Giulia, quel giorno, si era levata per tempo, dopo un sogno breve
e agitato da sogni dolorosi. La sera prima Alberto le era parso più
sconsolato del solito; più d'una volta essa l'aveva sorpreso colle
lagrime agli occhi, e dopo averlo lungamente confortato a farsi
animo, non ne aveva avuto altra risposta che: — Oh Giulia! io non
posso più vivere così! — Essa s'era addormentata col cuore trafitto
da queste parole, e svegliandosi le era parso di sentirsele mormorare
all'orecchio.
Si vestì in fretta e andò a picchiare all'uscio della stanza
d'Alberto, aspettando quel solito: — Avanti, — detto con voce stanca
e melanconica. Non udì risposta; picchiò di nuovo: nulla; allora
aperse ed entrò. Alberto non c'era. Giulia stette un pezzo immobile
e pensierosa, cogli occhi fissi sulla candela quasi intieramente
consumata. Poi s'avvicinò alla finestra e guardò fuori: il cielo era
bigio e chiuso; un vago presentimento di sventura le entrò a poco a
poco nel cuore; tornò nella sua stanza, sedette, appoggiò il capo sopra
una mano, e ricominciò a pensare, immersa in una profonda malinconia.
Dopo un po' comparve sua madre, e sedette di fronte a lei, senza far
parola.
Picchiarono all'uscio; Giulia andò ad aprire, ed una vecchia vicina
mise il viso dentro, dicendo: — Sapete la novità?
— Non so nulla, — rispose la ragazza.
— S'è buttato giù un uomo dal campanile del Duomo.
— Quando? — domandò subito Giulia.
— Ieri sera.
— No, stamani! — uscì a dire un'altra donna, che arrivava in quel punto
sul pianerottolo con un fagotto sotto il braccio; — stamani, mi hanno
detto; fra le sei e le sette.
— Chi era? — domandò Giulia.
— Chi lo sa! — risposero ad una voce le due donne.
Giulia stette un po' pensando, poi disse tra sè: — Ma che! — e sorrise;
poi si rifece pensierosa.
— Che cos'è seguito? — domandò sua madre.
— S'è gettato giù un uomo dal campanile del Duomo, — le rispose Giulia,
rientrando nella stanza.
La madre fece un atto d'orrore, e fissando gli occhi in viso alla
figliuola, dopo un po' d'esitazione, disse a bassa voce, con impeto: —
Dio mio!... Che non fosse....
— Chi? — gridò Giulia.
— Il signor Alberto! — mormorò la vecchia atterrita.
— Il signor Alberto? — rispose la ragazza con un accento indefinibile
di sorpresa e di spavento; — ma bada a quello che dici, mamma! Sei
pazza?... Certe cose non si dovrebbero nemmeno pensare! — e si mise à
piangere.
— Sapete, — disse in quel punto un'altra donna, fermandosi dinanzi
alla porta, — dicono che l'uomo che s'è buttato dal campanile sia un
impiegato.
— E io vi dico, — gridò Giulia, slanciandosi verso la porta — che
ci lasciate vivere in pace! Andate in un altro luogo a far di questi
discorsi! Ma, Dio mio! — soggiunse poi, avvicinandosi a sua madre; —
avrebbe ben potuto dire una parola prima di uscire, e non lasciarci
qui a pensare di lui chi sa che cosa! Bel modo d'andarsene senza
dir nulla!... Sentite! — gridò correndo di nuovo sul pianerottolo, e
fermando le donne che se n'andavano brontolando; — scusate! dite ancora
una cosa! — Poi tornò verso la madre: — Mamma! non so perchè, ho paura!
— Poi daccapo verso le donne: — Ma chi v'ha detto che sia un impiegato?
Quando s'è buttato? Perchè?
— Per miseria, — risposero le donne; — si capisce!
— Per miseria! — gridò Giulia con una voce straziante.
— Ma che avete? — domandarono le vicine.
— Che cos'ho! — rispose la ragazza col viso pallido e alterato. — Ho
che mi piglia la disperazione, capite? Ho che non so più quel che mi
faccia!
— O che ha paura che sia il giovane che sta qui?
— Ma sì! — rispose Giulia, girando come una forsennata per la stanza in
cerca del suo scialle; — non l'avete ancora capito?
— Ma non può essere! — esclamarono le vicine. — La si cheti! Non sarà
lui! — e cercavano di trattenerla.
— Lasciatemi passare! — gridò Giulia, slanciandosi verso la porta.
— Ma non è lui! — gridarono in coro le vicine e la madre, trattenendola
per le braccia. — Ma dove vuoi andare? Chetati, per carità! Non è lui!
— Lasciatemi andare, — urlò la ragazza fuori di sè, — o vi mordo!
Con un supremo sforzo si svincolò dalle donne e si slanciò sul
pianerottolo.
Due sconosciuti l'arrestarono.
— È in casa il signor Alberto? — le domandò uno di quelli.
Giulia dètte indietro d'un passo lo guardò, e rispose con voce
affannosa:
— No! Chi è lei?
— Io sono l'avvocato B*** — rispose questi, guardandola meravigliato.
— Ah sì? — gridò Giulia fissandolo con uno sguardo di pazza; — e lei
ardisce di metter piede in questa casa!... Assassino! —
Ciò dicendo gli si slanciò addosso, e lo percosse con la chiave nel
viso.
Poi cadde fra le braccia delle donne, esclamando: — No! non era un
ladro! — e svenne.
— Se ne vada, — disse in fretta Riccardo all'avvocato. — Non è bene
che stia qui, spiegherò tutto io, sarò a casa sua tra poco — E si
chinò sopra Giulia, mentre l'avvocato scendeva le scale, sbalordito,
rasciugandosi il viso grondante di sangue.