Da quel giorno Furio cominciò a vivere in uno stato di esaltazione
continua. Il nuovo contegno di Iride, un po' meno allegra di prima, ma
più affettuosa, e come sempre occupata da un pensiero, non potendolo
attribuire a un semplice sentimento di sollecitudine e di pietà, perchè
non credeva d'essersi lasciato scoprire, lo prendeva come segno d'un
principio d'affetto uguale al suo, e questa idea lo metteva tutto
sossopra. Sino allora il non avere alcuna speranza, neanco lontana,
d'una corrispondenza, la certezza d'esser tenuto nulla più che un
ragazzo, e cercato così per distrazione, come un giocattolo; quello
stesso fare leggiero, a scatti e a frulli, che Iride aveva usato con
lui, era bastato a frenarlo, a mantenerlo un po' in quiete, a fargli
fare almeno uno sforzo per dissimulare quello che sentiva. Ma ora
quella speranza, che il suo ardentissimo desiderio mutava facilmente
in certezza, lo faceva uscire di sè; egli si sentiva come lanciato
tutt'a un tratto dall'infanzia nella giovinezza; si sentiva uomo,
caldo, fiero, tempestoso; s'agitava, andava, veniva, correva; cercava
Iride, la fuggiva, ritornava subito a cercarla, le si strisciava
intorno tremante, sussultava sotto il suo sguardo, la divorava cogli
occhi senza proferir parola, non trovava riposo la notte, usciva in
esclamazioni solo, soffriva, piangeva.
In riva al lago, in mezzo a un gruppo d'alberi, v'era una statua di
pietra annerita e muscosa, che rappresentava una donna dormente, in una
positura simile a quella d'Iride quand'era stesa ai piedi dell'albero
quel giorno. Posava sopra un piedestallo; ma essendosi dovuto rialzare
il terreno intorno all'acqua, il piedestallo era scomparso sotto la
terra nuova. Due o tre volte, sull'imbrunire, quand'era più agitato,
Furio si andò a stendere sull'erba, accanto a quella statua, viso a
viso, e rimase lungamente a guardarla, fingendosi coll'immaginazione
che fosse viva e sua, e portasse quel caro nome: bizzarrìe che si fanno
anche da grandi.
A Candida nulla sfuggiva; essa aveva notato quella crescente
inquietudine di suo fratello: sospettò di qualche imprudenza d'Iride
e risolvette d'impedire a qualunque costo che la cosa finisse peggio.
In quella la zia ricevette una lettera che annunziava di lì a due
giorni l'arrivo di suo nipote Carlo, il marito d'Iride. Candida, a
quella notizia, si turbò. Carlo così sospettoso, era impossibile che
non s'accorgesse di nulla! E con que' suoi modi duri e violenti, che
cosa non sarebbe potuto seguire! Perciò si mise a cercare un'occasione
di trovarsi sola con Furio per qualche tempo, per potergli tenere un
discorso lungo e serio. Ma Furio, accorto, ogni volta ch'essa riusciva
ad afferrarlo, le sguisciava di mano, e scappava a nascondere la sua
“casta porpora„ in qualche cantuccio solitario.