_I piroscafi. — Una donna che mangia. — Gli stranieri. — I laghisti. —
Primato mascolino. — Il concertista di Cannobio. — I contrabbandieri. —
Rivista di sponde._
=Tanti paesi, tante usanze.=
_Prov. ital._
Sul Lago Maggiore come sul Lemano e sul Reno nella stagione propizia al
girovagare chi viaggia sui piroscafi ha il destro di conoscere a certi
tratti singolari la nazione della maggior parte dei compagni.
Il S. Gottardo da pochi minuti aveva lasciato l'approdo d'Arona, quando
io mi feci sulla tolda fra un ducento viaggiatori d'ogni età, pelo e
colore, che parte in piedi, parte seduti, stavano guardando la città
dei Borromei che spariva dalla vista. Un terzo della tolda era occupato
da una catasta di cassette, bauli, valigie di cuoio e di stoffa
ricamata, di gabbie di uccelli, di scattole e di fagotti d'ogni colore.
Una mezza dozzina d'Inglesi s'era installata sulla coperta, attorno ad
un tavolo, al miglior posto; coprirono il tavolo e gli scanni vicini di
libri-guida, di album, di cannocchiali, di buste da sigari e di abiti
in gomma — e si cinsero cogli ombrelli, le sacca ed i bastoni da alpi,
d'una insuperabile bastita.
Una signorina — ancora ne fremo! — doppiamente graziosa perchè bella
e bionda, mi stava seduta dinnanzi; la personcina, in cui l'armonia
delle forme pareggiava la gioventù freschissima, semplicemente vestita,
suffusa dal tocco potente del nostro sole, s'inquadrava sì bene
nell'orizzonte sereno che io finii nella mia ammirazione per crederla
una fattura di Frate Angelico, il soave dipintore delle vergini e
dei cherubini. E da quegli occhiacci quanta poesia, quanto candore —
un poema sull'innocenza! Nel crescendo della mia meraviglia, dopo di
aver passato in rassegna l'Eva di Milton, Ofelia e Zuleika e quante
deità femminili aveva plasmato la fantasia de' meglio famosi poeti
britannici, non m'avvidi punto che Intra — a cui mirava qual meta
— mi passò dinnanzi come l'ombra di veloce rondinella, o per dirla
più giusta, appunto come se il battello non l'avesse avvicinata. Non
adirarti, Intra mia più buona che bella, in questo istante leggo in
quegli occhi troppo vaghi pensieri perchè io possa pensare a te....!
Il piroscafo s'era allontanato dallo scalo clamoroso della città
industre; il cameriere apparecchiò un desco e la _divina_ vi sedette.
Ritornò poco dopo portando un gigantesco piatto di costolette
mezz'arroste e di patate fritte, un piatto per tre — anche letterati; —
la _bella_ mangiò tutto. Il cameriere ritornò più volte con thè, latte,
butirro, pane arrostito, salame — tanto da sfamare tre librai; — quella
donna divorò, tracannò tutto, fino all'ultimo bricciolo, all'ultimo
centellino....
Perchè non aveva pensato di mettersi al travaglioso — non posso dire
dilettoso — _asciolvere_ (e pranzerà tuttavia?!) prima di giungere ad
Intra?
Se tutte le donne inglesi mangiano di quella fatta, comprendo con
quanta ragione Byron diceva che una donna bella _non deve mangiare_.
I Tedeschi — se non sono studenti — circospetti, immoti, con una
serietà bovina guardano fantasiando le spiagge. Benchè non trovino
nella cucina lombarda dei piroscafi la zuppa alla birra di Manhein e le
salsicce di Gottinga, pranzano a bordo, ma per tratto caratteristico
scendono a maggiore agio nella sala, accontentandosi quanto al
paesaggio di goderne quel po' che difila dietro le ovali finestruole.
