Una sera, all'ora convenuta, egli le venne accanto più accigliato del
solito, e, strettale la mano, stette lungo tempo immobile, colle spalle
al muro, muto. Camilla lo guardò di sfuggita, e n'ebbe quasi paura: non
l'aveva mai visto così stravolto; era pallido e tremava.
— Che cos'hai? — gli domandò.
— Ho.... — rispose lui con impeto, senza voltare la testa — una
bagattella. Ho che cinque giorni fa, quando abbiamo ricevuto la notizia
che mio fratello maggiore era morto, non abbiamo pensato a una cosa!
— A qual cosa?
— Non ci abbiamo pensato nè io, nè tu, nè i miei parenti, nè il Curato,
nè un cane al mondo, e non par possibile, bisogna dir proprio che
avessimo la testa non so dove.
— Ma di' dunque!
— Dico, dico.... pur troppo che l'ho da dire: mi tocca andar a fare il
soldato, eccola detta. —
La ragazza gettò un grido e balzò in piedi.
— Ora lo sai che cos'ho, — soggiunse il giovane.
E poco dopo riprese: — È così. La legge, se non lo sai, quando ci son
tre figliuoli, piglia il primo e l'ultimo; e quando il primo muore,
lascia star l'ultimo e piglia il secondo; io sono il secondo, tocca a
me.
— Ma.... — disse la ragazza non ancora rinvenuta dal primo stordimento
— è vero?
— Se è vero! Me l'ha detto il Sindaco, e poi va a vedere, hanno
aggiunto il mio nome all'elenco. E non basta. Tra mio fratello e me
non c'era che un anno di differenza; a me, in giusta regola, sarebbe
toccata la coscrizione l'anno venturo; ma quest'anno, come saprai, e
se non lo sai te lo dico, fanno due leve in una volta, perchè sono in
credito d'una; per conseguenza siamo serviti. Tra un mese, via!
— Ma è possibile? — esclamò la ragazza con voce alterata.
— E come! — rispose il giovane con un sorriso rabbioso. — Ma non c'è
da darsene pensiero, sai! Che cosa sono cinque anni! Una bagattella!
Zaino, gamella, pan nero, e avanti! E viva il Re! —
E diede un così forte pugno nel muro che s'insanguinò le dita.
— Ma Carlo! — gridò Camilla afferrandolo; — cosa fai!
— Cosa faccio? — rispose egli con un riso convulso; — guarda cosa
faccio! — e fece un atto impetuoso come per darsi un pugno nel mento.
Ma fermò il braccio ad un tratto, diede in una risata ed esclamò: — Ah!
mi dimenticavo che non si stracciano più le cartucce coi denti; tanto
vale conservarli.
E si mise a passeggiare avanti e indietro canterellando colla voce
strozzata fra i denti.
Camilla pallida, fuor di sè dalla sorpresa e dal dolore, lo seguitava
senza parola, guardandolo cogli occhi spalancati.
— Cosa ne dici? — domandò Carlo fermandosi.
— Ma cosa ne ho da dire! — proruppe Camilla con voce tremante. —
Ti dico che mi sembra un sogno! Ti dico che non ci posso credere!
Ti dico che mi scoppia il cuore! — E gli gittò le braccia al collo
singhiozzando.
— Oh lasciami stare! — egli rispose bruscamente svincolandosi e
pigliando la via del villaggio; — ci vuol altro che tenerezze! —