crede il Collegio Municipale debito suo farne soggetto di rimostranza
all’autorità che ci regge, onde vengavi posto riparo. Nè crederebbe
servire al proprio mandato che tiene e dalla cittadinanza e dal
sovrano, se mancasse in ciò di quella solerte vigilanza, di
quell’affetto al buon ordine, di quel desiderio ridotto in atto, che
tutto collima alla tranquillità, alla pace. Egli è perciò che la
rispettosa Congregazione Municipale non dubita far presente all’E. V.
quale funesto effetto generi negli animi dei cittadini tutti il nessun
rispetto che vien adoperato verso la personale sicurezza col sistema
ormai adottato delle improvvise deportazioni. Poichè qual legge mette
in diffida il suddito di tal genere di pena? a qual delitto vien essa
applicata? Nessun atto della Sovrana Maestà è o fu giammai promulgato
che determini gli estremi di tale procedura, sicchè possa il cittadino
imputare a sè medesimo se di tale penalità venga afflitto. Se nei
cittadini havvi delitto o mancamento alcuno, perchè non si consegnano
ai tribunali per il regolare processo? È forse pietà l’attribuire una
pena che si direbbe minore a quella dal Codice comminata per le loro
colpe? Chi ne sarà persuaso senza procedimenti? Si proceda dunque, si
sentenzii se delitto esiste, e se dappoi la Clemenza Sovrana in luogo
di un carcere rigoroso infliggerà una deportazione, sarà tale atto
benedetto qual grazia, mentre attualmente è imprecato come arbitrario
abuso di autorità. L’E. V. è testimonio quale favorevole effetto avesse
prodotto il proclama vicereale del 9 gennajo: come se si fosse in
quelle vie progredito, a poco a poco poteva sperarsi un rallentamento
nello spirito pubblico, una remissione dal sentimento di alienazione
d’animo. Ma tutto si distrusse col proclama imperiale del giorno
17, col pubblicare articoli offensivi al carattere e situazione del
paese, col sistema delle deportazioni E perchè esacerbare una piaga
che doveva essere medicata? Eccellenza, la congregazione comunale si
rivolge alla conosciuta probità che la distingue, perchè voglia farsi
organo dei giusti lamenti di una cittadinanza che fu sempre obbediente,
sottomessa all’autorità, nè si eresse giammai a contrapporre la minima
resistenza.
Qualunque dimostrazione possa essere stata messa in campo, lo fu ad
esprimere voti di migliorata situazione, della quale veniva data al
pubblico solenne fondata speranza. Sia tutelata adunque la pubblica
e privata sicurezza, nè gli individui abbiano a temere di vedersi
rapiti alle loro famiglie per essere deportati in lontane ed estranee
regioni senza conoscerne il perchè. I padri, le madri, le mogli, i
figli non abbiano ad ogni romore che rompe il silenzio della notte, ad
immaginarsi gli agenti di polizia invadere il santo asilo di famiglia
onesta, sturbata la domestica pace, vedersi rapire gli oggetti più
cari al loro cuore, ad onta che nessuna taccia di colpa venga loro
rinfacciata. L’Eccellenza Vostra può ben comprendere che non sono tali
atti che ponno rannodar fra loro in iscambievole amicizia i popoli che
obbediscono ad un medesimo scettro, nè questi con coloro che esercitano
in nome di principe clementissimo un’autorità che ci limiteremo a
chiamare rigorosa.
Confida novellamente la Congregazione della R. Città di Milano che non
abbia ad esser vana questa rispettosa rimostranza, e che l’E. V. saprà
appoggiarla con tutta l’energia di un degno magistrato che fu sempre
difensore della giustizia, protettore dell’innocenza, propugnatore
dell’equità.
Sott. _il Podestà e tutti gli Assessori_.
N.º V.
I. R. DIREZIONE GENERALE DELLA POLIZIA
AVVISO
Gente inquieta e facinorosa, sparsa in numero considerevole nei punti
principali e più frequentati di questa Città, osava jeri d’ingiuriare
in pubblico tranquilli abitanti per impedir loro l’uso innocente di
fumar tabacco, ed ardiva farlo anche attruppandosi e violentando i
passaggeri colti a fumare.