I Russi, quei Russi che, se non m'inganno, cent'anni fa Alfieri
diceva barbari vestiti all'europea, oltre alle qualità negative degli
Alemanni hanno nel loro contegno un certo che d'austero che s'attaglia
mirabilmente alla robusta loro struttura. Ma come ogni singolarità
nazionale va elidendosi al frequente contatto delle nazioni, alla
crescente preponderanza delle mode di Francia e d'Inghilterra,
anche quelle barbone che parvero ad Alfieri una fra le cose meno
spiacevoli di quelle regioni della pelle d'oca vanno sparendo. E
se la buon'anima sua rivedesse quelle capitali, non riconoscerebbe
_l'antico accampamento di allineate trabacche_, tanto quella nazione
seppe progredire nella conquista della civiltà, malgrado i secolari
pregiudizi, la massima corruzione delle classi elevate e la retriva
ignoranza del popolo.
Ma che è mai questo chiasso?
Quel tale, malgrado le rimostranze del pilota, vorrebbe stare in
piedi sulla barriera a poppa; il suo compagno canterella una canzone
di Béranger pipando, sdraiato sui sedili, senza curarsi un'ette di
chi gli sta d'intorno; la signora, sfidando gli sguardi indiscreti,
s'è arrampicata lesta come un gatto per la scaletta di ferro sul
ponticello fra i tamburi delle ruote, non pensando alla difficoltà
di scendere senza compromettere.... il crinolino! Chi non sa ora —
anche senz'intendere l'epigrammatica canzone, ed il nasale cinguettìo
dei compagni — che quella famiglia è francese? Amabili e spensierati
figli della Francia, chi non vi perdona volentieri l'avventata vostra
leggierezza, in grazia del coraggio con cui la vostra nazione guida le
sorelle nella via del progresso civile? Volere o non volere, essa dà al
mondo grandi lezioni — senza pedanteria, senz'annoiare i discepoli.
Le strade ferrate, i telegrafi elettrici e forse più rapidi mezzi di
comunicazione cancelleranno un giorno le poche qualità salienti che
ancora distinguono le varie nazionalità; sarà un bene od un male?
*
* *
A prua stava un centinaio di popolani seduti sopra zane e cestoni di
frutta, d'ova e di polli; uomini abbronzati, secchi, temprati al gelo
ed al sollione, alle fatiche ed alle privazioni; donne membrute, faccie
poco leggiadre, di bel petto, risolute, e tanto nullatementi quanto
procaci per verun verso; qualche ragazza avvenente, tra 'l montano
e 'l marino, di nera capigliatura, di cera maliziosa; ragazzi vispi,
di contorni gentili che presto la rude educazione e l'aria mordente
rompe a forti linee. In un crocchio regnava una donna — dove non regna
la donna l'uomo imbestia — la quale rintuzzava con tanto brio le più
o meno (e meno anzi che più), spiritose frecciate che i compagni le
saettavano a bruciapelo _sulla preminenza dell'uomo_ sopra il bel
sesso, che da quel punto in poi io non lo chiamerò più il sesso debole.
Un tale — ignoro se sinceramente o per mascherare la tendenza del cuore
— non le scoccava dardi, ma pistolettate, avresti detto, del genere
più mascolino, come: _La donna è una scopa_, _un serpe avvelenato_,
_l'origine eterna d'ogni male_, ecc.; — senonchè quella furbacciona gli
rispose interrompendolo con un'occhiata sì dolce, sì promettente, che
la pistola fece cecca, l'uomo s'ingarbugliò, i compagni risero, ed io
compresi una volta ancora essere molto più facile dire cose d'inferno
della donna che sottrarsi all'impero, alla seduzione delle sue grazie.
Arrivati a Meina, la brunotta disse: addio, compari, non vado più a
Intra; ho cambiato pensiero, discendo qui. Discese nella barchetta
di traghetto; — già vi stava rincantucciato a poppa il sere — a cui
i compagni, ridendo a smascellarsi, gridavano: Eh! Pero, anche tu hai
cambiato strada.... Non hai più paura del serpe? — La bella, puntati
i suoi piedini sullo scanno di contro, guardò ghignando i coristi, e
voleva dire: Avete un bel gridare cose da chiodi di noi; con un capello
vi tiriamo sempre a' nostri piedi.
