_Altipiani di Kerback, Valtoccia, Morasck e Bettelmatt._
Dall'altipiano di Uberaufderfrutt, ove all'ombra del portico della
cappelletta sull'orlo della cascata udiva la pietosa leggenda della
Frua, in meno di mezz'ora giunsi al vallone di Kerbach attorniato
da alte vette, delle quali la parte meridiana che si protende fino
al vicino anfiteatro di Morasch, è tutta lieta di zolle e di fiori.
L'aere risonava di monotone cantilene d'amore; erano falciatori
che sulle sdrucciolevoli chine del Thalli fornivano il loro lavoro
colla sicurezza de' contadini pianigiani. Le eccellenti disposizioni
ad imitare gli eroi d'Omero, che ad ogni fermata facevano un pasto
proporzionato alla grandezza delle loro imprese, mi fecero accettare
di buon animo la refezione, che m'offriva l'ospitalità d'un vecchio
ed onesto alpigiano. Quindi, poichè il sole già intiepidiva le
freschissime aure, per un sentiero che già fu strada mulattiera
selciata, ci arrampicammo per una buon'ora per la faticosa erta,
e fummo alle bocche della Valtoccia, vasto altipiano tutto ricinto
di picchi petrosi, mentre il suolo appiedi delle immense ciottolaie
verdeggia qua e là di sapidissimi pascoli. Ma come melanconica è questa
suprema convalle! I canti pastorali, il tintinnio delle collane degli
armenti, il loro muggire, tutto pare un doloroso lamento. L'orida retta
del Kastelhorn e le mute falde del picco del Nufenen-Stok spandono sul
resto del quadro la tristezza del loro aspetto. Il laghetto di Castello
rabbrividisce all'aspetto del Kastel che vi si specchia; il ruscello,
che ne sgorga guizza tacito fra i massi, quasi pauroso non dinoccoli
di lassù un macigno a riempire la limpida conca della sua sorgente. Il
ruscello forma più in là il bacino del Pesce, ove le trote non osano
amoreggiare che nel profondo.
La Toce ne nasce con poca festa. Le sponde dei due nappi e del torrente
sono sabbiose, nude: l'ombra del Kastel fece inaridire l'erba. Anche le
mandrie rifuggono in là.
In mezzo all'altipiano serpeggia il sentiero che pel passo confine
(Auf der Mark) conduce alle radici della Val Bedretto, alla vetta del
S. Gottardo, agevolmente in una giornata di cammino dai casolari di
Formazza.
Un mandriano, tutt'occhi e boccacce dalla meraviglia di vedere lassù
un cotale che nè comprava, nè vendeva bovine e formaggi, mi disse che
i Bedrettesi quando vogliono recarsi nel Vallese, invece di scendere
dalla Valtoccia a Kerbach, e di laggiù per Morask e Bettelmatt varcare
il Griesberg, usano per un sentiero difficile passare al di là del
Nufenen-Stok e scendere così nell'Egina evitando il lungo giro.
Intanto il cielo s'era coperto di nuvoloni fitti, lampeggianti,
e mentre m'aggirava per quelle solitudini malinconiose, mi colse
senz'alcuna difesa un acquazzone, che mi cacciò giù fino al casale di
Kerback più in fretta che io non avrei voluto, molle, inzuppato fino
alle ossa, fra le saette ed i tuoni, come già Mosè dal Sinai, colla
differenza che io invece di trovare gli alpigiani in ridda attorno al
vitello d'oro, li vidi raccolti attorno ad un bel fuoco tutti intenti
chi a mondare castagne, chi a sbattere la crema, e tutti ad ascoltare
le frottole d'un cacciatore, che all'appressarsi del nembo avea
frettolosamente deserto l'agguato per ripararsi sotto quel tetto.
Riazzurratosi l'orizzonte, lasciai Kerback e salii in mezz'ora a
Morask, l'alpe più popoloso di tutta la val Formazza.
Morask è meno ricco di pascoli di Kerback, ma è più lieto per più vasta
zona di cielo. La giogaia asprissima che rinserra l'anfiteatro verso
il meriggio, colle cuspidi eccelse del Zumstok e dell'Himmelberg, può
dirsi una parete di un solo macigno. Qua e là il diacciaio del Gries
che si stende dietro a quelle vette, lascia cadere un lembo del suo
lenzuolo sfavillante nella valle.
Prima della notte m'inerpicai ancora sulle erbose pendici del Thalli,
e vidi smaglianti all'ultimo raggio del sole le nevi eterne che
smaltano le nere orribili creste del Kastel, a levante, che voi dite
inaccessibili e che vi fanno rabbrividire al pensiero di trovarvi
sull'orlo del precipizio che si profonda giù fino alla radice del
monte, mentre in quest'istante forse un ardimentoso cacciatore di
camosci sta sul cigliare dell'abisso, fra la vita e la morte, spinto
lassù dalla sua passione.
Ma la notte già scolora ogni cosa: scendiamo.