_Una giovenca ed il più bel cuore del mondo — Avete buone gambe? —
Re in Valvigezzo — Anche sull'Alpi si trovano traditori — _Requiescant
in pace.__
Che bel mercato è il mercato del sabbato a Domodossola! Le svariate
e strane foggie degli alpigiani di tutti i monti circondanti formano
uno spettacolo veramente curioso. Le vie e la piazza del centro
erano tutte assiepate di carri a cui stavano attelati buoi di piccola
statura; di panche su cui cesti di pomi, pesche, uve e pere di non
grande dimensione ma colorite e gustose; di ortaglia, di forme rotonde
di cacio; stiacciate, bislunghe, ovali, di butirro fresco; di scansìe
su cui bottoni, spilloni, pettini, collane e le altre minuterie di
cui è sì golosa la nostra contadina nè più nè meno che la canadese;
di tavolati a cui appesi il velo, il fazzoletto trinato, la veste di
seta, di cotone e di lana, tutte a vivi colori e il rosso campeggia;
ed intorno a tutte queste botteghe ad aria aperta uno sciame di
montanine fresche rubizze, di ragazzacci, di contadini, di vecchierelle
secche, olivastre e tuttora vegete; un vociare poi di venditori, che
fanno a chi strilla più forte, ed un gridìo continuo di ooh! ooh! dei
conducenti le carrettelle cariche di foresti e di merci che vengono o
vanno alle valli ossolane o all'Intrasca.
Sulla piazzetta che sta dinnanzi all'albergo, al primo mettere piè
fuori, mi ferì la vista una bionda ragazza sui sedici anni, accoccolata
presso il muro, coi dolcissimi occhi pregni di lacrime. Il volto aveva
leggermente coperto d'una finissima lanugine tal e quale la peluria di
una bella pesca di Lesa. E come una pesca _incarnata_ le gote erano
erubescenti. Fattomi a domandarle della causa del suo dolore, dopo
qualche peritanza mi rispose mostrandomi un canestro pieno di frutta
fresca sconciamente battuta e pesta. Una giovenca infuriata datasi a
scorazzare pel mercato, aveva urtato nel suo canestro quando appunto
stava per venderlo, e ne aveva fatto quel scempio, e due grosse lagrime
venivano terse col rozzo grembiale di tela azzurra. Forse la fanciulla
aveva corso pericolo ella stessa; ma l'essere scampata non la consolava
della perdita, a guisa di quella bimba che, sorpresa sopra le rotaie
di una strada ferrata dall'imminente convoglio, mentre le attraversava
portando un pentolino di latte, caduta a terra dallo spavento, si
rialzava incolume ma piangente perchè aveva rotto il pentolino e
versato il latte. Le profersi di comprare quella frutta. Ella mi
guardò estatica, dubbiosa quasi non avesse compreso. Una vecchierella
che dall'abito pareva sua convalligiana la persuase ad accettare
quelle poche monete di rame di cui le era sì poco generoso. Ella non
rispose che con una lunga occhiata, in cui io lessi cinque o sei ore
di cammino, ed una buona tirata d'orecchi dal padre a lei risparmiata:
poteva dimostrarsi più grata?
Girellando per le vie, giunsi in faccia al duomo, che, fra parentesi,
non ha ancora faccia. Entratovi, ammirai begli affreschi e quadri, che
mi si dissero opera di valenti pittori ossolani.
Poco lungi dalla cattedrale vidi pure un'antica magione in viottolo
dimenticato, a porte e finestre ornate di pietra tagliata. Sopra
ogni architrave un'iscrizione latina. Tutte le finestre chiuse: le
invetriate polverose, le soglie e le porte intatte. Pare dorma da lungo
tempo. Quella casa così abbandonata mi parve uno dei tanti palazzi di
Venezia che, disabitati, lungo i canali dei quartieri meno popolosi,
vanno morendo d'inedia e di noia.
Nessuno indovinerebbe ciò che io trovai di ritorno all'albergo: sovra
un piatto tersissimo di maiolica rossa, coperti da foglie di vite due
grappoli d'uva perlati di rugiada... Quella fanciulla invero aveva un
bel cuore.
Giammai sì poca moneta fruttò allo zingaro tanto piacere. Il donare
è veramente la più squisita di tutte le soddisfazioni... Non è vero,
lettrici mie?
*
* *
Lettore, hai tu buone gambe? Orsù, in moto; apparecchiati a salire e
a scendere, ad arrampicarti e dirupinarti giù dei monti. Se poi non
hai buone gambe, fermati a Domodossola, che io ti racconterò storie e
ciarle millanta di apostoli e di soldati, di alpigiani e di monti, di
foreste e di cascate.
Il sole spunta sulle creste dei monti che si adagiano tra la valle
Vigezzo e l'Intrasca: e la più ridente delle valli ossolane svelata
agli occhi del cielo e degli uomini intuona il suo inno alla natura.
Appaiatomi con uno di quegli onesti contadini dal saio meno ruvido,
dalle grosse scarpe e dagli enormi solini della camicia, che,
assiepando la testa — onde non perderla facendo cammino — gli segavano
le orecchie, da Santa Maria Maggiore in due ore di cicalate giunsi al
Santuario.
