_Quanti disprezzino l'oro._
_Auri sacra fames!_
Ecco le miniere dell'oro. Indossata la sopraveste dei minieratori,
salutai con animo trepidante la luce del sole, e discesi nella più
profonda e più vasta e più antica delle miniere della valle, anzi
dell'Italia. Duemila anni fa migliaia di schiavi dei Romani vi
cercavano le vene del prezioso metallo, e non ancora esaurito è il
tesoro. Il Rosa, siccome serba agli audaci che gli salgono sopra il più
stupendo spettacolo del mondo, serba nel seno tant'oro da fare di voi,
o mortali, altrettanti re Mida.
— Dove scendiamo? Nel cuore della terra? Da un'ora ormai il piede
incerto discende per iscale senza numero, di antro in pozzo, di
pozzo in caverne immense, dove la tremolante luce delle lampade non
rischiarando le stillanti e nere pareti, ne lascia supporre d'essere
penetrati nelle bolgie dantesche. — E sotto a' piedi un'altra oscura
bocca ne ingoia, e discendiamo... Ahi! Dov'è l'aura vitale della valle?
La luce onnicolore, il canto della natura?
— Discendi ancora, disse l'ospite, e vedrai quanto è grande la brama
dell'oro. Ma il petto è ansante, le nari s'allargano invano per bere
un sorso d'aria pura, e le ginocchia minacciano di lasciarmi ruzzolare
nell'abisso..... Ah! ecco l'ultima caverna.
Dove sono gli immortali cattivi di Minosse? Ma laggiù la turba che si
smaniava non v'era precipitata per l'ira del Ghibellino — laggiù non
le pietose visioni delle Francesche, delle Pie, delle Piccarde — ma sì
l'urlo dell'Ugolino: ho fame, fame — d'oro! Le cere pallide, gli occhi
intenti che sovente si chiudevano per attendere quasi un prodigio dalla
sorte, il prodigio d'un _filone_, le labbra, balbettanti misteriose
parole, tremavano convulsivamente; i ferri, gli scalpelli sonavano
dolorosamente con affrettata vicenda sul sasso, e le girelle cigolando
con lungo e monotono gemito sotto il peso della terra da razzolare
lassù si lagnavano della faticosa bisogna. Presto, trovate l'oro, e
risalirete all'aria libera, dove v'attende il piacere. Presto — la mano
ingranchita nega l'ufficio suo — non importa, avrai tempo a riposarti
stazzonando la coppa dell'ebbrezza. Presto — l'occhio stanco di fissare
s'inietta di sangue — che vale? ti guarirà la vista di quella donna che
prediligerai. Non morderti le labbra per dispettosa impazienza — quelle
della bella si macchierebbero di sangue.
Tutti hanno ragione. La sete degli agi, dell'ozio, del piacere cresce
smisurata col ribrezzo per la povertà operosa ed onorata.
Date loro dell'oro, o roccie avare! Perchè non posseggo io la verga
di Mosè? Vi sdoccerei da questa rupe insensibile un torrente di
scintillanti verghe.
Resisterete voi al fascino di quanto vi si offre per la vostra
ricchezza? Ecco a voi la coscienza dei sacerdoti e dei giudici; a voi
pel pane e l'ozio del circo, le ovazioni della plebe; a voi l'arbitrio
della fama; a voi chi per trenta nummi tradirà la patria; a voi, per i
monili e le perle, la già pudica vergine non riluttante a vostra balìa
— la madre, a cui procuraste mense lussuriose, tace ghignando — il
marito già vendette la moglie; a voi geloso veleni e coltella; a voi
ambizioso chi vi venderà l'ingegno e la fama — al massimo buon prezzo;
— a voi vivo ancora monumenti; a voi artisti, che scambiato il vezzo
dell'ozioso nell'amore splendido delle nove sorelle, inneggieranno e di
mille fantasie abbelliranno la casa; a voi coll'oro la farsa orpellata
delle frini o la tragedia a scelta, e, orribile a dirsi, il poeta che
canta ed impreca a suono della moneta, della poca moneta, per cui tra
secoli, oscurato Mecenate, rivivrete ancora nel sospiro del vate e
della ballerina senza procolo!...
Resistete? La vertigine vi attira, la virtù e l'onore impallidiscono
al bagliore del vizio seduttore che vi tende le molli braccia..... Un
grido forsennato s'eleva dalla folla ubbriaca: la vita è pel piacere —
Dio è una noiosa chimera; tutti sacrificano al vitello d'oro, senza che
un Mosè spezzi dallo sdegno le tavole sacre sulle loro teste.
Ahi! dolorosa visione! Quanti vid'io nella turba affannata stendere
la mano per sacrificare al Dio, che io aveva tenuti con religiosa
riverenza come illibati! Attorno al tripudio, apparivano nelle fumose
scene della bolgia monumenta e forche, feste e berline.....
O infamia, sclamai cadendo sulle ginocchia, tutto adunque s'immolerà
sul tuo altare?
Quando, dalla parte opposta, come in ampia radura sconfinata, vidi
raggiante la Carità in atto verecondo sovvenire con mano fratellevole
al misero, e così trattenuto il braccio vendicatore dell'ira
divina..... Attorno alla benedetta, in cerchio, chi cantò la verità e
pugnò per la libertà per solo amore delle gemine sorelle.....
Erano pochi.