A una donna che avesse avuto un briciolo di cervello, la scena di
quella sera sarebbe bastata a fare tutto capire, e anche mettendola
solo in sospetto, l'avrebbe indotta a mutar modi col ragazzo. Ma Iride
era tanto leggiera che in lei la curiosità vinse immediatamente la
prudenza. E non seppe reprimere nemmeno un sentimento di compiacenza
vanitosa, che le sorse nel cuore così vivo da non lasciarla nemmeno
riflettere ch'era un sentimento colpevole e pericoloso. Non già ch'essa
potesse pigliar sul serio l'amore di Furio; ma una donna, chiunque
l'ami, se ne tiene; e tanto più era naturale che se ne tenesse lei
capricciosa e vanissima. E poi ci trovava da divertirsi: porgergli
la mano e vederlo arrossire; appoggiare il braccio sul suo e vederlo
scotersi; dirgli: caro! e vedere i suoi occhi risplendere; aver lì un
ragazzo da poterne fare quel che voleva con un'occhiata, era una cosa
amena. Poi per quietare la propria coscienza aveva mille scuse: non
era giusto di volere un po' di bene, e dimostrarglielo, a quel povero
ragazzo trascurato e aspreggiato, e pure così buono, dolce e avido
d'affetto? Non sarebbe mica stata benevola e carezzevole con lui a fin
di male; non sarebbe neanco stata in dovere, per così dire, di dubitare
che del male gliene potesse fare; davanti alla sua coscienza non faceva
che esercitare un sentimento di pietà consolatrice, un sentimento
materno, irreprensibile; essa non doveva saperne nulla di ciò che
potesse sentir per lei quel poverino; che c'era dunque da ridire? Ora
si rendeva ragione di quella strana timidezza, di quei turbamenti, di
quei tremiti, di quei rossori. — Questa è nuova davvero! — ripeteva tra
sè la mattina, scendendo le scale, — un bambino di quattordici anni!...
mio cognato! — e rideva.