V.

_Confini della valle — Le case, il desco, l'abito, il commercio,

l'agricoltura._

Ho fatto una visita a Zumsteg, al _palazzo municipale_, antica casipola

murata or fanno circa tre secoli lungo la Toce. Il fiume batte con

impeto sulle fondamenta e le mura tremano screpolandosi. Al pian

terreno s'apre verso la strada un'ampia finestra sbarrata da solida

inferriata — è la finestra del carcere. Da essa lo sguardo corre ogni

angolo della prigione, sicchè era ad una carcere e berlina. Al piano

superiore la stanza del consiglio; in un armadio le vecchie pergamene

del comune, delle quali sono oltremodo gelosi.

Notai nel mio taccuino quanto appresi dalla cortesia dell'onesto ospite

circa le costumanze de' suoi conterranei. Tu, compagno mio, forse

non avrai queste novelle in pregio come io le scrissi con amore; ma

pazienta lo stile dimesso e riposa, se vorrai aver lena da potere con

sicurezza toccare l'ardua sommità del Reti, che di lassù ne sfida.

I confini della giurisdizione di questo municipio comprendono la

terricciuola di Unterstald sino al ponte di Untergeschen: da esso

corrono, al mezzodì, al Minoio-Krüpfti passando sulla vetta del

Martel, e da quello all'Ofenhorn, da cui col limite dell'Italia per

le diacciaie fino al corno del Gries. Alla sinistra della valle poi

dal Gries pel Nufenenstok ed il Markhorn (2963 metri) al culmine del

Rizoberg segue l'orlo estremo del Canton Ticino; dal Rizoberg ritorna

al ponte di Untergeschen.

Il municipio senza reddito di sorta preleva le spese opportune da

imposte; ciascun casale ha boschi e pascoli che si dividono equamente a

beneficio d'ogni famiglia.

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Entriamo nelle abitazioni. Le case sono quasi tutte di legno colla

forma dei _châlets_ svizzeri, ed a tre piani: quello terreno è murato

e serve di cantina. I piani superiori sono costrutti con travicelle per

lo più di larice foderate internamente con tavolati bene mastiettati e

disposti con qualche simmetria. Il pavimento ed il soffitto, piuttosto

basso, sono pure di legno senza alcuna vernice.

Tutte le case hanno una camera più vasta delle altre, riscaldata —

forse soverchiamente — da una stufa di pietra, nella quale accendono

grande quantità di legna, e ciò da una parete interna di pietra che

contiene pure il camino della cucina. Tutte le stanze sono tappezzate

d'immagini sacre o di statuette in cera trasportate da Roma e dal

santuario di Einsiedelen in Isvizzera, dove si recano qualche volta in

pellegrinaggio. Una cosa curiosa si è che hanno sì indicibile amore

degli orologi a pendolo da averne anche tre nella stessa _stufa_:

notate che quasi tutti hanno poi ancora nelle tasche un orologio

d'argento.

Un Formazzese, nel tepore della sua stufa con un po' di patate e di

carne salata se ne ride della neve e del lungo inverno, e dice di stare

meglio di un re — costituzionale.

Ignoro perchè gli usci abbiano l'architrave tanto basso, che ad

ogni uomo di mediocre statura conviene inchinarsi per entrare nelle

case e per passare dall'una all'altra camera; forse questa stranezza

ha lo scopo di mantenere costante l'uso del saluto di chi entra. I

Romani scolpivano sulla loro soglia il motto che diceva benvenuto al

visitatore, squisita cortesia, che i tempi s'involarono con tant'altre;

i Formazzesi paiono invece più gelosi del rispetto dovuto al padrone

della casa che non di quello all'ospite.

