X.

_L'_acqua_, canto in prosa. — Se l'acqua del Verbano fosse vino. —

L'arca di Noè e la nautica. — Le guide. — La capitale del lago. —

Pallanza. — Laveno. — Ghifa. — Portovaltravaglia. — Luino._

=Le onde non hanno forse un'anima?=

_Byron_.

— Dove indirizziamo la prua?

— Dove ti pare; al largo. Quest'oggi desidero l'acqua, lo specchio

del cielo. V'ha sulla terra cosa alcuna più bella dell'acqua? I fiori?

Ecco, il vento solleva in minutissima polvere il maroso e distende al

raggio del sole un vaghissimo iride contesto di rose, di garofani e di

viole. Al fondo del mare i recessi delle ninfe stanno ornati di perle

e conchiglie a tutt'i colori, dal languido della rosa al vivido del

garofano, dall'azzurro dell'ortensia (ne ho visto delle azzurre), al

candido del gelsomino.

V'ha forse cosa più necessaria dell'acqua? Sei ammalato? Acqua. Vuoi

forza, elasticità muscolare? Acqua. E tu, come il globo, che sei? Per

quattro quinti acqua. Chi fece la terra? L'acqua. Chi la nutre, la

feconda, la sana? Che cosa è il vino? Acqua.

Altri cantò a lungo le piante, gli angioli, i fiori e l'asino: perchè

non canterò io l'acqua, questa madre della natura? La voluttà del

correre su dorata quadriga e sollevare colle ruote corruscanti la

polvere del corso più lieto di dame, può forse paragonarsi a quella del

sorvolare con agile schifo sull'ali del vento le onde cristalline di

un lago, d'un bel lago? Voga, voga, gondoliere: vedi come la brezza,

scherzando, arriccia la mia capigliatura, come un'innamorata al suo

caro? Che mi guardi dal cadere?... Lasciami specchiare in questo

cristallo sì terso: forse scoprirò nel fondo qualche bella ondina

amoreggiare fra i canneti con un silfo. Può mai la bella affidare le

membra purissime a più soffice letto? Oh! come tranquilla la sorregge!

Come l'onda increspata lambe amorosa e ricerca i tesori del seno ed

avviticchia pudica il corpo candido colle treccie copiose!

Oh l'acqua! E i fisici poterono affermare, sacrileghi, che dessa non

è un elemento, come credettero i nostri padri? Dove vi fermerete,

o insolenti, colle vostre scoperte? L'acqua è il primo elemento:

trovatemi un poema che di lei non parli.

Omero canta l'onda ch'egli sentì morire in un flebile lagno sui

ciottoli delle sponde greche. Virgilio le bricconate d'Enea in faccia

all'oceano, senza il quale come sarebbe egli fuggito alla passionata

Didone? Come sarebbe venuto a fondare quella Roma che... ecc., ecc.?

Senza l'acqua avrebbe potuto Dante fare il più tremendo augurio a Pisa?

Ma lasciamo da parte Dante: questo poeta s'intende che è stato letto,

chiosato, commentato da quanti sanno leggere... Dante. Per la stessa

ragione omettiamo il Tasso, l'Ariosto e gli altri poeti italiani.

Shakespeare, obbedendo a questo irresistibile impulso dei poeti,

trasportò la Boemia sulle sponde dell'oceano, forse per consolarla

colle libere aure marine del paterno reggimento degli Absburgo.

Byron ad ogni pagina canta la tempesta del mare e della mente: senza

il mare egli non avrebbe attraversato a nuoto l'Ellesponto, e non

avrebbe scritto le più belle pagine del _Childe-Harold_, e non avrebbe

anzitutto avuta la soddisfazione di far annegare il suo maestro di

scuola nel _D. Giovanni_.

L'acqua fa le vendette dei discepoli e dei popoli. Barbarossa annegava

nel Cidno. La Beresina puniva il novello Cesare. Senza l'acqua, Mosè

non avrebbe scampato dalle ugne di Faraone gli Ebrei, questa razza così

degna d'ammirazione sotto l'aspetto politico, religioso, universitario

ed artistico. Se questo è il più tremendo prodigio delle antiche

scritture, delle nuove, dice un Intrese, il più notevole è senza dubbio

quello delle nozze di Cana......

Senza l'acqua, senza il mare, Venezia non sarebbe giunta la prima

al Cattaio, e Costantinopoli non si troverebbe in bocca al mare dei

Russi. Senza il mare Colombo non avrebbe scoperta l'America — che non

si chiamerebbe America; — senza il mare, che sarebbe la flotta inglese

e la fama di Nelson? Che sarebbe stato di Gama, di Cadamosto, di Marco

Polo, di Diaz, di Magellano, di Cabotto? — Certamente lord Franklin non

sarebbe perito di fame e di freddo nei deserti polari.

Il mare è la sorgente delle immagini più sublimi dei poeti e Gian

Paolo Richter, quel gran pensatore, come avrebbe potuto asserire, che

l'idea della vita avvenire è per l'uomo quale un punto nell'immensità

dell'oceano allo stanco navigatore, se....

