La madre, benchè non avesse il capo ad altro che ai suoi malanni, s'era
accorta del mutamento seguìto in Alberto, e ne aveva parlato più d'una
volta colla figliuola; ma non le pareva cosa da doversene gran fatto
impensierire. — È una di quelle malinconìe, — diceva, — a cui tutti i
giovani vanno soggetti; qualche altro giorno e passerà. — Giulia però,
che aveva l'occhio fine e l'affetto divinatore, non era dello stesso
parere; il cuore le presagiva qualche cosa di sinistro; e l'ansietà
le era cresciuta a tal segno, che, sentendo di non poter più durare
in quello stato, risolvette di farsi dire la verità ad ogni costo,
avesse pur dovuto minacciare Alberto di togliergli il suo affetto e di
staccarsi per sempre da lui.
Venne la sera. Giulia e la madre cenavano, sedute l'una di fronte
all'altra, ai due lati d'un tavolino, rischiarato da un piccolo lume a
olio. La madre aveva fasciato il capo in modo che le si vedeva appena
il viso, e stava tutta raggomitolata in un vecchio seggiolone, col
mento sull'orlo del piatto e gli occhi socchiusi; sulla parete opposta
s'allungava l'ombra di Giulia, con una gran capigliatura disordinata;
la stanza era quasi buia, e non vi si sentiva che il monotono tic tac
dell'orologio.
A un certo punto sentirono un passo su per la scala, la porta s'aprì,
comparve Alberto.
— Finalmente! — esclamarono ad una voce le due donne.
Alberto sedette vicino alla tavola, Giulia lo guardò e gettò un grido:
— Dio mio! cos'ha? —
Alberto sorrise sforzatamente e rispose con dolcezza: — Non ho nulla.
— È impossibile! Lei ha un viso smorto che fa paura! — esclamò Giulia
alzandosi.
— La prego.... — mormorò Alberto, pigliando Giulia per la mano; — si
metta a sedere.... le assicuro.... che non ho nulla.... —
Giulia sedette, ma spinse da parte il piatto e incrociò le braccia con
un atto dispettoso.
— Vuol provare un dito di vino? — domandò la vecchia.
Alberto ringraziò, facendo cenno che non voleva, e poi cominciò a
guardar Giulia con un'espressione di tenerezza così triste, e stando
in un atteggiamento che rivelava una prostrazione dell'animo così
profonda, che la ragazza non si potè più contenere, s'alzò, accese un
lume, e disse risolutamente alla vecchia: — Scusa, mamma, bisogna ch'io
parli un momento con Alberto. —
La madre, alzando gli occhi a fatica, guardò lei e il giovane, e disse
a fior di labbra: — Malinconìe; — Alberto entrò nella camera colla
ragazza, lasciando la porta aperta. Appena entrato, si abbandonò sur
una seggiola; Giulia sedette davanti a lui, e prendendogli una mano fra
le sue, gli disse a bassa voce, e presto:
— Mi confidi quello che ha, glielo domando per l'ultima volta, così è
impossibile andare avanti.... Non mi dica che non si sente bene; non
mi basta; io voglio sapere il perchè non sta bene; una cagione ci ha
da essere, qualcosa le dev'esser seguìto; la prego, me lo dica, non mi
faccia più vivere in pena, ho già sofferto abbastanza; non ha fiducia
in me? e se non confida i suoi segreti alle persone che le vogliono
bene, a chi li andrà a confidare? —
Alberto, per tutta risposta, le baciò la mano; essa la ritirò.
— Vuol che glielo dica — riprese — che cosa le è accaduto? — L'ho
indovinato. Lei ha avuto qualche grosso dispiacere allo studio. Un
superiore le ha fatto un rimprovero a torto, lei s'è risentito, l'altro
le ha detto qualche parola offensiva, e lei per non perdere l'impiego
ha dovuto tacere, e per questo lei soffre; mi dica un po' che non è
vero, se può? Mi sostenga un po' che non ho indovinato!
— No, — rispose con voce debole Alberto, riprendendo la mano di Giulia.
— Allora.... — questa riprese — lo so io il perchè. Il perchè è un
altro. Vuole che glielo dica francamente? Lei ha giocato! — E lo guardò
fisso. — Lei ha giocato, ha perduto, e adesso ha dei debiti che non
sa come pagare. Mi confessi che il fatto è questo. Ma allora perchè
non me l'ha detto subito? Doveva capire che quel poco che possiamo
far noi, per cavarla d'impiccio, siamo disposte a farlo con tutto il
cuore. Per conto mio, veda, se non ci dovesse rimaner in casa altro che
un pagliericcio per dormire e quattro cenci per coprirci.... No, non
sorrida, lei non può immaginare il male che mi fa il suo sorriso; io
non dico nulla che non sia pronta a fare domani, subito, questa sera,
se lei ci vuol mettere alla prova,... io conosco mia madre. Mi dica che
ha giocato, via —
Alberto fece cenno di no col capo, e si coprì il viso con tutt'e due le
mani.