A reprimere un tanto eccesso e per dissipare gli attruppamenti,
furono attivate pattuglie di forza armata; e perchè non si rinnovino
questi colpevoli tentativi, si avverte il Pubblico, che saranno tosto
arrestati coloro che vi si abbandonassero; che la Forza pubblica di
Polizia procederà, completamente armata, per rintuzzare con vigore ogni
criminosa resistenza, e che, a tenore dell’Avviso pubblicato il giorno
10 Settembre pross.º sc.º si userà di tutto il rigore per dissipare
ogni attruppamento.
Dovranno quindi imputare a sè stessi la qualunque dannosa conseguenza
che derivasse da queste necessarie disposizioni anche coloro che
si confondessero, sebbene inoperosi, coi turbolenti; e ne dovranno
egualmente accagionare sè stessi quei genitori, quei tutori, quei
padroni di botteghe che non sapessero vegliare sui loro figli, tutelati
e garzoni per impedirli dal prender parte anche di sola curiosità nei
ripetuti attruppamenti, non potendosi in simili casi distinguere gli
innocenti dai colpevoli.
Essendo pure da qualche tempo invalso ed esteso l’abuso riprovevole
d’imbrattare all’esterno le muraglie delle Chiese, dei Pubblici
edificj e delle Case private con maligne iscrizioni, con cartelli
ingiuriosi, e con segni figurativi indecenti, s’ingiunge a tutti il
divieto di praticarlo, sotto comminatoria dell’immediato arresto, salvo
quant’altro fosse di legge.
Eguale misura del personale arresto, e colla stessa riserva di
quant’altro fosse di legge, sarà adoperata a far cessare i canti, le
grida e gli schiamazzi smodati che si frequentano di notte, e che sono
per sè stessi contrarii alla quiete generale degli abitanti. E perchè
nelle predette iscrizioni e canti si ardisce di far abuso talvolta
del nome Venerabile e Sacro del Sommo Pontefice, si ricorda come Esso
nell’allocuzione detta nel Concistoro tenuto il giorno 4 Ottobre p. p.
siasi in proposito espresso come segue:
«Gravissimamente ci duole non per tanto che in varii luoghi vi abbino
alcuni i quali temerariamente del Nostro Nome abusino con gravissimo
oltraggio alla Nostra Persona ed alla Suprema Nostra Dignità. La qual
cosa (conchiude l’altefatta Santità Sua) certamente _Noi_ grandemente
abborriamo qual contraria alle nostre intenzioni, come appare dalle
nostre Encicliche a tutti i nostri Venerabili Fratelli, i Vescovi,
indirizzate il 9 di Novembre scorso.»
Si ricorda da ultimo ai sudditi il divieto di portare coccarde od altri
emblemi stranieri, ed a tutti poi qualsiasi altro distintivo politico,
simbolo o segno di ricognizione, sotto comminatoria dell’arresto, salvo
quant’altro fosse di legge.
Milano, dall’I. R. Direzione Generale della Polizia, nelle Provincie
Lombarde, il 3 Gennajo 1848.
_L’I. R. Consigl. Aulico Attuale Dirett. Gener. della Polizia_
Barone DE TORRESANI–LANZENFELD.
_L’I. R. Segretario_
WAGNER
N.º VI.
I. R. DIREZIONE GENERALE DELLA POLIZIA
AVVISO.
Colla mira di evitare disgrazie, si trova di avvertire nuovamente il
Pubblico a tenersi lontano da qualunque attruppamento od unione di
popolo, giacchè la Forza pubblica, chiamata all’esercizio de’ proprii
doveri, trovandosi nell’impossibilità di distinguere i colpevoli dai
semplici spettatori curiosi, questi incauti si espongono al pericolo di
essere confusi coi perturbatori.
_Milano, dall’I. R. Direzione Generale di Polizia_, il 4 Gennajo 1848.
L’I. R. Consigl. Aulico Attuale Dirett. Gener. della Polizia
Barone DE TORRESANI–LANZENFELD.
_L’I. R. Segretario_
WAGNER.
N.º VII.
LA CONGREGAZIONE MUNICIPALE DELLA REGIA CITTA’ DI MILANO
CITTADINI!
Non ha guari la vostra Magistratura dirigeva a voi parole di esultanza;
ora è coll’accento dell’afflizione che fa sentire la propria voce.
Dolorose scene funestarono le nostre contrade; lo spavento invadeva la
cittadinanza inerme; parecchie famiglie sono nel lutto.
I vostri rappresentanti non si ristettero dall’accorrere, per quanto
era in loro potere, ad arrestare il braccio del rigore. Ma gli sforzi
della loro buona volontà non avrebbero il bramato effetto senza la
vostra cooperazione al santo scopo della pace e della tranquillità.
