Ma che! son vaneggiamenti foschi di giornate piovose; spunta il sole
e l'anima si rasserena col cielo. E sempre al breve scoraggiamento
segue uno stato d'animo, nel quale mi appare così folle e così
codardo quel turbarsi per un'alterazione del viso, e rimpiangere
l'allegria spensierata della prima giovinezza, e volersi ribellare
con uno sfogo di rammarico dispettoso alle leggi della natura, che
mi vergogno, mi scoto, mi risollevo, riafferro la mia fede, le mie
speranze, i miei propositi, e mi rilancio al lavoro con una risoluzione
piena di alterezza e di gioia. E in quei momenti mi sento la forza
di aspettare a fronte serena i trent'anni, i disinganni, i capelli
bianchi, i dolori, gli acciacchi, la vecchiaia, cogli occhi della
mente fissi dinanzi a me, lontano, in un punto luminoso che mi pare
che ingrandisca via via che procedo. E vo innanzi con più coraggio; e
a uno sciame di gente inebbriata e clamorosa che mi dice: — Con noi!
— rispondo fieramente: — No! — e a una folla di giovani malinconici,
che mi dicono, crollando il capo: — Forse non è vero! — rispondo,
senza allontanar gli occhi da quel punto, con una voce gioiosa e
entusiastica: — No! — e a una moltitudine di uomini gravi e superbi,
che toccandomi e accennandomi le loro carte e i loro libri mi dicono
con un sorriso di pietà e di dileggio: — È un sogno! — io rispondo
sempre guardando là, con un grido che mi prorompe dal più profondo
dell'anima, come se mi vedessi ricomparir dinanzi una persona morta: —
No! — Oh! in quel momento mi si venga pure a dire che debbo invecchiare
e morire; che m'importa? Io lavoro, io credo, io aspetto!