XXIII.

In quel punto furono scossi da uno strepito sul terrazzino dalla parte

della camera d'Iride; sentiron prima la voce di Furio, poi quella di

Carlo, poi il suono d'un potentissimo schiaffo, un grido d'Iride, un

rumore concitato di passi.

— Ah! l'avevo preveduto! — gridò Candida, slanciandosi fuori della

camera; il giovane la seguì.

Furio, inconsapevole dell'arrivo di Carlo, tornando ch'era già notte

alla villa, e vedendo il lume nella camera d'Iride, e lei appoggiata

alla finestra colle spalle verso la campagna, era corso in punta di

piedi sul terrazzino, era salito adagio adagio sul parapetto, e l'aveva

baciata nei capelli, dicendole appassionatamente: — Caro angelo! — Il

marito, ch'era nella camera, l'aveva rovesciato con uno schiaffo fuori

della finestra, a viso in giù, sopra i vasi dei fiori.

Furio, atterrito, fremente, col volto sanguinoso, pallido come un

cadavere, si precipitò per le scale in cerca d'un rifugio. Carlo lo

inseguì; il ragazzo si cacciò nella prima stanza a terreno, ma non

fece a tempo a chiuder la porta; il fratello entrò minacciando; egli,

forsennato per lo spavento, afferrò un fucile da caccia in un canto

e si mise in guardia colle spalle alla parete; Candida apparve sulla

porta, Carlo incalzò più sdegnato; Furio, dando indietro ancora,

urtò il calcio del fucile nel muro, il colpo partì, la ragazza

scappò gettando un altissimo grido, Riconovaldo le volò dietro, Carlo

scomparve... Furio lasciò cadere il fucile e restò là solo, immobile,

pietrificato.

Seguì qualche minuto di silenzio profondo.

Riconovaldo ricomparve sulla porta e disse freddamente:

— Candida è ferita nelle dita.

— Ferita! — gridò disperatamente il ragazzo cacciandosi le mani nei

capelli, e poi slanciandosi di corsa: — Oh Dio! presto! subito! Bisogna

fasciarle la mano!

— No, — soggiunse il giovane fermandolo, — bisogna tagliarle il

braccio. —

Furio svenne.

Novelle(#58341) · 第 62 / 95 题