La mattina dopo, Candida tirò in disparte suo fratello e gli disse con
piglio amorevole:
— Perchè ti confondi in quel modo, quando Iride ti guarda o ti parla?
Che c'è da vergognarsi? Non sta bene; chi sa che cosa le farai
pensare... Le farai pensare che sei cattivo, perchè sono soltanto
i ragazzi cattivi che si vergognano. Bisogna che tu sia un po' più
disinvolto; è una tua parente, in fin dei conti, è tua cognata e
— accentuando le parole — potrebb'essere tua madre. E poi non istà
neanche bene guardar la gente così fisso, che pare non si sia mai visto
nessuno; e tu ieri sera la guardavi così; e dovresti invece tenerla
come una sorella, con cui fossi sempre vissuto insieme, e portarti con
lei come ti porti con me. —
Furio, a cui non passava per la mente che sua sorella gli avesse letto
nell'anima, intese quelle sue parole alla lettera, e rispose: — Sì, — e
poi domandò ingenuamente; — Ma tu perchè non guardi mai Riconovaldo, e
quando parla non lo stai nemmeno a sentire?
— Perchè... —
Mentre Candida cercava una risposta, comparve Iride con un vestito
scollato di mussolina bianca, che lasciava vedere le sue spalle
bianchissime. Candida fece un segno impercettibile di maraviglia
spiacevole e guardò Furio. Furio vide in confuso qualche cosa di
bianco, e disparve.