IV.

_Una giovenca ed il più bel cuore del mondo — Avete buone gambe? —

Re in Valvigezzo — Anche sull'Alpi si trovano traditori — _Requiescant

in pace.__

Che bel mercato è il mercato del sabbato a Domodossola! Le svariate

e strane foggie degli alpigiani di tutti i monti circondanti formano

uno spettacolo veramente curioso. Le vie e la piazza del centro

erano tutte assiepate di carri a cui stavano attelati buoi di piccola

statura; di panche su cui cesti di pomi, pesche, uve e pere di non

grande dimensione ma colorite e gustose; di ortaglia, di forme rotonde

di cacio; stiacciate, bislunghe, ovali, di butirro fresco; di scansìe

su cui bottoni, spilloni, pettini, collane e le altre minuterie di

cui è sì golosa la nostra contadina nè più nè meno che la canadese;

di tavolati a cui appesi il velo, il fazzoletto trinato, la veste di

seta, di cotone e di lana, tutte a vivi colori e il rosso campeggia;

ed intorno a tutte queste botteghe ad aria aperta uno sciame di

montanine fresche rubizze, di ragazzacci, di contadini, di vecchierelle

secche, olivastre e tuttora vegete; un vociare poi di venditori, che

fanno a chi strilla più forte, ed un gridìo continuo di ooh! ooh! dei

conducenti le carrettelle cariche di foresti e di merci che vengono o

vanno alle valli ossolane o all'Intrasca.

Sulla piazzetta che sta dinnanzi all'albergo, al primo mettere piè

fuori, mi ferì la vista una bionda ragazza sui sedici anni, accoccolata

presso il muro, coi dolcissimi occhi pregni di lacrime. Il volto aveva

leggermente coperto d'una finissima lanugine tal e quale la peluria di

una bella pesca di Lesa. E come una pesca _incarnata_ le gote erano

erubescenti. Fattomi a domandarle della causa del suo dolore, dopo

qualche peritanza mi rispose mostrandomi un canestro pieno di frutta

fresca sconciamente battuta e pesta. Una giovenca infuriata datasi a

scorazzare pel mercato, aveva urtato nel suo canestro quando appunto

stava per venderlo, e ne aveva fatto quel scempio, e due grosse lagrime

venivano terse col rozzo grembiale di tela azzurra. Forse la fanciulla

aveva corso pericolo ella stessa; ma l'essere scampata non la consolava

della perdita, a guisa di quella bimba che, sorpresa sopra le rotaie

di una strada ferrata dall'imminente convoglio, mentre le attraversava

portando un pentolino di latte, caduta a terra dallo spavento, si

rialzava incolume ma piangente perchè aveva rotto il pentolino e

versato il latte. Le profersi di comprare quella frutta. Ella mi

guardò estatica, dubbiosa quasi non avesse compreso. Una vecchierella

che dall'abito pareva sua convalligiana la persuase ad accettare

quelle poche monete di rame di cui le era sì poco generoso. Ella non

rispose che con una lunga occhiata, in cui io lessi cinque o sei ore

di cammino, ed una buona tirata d'orecchi dal padre a lei risparmiata:

poteva dimostrarsi più grata?

Girellando per le vie, giunsi in faccia al duomo, che, fra parentesi,

non ha ancora faccia. Entratovi, ammirai begli affreschi e quadri, che

mi si dissero opera di valenti pittori ossolani.

Poco lungi dalla cattedrale vidi pure un'antica magione in viottolo

dimenticato, a porte e finestre ornate di pietra tagliata. Sopra

ogni architrave un'iscrizione latina. Tutte le finestre chiuse: le

invetriate polverose, le soglie e le porte intatte. Pare dorma da lungo

tempo. Quella casa così abbandonata mi parve uno dei tanti palazzi di

Venezia che, disabitati, lungo i canali dei quartieri meno popolosi,

vanno morendo d'inedia e di noia.

Nessuno indovinerebbe ciò che io trovai di ritorno all'albergo: sovra

un piatto tersissimo di maiolica rossa, coperti da foglie di vite due

grappoli d'uva perlati di rugiada... Quella fanciulla invero aveva un

bel cuore.

Giammai sì poca moneta fruttò allo zingaro tanto piacere. Il donare

è veramente la più squisita di tutte le soddisfazioni... Non è vero,

lettrici mie?

*

* *

Lettore, hai tu buone gambe? Orsù, in moto; apparecchiati a salire e

a scendere, ad arrampicarti e dirupinarti giù dei monti. Se poi non

hai buone gambe, fermati a Domodossola, che io ti racconterò storie e

ciarle millanta di apostoli e di soldati, di alpigiani e di monti, di

foreste e di cascate.

Il sole spunta sulle creste dei monti che si adagiano tra la valle

Vigezzo e l'Intrasca: e la più ridente delle valli ossolane svelata

agli occhi del cielo e degli uomini intuona il suo inno alla natura.

Appaiatomi con uno di quegli onesti contadini dal saio meno ruvido,

dalle grosse scarpe e dagli enormi solini della camicia, che,

assiepando la testa — onde non perderla facendo cammino — gli segavano

le orecchie, da Santa Maria Maggiore in due ore di cicalate giunsi al

Santuario.

