E l'animo nostro è uscito più forte dal dolore della guerra perduta.
A me par di vedere un giorno in cui da un capo all'altro del paese
si ripeterà il terribile grido: Vengono! — e noi balzeremo in piedi,
pallidi e alteri, rispondendo: — Li aspettiamo. — Allora, per le vie
delle nostre città, affollate di popolo, di soldati, di cavalli e di
carri, al suono del nome d'Italia, fra lo strepito delle armi e gli
squilli delle trombe, i miei dugento compagni si rivedranno, io li
rivedrò, molti per un'ora sola, alcuni forse per un solo momento,
di notte, davanti a una stazione di strada ferrata, al lume delle
fiaccole; ci rivedremo e ci saluteremo in silenzio, stringendoci la
mano fortemente, e guardandoci negli occhi. Non più grida, non più
canti, non più gioia clamorosa, non più sogni di marcie trionfali,
non più quel confidente e leggiero: — A rivederci, — con cui si
vela l'immagine della morte, e si alimenta, più che il coraggio, la
speranza; noi non ci diremo che: — Addio; — e quell'addio sarà una
promessa reciproca, un patto, un voto; quell'addio vorrà dire: — Questa
volta non si _deve_ ridiscendere la china della montagna; io rimarrò
sulla vetta, e tu pure. —
E sovente, precorrendo un lungo spazio di tempo, fantastico campi di
battaglia lontani, sui quali si giocano le sorti d'Italia. Volo col
pensiero di valle in valle, di colle in colle; e in tutti i passi più
difficili, e in tutti i punti più pericolosi, mi figuro un amico di
collegio, coi capelli grigi, già colonnello o generale, alla testa del
suo reggimento o della sua brigata; e mi compiaccio di figurarmelo nel
momento, in cui, assalito da molta forza nemica, dirige la resistenza.
Le due parti sono alle prese, ed egli, dalla cima di un'altura,
osserva il combattimento nella valle. Povero amico! In quel punto
forse si decide della sua vita e del suo onore; trent'anni di studii,
di sacrifizii, di speranze, stanno per essere coronati di gloria o
dispersi come un pugno di polvere, là su quella china verde che gli si
stende dinanzi; e tutto dipende da un nulla. Ed egli guarda, immobile,
pallido, ed ha tutta l'anima negli occhi, e la sciabola gli trema nella
mano convulsa. Io gli sono accanto e lo fisso nel viso, e acconsento
involontariamente con la persona a tutti i suoi tremiti, e sento tutto
quello ch'egli sente, lo intendo, vivo in lui. — Coraggio, amico; tu
hai infuso nei tuoi soldati la tua anima generosa, vinceranno, non ti
turbare. Quel movimento incerto che vedi là verso l'ala destra, non è
che un momentaneo scompiglio cagionato dall'ineguaglianza del terreno;
non danno indietro, no; senti, le grida risuonano più alte, i colpi
strepitano più fitti, l'ultimo battaglione è entrato anch'esso nel
combattimento, tutti i tuoi soldati combattono. — Ah! ora sì che i suoi
occhi corrono avidamente da un capo all'altro della linea; ecco, egli
si fa più pallido; questo è il punto! la sua vita pare sospesa....
— Che sono queste voci lontane? Che è quella fiamma che gli sale al
volto? quel sorriso? quello sguardo al cielo? Hanno vinto! Ma per Dio!
prima di partire, voltati, ferma quel cavallo, son io, senti, un tuo
amico di collegio, porgi le braccia, un bacio, ed ora va, vola tra i
tuoi soldati, e che Iddio t'accompagni. — Ha slanciato il cavallo di
carriera, è già in fondo alla valle, è sparito.
E chi sa, quanti dei miei compagni si troveranno un giorno, un'ora
della loro vita, in quel cimento! Chi sa che molti non abbiano a
illustrare il loro nome qualche grande servigio reso alla patria, che
alcuni di questi nomi non abbiano a diventar cari al popolo, che io
stesso non abbia una volta a veder passare per una strada di qualche
città italiana un mio antico vicino di studio, o di tavola, o di
letto, in grande uniforme di generale, sopra un bianco cavallo coperto
di fiori, in mezzo a due ale di popolo festante! E chi sa pure se
un giorno io non andrò a picchiare alla porta di alcuno di loro, per
gettargli le braccia al collo appena mi apparirà dinanzi, — pallido,
triste, invecchiato di dieci anni nel giro di pochi mesi; — se non
andrò da lui per confortarlo, per dirgli che la sentenza del paese
è stata ingiusta, che grande è ancora il numero di coloro che non
rovesciano sul suo capo tutta la colpa del disastro, che verrà tempo
in cui si calmeranno le passioni e si ritorneranno in onore le vittime
delle condanne avventate, che il suo nome è ancora rispettato e caro,
che non s'accasci, che ripigli animo e speri?
Ah! quando io penso alle fiere prove che molti di essi avranno a durare
nella vita, al bene che potranno fare al loro paese, all'inestimabile
prezzo cui dovranno pagare la loro gloria; quando penso a queste cose
io che lasciai l'esercito, sento che per non restare addietro ai miei
compagni nel pagare il mio debito di gratitudine alla patria, dovrei
faticare senza riposo, vegliare le notti sui libri, conservare con
rigorosa temperanza di costumi il mio vigore giovanile per rivolgerlo
fresco ed intero ai lavori della mente; menare una vita illibata per
acquistare il diritto di predicar la virtù, e mantenere viva e pura
questa fiamma d'affetto, di cui riesco qualche volta a trasfondere una
scintilla nel petto degli altri; studiare il popolo, i fanciulli, i
poveri, e scriver per loro; non lasciarmi sfuggir mai dalla penna una
parola ignobile, sacrificare tutte le mie fantasie al bene comune, non
disanimarmi mai per contrarietà, non ambir mai lodi, non desiderare,
non aspettare mai nulla, fuorchè il giorno in cui potessi dire a me
stesso: — Ho fatto quello che potevo, non sono stato inutile nella
vita, questo mi basta. —