Siccome non conosco il resto della storia, resto a bordo, augurando
mille gioie a quelli che hanno cambiato pensiero — benchè _il primo sia
sempre il migliore_!
Appoggiati alle cabine del ponte, silenziosi, indifferenti al chiasso
che si faceva sul piroscafo ed allo scorrere delle vedute lungo il
lago, alcuni frati mendicanti....
— Zingaro mio, accoccane loro una delle tue, delle più saporite... Non
risparmiare questi fannulloni che in nome di Dio s'ingrassano a spese
del povero....
— Zitto là: anzitutto i frati in quistione non erano punto grassi; poi
— se pure non l'ho detto ancora o non m'hai compreso — io non pretendo
incastonare a mezzo di una passeggiata per godere e darsi bel tempo,
quelle rancide quistioni di frati, carabinieri, trovatelli e compagnia,
che oltre all'aria pedantesca di volere ad ogni passo riformare la
società, spirano una tale afa di noia da farti dormire lì su due piedi.
Zin, zin, ziroziro! Zitti tutti quanti! Largo ai concertisti di
Cannobio!
Fra le due ruote del battello, presso gli spiragli della macchina
motrice, un vecchiotto segava un violino: attorno a lui col becco
rivolto in su, una nidiata di ragazzini da sette ai dieci anni
_accompagnavano_ il padre con violini e viole, — serii, malinconici,
per non poter saltellare liberamente cogli altri putti; — ma nessuno
avrebbe potuto guardar quella povera bimba accollata ad un grosso
violoncello, stare tutt'occhi ed orecchi per dare il colpo di arco
a seconda dei movimenti dei piedi paterni — e pestava sì forte
il dabbenuomo che evocò dal loro antro vulcanico gli affumicati
attizzatori dei fornelli del piroscafo — colpo d'arco che era dato
tuttavia or troppo presto or troppo tardi — e le manine di lei
impotenti a comprimere sulla tavoletta le corde, per cui ad ogni
vibrazione il cattivo strumento si doleva con un zirlo acuto d'essere
caduto in mani sì innocenti; nessuno dico avrebbe potuto guardare
quella graziosa figurina ed i fratellini ed il babbo fornire quella
musica faticosa, senza porgere loro una moneta ed un mesto sorriso...
Zin, zin, ziroziro!
E quando il ziro ziro finì, la ragazzina diede un lungo sguardo sugli
astanti quasi per leggere sui visi altrui l'approvazione, mentre il
povero padre si dimenava in mezzo alle sue creature per armonizzare —
Dio sa come — i loro strumenti. Ma tutti i cuori erano perfettamente
d'accordo per compiangervi, perchè tutti gettarono nel cappellaccio
del _maestro_ un soldo: anzi credo che Verdi stesso di cui avevano
scorticato il brindisi della Traviata, presente avrebbe dimenticato le
giuste suscettibilità dell'autore. Raccolti i soldi, risonarono — una
sinfonia, del papà, il caos. Zin, zin, ziro zin!
Il concertista di Cannobio è un artista?
L'artista è creatore — e qual creazione più originale della sua
sinfonia? Chi potrebbe meglio rappresentare il disordine? L'effetto
poi corrisponde al merito — lagrime, risa e soldi. Mi direte che il
vecchietto non ha genio — ma se il genio, come disse quel valentuomo di
Bouffon, è una lunga pazienza, chi può contrastarglielo?
*
* *
Il laghista ha un carattere suo proprio, come quello che dipende in
gran parte dalla posizione della sua terra. Vicino alla Lombardia,
egli ha l'abbondante loquela, lo scherzo facile, l'arrendevolezza
dei Lombardi; appiedi delle Alpi ama il lavoro, ed è schiettamente
ruvido ed armigero come i Pedemontani; sull'acqua, ed è industre,
bramoso d'arricchire come i Liguri. Quanto ai difetti, egli ama
appassionatamente il suo bel paese — compresi i campanili — e lasciata
in disparte la smania di considerare la città vicina, il villaggio
della stessa costa inferiore al natale, esso ha ragione. La via
ferrata, i piroscafi, la nuova strada al Ticinese faranno con eloquenza
assai maggiore della mia comprendere che le sponde del Verbano su per
giù non sono che una grande famiglia sotto un medesimo tetto.
