Come si fa? Certo, si soffre. In noi _sono due anime_. Due anime erano
in voi, o generosi socialisti, che andaste a combattere coi palicari
di Creta, e poi a fianco degli euzoni dell'Oeta! Chi vi chiamava, o
socialisti generosi, quella volta, chi v'invitava a questa che era
una battaglia con voi stessi, prima che con Edhem pascià; era l'Ombra
di Garibaldi. E chiediamo dunque all'Ombra stessa, come fece egli a
solvere quel nodo, a dirimere quella battaglia interna, a essere, con
tanta semplice coerenza, socialista e patriota e anche credente (oh!
credeva all'anima delle farfalle e dei fiori, e supponeva che due
uccellini fossero le tombe canore e alate delle sue bambine), chiediamo
al nostro eroe che c'insegni e c'ispiri. Noi vogliamo poter amare tutto
ciò che tu amasti, Mazzini e il re Vittorio, il popolo e i popoli, la
guerra e la pace, il dolore de' miseri e la gloria de' forti.
Ed egli ci direbbe:
«Siate liberi! La vostra mente non si chiuda a quel tanto di vero che
si trova unito a ciò che pur credete il torto. Il vostro cuore non si
serri a quella tanta umana simpatia, che si trova anche in ciò che
vi sembra a principio ripugnare del tutto. Non ponete i parocchi al
vostro intelletto; non ponete lo zaino al vostro sentimento. Se non
si scusa, che con le necessità della difesa, il prendere dei giovani,
e vestirli d'una veste uniforme, e assoggettarli a una disciplina
di ferro, e armarli di ferro micidiale; qual necessità giustifica
questo reclutare d'anime, questo uniformare e abolire volontà, questo
inutilizzare intelligenze? Se le evoluzioni in piazza d'armi, di cento
e cento, al rauco grido d'un solo, hanno del meccanico e perciò quasi
dell'indegno d'uomini; come chiameremo degne e umane le tattiche dei
partiti? Altro è avere idee, altro, essere d'un partito. Essere di un
partito vuol dire aver rinunziato ad averne, dell'idee; e significa
credere che l'intelletto umano si sia a un tratto isterilito in modo,
da non produrne più, dell'idee! Significa, per esempio, aver giurato
che il lume a olio è il più chiaro dei lumi, e odiare perciò, con
tutto il vigore del nostro fermo carattere, il partito del gas e della
lampada elettrica. Ogni riforma utile deve trovar sempre occhi aperti a
ricevere la dimostrazione di quell'utilità e cuori pronti a consentirla
e attuarla! Non mettete le bende a quelli occhi! non mettete le catene
a quei cuori!»
E continuerebbe, l'Ombra del magnanimo, con più grave accento: «Voi
mi amate tutti, non è vero? E amerete in me l'Italia che amai. E
non c'è ancora tra voi giovani (perchè io non credo a clericali
giovani!) il partito di disfarla. E anche voi, che vi scaldate al sole
dell'avvenire, volete come io volevo, che i popoli si colleghino e
l'umanità si unisca, ma non volete certo che il popolo, che io redensi,
abbia il triste privilegio di sparire, mentre quelli contro i quali già
dovemmo combattere, rimangano.
Or bene: l'Italia è il popolo più minacciato di questo mondo, ed è nel
tempo stesso di questo mondo il popolo forse più povero. Come farà a
reggersi e vivere? Dal Gianicolo io vedo ancora deserto l'agro di Roma;
da Caprera io vedo tuttora deserta la mia Sardegna: per tutto ov'io
trasvolo, odo singhiozzi di miseria e d'angoscia. E nel tempo stesso da
Caprera e dal Gianicolo e dall'Alpi e dal Mare, invoco, invoco io per
voi, più navi e più batterie.
Ebbene, o giovani italiani, questo dissidio tra due necessità m'è
morte nella morte. Come si fa? E io dico che, se farete a tempo, voi,
giovani, potrete comporre questo dissidio e consolare la mia tomba,
presso cui rimbombano i cannoni non sufficienti dalla Maddalena. Voi
sì, o giovani, potrete risolvere questo problema che sembra insolubile;
aver più forte armata e più forte esercito, e spender meno, sì da avere
di che seccar le paludi e dissodare i deserti. Che ciò potrà avvenire
sol quando saranno sparite le diffidenze, che nascono dall'essere
l'Italia un campo, sin ora _quasi_ incruento, di battaglia, in cui
le grandi masse dei partiti stanno bensì con l'arma al piede, ma
si tengono pronte a combattere della somma delle cose, della vita o
della morte. Ora, sarà fatale, non nego, che una nazione sorta dalla
cospirazione di idealità politiche varie e diverse, non si sia ancora
acquetata alla forma di governo che è risultata; sarà fatale; ma allora
è anche fatale, che ella non possa, come può la Svizzera che tuttavia
parla quattro lingue, armarsi e difendersi con poca spesa. Ed è giusto
che tra quelli che non vogliono «la nazione armata», si annoverino
anche quelli che più dicono di volerla.
Ebbene, o giovani, contro questa fatalità ci è un rimedio. Finchè
i partiti non cessino di essere, contro la ragione e la scienza,
assoluti e antitetici, non entrate in partiti. Conservate alla patria
e all'umanità illuminato il vostro giudizio e spassionato il vostro
cuore. Non date l'anima vostra a tenere ad altri. Siate liberi!»