L'acqua (e con questa faccio punto) fornì al divino Petrarca

l'immaginoso paragone:

«O felice colui, che trova il guado

«Da questo alpestro e rapido torrente

«Ch'ha nome vita, ch'a molti è sì a grado!

Ma tutto ciò è un nulla.

Laghisti del Verbano, che sarebbe del vostro bel paese, se i campi

cilestrini del vostro lago non fossero cristalline onde acquose, ma

spumanti fiotti..... di Barbèra?

Oh! da quanto tempo, o Verbano, tu saresti una conca asciutta come il

palato dei tuoi intrepidi bevitori!

*

* *

È fama, che gli antichi imitassero il cigno nella costruzione delle

navi. Da due ore m'arrovello per iscoprire il prototipo delle barche

verbanesi, e mio malgrado non trovo che il rospo. O gondole veneziane

dalla chiglia tagliente, dal felze bruno, dalla prua addentellata,

rimontate il Po ed il Ticino!

Sento ora esservi tradizione che l'arca di Noè siasi fermata sopra un

alto monte del lago, sopra Intra — l'arca venne copiata; il lenzuolo

che coperse le vergogne dell'inventore della vigna venne issato a

cima di un coso che non è più bastone e non è ancora albero; un palo

lungo lungo a timone; ecco la nautica tradizionale del Verbano. La

ripida discesa del Ticino spiega la mancanza di chiglia nei barconi che

commerciano con Milano e Pavia; ma le veliere e le barchette che fanno

il _cabotaggio_, malgrado i bei modelli introdotti dai villeggianti,

sono sempre conformi all'arca di Noè.

*

* *

Compagno, la sbagliate grossa, se credete che io vi vada tessendo una

guida. A che una guida, quando il vostro sguardo è tratto soavemente

senza ombra di sforzo al bello? Quando la natura si apre liberamente

a voi dinanzi? Quale necessità di registrarne le varietà, quando

l'armonia v'allaga di arcane dolcezze il cuore? A che una guida?

Nessuno si fida delle indicazioni date per gli alberghi o altro simile,

perchè ciò che oggi è buono può essere pessimo domani. Quindi non tutti

ignorano che gli scrittori di questa sorta di libri, _qualche volta_,

per poche lire lodano, col dovuto rispetto alle discipline letterarie,

il più furfante bettoliere, e d'una trabacca pidocchiosa fanno un

castello.

Dopo queste premesse il lettore può pensare se la mia indole girovaga

e selvaggia poteva acconciarsi, armonizzare con quelle ispide cifre

statistiche! Di più, io sapeva troppo bene che per quanto mi fossi

arrovellato per soddisfare i lettori, io non avrei secondato i loro

capricci variabili secondo le ore della giornata. I lettori laghisti

variano di brama secondo il paese, la villeggiatura ed il giardino.....

ed ogni tulipano vorrebbe un inno!

Ma se tu hai desiderio di conoscere più ordinatamente il paese, leggi

la Guida di L. Boniforti. È l'unica che lessi senz'annoiarmi, anzi con

piacere.

*

* *

=Non fu mai gloria senz'invidia!=

_Prov. Ital._

— Pallanza! Pallanza! Chi ha bagagli per Pallanza!

Io che da varii giorni vagava pel lago e non era ancora sceso alla sua

capitale politica, vistomi sorridere amabilmente da tante pianticelle

fiorite che mi stendevano amorose le braccia, tosto mi lasciai

vincere, e dissi fra me: _vada per Pallanza_, e scesi dal piroscafo _S.

Gottardo_.

— Oh! scusate.... già mi dimenticavo di salutare, prima d'andarmene, il

capitano, persona squisitamente cortese.

Disceso a terra m'avviai a sinistra, ammirando case, palazzine e

giardini, e così senz'avvedermene fui a Suna, la quale facendo lo

gnorri va avvicinandosi a Pallanza, di modo che fra pochi anni Pallanza

divorerà Suna o Suna mangierà Pallanza.... seppure — sempre nel futuro

— mentre le due sorelle si confondono in un amplesso, non arriva dalle

spalle Intra e ne fa un boccone. S'io fossi Intra o Suna — perdonatemi

la superba supposizione — io risparmierei Pallanza. L'essere proprio

adagiata sull'estremo lembo della collina che dal Monte Rosso declina

nel lago abbracciando a sinistra il golfo, proprio in faccia alle

isole (quella di S. Giovanni non può risolversi a lasciare la sponda

pallanzese), attorniata da vaghissimi giardini; l'essere risparmiata

nell'inverno dalle staffilate che la tramontana sferra senza pietà

sopra Arona, Intra, Luino e Cannobio; di più la torre antica de'

Barbavara, e anzitutto la sua posizione centrale, dovrebbero farle

perdonare di essere il capoluogo della provincia.