— Ha da sapere il mio signore che nell'anno Domini 1494 un certo
Zuccone scagliava una pietra nell'immagine della Vergine e la colpiva
nella fronte. Pensi quale fu il suo terrore quando vide quell'immagine
grondare sangue, e le campane, agitate da mano ignota, suonare a
festa! Sicuro, mio signore, che ciò dopo tanti anni potrebbe essere
messo in dubbio: ma grazie al cielo i miscredenti qui non possono
sogghignare, perchè teniamo negli archivi un atto giudiziale, firmato,
bollato ed autenticato dal podestà della valle e da tutti i notai della
giurisdizione; e lei, che dalla ciera parmi debba sapere di lettera,
capirà che tutti questi scriba non sarebbero andati così d'accordo se
il miracolo non fosse stato evidente.
— Tutti quei messeri erano convenuti in Re nell'istante di quel
miracolo?
— No, vi convennero chè il miracolo durò diciotto giorni continui, e se
la vuol convincersi, venga con me che le farò leggere lo strumento.
— Grazie, amico mio; io sono di quelli che amano meglio di credere che
di accertarmi scrupolosamente del fatto.
— Ah! sclamò con voce dolente il buon vecchierello stringendomi la
destra fra le incallite mani, perchè non la pensano tutti come lei?
*
* *
All'indomani, procedendo poco oltre Olgia, godetti lo spettacolo delle
sottoposte Cento valli, per cui in poche ore, a quanto mi si disse, si
scende, passando ad Intragna, all'amena Locarno. La quasi deserta valle
Cannobina, a cui si potrebbe discendere varcando da Malesco (prima
di giungere a Re) il brutto passo di Finero non mi tentò affatto. A
Craveggia, nota pel bello stabilimento di eccellenti acque minerali,
ebbe i natali Pietro Ferino che, acquistata sui campi napoleonici fama
di esperto condottiero, veniva tenuto caro da Napoleone e dallo stesso
Luigi XVIII, che lo creava pari di Francia.
A S. Maria Maggiore, sul finire dello scorso secolo, accadeva una
terribile scena. Una buona parte dei novatori che avevano occupato
il forte di Domodossola, sentita la rotta dei compagni a Gravellona,
si ritirava nella valle Vigezzo, donde nel giorno seguente, scendendo
le Cento valli o la Cannobina, si sarebbe rifuggita nella repubblica
cisalpina. A S. Maria i novatori stanchi dalla lunga marcia, abbattuti
dalla fatica e dallo sconforto, sono ricevuti da certo Rassiga,
il quale blatterando di politica in piazza era in voce di fautore
dei Francesi. Egli corre incontro al drappello, e dopo di essersi
rallegrato che il sole di S. Maria potesse vedere i redentori della
patria, rincrescevole della troppo esigua capienza della sua casa, li
guida in un albergo, li conforta di ciancie e di cibi, ed acconciatili
alla meglio nelle stalle capaci, li lascia in preda ai sonno. Il
loro capitano aveva colorito al Rassiga ed ai curiosi la precipitosa
ritirata come una mossa strategica, tacendo dei disastri toccati. A
mezzo la notte, buia come la gola del lupo, Rassiga è svegliato: che
è che non è, un amico che giungeva allora allora dal piano, saputo
dell'arrivo in S. Maria dei novatori e dell'accoglimento avuto, lo
fa consapevole della loro rotta, e peggio, i soldati regi già stare
alle porte del borgo, il pericolo imminente: fuggisse od in alcun modo
provvedesse alla propria sicurezza. Rassiga era uno di quei tali che
ignorano nulla essere più difficile che conservare un'opinione nel
pericolo della vita. Che Dio non metta mai a questa prova la falange
dei tanti!
Nella lotta, seppure vi fu lotta, prevalse l'egoismo: alle strette di
dover perdere avere e vita, scelse il tradimento. Corse incontro ai
regii; sè disse corpo ed anima pel trionfo dell'ordine: sapere che
una mano di turbolenti si era rifuggita fra quei monti pacifici per
commettere Dio sa quali abbominii su popolazioni devote al re: suo
dovere di svelare il covo che ricettava le fiere, onde immolarle alla
giustizia.
La paura dalle pallide sembianze condusse con mano tremante il
tradimento attraverso le ombre della notte alla porta segnata; con
passi di volpe varcano furtivi la soglia ospitale.
Fra la sicuranza del ricetto fratellevole e la stanchezza per la
faticosa marcia, i fuggiaschi s'erano abbandonati al sonno, e già la
fantasia pingeva loro d'attorno le scene famigliari delle madri, delle
spose e delle amiche lontane, quando — un lampo — un tuono orrendo
scoppiò, e s'udì per l'aere commosso un urlo... dal sonno fidente erano
trabalzati nel nulla — tutti!
— _Requiescant in pace_, balbettò esterrefatto Rassiga.
— Viva il re! gridarono i soldati.