— Ma che può esser dunque? — continuò Giulia, facendogli tirar le
mani giù; — qualche promessa che ha fatto a sè stesso, e che ora le
rincresce di non poter mantenere? Un progetto, per esempio, che lei
aveva in capo, e che per eseguirlo aspettava, che so io? un avanzamento
nel suo impiego; e questo non è venuto, e lei ha perso ogni speranza? È
così? Un progetto, in cui entravo io forse? Dio buono, guardi che cosa
mi fa dire! Ma se fosse questo, io le darei la mia parola, le giurerei
qui, in questo momento, per quello che ho di più caro al mondo, che il
bene che le voglio sarà sempre uguale, qualunque cosa le accada e in
qualunque stato si trovi.... Lei non ha che vent'anni! C'è tanto tempo
ancora! Non ci sarebbe da darsi pensiero per il tempo! —
Alberto mise una mano sulla spalla della ragazza, la guardò negli
occhi, e mormorò: — Cara Giulia! se ti dicessi quello che ho.... ti
affligerei troppo! Lasciami solo, te ne prego, ti prometto che un
giorno ti dirò tutto; ora non posso, non ne ho il coraggio.... —
Giulia s'alzò improvvisamente, corse alla porta, guardò nell'altra
stanza: sua madre dormiva. Richiuse l'uscio, tornò, e si gettò in
ginocchio dinanzi ad Alberto.
— Per l'ultima volta, — proruppe con voce di pianto, — te ne scongiuro:
dimmi quello che hai! —
Alberto stette qualche momento sopra pensiero, guardandola; poi si
scosse, come se si fosse risoluto a parlare; aprì la bocca....
— Dunque! — esclamò vivamente Giulia.
— Guardami.., — ripose Alberto con un filo di voce.
Giulia si fece un po' da parte, affinchè il lume battesse in pieno nel
viso d'Alberto; lo guardò attentamente, e poi, afferrandogli tutt'e due
le mani, esclamò spaventata: — Ma tu soffri molto! Tu hai bisogno del
medico, Alberto! Che hai? che ti senti? —
Alberto lasciò cadere il capo sopra la spalla di Giulia.
— Mio Dio! — disse questa, tentando inutilmente di sollevarlo — Mamma!
mamma!
— No, non la chiamare, — mormorò Alberto senza alzare il capo, e
mettendo le braccia intorno al collo della ragazza inginocchiata; —
.... ti dico tutto.
— Presto!
— Senti, — continuò il giovane colla voce così bassa che appena si
sentiva; mi costa uno sforzo che tu non puoi immaginare.... il doverti
dire.... Non mi rincresce mica per me, Giulia, ma per te.... Tu mi
perdonerai.... Io credevo d'avere il coraggio.... di tacer sempre; ma
il coraggio mi manca.... io tradisco tutti i miei proponimenti.... ho
aspettato fino all'ultimo.... dimmi che mi perdonerai!
— Oh sì! sì! — rispose Giulia piangendo; — ma parla!
— Ebbene.... ho da dirti una cosa.... che non ti posso dire
guardandoti.... appoggia la testa qui.... così.... —
Giulia appoggiò la testa sul petto del giovane, e questi avvicinò
le labbra al suo orecchio. Stettero qualche tempo immobili in
quell'atteggiamento: essa col viso rivolto in su, e gli occhi
socchiusi, come se dormisse; egli col capo chino e i capelli sparsi
sulla fronte. Non si sentiva che il respiro affannoso di Giulia, e
un gemito monotono della madre che dormiva nell'altra stanza. Era
la prima volta che egli la teneva fra le braccia in quel modo, e per
qualche momento la dolcezza di quell'abbraccio fu in tutti e due così
viva, che quasi sospese in loro il senso del diverso dolore che li
agitava; le guancie di Giulia si soffusero di rossore, e le sue labbra
si apersero con un leggero sorriso; Alberto la baciò, e subito tirò
indietro il viso come se si fosse scottato; tornò in sè, mise un gemito
tronco, e riabbassando il capo in atto di profondo abbandono, mormorò
nell'orecchio a Giulia: — Ho fame! —
Giulia balzò in piedi gettando un grido, e restò immobile, chinata,
intenta, cogli occhi fissi in quei d'Alberto.
Questi si coperse il viso, ed esclamò con accento sconsolato: — Ah, non
lo dovevo dire, Giulia! Perdonami! —
La ragazza gittò un altro grido acuto, straziante, cadde in ginocchio
dinanzi ad Alberto, lo baciò, si rialzò, si guardò intorno, si cacciò
le mani nei capelli, diede in uno scoppio di pianto, e gridò: — Io
divento pazza! — Corse alla porta, chiamò ad alta voce: — Mamma! Mamma!
— Rivenne indietro e ribaciò Alberto, si slanciò nell'altra stanza
singhiozzando, ritornò a passi concitati tenendo il grembiale aperto
colle due mani, vacillò e cadde.
In quel punto s'affacciò sull'uscio la madre.
Alberto, pallido, cogli occhi fissi su Giulia, colle braccia penzoloni,
pareva fuori di sè; Giulia stava inginocchiata, col capo abbandonato
sulle ginocchia di lui, immobile; sul pavimento, intorno a loro, erano
sparsi dei pezzi di pane e delle frutta, che la ragazza s'era lasciata
sfuggire cadendo.