XVII.

Quella mattina, Candida, appena levata, cercò premurosamente di

Furio, lo condusse in un angolo della sala da pranzo e gli disse

nell'orecchio:

— Cosa facevi ieri sera sul terrazzino, nell'angolo dei fiori? —

Furio si scosse e arrossì.

— Furio! — esclamò Candida con voce affettuosa, — non ci andar più.

Furio la guardò fingendo una grande meraviglia.

— Non ci andar più, Furio, — ripetè Candida, abbassando la voce: — da'

retta a me, da' retta a tua sorella che ti vuol bene, promettimi che

non ci andrai più...

— Ma dove? — domandò Furio abbassando il capo.

— Oh! tu mi capisci, tu sai quello che voglio dire, non guardarmi così,

fa quel che ti dico io, Furio; non mi posso spiegare di più;... ma tu

m'intendi, tu mi vuoi bene; non star tanto insieme con Iride, non andar

più a passeggiare con lei, sta qui con me, ascoltami...

— Taci! esclamò vivamente il ragazzo.

Iride entrava in quel momento guardando Furio con occhio intento

e scrutatore; e questi, ancora tutto sconvolto dalle parole di sua

sorella, guardò lei nella stessa maniera, per scoprire se la notte non

si fosse accorta di nulla. Stettero così un po' di tempo guardandosi

tutt'e due, tanto che Candida, perduta la pazienza a veder così poco

giudizio in sua cognata, esclamò con accento di leggero rimprovero:

— Ma Iride! —

Ma subito le mancò il coraggio di proseguire e scomparve.

Iride, senza neanco badarle, s'avvicinò lentamente al ragazzo, gli posò

le mani sulle spalle, ritirò un po' indietro la testa e lo fissò negli

occhi.

Furio, senza staccar gli occhi da lei, chè pareva affascinato, si levò

dalla spalla adagio adagio quelle due mani che lo brucciavano, e si

coperse il viso col braccio.

L'atto, lo sguardo, il rossore erano stati tali da non lasciare più

dubbio, e per la prima volta, che fu anche l'ultima, Iride fece un atto

di prudenza: tirò indietro in tempo una mano che aveva già distesa per

una carezza pietosa, e se n'andò lentamente, senza voltarsi.

Novelle(#58341) · 第 55 / 95 题