Le finestre meritano una breve descrizione. Esse sono composte di tre

telai rettangolari separati l'uno dall'altro da un travicello verticale

a sostegno della parete superiore; ogni telaio è diviso in due sorta

di vetri da una linea di legno orizzontale; i superiori sono fissi

con piombo filato e per lo più esagoni, gli inferiori, più grandi,

rettangolari ed incorniciati, scorrono o da una parte o dall'altra

nella mastiettatura del telaio; ne viene perciò può sporgere al di

fuori altro che il capo; per lo più i vetri inferiori sono diacciati,

o, volgarmente, fatti a mandorle per nascondere ai vicini le proprie

faccende senza diminuire la luce.

Le stalle, le cantine sono senza finestre; nel trebbiale superiore si

coreggia la segale.

Se da una parte queste abitazioni sono asciutte, sane e comode,

la quantità di legnami onde sono costrutte presenta mille pericoli

d'incendio, tanto più da temersi per i venti e per la mancanza assoluta

d'ogni istrumento atto a spegnerli. Morasck, pochi anni sono, ardeva

interamente.

Il Formazzese, come gli Alpigiani in genere, si nutre di patate,

di carne salata, e beve vino ed acquavite. Sono golosi di caffè.

Anticamente non si faceva il pane che al fine di novembre per tutto

l'anno; ora suole farsi almeno due o tre volte all'anno.

Ho visto più d'una volta la famiglia d'un agiato Formazzese assidersi

senza distinzione fra il capo ed il servo ad una pulita tavola

di acero, in mezzo della quale stava un gran piatto, in cui tutti

pescavano colla forchetta o col cucchiaio; antichi costumi che i

Formazzesi conservarono gelosamente sino al giorno d'oggi.

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Ora i calzoni lunghi, la casacca di frustagno o di panno e il cappello

di feltro hanno dato il cambio alle lunghe calze bianche trapunte,

alle brache, al panciotto rosso, all'abito a grandi tasche, nonchè

al cappello a larghe tese. Nell'inverno le gambe per diguazzare

nella neve coprono con uose di lana sino al dissopra del ginocchio;

alcune cordicelle legano alla scarpa la falda che copre il collo del

piede. Alcuni fra quelli che furono in Roma recano ai patrii monti

l'uso incomodo di quel cappello cilindrico — che rappresenta sì bene

le tendenze artistiche del secolo — con non poca antitesi col resto

dell'abito.

Le donne, che vent'anni sono coprivano il capo d'un pittoresco

cappellino adorno di nastri, lo coprono ora con un fazzoletto rosso

annodato alla nuca. Il seno è coperto da un panciottino a varii colori,

dal quale spunta attorno al collo un pizzo. Le vesti raccorciano la

taglia e giungono a mezza gamba: nell'inverno sono di panno sottilmente

piegato; le braccia ed il dorso coprono con una giubboncella a lunghe

maniche. Nessuno va scalzo; gli stessi zoccoli in legno sono poco

in uso. Nei giorni festivi principalmente il loro uniforme vestire è

notevole per pulizia.

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La fonte del benessere dei Formazzesi consiste negli ampii pascoli,

dei quali si vantaggiano gli altipiani e le convalli superiori, per

cui ben mille bovine vi traggono dalle proprie stalle e dall'Antigorio.

Una parte di queste scende poi a svernare al piano. Falciano una volta

all'anno il fieno nelle praterie meglio soleggiate, ed alquanta segale

che non cresce sempre a maturità. In tutta la valle ho veduto un solo

albero fruttifero nell'orto di una casa in Fracco, un povero ciliegio

bramoso di sole e di nutrimento che intisichiva.

Sul finire dell'estate, i Formazzesi più danarosi attraversano il Gries

per recarsi alle fiere di Meyringen nell'Oberland, ove fanno incetta

di giovenche e di vitelli che con loro infinito disagio conducono

poi di qua dai faticosi gioghi del Grimsel e del Gries ai mercati di

Domodossola, soddisfatti di un guadagno poco proporzionato a sette

giorni di viaggio disastroso.

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Peregrinazioni d'uno zingaro per laghi ed Alpi Il Lago Maggiore, l'Ossola, la Frua e il Gries · 第 46 / 54 题