Riconovaldo, più che stizzito, offeso dalla indifferenza crescente
di Candida, continuava a rodersi dentro, ad almanaccare la maniera
di vincerla, a tentar anche d'irritarla, se non altro, e di farsi
detestare a viso aperto; pur ch'ella smettesse di portarsi così,
come se non s accorgesse di lui. Poichè dice bene il Leopardi, che
gli uomini tollerano l'odio, e talvolta pure se ne gloriano; ma ad
un segno o ad un sospetto che abbiano di noncuranza, pochi sono così
forti che restino immobili, e non si diano con ogni mezzo a cercare
di liberarsene, discendendo anco, se occorre, ad atti vili. E più
che in altri doveva questo esser vero in lui, che, oltre al naturale
sospetto d'esser preso per una testa piccina e un'anima vuota, aveva la
coscienza altera della sua bellezza, e non si vedeva nemmeno guardato.
Visto che anche il suo tentativo oratorio era andato fallito, si
persuase di quello che Iride gli aveva detto di Candida; ch'essa, cioè,
sotto quell'apparenza modesta e dimessa, covasse dell'orgoglio e della
pretensione; il che avviene più di sovente in chi meno vi ha diritto
e lo dà meno a vedere. Per questo pensò di scegliere altra strada,
e cominciò a fare il noncurante anche lui; ma Candida era sempre più
fredda; e gli fu forza di smettere. Allora invelenì davvero, e andò
più in là; cominciò a pungerla, parlando a sua sorella, con ogni sorta
di allusioni fanciullescamente maligne. Un giorno si lasciò andare a
questa: Candida era presente, e sua sorella gli domandò d'una certa
signora vedova di sua conoscenza, perchè non si rimaritasse.
— Che vuoi che si rimariti quella creatura di carta pesta? — rispose
Riconovaldo coi denti stretti. — Non se n'accorge mica lei di non aver
marito; è una di quelle donne che vivono fuor delle leggi della natura;
anzi, a voler parlar giusto, non è neanco una donna. Per meritare il
nome di donna, non basta mica averne le forme; bisogna averne l'anima,
gli affetti, le tendenze, e una donna che non ha tutto questo, non
è una donna, come non son donne le bambole, le mummie, le statue, e
quei vestiti interi che pendono dagli attaccapanni nelle botteghe dei
mercanti di stoffe. —
Ma Candida persisteva; non faceva un atto di risentimento, non dava un
segno d'impazienza; era indifferente e impassibile come una pietra;
e sì che qualche volta Iride, indispettita anch'essa da quei modi,
aggiungeva le sue alle punzecchiature del fratello, ed era un'alleata
formidabile. Riconovaldo, punto fino a mordersene le dita, e incaponito
sempre più nel suo proposito, mutò strada ancora una volta. A poco a
poco raddolcendosi, e fingendo di pentirsi, o pentendosi davvero, del
suo procedere scortese e maligno verso Candida, cominciò a farle la
corte, come lui la sapeva fare, con quella grazia e quella finezza;
prima alla lontana, timido; poi apertamente, caldo e soave; qualche
volta quasi supplichevole. Ma Candida mostrava di non badar alla sua
dolcezza più di quel che avesse badato alla sua malignità.
Riconovaldo, disperato di riuscire, ferito nel più vivo nell'amor
proprio, arrabbiato, volle vendicarsi voltando la cosa al faceto, e
seguitò a far la corte a Candida come l'avrebbe fatta a una vecchia di
settant'anni per divertire una brigata di amici; con certi inchini,
certi accenti, certi modi sdolcinati e grotteschi, che gli sarebbero
stati bene colle scarpe a fibbia e la parrucca incipriata. E nello
stesso tempo si buttò dietro le spalle tutti i precetti educativi
del Tommaseo, che in presenza delle ragazze non bisogna prendere
atteggiamenti sbadati, nè sdraiarsi con cascaggine patrizia, nè
avvicinarsi tanto che sentano gli aliti e cose simili. Ma Candida
sempre si tirava indietro, o torceva la testa e voltava le spalle, o
s'alzava e se n'andava via.
Un giorno le presentò un mazzolino di fiori avvizziti e senza odore;
quella volta essa corrugò le ciglia e arrossì; ma subito si ricompose,
e senza far atto di sprezzo o di dispetto, buttò il mazzolino in un
canto.
E i giorni passavano così e Riconovaldo sempre più si accaniva, non
però senza comprendere, di tratto in tratto, quando la passione taceva,
ch'egli aveva torto, e che la sua condotta era puerile e villana. In
quei momenti egli provava per quella povera ragazza un tale sentimento
di pietà, che quasi era per correre a domandarle perdono; ma al
primo rivederla, così rigida e cocciuta, addio pentimento: la bile si
risollevava più che mai.
Altro che ricrearsi un poco a spese di Candida, riscalducciandola con
qualche sorriso e qualche parolina, come n'aveva fatto disegno nel
partire per la villa!
Iride intanto continuava a fare il chiasso con Furio, ogni giorno,
come quella volta della passeggiata. Erano venuti in una certa
dimestichezza; Furio sera fatto un po' più disinvolto; era beato; Iride
gli comandava come a un paggetto, gli faceva fare mille faccenduole di
casa, lo teneva tutto il giorno in moto a sua disposizione. — Furio!
— gridava, e subito si sentiva un: — Eccomi! — allegro e vibrato, e un
passo precipitoso, e Furio era là, davanti a lei, ansante e infiammato.
Più stava insieme con lui, e più Iride lo trovava curioso, chè non
sapeva capire certi suoi mutamenti improvvisi di colore e di umore,
e se ne divertiva; e vedeva ch'era buono e gentile, in fondo, e gli
voleva bene. Ma quello stargli sempre così vicina, con quel viso, con
quegli occhi, con quel benedetto vestito, con quella sbadata libertà di
maniere, e in campagna, era un guaio.