Che idea mi passa pel capo, ora che sto per finire! Vorrei aver qui
un giovinotto di diciasette anni, d'indole bona e di costumi gentili,
ma poco esperto, come a quell'età siam tutti, del cuore umano; e
mettendogli una mano sulla spalla, dirgli amichevolmente: — Vuoi tu
procurarti fin d'ora un argomento di pace e di serenità per l'avvenire?
Tratta i tuoi amici cogli stessi riguardi che useresti a una donna,
perchè, credi, non v'è offesa o parola amara o atto sgarbato fatto
ad alcuno di loro (sia pure scusabile e venga pure per lungo tempo
dimenticato) che un giorno non ritorni alla memoria, e non rincresca,
e non turbi. Dopo molti anni, ricordando i miei amici lontani, mi
rammento d'uno screzio che ci fu tra me e un di loro, di qualche
motto pungente che ricambiai con un altro, del proposito fatto e
mantenuto per molti mesi di non rivolgere la parola ad un terzo; —
fanciullaggini; — eppure, quanto sarei contento di non avere alcuna
di queste fanciullaggini da rimproverarmi! E benchè io sia sicuro che
non hanno lasciato traccia negli altri più che in me, quanto desidero
sempre che si presenti un'occasione di poter assicurarmene meglio,
dissipando quell'ultima ombra leggerissima che, per caso, vi fosse
rimasta! Quando s'arriva a quell'età in cui comincia ad apparir vicino
il termine della gioventù, e si pensa agli anni passati così presto, e
agli altri che passeranno più presto ancora, e al pochissimo bene che
s'è fatto, e al pochissimo che ci resterà ancor tempo di fare, quel
sentimento d'orgoglio, che ci rese qualche volta duri e incresciosi
agli amici, ci sembra una così meschina, risibile e spregevole cosa,
che, se si potesse, si tornerebbe indietro per riprendere daccapo
tutte le discussioni col tono più soave della nostra voce, per porgere
tante volte la mano in atto di chieder pace, quante sono le scrollate
di spalle che si diedero pel passato; per cercare gli amici offesi,
guardarli negli occhi, e dir loro:
— Non c'è più nulla, non è vero?... —