevoli contro i Reali. Claverhouse raccolse attorno di sè

coloro ch'ei conoscea per li più valorosi, e a capo d'essi fece impeto

su questo antiguardo nemico, parte uccidendone e parte rispingendone

verso la fossa, che intanto era stata varcata da tutta la fanteria

Puritana. Allora Burley incominciò l'assalto sulla sua destra, e Haxton

di Bathillet a capo del suo squadrone di cavalleria faceva altrettanto

sulla sinistra.

Il maggiore e lord Evandale in veggendo che il colonnello e la sua poca

truppa stavano per essere inviluppati, misero a banda le idee di

ritirata, e ordinarono ai propri corpi il marciare in avanti per torgli

d'impaccio. Ma si fatto comando non venne generalmente eseguito. I

soldati avean già visti i preparamenti d'una ritirata, e molti di loro

non vollero essere gli ultimi ad operarla; quindi il declivo della

collina scorgeasi tutto coperto di fuggiaschi, i quali non pensavano che

a mettersi in sicurezza.

Non poterono dunque raggiugnere il colonnello se non se con un piccolo

drappello d'uomini risoluti, che unirono i propri agli sforzi di lui per

coprire la ritirata de' fuggitivi. Non fuvvi mai occasione in cui

Claverhouse avesse dovuto far mostra d'intrepidezza cotanta. Egli era

capo di tutti i fuochi da esso ordinati; e poichè il suo cavallo nero, e

il pennacchio bianco lo additavano meglio ai nemici, ed era inoltre il

principale scopo dell'odio loro, ei vedea ciascun colpo indirigersi

contro di lui, e udiva le palle che gli fischiavano parallelamente alle

orecchie senza dare a scorgere nè inquietudine nè turbamento. E non

avendo egli riportata veruna ferita, i Puritani che il credean fatto

invulnerabile dal demonio, asserivano di veder le palle, allorchè lo

colpivano, tornare addietro a guisa di gragnuola ripercossa ad una rupe

di granito. Altri, convinti che il ferro ed il piombo non avessero forza

sopra di lui, rompevano le proprie monete d'argento per caricarne gli

archibusi.

Claverhouse combattea pertanto con tutti gli svantaggi che vanno uniti

ad una ritirata in disordine; poichè gli era stato impossibile

l'instituire una linea di battaglia; onde quella pugna avea piuttosto

l'apparenza d'una mischia, in mezzo a cui ciascuno combattea dal sito

ove il caso lo avea collocato. Le file de' dragoni si diradavano ad

ogn'istante, e quai rimanevano morti, e quai si davano alla fuga.

Tanto che durò questa scena di tumulto e di confusione, cui accresceano

orrore le grida de' feriti, e i barbari urlamenti dei Presbiteriani; e

il fracasso de' non mai muti archibusi, Evandale non potè starsi

dall'ammirare l'imperturbabile calma del colonnello. La sua fisonomia in

quell'istante non discerneasi da quella del mattino, allorchè facea

colezione con lady Margherita. Nè era certamente ch'ei non s'accorgesse

del disordine impadronitosi del suo campo.

»Qualche minuto ancora, ei dicea placidamente ad Evandale, e tutto il

reggimento è perduto. Ritiratevi insieme ad Allan, unite ciascuno per

parte vostra i fuggiaschi, e riordinateli alle falde della montagna; io

terrò ancora per qualche poco a bada il nemico, e vi raggiugnerò, se mi

riesce. Voi però non pensate a soccorrermi, ma a salvare il reggimento,

e se soggiaccio, direte al re ed al Consiglio privato che soggiacqui

compiendo quant'era mio debito.»

Intantochè questi due ufiziali eseguivano l'ordine dato da Claverhouse,

egli postosi a capo di circa venti dei migliori fra que' soldati che mai

non l'avevano abbandonato, fece un impeto sì vigoroso ed improvviso, per

cui disordinatesi le file de' nemici incominciarono a dare addietro.

Avendo in quell'istante riconosciuto Burley, gli si fe' contro, e gli

menò un colpo tanto violento sull'elmo, che il trasse giù dell'arcione.

Ma in questa foga d'inseguire il nemico essendosi troppo inoltrato il

colonnello, si trovò circondato da tutte le bande.

Il maggiore già era corso affrettatamente verso lo spianato della

montagna per raunare que' dragoni che nella premura di ripararsi colà lo

avevano preceduto. Evandale rimasto alle falde raccozzava coloro che

erranti per quella valle paludosa, cercavano di raggiugnere le alture.

Vide egli il pericolo del suo colonnello, e in allora inteso unicamente

a salvarlo, comandò ai soldati che aveva raccolti di ritornare

all'assalto. Una parte di essi ubbidì; ma altri si diedero a fuggir

verso il monte; ciò non di meno gli bastarono i pochi che lo seguirono a

trar d'impaccio Claverhouse. E veramente il soccorso di Evandale non

potea giugnere più necessario; perchè in quel punto un contadino, dopo

avere colla sua falce ferito il cavallo del colonnello, si preparava ad

una seconda prova, mandatagli a vuoto da Evandale che con un colpo di

sciabola lo atterrò.

Usciti della mischia Claverhouse ed Evandale, si guardarono attorno. La

divisione di Allan tenea già il pendio opposto delle montagne, perchè

l'autorità stessa del maggiore non fu valevole a rattenere i fuggitivi.

E quelli parimente che ricusarono seguire Evandale davano opera ad

uscire di quei pantani per toccare una volta le alture; talchè questi

due ufiziali superiori non aveano miglior difesa di una ventina di

uomini in tutto. Alcuni squadroni si battevano tuttavia a destra e a

sinistra, piuttosto per assicurarsi una fuga che mossi da una speranza

benchè menoma di vittoria.

»Che facciam colonnello?» disse Evandale a Claverhouse.

»Che cosa possono fare venti uomini contro mille? rispose il colonnello.

Noi siam rimasti gli ultimi sul campo di battaglia. Non è una vergogna

il fuggire dopo aver combattuto con valore, e quando non rimangono modi

a resistere di sorte alcuna. Salvatevi miei amici, e vi riordinerete

tutti dietro lo spianato del monte. — Andiamo, Milord, partiamo.»

Detto ciò, fe' sentir lo sprone al cavallo, e l'animal generoso parve

dimenticar la ferita nè accorgersi del sangue che perdeva; e addoppiò

d'ardore come se avesse saputo che dalla velocità del suo correre

dipendea la salvezza del proprio padrone.

In cotal guisa i Puritani rimasero padroni del campo, e le grida di

trionfo risonarono per tutte le loro file, allorchè videro Claverhouse

darsi alla fuga.

I Puritani di Scozia, vol. 2 · 第 2 / 19 题