III.

Una sera, all'ora convenuta, egli le venne accanto più accigliato del

solito, e, strettale la mano, stette lungo tempo immobile, colle spalle

al muro, muto. Camilla lo guardò di sfuggita, e n'ebbe quasi paura: non

l'aveva mai visto così stravolto; era pallido e tremava.

— Che cos'hai? — gli domandò.

— Ho.... — rispose lui con impeto, senza voltare la testa — una

bagattella. Ho che cinque giorni fa, quando abbiamo ricevuto la notizia

che mio fratello maggiore era morto, non abbiamo pensato a una cosa!

— A qual cosa?

— Non ci abbiamo pensato nè io, nè tu, nè i miei parenti, nè il Curato,

nè un cane al mondo, e non par possibile, bisogna dir proprio che

avessimo la testa non so dove.

— Ma di' dunque!

— Dico, dico.... pur troppo che l'ho da dire: mi tocca andar a fare il

soldato, eccola detta. —

La ragazza gettò un grido e balzò in piedi.

— Ora lo sai che cos'ho, — soggiunse il giovane.

E poco dopo riprese: — È così. La legge, se non lo sai, quando ci son

tre figliuoli, piglia il primo e l'ultimo; e quando il primo muore,

lascia star l'ultimo e piglia il secondo; io sono il secondo, tocca a

me.

— Ma.... — disse la ragazza non ancora rinvenuta dal primo stordimento

— è vero?

— Se è vero! Me l'ha detto il Sindaco, e poi va a vedere, hanno

aggiunto il mio nome all'elenco. E non basta. Tra mio fratello e me

non c'era che un anno di differenza; a me, in giusta regola, sarebbe

toccata la coscrizione l'anno venturo; ma quest'anno, come saprai, e

se non lo sai te lo dico, fanno due leve in una volta, perchè sono in

credito d'una; per conseguenza siamo serviti. Tra un mese, via!

— Ma è possibile? — esclamò la ragazza con voce alterata.

— E come! — rispose il giovane con un sorriso rabbioso. — Ma non c'è

da darsene pensiero, sai! Che cosa sono cinque anni! Una bagattella!

Zaino, gamella, pan nero, e avanti! E viva il Re! —

E diede un così forte pugno nel muro che s'insanguinò le dita.

— Ma Carlo! — gridò Camilla afferrandolo; — cosa fai!

— Cosa faccio? — rispose egli con un riso convulso; — guarda cosa

faccio! — e fece un atto impetuoso come per darsi un pugno nel mento.

Ma fermò il braccio ad un tratto, diede in una risata ed esclamò: — Ah!

mi dimenticavo che non si stracciano più le cartucce coi denti; tanto

vale conservarli.

E si mise a passeggiare avanti e indietro canterellando colla voce

strozzata fra i denti.

Camilla pallida, fuor di sè dalla sorpresa e dal dolore, lo seguitava

senza parola, guardandolo cogli occhi spalancati.

— Cosa ne dici? — domandò Carlo fermandosi.

— Ma cosa ne ho da dire! — proruppe Camilla con voce tremante. —

Ti dico che mi sembra un sogno! Ti dico che non ci posso credere!

Ti dico che mi scoppia il cuore! — E gli gittò le braccia al collo

singhiozzando.

— Oh lasciami stare! — egli rispose bruscamente svincolandosi e

pigliando la via del villaggio; — ci vuol altro che tenerezze! —

Novelle(#58341) · 第 23 / 95 题