Taluni imaginarono erigersi in censori perchè venisse eseguita una
legge ora caduta per consuetudine in disuso che vieta fumare per
le strade. Questo fatto dovette richiamare l’attenzione di chi è
costituito a tutelare le leggi, nè potea imporre a coloro che non vi si
credeano astretti.
Cittadini! Il rispetto alle leggi, ed al libero esercizio degli
individuali diritti dalle leggi non limitati costituiscono la
guarentigia della civile società. Questi santi principj siano da voi
rispettati, e nessuno si permetta disconoscere l’autorità, nè impedire
a ciascuno l’esercizio de’ proprj diritti.
Se la vostra Magistratura ha sull’animo vostro, come si lusinga,
quell’impero che solo dà la fiducia che avete posto in lei, mostratelo
coll’accogliere quest’invito. Quelli che vi parlano sono cittadini
tolti di mezzo a voi, che con voi dividono ogni interesse. Ascoltateli
e date con ciò la migliore caparra della vostra benevolenza verso di
loro; locchè servirà a sempre più mantenere viva quella fiamma d’amore
del bene che li guida e li conduce a tutto adoperarsi per tutti.
Li 4 gennajo 1848.
CASATI, _Podestà.
Assessori_
BELLOTTI, V. CRIVELLI, MAURI, BERETTA, GREPPI, BELGIOJOSO,
SILVA, _Segretario_.
N.º VIII.
IL VICERÈ
DEL REGNO LOMBARDO–VENETO
AGLI ABITANTI
_della Regia Città di Milano._
I troppo deplorabili avvenimenti verificatisi in questi ultimi giorni
in Milano hanno recato all’animo Mio un grave dispiacere, hanno portato
una profonda ferita al mio Cuore.
Dopo tante prove indubbie di attaccamento alla persona di Sua Maestà ed
al Suo Governo per parte degli abitanti di queste Provincie, anche in
epoche difficili, fu per Me ben inaspettato il vedere come una parte
di questa popolazione, tanto pacifica e rispettosa verso le Autorità,
abbia in questi giorni potuto lasciarsi strascinare fuori del consueto
suo contegno per l’impulso di pochi malevoli che, avversi per indole
ad ogni sorte d’Autorità e di ordine, si compiacciono di spargere il
malcontento e di promuoverne le malaugurate conseguenze.
L’andamento regolare di qualunque Amministrazione può sempre
abbisognare di progressivi miglioramenti. Manifestazioni turbolente non
potrebbero che rallentarne la decisione Suprema e renderebbero deluse
_le Mie più fondate speranze_, non potendo in allora innalzare al trono
di Sua Maestà i voti, che non avrebbero in loro favore l’appoggio della
tanto desiderata moderazione.
Mentre frattanto è Mia sollecita cura di sopravvegliare alla sicurezza
personale di tutti gli abitanti di questa Città, è d’altronde del
Mio stretto dovere di non permettere che l’unione di volontà private
presuma di ledere la libertà individuale assicurata come è dalle Nostre
savie leggi.
_Diletti Milanesi_! Io ebbi già delle prove del Vostro attaccamento
anche alla Mia persona, ed ora confido nella conosciuta Vostra prudenza
e moderazione. Siate dunque tranquilli, fidate in Chi è preposto alla
direzione ed al savio ordinamento de’ Vostri bisogni, e non tarderete a
conoscere come la Sovrana benignità sappia provvedere al pubblico bene.
Milano, il 5 gennajo 1848.
RANIERI.
N.º IX.
Ecco il famoso proclama di Radetzky:
Sua Maestà l’imperatore, determinato a difendere il regno
Lombardo–Veneto, come ciascun’altra parte de’ suoi Stati contro
qualsiasi attacco del nemico, venga dal di fuori o dal di dentro,
secondo i suoi diritti ed il suo dovere, mi ha permesso, per mezzo
del maresciallo di Corte a ciò incaricato, di render noto a tutte le
truppe dell’armata che stanno in Italia, questa sua determinazione,
persuaso che questa sua volontà troverà validissimo appoggio nel valore
e nella fedeltà dell’armata:—Soldati! voi avete udito le parole
dell’Imperatore: io sono altero di farvele note: contro la vostra
fedeltà e valore si romperanno gli sforzi del fanatismo e dello spirito
infedele d’innovazione, come _fragile vetro contro una roccia_.
