_Confini della valle — Le case, il desco, l'abito, il commercio,
l'agricoltura._
Ho fatto una visita a Zumsteg, al _palazzo municipale_, antica casipola
murata or fanno circa tre secoli lungo la Toce. Il fiume batte con
impeto sulle fondamenta e le mura tremano screpolandosi. Al pian
terreno s'apre verso la strada un'ampia finestra sbarrata da solida
inferriata — è la finestra del carcere. Da essa lo sguardo corre ogni
angolo della prigione, sicchè era ad una carcere e berlina. Al piano
superiore la stanza del consiglio; in un armadio le vecchie pergamene
del comune, delle quali sono oltremodo gelosi.
Notai nel mio taccuino quanto appresi dalla cortesia dell'onesto ospite
circa le costumanze de' suoi conterranei. Tu, compagno mio, forse
non avrai queste novelle in pregio come io le scrissi con amore; ma
pazienta lo stile dimesso e riposa, se vorrai aver lena da potere con
sicurezza toccare l'ardua sommità del Reti, che di lassù ne sfida.
I confini della giurisdizione di questo municipio comprendono la
terricciuola di Unterstald sino al ponte di Untergeschen: da esso
corrono, al mezzodì, al Minoio-Krüpfti passando sulla vetta del
Martel, e da quello all'Ofenhorn, da cui col limite dell'Italia per
le diacciaie fino al corno del Gries. Alla sinistra della valle poi
dal Gries pel Nufenenstok ed il Markhorn (2963 metri) al culmine del
Rizoberg segue l'orlo estremo del Canton Ticino; dal Rizoberg ritorna
al ponte di Untergeschen.
Il municipio senza reddito di sorta preleva le spese opportune da
imposte; ciascun casale ha boschi e pascoli che si dividono equamente a
beneficio d'ogni famiglia.
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Entriamo nelle abitazioni. Le case sono quasi tutte di legno colla
forma dei _châlets_ svizzeri, ed a tre piani: quello terreno è murato
e serve di cantina. I piani superiori sono costrutti con travicelle per
lo più di larice foderate internamente con tavolati bene mastiettati e
disposti con qualche simmetria. Il pavimento ed il soffitto, piuttosto
basso, sono pure di legno senza alcuna vernice.
Tutte le case hanno una camera più vasta delle altre, riscaldata —
forse soverchiamente — da una stufa di pietra, nella quale accendono
grande quantità di legna, e ciò da una parete interna di pietra che
contiene pure il camino della cucina. Tutte le stanze sono tappezzate
d'immagini sacre o di statuette in cera trasportate da Roma e dal
santuario di Einsiedelen in Isvizzera, dove si recano qualche volta in
pellegrinaggio. Una cosa curiosa si è che hanno sì indicibile amore
degli orologi a pendolo da averne anche tre nella stessa _stufa_:
notate che quasi tutti hanno poi ancora nelle tasche un orologio
d'argento.
Un Formazzese, nel tepore della sua stufa con un po' di patate e di
carne salata se ne ride della neve e del lungo inverno, e dice di stare
meglio di un re — costituzionale.
Ignoro perchè gli usci abbiano l'architrave tanto basso, che ad
ogni uomo di mediocre statura conviene inchinarsi per entrare nelle
case e per passare dall'una all'altra camera; forse questa stranezza
ha lo scopo di mantenere costante l'uso del saluto di chi entra. I
Romani scolpivano sulla loro soglia il motto che diceva benvenuto al
visitatore, squisita cortesia, che i tempi s'involarono con tant'altre;
i Formazzesi paiono invece più gelosi del rispetto dovuto al padrone
della casa che non di quello all'ospite.
Le finestre meritano una breve descrizione. Esse sono composte di tre
telai rettangolari separati l'uno dall'altro da un travicello verticale
a sostegno della parete superiore; ogni telaio è diviso in due sorta
di vetri da una linea di legno orizzontale; i superiori sono fissi
con piombo filato e per lo più esagoni, gli inferiori, più grandi,
rettangolari ed incorniciati, scorrono o da una parte o dall'altra
nella mastiettatura del telaio; ne viene perciò può sporgere al di
fuori altro che il capo; per lo più i vetri inferiori sono diacciati,
o, volgarmente, fatti a mandorle per nascondere ai vicini le proprie
faccende senza diminuire la luce.
Le stalle, le cantine sono senza finestre; nel trebbiale superiore si
coreggia la segale.
Se da una parte queste abitazioni sono asciutte, sane e comode,
la quantità di legnami onde sono costrutte presenta mille pericoli
d'incendio, tanto più da temersi per i venti e per la mancanza assoluta
d'ogni istrumento atto a spegnerli. Morasck, pochi anni sono, ardeva
interamente.
Il Formazzese, come gli Alpigiani in genere, si nutre di patate,
di carne salata, e beve vino ed acquavite. Sono golosi di caffè.
Anticamente non si faceva il pane che al fine di novembre per tutto
l'anno; ora suole farsi almeno due o tre volte all'anno.
Ho visto più d'una volta la famiglia d'un agiato Formazzese assidersi
senza distinzione fra il capo ed il servo ad una pulita tavola
di acero, in mezzo della quale stava un gran piatto, in cui tutti
pescavano colla forchetta o col cucchiaio; antichi costumi che i
Formazzesi conservarono gelosamente sino al giorno d'oggi.
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Ora i calzoni lunghi, la casacca di frustagno o di panno e il cappello
di feltro hanno dato il cambio alle lunghe calze bianche trapunte,
alle brache, al panciotto rosso, all'abito a grandi tasche, nonchè
al cappello a larghe tese. Nell'inverno le gambe per diguazzare
nella neve coprono con uose di lana sino al dissopra del ginocchio;
alcune cordicelle legano alla scarpa la falda che copre il collo del
piede. Alcuni fra quelli che furono in Roma recano ai patrii monti
l'uso incomodo di quel cappello cilindrico — che rappresenta sì bene
le tendenze artistiche del secolo — con non poca antitesi col resto
dell'abito.
Le donne, che vent'anni sono coprivano il capo d'un pittoresco
cappellino adorno di nastri, lo coprono ora con un fazzoletto rosso
annodato alla nuca. Il seno è coperto da un panciottino a varii colori,
dal quale spunta attorno al collo un pizzo. Le vesti raccorciano la
taglia e giungono a mezza gamba: nell'inverno sono di panno sottilmente
piegato; le braccia ed il dorso coprono con una giubboncella a lunghe
maniche. Nessuno va scalzo; gli stessi zoccoli in legno sono poco
in uso. Nei giorni festivi principalmente il loro uniforme vestire è
notevole per pulizia.
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La fonte del benessere dei Formazzesi consiste negli ampii pascoli,
dei quali si vantaggiano gli altipiani e le convalli superiori, per
cui ben mille bovine vi traggono dalle proprie stalle e dall'Antigorio.
Una parte di queste scende poi a svernare al piano. Falciano una volta
all'anno il fieno nelle praterie meglio soleggiate, ed alquanta segale
che non cresce sempre a maturità. In tutta la valle ho veduto un solo
albero fruttifero nell'orto di una casa in Fracco, un povero ciliegio
bramoso di sole e di nutrimento che intisichiva.
Sul finire dell'estate, i Formazzesi più danarosi attraversano il Gries
per recarsi alle fiere di Meyringen nell'Oberland, ove fanno incetta
di giovenche e di vitelli che con loro infinito disagio conducono
poi di qua dai faticosi gioghi del Grimsel e del Gries ai mercati di
Domodossola, soddisfatti di un guadagno poco proporzionato a sette
giorni di viaggio disastroso.
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