— Ha da sapere il mio signore che nell'anno Domini 1494 un certo

Zuccone scagliava una pietra nell'immagine della Vergine e la colpiva

nella fronte. Pensi quale fu il suo terrore quando vide quell'immagine

grondare sangue, e le campane, agitate da mano ignota, suonare a

festa! Sicuro, mio signore, che ciò dopo tanti anni potrebbe essere

messo in dubbio: ma grazie al cielo i miscredenti qui non possono

sogghignare, perchè teniamo negli archivi un atto giudiziale, firmato,

bollato ed autenticato dal podestà della valle e da tutti i notai della

giurisdizione; e lei, che dalla ciera parmi debba sapere di lettera,

capirà che tutti questi scriba non sarebbero andati così d'accordo se

il miracolo non fosse stato evidente.

— Tutti quei messeri erano convenuti in Re nell'istante di quel

miracolo?

— No, vi convennero chè il miracolo durò diciotto giorni continui, e se

la vuol convincersi, venga con me che le farò leggere lo strumento.

— Grazie, amico mio; io sono di quelli che amano meglio di credere che

di accertarmi scrupolosamente del fatto.

— Ah! sclamò con voce dolente il buon vecchierello stringendomi la

destra fra le incallite mani, perchè non la pensano tutti come lei?

*

* *

All'indomani, procedendo poco oltre Olgia, godetti lo spettacolo delle

sottoposte Cento valli, per cui in poche ore, a quanto mi si disse, si

scende, passando ad Intragna, all'amena Locarno. La quasi deserta valle

Cannobina, a cui si potrebbe discendere varcando da Malesco (prima

di giungere a Re) il brutto passo di Finero non mi tentò affatto. A

Craveggia, nota pel bello stabilimento di eccellenti acque minerali,

ebbe i natali Pietro Ferino che, acquistata sui campi napoleonici fama

di esperto condottiero, veniva tenuto caro da Napoleone e dallo stesso

Luigi XVIII, che lo creava pari di Francia.

A S. Maria Maggiore, sul finire dello scorso secolo, accadeva una

terribile scena. Una buona parte dei novatori che avevano occupato

il forte di Domodossola, sentita la rotta dei compagni a Gravellona,

si ritirava nella valle Vigezzo, donde nel giorno seguente, scendendo

le Cento valli o la Cannobina, si sarebbe rifuggita nella repubblica

cisalpina. A S. Maria i novatori stanchi dalla lunga marcia, abbattuti

dalla fatica e dallo sconforto, sono ricevuti da certo Rassiga,

il quale blatterando di politica in piazza era in voce di fautore

dei Francesi. Egli corre incontro al drappello, e dopo di essersi

rallegrato che il sole di S. Maria potesse vedere i redentori della

patria, rincrescevole della troppo esigua capienza della sua casa, li

guida in un albergo, li conforta di ciancie e di cibi, ed acconciatili

alla meglio nelle stalle capaci, li lascia in preda ai sonno. Il

loro capitano aveva colorito al Rassiga ed ai curiosi la precipitosa

ritirata come una mossa strategica, tacendo dei disastri toccati. A

mezzo la notte, buia come la gola del lupo, Rassiga è svegliato: che

è che non è, un amico che giungeva allora allora dal piano, saputo

dell'arrivo in S. Maria dei novatori e dell'accoglimento avuto, lo

fa consapevole della loro rotta, e peggio, i soldati regi già stare

alle porte del borgo, il pericolo imminente: fuggisse od in alcun modo

provvedesse alla propria sicurezza. Rassiga era uno di quei tali che

ignorano nulla essere più difficile che conservare un'opinione nel

pericolo della vita. Che Dio non metta mai a questa prova la falange

dei tanti!

Nella lotta, seppure vi fu lotta, prevalse l'egoismo: alle strette di

dover perdere avere e vita, scelse il tradimento. Corse incontro ai

regii; sè disse corpo ed anima pel trionfo dell'ordine: sapere che

una mano di turbolenti si era rifuggita fra quei monti pacifici per

commettere Dio sa quali abbominii su popolazioni devote al re: suo

dovere di svelare il covo che ricettava le fiere, onde immolarle alla

giustizia.

La paura dalle pallide sembianze condusse con mano tremante il

tradimento attraverso le ombre della notte alla porta segnata; con

passi di volpe varcano furtivi la soglia ospitale.

Fra la sicuranza del ricetto fratellevole e la stanchezza per la

faticosa marcia, i fuggiaschi s'erano abbandonati al sonno, e già la

fantasia pingeva loro d'attorno le scene famigliari delle madri, delle

spose e delle amiche lontane, quando — un lampo — un tuono orrendo

scoppiò, e s'udì per l'aere commosso un urlo... dal sonno fidente erano

trabalzati nel nulla — tutti!

— _Requiescant in pace_, balbettò esterrefatto Rassiga.

— Viva il re! gridarono i soldati.

Peregrinazioni d'uno zingaro per laghi ed Alpi Il Lago Maggiore, l'Ossola, la Frua e il Gries · 第 30 / 54 题