XIV.

Riconovaldo, più che stizzito, offeso dalla indifferenza crescente

di Candida, continuava a rodersi dentro, ad almanaccare la maniera

di vincerla, a tentar anche d'irritarla, se non altro, e di farsi

detestare a viso aperto; pur ch'ella smettesse di portarsi così,

come se non s accorgesse di lui. Poichè dice bene il Leopardi, che

gli uomini tollerano l'odio, e talvolta pure se ne gloriano; ma ad

un segno o ad un sospetto che abbiano di noncuranza, pochi sono così

forti che restino immobili, e non si diano con ogni mezzo a cercare

di liberarsene, discendendo anco, se occorre, ad atti vili. E più

che in altri doveva questo esser vero in lui, che, oltre al naturale

sospetto d'esser preso per una testa piccina e un'anima vuota, aveva la

coscienza altera della sua bellezza, e non si vedeva nemmeno guardato.

Visto che anche il suo tentativo oratorio era andato fallito, si

persuase di quello che Iride gli aveva detto di Candida; ch'essa, cioè,

sotto quell'apparenza modesta e dimessa, covasse dell'orgoglio e della

pretensione; il che avviene più di sovente in chi meno vi ha diritto

e lo dà meno a vedere. Per questo pensò di scegliere altra strada,

e cominciò a fare il noncurante anche lui; ma Candida era sempre più

fredda; e gli fu forza di smettere. Allora invelenì davvero, e andò

più in là; cominciò a pungerla, parlando a sua sorella, con ogni sorta

di allusioni fanciullescamente maligne. Un giorno si lasciò andare a

questa: Candida era presente, e sua sorella gli domandò d'una certa

signora vedova di sua conoscenza, perchè non si rimaritasse.

— Che vuoi che si rimariti quella creatura di carta pesta? — rispose

Riconovaldo coi denti stretti. — Non se n'accorge mica lei di non aver

marito; è una di quelle donne che vivono fuor delle leggi della natura;

anzi, a voler parlar giusto, non è neanco una donna. Per meritare il

nome di donna, non basta mica averne le forme; bisogna averne l'anima,

gli affetti, le tendenze, e una donna che non ha tutto questo, non

è una donna, come non son donne le bambole, le mummie, le statue, e

quei vestiti interi che pendono dagli attaccapanni nelle botteghe dei

mercanti di stoffe. —

Ma Candida persisteva; non faceva un atto di risentimento, non dava un

segno d'impazienza; era indifferente e impassibile come una pietra;

e sì che qualche volta Iride, indispettita anch'essa da quei modi,

aggiungeva le sue alle punzecchiature del fratello, ed era un'alleata

formidabile. Riconovaldo, punto fino a mordersene le dita, e incaponito

sempre più nel suo proposito, mutò strada ancora una volta. A poco a

poco raddolcendosi, e fingendo di pentirsi, o pentendosi davvero, del

suo procedere scortese e maligno verso Candida, cominciò a farle la

corte, come lui la sapeva fare, con quella grazia e quella finezza;

prima alla lontana, timido; poi apertamente, caldo e soave; qualche

volta quasi supplichevole. Ma Candida mostrava di non badar alla sua

dolcezza più di quel che avesse badato alla sua malignità.

Riconovaldo, disperato di riuscire, ferito nel più vivo nell'amor

proprio, arrabbiato, volle vendicarsi voltando la cosa al faceto, e

seguitò a far la corte a Candida come l'avrebbe fatta a una vecchia di

settant'anni per divertire una brigata di amici; con certi inchini,

certi accenti, certi modi sdolcinati e grotteschi, che gli sarebbero

stati bene colle scarpe a fibbia e la parrucca incipriata. E nello

stesso tempo si buttò dietro le spalle tutti i precetti educativi

del Tommaseo, che in presenza delle ragazze non bisogna prendere

atteggiamenti sbadati, nè sdraiarsi con cascaggine patrizia, nè

avvicinarsi tanto che sentano gli aliti e cose simili. Ma Candida

sempre si tirava indietro, o torceva la testa e voltava le spalle, o

s'alzava e se n'andava via.

Un giorno le presentò un mazzolino di fiori avvizziti e senza odore;

quella volta essa corrugò le ciglia e arrossì; ma subito si ricompose,

e senza far atto di sprezzo o di dispetto, buttò il mazzolino in un

canto.

E i giorni passavano così e Riconovaldo sempre più si accaniva, non

però senza comprendere, di tratto in tratto, quando la passione taceva,

ch'egli aveva torto, e che la sua condotta era puerile e villana. In

quei momenti egli provava per quella povera ragazza un tale sentimento

di pietà, che quasi era per correre a domandarle perdono; ma al

primo rivederla, così rigida e cocciuta, addio pentimento: la bile si

risollevava più che mai.

Altro che ricrearsi un poco a spese di Candida, riscalducciandola con

qualche sorriso e qualche parolina, come n'aveva fatto disegno nel

partire per la villa!

Iride intanto continuava a fare il chiasso con Furio, ogni giorno,

come quella volta della passeggiata. Erano venuti in una certa

dimestichezza; Furio sera fatto un po' più disinvolto; era beato; Iride

gli comandava come a un paggetto, gli faceva fare mille faccenduole di

casa, lo teneva tutto il giorno in moto a sua disposizione. — Furio!

— gridava, e subito si sentiva un: — Eccomi! — allegro e vibrato, e un

passo precipitoso, e Furio era là, davanti a lei, ansante e infiammato.

Più stava insieme con lui, e più Iride lo trovava curioso, chè non

sapeva capire certi suoi mutamenti improvvisi di colore e di umore,

e se ne divertiva; e vedeva ch'era buono e gentile, in fondo, e gli

voleva bene. Ma quello stargli sempre così vicina, con quel viso, con

quegli occhi, con quel benedetto vestito, con quella sbadata libertà di

maniere, e in campagna, era un guaio.

Novelle(#58341) · 第 52 / 95 题