XIX.

Da quel giorno Furio cominciò a vivere in uno stato di esaltazione

continua. Il nuovo contegno di Iride, un po' meno allegra di prima, ma

più affettuosa, e come sempre occupata da un pensiero, non potendolo

attribuire a un semplice sentimento di sollecitudine e di pietà, perchè

non credeva d'essersi lasciato scoprire, lo prendeva come segno d'un

principio d'affetto uguale al suo, e questa idea lo metteva tutto

sossopra. Sino allora il non avere alcuna speranza, neanco lontana,

d'una corrispondenza, la certezza d'esser tenuto nulla più che un

ragazzo, e cercato così per distrazione, come un giocattolo; quello

stesso fare leggiero, a scatti e a frulli, che Iride aveva usato con

lui, era bastato a frenarlo, a mantenerlo un po' in quiete, a fargli

fare almeno uno sforzo per dissimulare quello che sentiva. Ma ora

quella speranza, che il suo ardentissimo desiderio mutava facilmente

in certezza, lo faceva uscire di sè; egli si sentiva come lanciato

tutt'a un tratto dall'infanzia nella giovinezza; si sentiva uomo,

caldo, fiero, tempestoso; s'agitava, andava, veniva, correva; cercava

Iride, la fuggiva, ritornava subito a cercarla, le si strisciava

intorno tremante, sussultava sotto il suo sguardo, la divorava cogli

occhi senza proferir parola, non trovava riposo la notte, usciva in

esclamazioni solo, soffriva, piangeva.

In riva al lago, in mezzo a un gruppo d'alberi, v'era una statua di

pietra annerita e muscosa, che rappresentava una donna dormente, in una

positura simile a quella d'Iride quand'era stesa ai piedi dell'albero

quel giorno. Posava sopra un piedestallo; ma essendosi dovuto rialzare

il terreno intorno all'acqua, il piedestallo era scomparso sotto la

terra nuova. Due o tre volte, sull'imbrunire, quand'era più agitato,

Furio si andò a stendere sull'erba, accanto a quella statua, viso a

viso, e rimase lungamente a guardarla, fingendosi coll'immaginazione

che fosse viva e sua, e portasse quel caro nome: bizzarrìe che si fanno

anche da grandi.

A Candida nulla sfuggiva; essa aveva notato quella crescente

inquietudine di suo fratello: sospettò di qualche imprudenza d'Iride

e risolvette d'impedire a qualunque costo che la cosa finisse peggio.

In quella la zia ricevette una lettera che annunziava di lì a due

giorni l'arrivo di suo nipote Carlo, il marito d'Iride. Candida, a

quella notizia, si turbò. Carlo così sospettoso, era impossibile che

non s'accorgesse di nulla! E con que' suoi modi duri e violenti, che

cosa non sarebbe potuto seguire! Perciò si mise a cercare un'occasione

di trovarsi sola con Furio per qualche tempo, per potergli tenere un

discorso lungo e serio. Ma Furio, accorto, ogni volta ch'essa riusciva

ad afferrarlo, le sguisciava di mano, e scappava a nascondere la sua

“casta porpora„ in qualche cantuccio solitario.

Novelle(#58341) · 第 57 / 95 题