Salda freme ancora la spada che ho impugnato con onore per
sessantacinque anni in tante battaglie, saprò adoperarla per difendere
la tranquillità d’un paese _poco tempo fa felicissimo_, e che ora una
fazione frenetica minaccia di precipitare nella miseria.—Soldati!
il vostro Imperatore conta sopra di voi; il vostro vecchio capitano
si affida in voi, e tanto basti! Che non ci sforzino a spiegare la
bandiera dell’aquila a due teste! La forza de’ suoi artigli non è
ancora fiaccata. Sia nostra divisa difesa e tranquillità ai cittadini
amici e fedeli, e distruzione al nemico _che osa con mano traditrice_
attentare alla pace, al ben essere de’ popoli.
Milano, 18 gennajo 1848.
N.º X.
IL VICERÈ
DEL REGNO LOMBARDO–VENETO
AGLI ABITANTI
_della Regia Città di Milano_.
Le ultime Mie parole a Voi dirette hanno trovato, ne sono certo, la via
della Vostra mente, non che quella del Vostro cuore, giacchè dal Mio
uscivano.
Vuolsi però essere ancora i Vostri pensieri conturbati, le Vostre
famiglie angustiate. Ritorno dunque come padre a Voi tutti, e come
Capo Supremo del governo dal Sovrano alle Mie cure fidato a ripetervi
l’assicuranza che, se per un momento di conflitto, suscitato da
circostanze tanto strane che non poterono essere riparate, perchè non
da prevedersi, fu la Vostra Città messa in allarme, tengo però più
strettamente unite nelle Mie mani tutte le redini del potere che Vi
deve tutelare. Siccome nessuno di Voi può dubitare che è la mia volontà
di farne l’uso conveniente affinchè sia l’ordine pubblico ristabilito,
ed ognuno mantenuto nella sfera delle sue attribuzioni, come nei limiti
del suo dovere, deponete ogni inquietudine, _diletti Milanesi_, e
venite col Vostro contegno in ajuto delle Autorità che hanno carico di
sopravvegliare alla sicurezza personale di tutti.
Vi rinnovo in quest’occasione l’espressione delle Mie fondate speranze
di vedere ponderati dalla Sovrana saviezza ed accolti dalla grazia di
Sua Maestà i voti espressimi in via legale, che di già sono o stanno
per essere innalzati al Trono.
Frattanto diffidatevi delle moltiplici menzognere novità insidiosamente
sparse per mantenere l’inquietudine ed il fermento degli spiriti. I
rapporti delle Provincie del Regno intiero concorrono in dare la prova
come l’ordine pubblico non vi sia stato in nessuna parte turbato.
Una confidenza reciproca sarà sempre mai la sorgente la più feconda
d’ogni bene: confidate dunque in Me come confido in Voi.
Milano, il 9 gennajo 1848.
RANIERI
Stava correggendo queste pagine quando la Gazzetta di Milano del giorno
3 maggio pubblicò la seguente lettera scritta dall’ex Vicerè all’ex
Governatore della Lombardia, la quale ci dà alcuni schiarimenti sul
suo modo di pensare e di agire intorno ai fatti del 3 gennaio. Credo
di fare cosa non ingrata a’ miei lettori riportandola in questo luogo.
Siano tutti gli Italiani istrutti dell’ipocrisia con cui si servì per
così lunga serie d’anni quest’austriaco principe onde corrispondere
alla sincera affezione dei Lombardi e Veneti.
N.º 19–Seg.
