IV.

Dopo un breve tratto di strada, Carlo incontrò un suo amico del

villaggio, un uomo sui trent'anni, alto e asciutto, cogli occhi lustri

e colla bocca torta in un atteggiamento sprezzante; il quale aveva nel

vestire una certa attillatura rara a vedersi in giovani di campagna:

capelli unti, cravattino, polsini e un par di grandissimi calzoni

stretti intorno al collo del piede. Era uno di quei tanti cattivi

contadini che hanno fatto malamente il soldato e che ritornano a casa

peggiori di prima: colla goffaggine indelebile della loro natura,

accresciuta dai vizii che presero in città e della spavalderia che

impararono in caserma; un misto di villani, di bravi e di beceri, che

puzzano d'acquavite e di pomata, e disprezzano “l'ignoranza.„

Costui, tornato in congedo al villaggio, aveva messo su una piccola

bottega di liquorista.

Veduto Carlo, si fermò, e senza accostarglisi, gli disse con un sorriso

compassionevole: — Lo so!

— E non c'è Cristi che tenga, eh? — soggiunse un momento dopo.

— Ci sei stato anche tu, — rispose Carlo.

— Gli è per questo, amico mio, che mi fai compassione! — Carlo rimase

muto, cogli occhi fissi a terra.

— E Camilla? —

Carlo crollò le spalle.

— Mah! — soggiunse l'amico allontanandosi; — ora ci sei tu nelle peste:

una volta per uno. —

Carlo si morse le labbra e tirò innanzi per la sua strada.

La voce s'era sparsa pel villaggio, egli era conosciuto, tutti lo

guardavano. Qualcuno di quelli che avevano domestichezza con lui,

vedendolo passare, si faceva sull'uscio della bottega, e gli gridava:

— Si va, eh? — Altri, sogghignando, dicevano: — E' darà giù quella

superbia! — E le ragazze: — Ora si vuol vedere Camilla! — Egli non

guardava nessuno, ma si sentiva addosso, per così dire, gli sguardi di

tutti; e in quel momento lo opprimeva assai meno il pensiero di dover

andare a far il soldato, che l'immagine di tutti quei sogghigni della

gente a cui era antipatico. — Se vi potessi pigliare uno alla volta! —

brontolava, premendo il manico del coltello. Andò a parlare al Sindaco,

rilesse l'elenco dei coscritti, e tornò a casa ch'era buio. Entrando,

vide Camilla in un canto che piangeva, e allora, ricordandosi del modo

brutale con cui le aveva dato la notizia della disgrazia, ne sentì

rimorso, se le avvicinò e le disse piano: — Non c'è mica da disperarsi,

poi.... Non è ancora sicuro.

— Come non è sicuro? — gridò la ragazza maravigliata.

— C'è anche la seconda categoria. — La ragazza stette pensando: seconda

categoria, numeri alti, numeri bassi, quaranta giorni, — tutte queste

idee le si affollarono nel capo confusamente.

— Mi potrebbe toccare il numero alto, — disse ancora Carlo.

— E allora non andresti! — esclamò Camilla.

— Ci andrei per quaranta giorni.

— Ma è proprio vero! — gridò la giovane con uno slancio di gioia.

— Sì; ma bisogna aver fortuna! — rispose Carlo.

— Ah sì! — gridò Camilla, — ma io pregherò tanto che Dio ci farà questa

grazia — e corse a rinchiudersi nella sua stanza.

Carlo fu preso da un sentimento di tenerezza che da molto tempo

non aveva più provato: ma poichè in lui anche i sentimenti teneri

pigliavano un'espressione di dispetto e di collera, strinse il pugno,

e, guardando il cielo stellato, mormorò a denti stretti:

— Ma è proprio una maledetta legge infame questa, che ci obbliga a

lasciar casa, parenti, amici, tutto, per andar a fare.... il galeotto!

In quel momento una voce nella strada gridò canterellando:

— E non c'è Cristi! —

Era l'amico liquorista che, passando, aveva veduto spiccare la figura

buia di Carlo sul fondo illuminato della stanza; Carlo ebbe un tremito.

— Zaino in spalla! — soggiunse la voce allontanandosi. E poco dopo:

— Pane colla muffa! —

E poi più lontano:

— E ferri corti! —

L'ultime parole furon seguìte da una risata, e poi tutto tacque nella

strada buia e deserta.

Novelle(#58341) · 第 24 / 95 题