Il giovane non rispose

— Io era qui quando la signorina leggeva, e leggendo quella pagina

lì, piangeva, e faceva i segni coll'unghia, e poi, quando andai

fuori, diede in un pianto dirotto, e seguitò a piangere per tutta la

sera. —

Riconovaldo continuava a tacere, cogli occhi immobili a terra, come

trasognato.

— E poi tante altre cose, — riprese la donna. — Una sera venne su in

fretta, che pareva più allegra del solito, e cominciò a scrivere, a

scarabocchiare, a stracciar fogli e ci stette fino a notte avanzata,

che non pareva mai contenta del suo lavoro; e poi per che cosa? Avesse

almeno scritto una lettera! Di tanto scrivere, la mattina non c'era

altro che un fogliolino di carta pieno di sgorbi e di cancellature,

nascosto in fondo al cassetto...

Così dicendo la vecchia aperse il cassetto, prese il foglio e lo porse;

Riconovaldo lesse a stento tra frego e frego: — “.... Bisogna capirli,

bisogna studiarli, ma per studiarli bisogna amarli.... I ragazzi....

Quando il cuore si apre.... la compagnia delle bambine della sua

età....„ Cos'è questo? — gridò il giovane colla voce tremante,

passandosi una mano sulla fronte; scorse il foglio da capo a fondo,

c'era tutto il suo discorso di quella sera intorno all'educazione dei

ragazzi.

— Ma questo è niente! — disse ancora la vecchia; — o mi dica un po'

lei, come può venire in mente ad una ragazza di fabbricarsi un mazzetto

di questa fatta e di custodirlo come un gioiello? —

E ciò dicendo levò dalla cassetta e mostrò a Riconovaldo un mazzetto di

fiori secchi col gambo lungo un palmo, legati malamente come un mazzo

d'insalata. Riconovaldo riconobbe il mazzetto che aveva regalato per

ischerno a Candida, e ch'essa aveva buttato in un canto.

— Che gliene pare? — soggiunse la vecchia scotendolo per un braccio,

che pareva estatico. — E dire che baciava questi fiori come se glieli

avesse regalati l'innamorato! Mi spieghi dunque tutto questo.

— Un momento, — rispose il giovane, correndo nel canto della finestra

per esser libero coi suoi pensieri. Egli era giusto e buono; la

scoperta di quel segreto gli scosse tutto quello che aveva di più

gentile e di più generoso nell'anima; un impeto di gioia, una piena

di dolore amaro, uno struggimento profondo di tenerezza e di pietà gli

presero il cuore ad un punto, gli occhi gli s'empierono di lacrime, il

petto gli ansava, ed egli mormorava tra sè concitato: — M'ingannavo,

dunque! Essa è buona, è santa, mi amava; la ragione della sua freddezza

è in quelle parole del romanzo; non poteva sperar nulla, credeva

impossibile ch'io la ricambiassi, si voleva sottrarre al pericolo, si

voleva vincere; taceva, soffriva, piangeva, mi perdonava, scriveva le

mie parole, baciava i miei fiori, e io la credevo senza cuore, io la

pungevo, io la schernivo, io l'ho insultata; io che non son degno di

baciarle il vestito, io ho insultato lei, quella giovane disgraziata,

quel povero angelo senza speranze e senza conforto; io sono un

vigliacco!

— Signor Riconovaldo, — disse improvvisamente la vecchia, — è arrivata

la carrozza; se ne vada via subito; guai a me se Candida lo vede qui!

Ho appena tempo di riporre i libri.

— Andatevene.

— Ma no; lei mi vuol far sgridare; per carità vada via, a momenti

Candida è qui, la scongiuro, se ne vada!

— L'aspetto.

— Ah! no, signore, per carità.... Dio! Eccola qui!

— Oh Candida! Candida! — proruppe Riconovaldo con un accento

profondamente doloroso e supplichevole, correndole incontro colle mani

giunte; — perdono, mia povera Candida, perdono! —

Candida capì a volo, e indietreggiò gettando un grido.

— No, Candida! — continuò affettuosamente il giovine pigliandola per

mano, e conducendola in fretta vicino alla finestra, — non mi sfuggire;

perdonami; tu sei buona, tu sei un angelo; ho visto un libro, i fiori,

quel foglio di carta; io non sapevo nulla, io non potevo immaginare;...

io sono stato un indegno; tu sei buona, Candida, perdonami; io non

posso vivere con questo rimorso nell'anima; sarebbe una disperazione;

non sono cattivo, Candida; te lo sarò parso, ma non lo sono, te lo

giuro; parlavo per dispetto, credevo che tu mi disprezzassi e mi

sentivo offeso; perdonami, dimmi che ti scorderai tutte le mie parole;

io t'ho fatto del male, lo so, sì; tu neghi, perchè sei buona, ma t'ho

fatto del male; se tu non mi perdoni, vivrò sempre col crepacuore e

colla vergogna; io t'ho insultata, Candida; perdonami....

— Riconovaldo! — esclamò Candida con voce manchevole, cercando

di sciogliersi dalle sue braccia. — Non è niente vero... vi siete

ingannato.... lasciatemi....

— .... Tu sei offesa, — egli continuò con voce affannosa, baciandole il

vestito a ogni parola, — tu non mi vuoi perdonare, è giusto; ma io non

voglio lasciarti così, è impossibile, non saprei più che far di me, non

mi potrei più soffrire, sarei troppo spregevole anche ai miei occhi; mi

parrebbe sempre di vederti piangere, mi saresti un ricordo doloroso per

tutta la vita, io non posso andarmene senza il tuo perdono; Candida, te

ne scongiuro, perdonami... cara, buona Candida....

— Sì, perdono.... — mormorò con voce semispenta la ragazza,

posandogli la mano sulla fronte per tenerlo lontano — ma andatevene,

andatevene....

— No, perdono non basta, Candida; dimmi qualche altra parola; tu

non hai detto perdono col cuore; dimmi che mi perdoni tutto, che

dimenticherai tutto, che non mi credi un indegno, che le mie parole non

ti faranno piangere, che le terrai come parole d'un insensato, dette in

un momento di passione; io volevo essere stimato da te; io non posso

sopportare l'idea che tu mi disprezzi, tu che sei tanto buona; dimmi

che mi stimi ancora, te ne scongiuro; ho bisogno del tuo perdono e

della tua stima!...

— La mia stima! — gridò Candida, frenando un vivo slancio d'affetto.

— Sì, sì, Candida, dimmi questa benedetta parola; dimmi così: —

Riconovaldo, io ti perdono e ti stimo.

— Ebbene, sì! — esclamò essa, fissando i suoi occhi ardenti e soavi in

quelli gonfi di lacrime del giovine; — io ti perdono, io ti stimo... ti

stimo, e ti.... stimo! — soggiunse a bassa voce.

— Candida! — gridò il giovine balzando in piedi con rapidità fulminea,

e stringendole la testa tra le mani; — tu volevi dire un'altra parola;

dilla! —

E Candida gli bisbigliò all'orecchio: — T'amo! — e nascosto il viso

contro la spalla di lui, diede in un pianto disperato.

Novelle(#58341) · 第 61 / 95 题