_Ho udito che il club_ des Lions _si chiude bensì, secondo le
regole, ad un’ora, che pure la maggior parte dei membri sì ritirano
a mezzanotte, ma però che alcuni di essi rimangono in una camera
secondaria fino alle sei del mattino col loro segretario Chiodi,
probabilmente onde trattare dei loro piani rivoluzionari e stabilirli._
_Mi si disse pure che i clubisti mandano in giro la loro servitù, e che
aizzano altra gente a disordini e schiamazzi notturni. Così pure che
essi ebbero influenza sulla circolare sparsa da pochi dì nel pubblico,
con cui si animava a non fumare. La prego quindi di incaricare
immantinente la Polizia che cerchi, con ogni qualsiasi mezzo che ha a
sua disposizione, di accertarsi della verità delle accuse suddette, e
specialmente della prima, ponendo confidenti in vicinanza del locale
del club, e nel caso che fosse vera, di notare il nome di quelli che
rimangono di notte, al loro escire dal locale del club, onde scoprire
forse per tal modo i capi dei disordini._
_Nel caso che il rapporto fosse verace che da alcuni membri del club
vi rimangono fino al mattino, allora deve la Polizia circondare
immediatamente il club medesimo, e procedere secondo le circostanze._
_Così pure mi fu riferito come cosa certa che nella abitazione del
segretario Chiodi si trovi una quantità di scritti, che ponno dar
luce sulle macchinazioni del club; quindi sarebbe bene il perquisire
inaspettatamente la sua casa._
_Riguardo poi alla proibizione del fumare, onde coglier sul fatto quei
perturbatori che si permettono, contro chi fuma, invettive ed atti
inurbani, il miglior mezzo sarebbe forse questo, di mandar in giro
travestite alcune guardie di Polizia e gendarmi col cigarro in bocca, e
farli poi seguire a qualche distanza da altre guardie travestite onde
arrestare i perturbatori._
_Siccome poi questi movimenti popolari, che cominciano a darsi a
conoscere_ (planmässig) _ben organizzati, senza dubbio vengono diretti
da un Comitato segreto, così è di somma importanza il conoscere i
membri di esso; e siccome l’esperienza insegna che in questo paese col
danaro si possono conoscere le cose più segrete, e d’altra parte vengo
assicurato da persone degne di fede che il sig. Direttore Generale di
Polizia adopera questo metodo molto economicamente, così ella avrà
a significargli a mio nome di usare di questo mezzo più largamente,
essendochè, nel caso contrario, egli dovrebbe rispondere personalmente._
_Che poi il disordine di jeri fosse promosso da persone ben vestite,
appostate a tal uopo, col mezzo di parole e di denaro, ciò si rileva
dall’acchiuso rapporto d’un ben intenzionato impiegato, che si
trovava in mezzo alla turba clamorosa, e quindi fu testimonio oculare
dell’incitamento._
_Milano, 3 gennajo 1848._
RANIERI, _m. p._
_Al Governatore della Lombardia_ Conte Spaur.
_Milano_.
N.º XI.
NOI FERDINANDO I.º,
_per la grazia di Dio_
IMPERATORE D’AUSTRIA
_Re d’Ungheria e Boemia, quinto di questo nome;
Re di Lombardia e Venezia, di Galizia, Lodomiria ed Illiria;
Arciduca d’Austria, ecc., ecc._
Venuti in cognizione degli spiacevoli avvenimenti verificatisi di
recente in varie parti del Nostro Regno Lombardo–Veneto, ed onde non
lasciare quella popolazione in dubbio sui Nostri sentimenti a tale
proposito, vogliamo che sia senza indugio notificato alla medesima
quanto Ci rincresca tale stato di agitazione prodotto dagl’intrighi
di una fazione che tende incessantemente alla distruzione del vigente
ordine di cose.
Sappiano gli abitanti del Nostro Regno Lombardo–Veneto essere stato
ognora scopo primario della Nostra vita il bene delle Nostre Provincie
Lombardo–Venete, come di tutte le parti del Nostro Impero, e che
a tale Nostro assunto Noi non verremo mai meno. Noi risguardiamo
qual Nostro sacro dovere di tutelare con tutti i mezzi dalla Divina
Provvidenza riposti nelle Nostre mani, e di energicamente difendere
le Provincie Lombardo–Venete contro tutti gli attacchi, da qualunque
parte essi vengano. A tal uopo Noi calcoliamo sul retto sentire e sulla
fedeltà della gran maggioranza degli amati Nostri sudditi nel Regno
Lombardo–Veneto, il ben essere de’ quali e la sicurezza nel godimento
de’ loro diritti sono stati mai sempre notori tanto nello Stato quanto
all’Estero. Calcoliamo pure sul valore e sul fedele attaccamento delle
Nostre truppe, di cui è sempre stata e sempre sarà la maggior gloria il
mostrarsi valido appoggio del Nostro Trono e qual baluardo contro le
calamità che la ribellione e l’anarchia riverserebbero sulle persone e
sulle proprietà dei tranquilli cittadini.
Vienna, il 9 gennajo 1848.
FERDINANDO.
N.º XII.
N. 4831–548.
IMP. REGIO GOVERNO DELLA LOMBARDIA
AVVISO.
