Iride e suo fratello erano nel salotto da pranzo, soli; Iride, seduta
vicino alla finestra, in modo che se ne vedeva la testa dal giardino. —
Curiosa quella Candida, — diceva Riconovaldo; — ha qualcosa di sua zia;
vedesti come m'ha ricevuto? La stessa scena dell'anno passato.
— Le avevi fatto qualcosa? — domandò la sorella.
— Nulla, sono stato qui dieci giorni e non le ho parlato che tre o
quattro volte; si vede che non le vado a genio.
— Vorrei vedere! — rispose Iride con un sorriso.
In quel punto entrò Candida col lavoro in mano e andò a sedere accanto
a Iride, senza alzare gli occhi. Iride e il fratello si ricambiarono
uno sguardo. Questi stava in piedi, appoggiato alla tavola, a un passo
dalla seggiola di Candida.
Riconovaldo le domandò che cosa facesse; essa, senza alzare gli occhi,
gli porse il ricamo.
— State tutto il giorno in casa? — ridomandò il giovane, dopo aver dato
un'occhiata al lavoro.
— Quasi, — rispose Candida.
— Passeggerete la sera; il giardino è bellissimo: andate a passeggiar
tutti insieme, o voi sola? M'immagino che conosciate qualche vicino.
— Una volta; ora son mutati quasi tutti, e non si conosce più nessuno.
— Nessuno! E come passate tutta la giornata? Vi occuperete molto dei
fiori; ho visto che n'avete il terrazzino pieno.
— Sì.
— E infatti i fiori....
Iride s'accorse che suo fratello, punto di quella freddezza, stava
per isnocciolare un complimento di cattivo gusto, e glielo ricacciò in
bocca con uno sguardo.
Allora egli prese un panchettino, lo portò dinanzi a Candida, e
sedette, in modo che veniva a riuscir colla testa poco sopra alle
ginocchia di lei; e lei, se poteva ancora non guardarlo, non poteva più
non vederlo, perchè aveva proprio la sua fronte a un palmo dalle mani.
Candida corrugò leggermente le sopracciglia.
— Stasera ci condurrete a vedere il giardino, non è vero? — domandò il
giovine; — verrete a fare un giro con noi.
— Se vi piace, — essa rispose.
— E a voi non piace? —
Candida non rispose.
— Sì o no?
— Sì. —
Riconovaldo diede un'occhiata a sua sorella, che significava: — Vedi?
Non avevo ragione di dire che non mi può vedere? —
Subito dopo fingendo di voler guardare da vicino il ricamo, abbassò la
testa in maniera che i suoi bei riccioli biondi toccarono le mani di
Candida. Essa le ritirò subito e fece l'atto di alzarsi.
— Ve n'andate? — domandò il giovine stupito.
— No, — rispose, — volevo solamente alzarmi — e risedette spingendo
indietro la seggiola.
In quel punto un soffio di vento portò via di sulla finestra il
fazzoletto d'iride, e lo spinse nel giardino; essa non se n'accorse.
— Vi do noia, Candida? — domandò con affettata dolcezza Riconovaldo.
— Perchè noia? — rispose Candida in tono distratto; — io non m'annoio
mai quando lavoro.
— Temevo.... Vi dispiacerebbe ch'io sonassi? —
— Non c'è motivo perchè mi debba dispiacere.
— Ma io desidererei d'esser certo che vi piace.
— Ebbene, mi piace.
Il giovane s'alzò indispettito, andò a sedere al pianoforte che era in
un angolo del salotto, e cominciò a sonare con molta vivezza e molta
grazia. Iride guardava Candida per vedere se la musica le facesse
qualche effetto; ma il suo viso era sempre impassibile; continuava
a lavorare colla testa bassa, senza neanco dar segno di sentire. A
un tratto Riconovaldo si fermò, si voltò a guardarla, diede un colpo
stizzoso sulla tastiera e s'alzò esclamando; — È un'indegnità... questo
pianoforte.
— Con permesso, — disse allora Candida, e se n'andò lentamente e
freddamente come era venuta.
Il giovane rimase in mezzo al salotto colle braccia incrociate sul
petto e gli occhi fissi alla porta per dove Candida era uscita. Iride
diede in uno scroscio di risa.
— In verità, — uscì a dire il fratello, — io non ci capisco nulla!
Poi gli balenò un'idea: Ch'io le paia stupido! — E restò pensieroso:
una volta entratogli nella testa quel sospetto, per lui era finita:
addio serenità.
— Ho perduto il mio fazzoletto, — disse Iride guardandosi intorno. Poi
corse alla finestra, e guardò fuori, non c'era più.