Chi non ha inteso parlare dei contrabbandieri del Lago Maggiore? Una
volta — le date sono inutili — c'erano, e tomi indiavolati da tenere
in sussulto le tre finanze; quistioni economiche che si risolvevano
sovente con schioppettate, legnate a josa ed altre galanterie da ambe
le parti. Molti contrabbandieri — non quelli che arrischiavano al gioco
la pelle — arricchirono; la leggenda susurra che molti finanzieri si
rimpolparono: ora chi ne seppe ammassare li gode; i tipi drammatici
scomparvero ed il Verbanese non è ora più tenero del contrabbando di
quanto lo sia ogni abitante di confine.
Del resto — quà in un orecchio che nessuno ci senta — messa lontano la
quistione del peccato — chi non si sente solleticare dalla tentazione
del frutto proibito? Chi non è sotto qualche aspetto contrabbandiere?
L'amante vorrebbe farla alla barba del Bartolo o del marito; il poeta
introdurre di soppiatto un'idea birbona che _minerà l'edificio della
tirannia_, e molti scrittori e librai arricchire l'opera e lo scrigno,
malgrado la _proprietà letteraria_ — avvenire..... Oh! s'io potessi,
senza che voi ve n'avvedeste, contrabbandare qualche imaginosa fantasia
da cacciare lo sbadiglio dalle vostre labbra!
*
* *
Non v'è mai capitato no di condurre un bimbo a compra di balocchi pelle
strenne di capodanno?
In mezzo a tanti cavalli, soldati e generali e cannoni di legno, eroi
dal capo di cartapesta, asini col pelo, e pupazze cogli occhi vivi
di cristallo, pallottole, racchette, cerchi, palloni volanti, archi
e freccie come al tempo in cui Amore saettava, tamburi per rompere la
testa ai vicini, trombe da chiamare in casa l'emicrania, fischietti e
scuriade ed altri amenissimi trovati per assordare il mondo e rompere
le scatole a chi li ha in casa, in mezzo a questo caos babelico il
piccino non sa che scegliere; l'uccello dalle penne dorate par vivo;
ma il cane abbaia...... la carrozzina corre in giro da sè stessa.....
Così avviene a me in cerca d'un romitaggio ove riposarmi qualche
giorno. Sesto-Calende, malgrado il nome romano, le memorie d'Annibale,
l'antica abbadìa, i barconi che scendono il Ticino che vi sgorga dal
lago, non mi rattiene. Di contro, a Castelletto su Ticino, ho perduto
mezza giornata fantasticando, attorno al castellaccio, sui casi della
Bice del Grossi. Angera, la città del sole — da non confondersi con
quella di Campanella — mi rammenta un proverbio laghista, alla cui sola
memoria mi sento bagnare la camicia. Ispra, quasi sul piano, in fondo
ad un seno deserto, colla prospettiva di ampio tratto di lago e del
Vergante..., ma il mausoleo alla contessa Castelbarco inspira troppo
mesti pensieri.... Lesa tranquilla in placido golfo.... Belgirate
ariosissimo.... Veh! Dimenticavo di notare come sia impossibile
vedere la sponda destra del lago senza guardare ed ammirare l'ampia e
solidissima strada al Sempione che si stende, a seconda dei seni e dei
promontori, come un orlo bianchissimo tra la verzura della pendice e
l'azzurro dell'onda. Non ultimo vanto di Napoleone è quest'opera degna
dei grandi secoli di Roma. Al pari di Roma egli lasciò dovunque traccie
di quel genio che volava sì alto sull'ali dell'aquile vittoriose da
obbliare come gli uomini di quaggiù fra le altre miserie hanno un
cuore. Tuttavia non v'ha, credo, Italiano che, malgrado il ricordo
dell'ingratitudine sua verso la madre, la quale pure sola lo amò senza
tradirlo mai e gli perdonò senz'amarezza di rimproveri, non abbia
dimenticato Campoformio al racconto della passione di Sant'Elena.