VII.

Ma che! son vaneggiamenti foschi di giornate piovose; spunta il sole

e l'anima si rasserena col cielo. E sempre al breve scoraggiamento

segue uno stato d'animo, nel quale mi appare così folle e così

codardo quel turbarsi per un'alterazione del viso, e rimpiangere

l'allegria spensierata della prima giovinezza, e volersi ribellare

con uno sfogo di rammarico dispettoso alle leggi della natura, che

mi vergogno, mi scoto, mi risollevo, riafferro la mia fede, le mie

speranze, i miei propositi, e mi rilancio al lavoro con una risoluzione

piena di alterezza e di gioia. E in quei momenti mi sento la forza

di aspettare a fronte serena i trent'anni, i disinganni, i capelli

bianchi, i dolori, gli acciacchi, la vecchiaia, cogli occhi della

mente fissi dinanzi a me, lontano, in un punto luminoso che mi pare

che ingrandisca via via che procedo. E vo innanzi con più coraggio; e

a uno sciame di gente inebbriata e clamorosa che mi dice: — Con noi!

— rispondo fieramente: — No! — e a una folla di giovani malinconici,

che mi dicono, crollando il capo: — Forse non è vero! — rispondo,

senza allontanar gli occhi da quel punto, con una voce gioiosa e

entusiastica: — No! — e a una moltitudine di uomini gravi e superbi,

che toccandomi e accennandomi le loro carte e i loro libri mi dicono

con un sorriso di pietà e di dileggio: — È un sogno! — io rispondo

sempre guardando là, con un grido che mi prorompe dal più profondo

dell'anima, come se mi vedessi ricomparir dinanzi una persona morta: —

No! — Oh! in quel momento mi si venga pure a dire che debbo invecchiare

e morire; che m'importa? Io lavoro, io credo, io aspetto!

Novelle(#58341) · 第 13 / 95 题