In quel punto furono scossi da uno strepito sul terrazzino dalla parte
della camera d'Iride; sentiron prima la voce di Furio, poi quella di
Carlo, poi il suono d'un potentissimo schiaffo, un grido d'Iride, un
rumore concitato di passi.
— Ah! l'avevo preveduto! — gridò Candida, slanciandosi fuori della
camera; il giovane la seguì.
Furio, inconsapevole dell'arrivo di Carlo, tornando ch'era già notte
alla villa, e vedendo il lume nella camera d'Iride, e lei appoggiata
alla finestra colle spalle verso la campagna, era corso in punta di
piedi sul terrazzino, era salito adagio adagio sul parapetto, e l'aveva
baciata nei capelli, dicendole appassionatamente: — Caro angelo! — Il
marito, ch'era nella camera, l'aveva rovesciato con uno schiaffo fuori
della finestra, a viso in giù, sopra i vasi dei fiori.
Furio, atterrito, fremente, col volto sanguinoso, pallido come un
cadavere, si precipitò per le scale in cerca d'un rifugio. Carlo lo
inseguì; il ragazzo si cacciò nella prima stanza a terreno, ma non
fece a tempo a chiuder la porta; il fratello entrò minacciando; egli,
forsennato per lo spavento, afferrò un fucile da caccia in un canto
e si mise in guardia colle spalle alla parete; Candida apparve sulla
porta, Carlo incalzò più sdegnato; Furio, dando indietro ancora,
urtò il calcio del fucile nel muro, il colpo partì, la ragazza
scappò gettando un altissimo grido, Riconovaldo le volò dietro, Carlo
scomparve... Furio lasciò cadere il fucile e restò là solo, immobile,
pietrificato.
Seguì qualche minuto di silenzio profondo.
Riconovaldo ricomparve sulla porta e disse freddamente:
— Candida è ferita nelle dita.
— Ferita! — gridò disperatamente il ragazzo cacciandosi le mani nei
capelli, e poi slanciandosi di corsa: — Oh Dio! presto! subito! Bisogna
fasciarle la mano!
— No, — soggiunse il giovane fermandolo, — bisogna tagliarle il
braccio. —
Furio svenne.