Così pensava io dondolandomi attorno ai giardini graziosi e coltissimi,

che cerchiano la cittadina verso il promontorio di San Remigio, quando

eccomi dinnanzi uno di quei tali, che i Toscani dicono sì incisivamente

uomini-colla. Era di Feriolo, ed aveva stretto conoscenza con lui

visitando le cave del granito. Vedermi, riconoscermi ed impadronirsi

della mia persona fu un istante.

— Che ne dice di Pallanza?

— Molto bene, benchè finora i giardini e le palazzine alla nostrana ed

alla svizzera m'abbiano distolto dall'entrare in paese.

— Eh! cosa vuol vedere in paese?

— Le case, le botteghe e chi vende e chi compra, le donne, e se ve ne

sono i monumenti.

— L'ha visto quel povero vescovo di pietra nell'acqua, sul porto? Ecco

i monumenti.

— Ho capito: Pallanza non è la sua passione. Eppure ho sentito che vi

si trova spirito socievole più che altrove, e da quel po' di storia

che ho scartabellato parmi che i Pallanzesi, quantunque ora siano

annegati nel nugolo dei forensi e degli amministratori politici,

abbiano indole fieramente tenace d'amor patrio. Signor mio, dopo d'aver

visto i giardini qui attorno, io non mi curo gran fatto di vedere le

manifatture, se vi sono, le carceri che vi sono, ed i monumenti che

non vi sono. Mi pare però cittadina appropriata a contenere la sede

politica del governo del lago; tanto più che, seppure gli operai non

_lunediggiano_, parmi che il commercio non ingombri soverchiamente le

vie.

— Mi scusi, signore, ma la è in grande errore.

— Ciò è possibile. Nulla di più facile anche colla migliore volontà

del mondo, che il dare giudizi poco retti, quando si viaggia. E dove

vorrebbe stabilire questa capitale del lago?

— Senta. Arona ha già troppi intoppi. Ferrovie, telegrafi, poste,

dogana, piroscafi e dieci altre confraternite governative. Di Belgirate

non parliamo. Con tutti quei fiori, con tutte quelle fate ammaliatrici

del bel mondo, Temi non avrebbe la testa a segno; Pallanza è troppo

ilare; Intra è troppo chiassona; Cannobio troppo triste; Luino e

Laveno....

— Ma dunque?

— Quale è il paese più serio del lago?

— Ho capito, dissi fra me ridendo, e poi a lui: la è dunque di Feriolo?

— O cosa c'è da ridere? Feriolo non è mica da meno.....

Per fortuna mia una gentile persona di Pallanza m'incontrava in quel

punto, del resto chi sa dove si finiva.

Del resto se gl'Italiani credono una sola città potere essere la

metropoli della nazione, Roma, perchè, disse — a morale della favola

— il Feriolese, i laghisti non possono optare per quella città che

crederanno meglio atta a farne la sede del governo?!

*

* *

Il piroscafo scorre, guizza sulle onde, e la scena varia ad ogni

istante. Intra, la città del cotone e dell'allegria, salve! Verrò a

te quando mi talenterà passare la serata fra la cricca solazzevole

dei tuoi begli umori ed una dozzina di fiaschi. Verrò a te, e s'io

corro adesso oltre le tue mura, pensa che la più lunga strada è la più

prossima a casa. Tu mi dirai forse: chi ama non aspetta — ed io a te:

chi aspettare puole, ha ciò che vuole. Intanto che tu mediti queste

scappatoie, si maturano le mie nespole.

Laveno, un nido tranquillo a fior d'acqua, in fondo ad un golfo

verdeggiante, appiedi delle montagne più singolari della costa sinistra

del lago — lo zingaro non può dimenticare la bella abitatrice dalle

stupende chiome.... senza che io te ne profferisca il nome, m'intendi;

parlo di quella gentile il cui sorriso basta a diradare le nubi dalla

tua fronte,..... non vo' dir altro — già alla sua presenza il mio

labbro non balbettò che le solite nullaggini, ed ella deve avermi in

conto d'un ciuco senza basto.

Portovaltravaglia..... non ho scarpe tali da potermi arrampicare e

dinoccolare per le ciottolaie dei tuoi monti senza pericolo che dopo

un'ora di prova facciano le boccacce.

Ghifa — voghiamo oltre; i signori della villa Morigia non pensano a

farmene dono.

Oggebbio — troppo arrampicare troppo scendere.

Luino, graziosissima Luino dai declivi ombrosi! Da Maccagno che se ne

sta rincantucciato in seno solitario e queto — Maccagno deve essere

stata costrutta da qualche filosofo stoico — alla torre fantastica

dell'Agnelli sulla punta di Germignaga, le curve dei tuoi colli sono

fra le più vaghe e le più arborate; sicchè dopo la pittoresca Angera,

Laveno, e Luino, chi dice tutta la sponda sinistra uggiosa e deserta,

mente per la gola con certe _guide_ scritte da chi passò — forse — una

volta sul lago...... colla nebbia.

Peregrinazioni d'uno zingaro per laghi ed Alpi Il Lago Maggiore, l'Ossola, la Frua e il Gries · 第 18 / 54 题