_Sua Maestà_ l’Imperatore essendosi degnato di espressamente dichiarare
che è determinato di non tollerare alcuna dimostrazione popolare con
mire antipolitiche, ed avendo inoltre la _Maestà Sua_ col Sovrano
Rescritto 9 prossimo passato gennajo imposto a tutte le Autorità il
dovere di procedere d’Ufficio a norma delle attribuzioni assegnate
a ciascheduna di esse, e di adoperarsi con ogni energia per ovviare
a qualunque perturbazione della pubblica tranquillità, essendo in
fine volere della _Maestà Sua_ che non vengano permesse delle feste
straordinarie, e che abbiano ad essere rigorosamente impedite le
insolite adunanze popolari, massime di notte tempo, il Governo si
tiene in dovere di portare tali Sovrane dichiarazioni a cognizione del
Pubblico nella più ferma fiducia che tutti gli abitanti della Lombardia
saranno per confermarvisi pienamente, giacchè in caso diverso coloro
che, male consigliati, osassero contravvenire ai premessi Ordini
Sovrani, saranno irremissibilmente puniti a tenore delle veglianti
Leggi.
Milano, il 12 febbrajo 1848.
IL CONTE DI SPAUR,
_Governatore_.
Il Conte O’DONELL, _Vicepresidente_.
Conte PACHTA, _Consigl. di Governo_.
N.º XIII
I. R. DIREZIONE GENERALE DELLA POLIZIA
AVVISO.
Da qualche tempo si è adottato da taluno l’uso di portar Cappelli detti
alla _Calabrese_, alla _Puritana_, all’_Ernani_.
Non potendosi tollerare l’uso stesso, lo si proibisce assolutamente
sotto la comminatoria agli inobbedienti dell’immediato arresto.
Si ricorda che questo divieto è già portato dall’altro Avviso di questa
I. R. Direzione Generale 5 gennajo p. p. che proibisce di portare
qualsiasi distintivo politico, simbolo o segno di ricognizione, sotto
comminatoria dell’arresto, salvo quant’altro fosse di legge.
Tutte le Autorità di Polizia, così Regie come Comunali, e la Forza
pubblica, sono incaricate di curare rigorosamente la piena osservanza
delle premesse ingiunzioni.
Milano, dall’I. R. Direzione Generale della Polizia nelle Provincie
Lombarde, 15 febbrajo 1848.
_L’I. R. Consigl. Aulico Attuale Direttore Generale della Polizia_
Barone DE TORRESANI–LANZENFELD.
_L’I. R. Segretario_
WAGNER.
N.º XIV.
N.º 5904–500
IMPERIALE REGIO GOVERNO DI MILANO
NOTIFICAZIONE.
_Nel Proclama 9 gennajo_ p.º p.º SUA MAESTÀ si è degnata di manifestare
la dolorosa sensazione in Lei prodotta dall’agitazione in cui trovasi
il suo Regno Lombardo–Veneto per opera d’irrequieti individui, che,
istigati dall’estero e mossi da mire interessate tentano sconvolgere
il presente ordine legale delle cose, dichiarando in pari tempo,
essere Sua ferma volontà di tutelare la sicurezza e quiete interna ed
esterna del detto Suo Regno con tutti quei mezzi che la Provvidenza
Le ha dato, memore de’ Suoi doveri di Sovrano, fra i quali è primo il
vegliare al bene dello Stato e alla tutela dei fedeli Suoi Sudditi.
Or rendendosi necessario che tanto il potere giudiziario, quanto
le Autorità di Polizia siano munite di quella maggior forza, che i
bisogni del momento, e l’importanza dell’ufficio loro richieggono,
SUA MAESTÀ ha ordinato, che per tutte quelle azioni che turbano la
pubblica tranquillità, e sono punite dalle vigenti Leggi, abbia
luogo una procedura sommaria secondo le norme che si pubblicano
contemporaneamente alla presente coll’altra Notificazione in data
d’oggi, n.º 5901–499.
Oltre alle azioni contrarie all’ordine e alla tranquillità, che sono
contemplate dalla parte I e II del Codice penale, altre pur v’hanno,
che, per sè stesse innocue, possono assumere un carattere pericoloso
in tempi di politica agitazione, come il presente. In tal caso è, e fu
sempre dovere della Polizia d’intervenire, o prevenendo simili azioni,
o reprimendole.
Per porgerle i mezzi necessarj all’adempimento di questo suo ufficio,
e guarentirla dalla taccia di atti arbitrarj, si notificano a sensi
della SOVRANA RISOLUZIONE 13 febbrajo 1848 le seguenti disposizioni: