XI.

La mattina dopo, Candida tirò in disparte suo fratello e gli disse con

piglio amorevole:

— Perchè ti confondi in quel modo, quando Iride ti guarda o ti parla?

Che c'è da vergognarsi? Non sta bene; chi sa che cosa le farai

pensare... Le farai pensare che sei cattivo, perchè sono soltanto

i ragazzi cattivi che si vergognano. Bisogna che tu sia un po' più

disinvolto; è una tua parente, in fin dei conti, è tua cognata e

— accentuando le parole — potrebb'essere tua madre. E poi non istà

neanche bene guardar la gente così fisso, che pare non si sia mai visto

nessuno; e tu ieri sera la guardavi così; e dovresti invece tenerla

come una sorella, con cui fossi sempre vissuto insieme, e portarti con

lei come ti porti con me. —

Furio, a cui non passava per la mente che sua sorella gli avesse letto

nell'anima, intese quelle sue parole alla lettera, e rispose: — Sì, — e

poi domandò ingenuamente; — Ma tu perchè non guardi mai Riconovaldo, e

quando parla non lo stai nemmeno a sentire?

— Perchè... —

Mentre Candida cercava una risposta, comparve Iride con un vestito

scollato di mussolina bianca, che lasciava vedere le sue spalle

bianchissime. Candida fece un segno impercettibile di maraviglia

spiacevole e guardò Furio. Furio vide in confuso qualche cosa di

bianco, e disparve.

Novelle(#58341) · 第 49 / 95 题