XII.

Giulia, quel giorno, si era levata per tempo, dopo un sogno breve

e agitato da sogni dolorosi. La sera prima Alberto le era parso più

sconsolato del solito; più d'una volta essa l'aveva sorpreso colle

lagrime agli occhi, e dopo averlo lungamente confortato a farsi

animo, non ne aveva avuto altra risposta che: — Oh Giulia! io non

posso più vivere così! — Essa s'era addormentata col cuore trafitto

da queste parole, e svegliandosi le era parso di sentirsele mormorare

all'orecchio.

Si vestì in fretta e andò a picchiare all'uscio della stanza

d'Alberto, aspettando quel solito: — Avanti, — detto con voce stanca

e melanconica. Non udì risposta; picchiò di nuovo: nulla; allora

aperse ed entrò. Alberto non c'era. Giulia stette un pezzo immobile

e pensierosa, cogli occhi fissi sulla candela quasi intieramente

consumata. Poi s'avvicinò alla finestra e guardò fuori: il cielo era

bigio e chiuso; un vago presentimento di sventura le entrò a poco a

poco nel cuore; tornò nella sua stanza, sedette, appoggiò il capo sopra

una mano, e ricominciò a pensare, immersa in una profonda malinconia.

Dopo un po' comparve sua madre, e sedette di fronte a lei, senza far

parola.

Picchiarono all'uscio; Giulia andò ad aprire, ed una vecchia vicina

mise il viso dentro, dicendo: — Sapete la novità?

— Non so nulla, — rispose la ragazza.

— S'è buttato giù un uomo dal campanile del Duomo.

— Quando? — domandò subito Giulia.

— Ieri sera.

— No, stamani! — uscì a dire un'altra donna, che arrivava in quel punto

sul pianerottolo con un fagotto sotto il braccio; — stamani, mi hanno

detto; fra le sei e le sette.

— Chi era? — domandò Giulia.

— Chi lo sa! — risposero ad una voce le due donne.

Giulia stette un po' pensando, poi disse tra sè: — Ma che! — e sorrise;

poi si rifece pensierosa.

— Che cos'è seguito? — domandò sua madre.

— S'è gettato giù un uomo dal campanile del Duomo, — le rispose Giulia,

rientrando nella stanza.

La madre fece un atto d'orrore, e fissando gli occhi in viso alla

figliuola, dopo un po' d'esitazione, disse a bassa voce, con impeto: —

Dio mio!... Che non fosse....

— Chi? — gridò Giulia.

— Il signor Alberto! — mormorò la vecchia atterrita.

— Il signor Alberto? — rispose la ragazza con un accento indefinibile

di sorpresa e di spavento; — ma bada a quello che dici, mamma! Sei

pazza?... Certe cose non si dovrebbero nemmeno pensare! — e si mise à

piangere.

— Sapete, — disse in quel punto un'altra donna, fermandosi dinanzi

alla porta, — dicono che l'uomo che s'è buttato dal campanile sia un

impiegato.

— E io vi dico, — gridò Giulia, slanciandosi verso la porta — che

ci lasciate vivere in pace! Andate in un altro luogo a far di questi

discorsi! Ma, Dio mio! — soggiunse poi, avvicinandosi a sua madre; —

avrebbe ben potuto dire una parola prima di uscire, e non lasciarci

qui a pensare di lui chi sa che cosa! Bel modo d'andarsene senza

dir nulla!... Sentite! — gridò correndo di nuovo sul pianerottolo, e

fermando le donne che se n'andavano brontolando; — scusate! dite ancora

una cosa! — Poi tornò verso la madre: — Mamma! non so perchè, ho paura!

— Poi daccapo verso le donne: — Ma chi v'ha detto che sia un impiegato?

Quando s'è buttato? Perchè?

— Per miseria, — risposero le donne; — si capisce!

— Per miseria! — gridò Giulia con una voce straziante.

— Ma che avete? — domandarono le vicine.

— Che cos'ho! — rispose la ragazza col viso pallido e alterato. — Ho

che mi piglia la disperazione, capite? Ho che non so più quel che mi

faccia!

— O che ha paura che sia il giovane che sta qui?

— Ma sì! — rispose Giulia, girando come una forsennata per la stanza in

cerca del suo scialle; — non l'avete ancora capito?

— Ma non può essere! — esclamarono le vicine. — La si cheti! Non sarà

lui! — e cercavano di trattenerla.

— Lasciatemi passare! — gridò Giulia, slanciandosi verso la porta.

— Ma non è lui! — gridarono in coro le vicine e la madre, trattenendola

per le braccia. — Ma dove vuoi andare? Chetati, per carità! Non è lui!

— Lasciatemi andare, — urlò la ragazza fuori di sè, — o vi mordo!

Con un supremo sforzo si svincolò dalle donne e si slanciò sul

pianerottolo.

Due sconosciuti l'arrestarono.

— È in casa il signor Alberto? — le domandò uno di quelli.

Giulia dètte indietro d'un passo lo guardò, e rispose con voce

affannosa:

— No! Chi è lei?

— Io sono l'avvocato B*** — rispose questi, guardandola meravigliato.

— Ah sì? — gridò Giulia fissandolo con uno sguardo di pazza; — e lei

ardisce di metter piede in questa casa!... Assassino! —

Ciò dicendo gli si slanciò addosso, e lo percosse con la chiave nel

viso.

Poi cadde fra le braccia delle donne, esclamando: — No! non era un

ladro! — e svenne.

— Se ne vada, — disse in fretta Riccardo all'avvocato. — Non è bene

che stia qui, spiegherò tutto io, sarò a casa sua tra poco — E si

chinò sopra Giulia, mentre l'avvocato scendeva le scale, sbalordito,

rasciugandosi il viso grondante di sangue.

Novelle(#58341) · 第 80 / 95 题