III.

Egli è però la visione patria, che apparisce da per tutto sull'Alpi e

presso i laghi, intorno a cui battagliò in tre guerre e vinse invano;

sugli Apennini che fendè con una fuga più mirabile d'ogni vittoria;

sui mari che corse tutti dalla fanciullezza sino alla vecchiaia,

e su cui diresse il Piemonte e il Lombardo; nelle isole, tra cui

riposava, sublime corsaro in agguato e in attesa dei movimenti de'

popoli; tra i giunchi d'una palude dove spariva con la sua donna in

braccio, inseguito a cannonate; nella cascina d'un monte, dove sedeva

insanguinato e prigioniero; sulla vetta del Gianicolo donde trionfa.

Ed apparisce a tutti, nelle officine e nelle campagne, nelle caserme e

nelle scuole.

A tutti. Non meraviglia che venga anche a me, povero pensatore

solitario. Ieri levai la mano da uno studio sull'Alighieri e mi posi a

scrivere di Garibaldi. La penna correva come per sè stessa mossa. Non

c'era alcun distacco tra scrivere del Generale e scrivere del Poeta.

E non vi faccio ora uno di quei soliti paragoni nei quali l'industria

della parola, qua limando là saldando, fa qualunque viso simile a

qualunque altro. No. Dite voi. Qual è il nome che proclamereste in

faccia a chi misconoscesse la vostra patria? Quale? O l'uno o l'altro

di questi due: del poeta o dell'eroe. In vero dove non giunse l'eroe,

abbiamo posto il poeta!

Se lo straniero magnificasse la civiltà della sua nazione in confronto

a quella della vostra, e v'enumerasse i suoi inventori, scrittori,

pensatori; voi rispondereste: Dante! E se lo straniero esaltasse

le glorie delle sue conquiste e i fasti delle sue rivoluzioni e le

fortune de' suoi imperi; voi rispondereste: Garibaldi! Uno de' due nomi

scegliereste, per esser brevi; chè tanti altri ne avreste; ma bastano

essi a dir tutto.

Dante, lo scultore d'anime, comprende Michelangelo; Dante che alza le

vele per acque non mai corse, somiglia a Colombo. Dante che tiene gli

occhi ora fissi alle stelle ora chini al punto a cui si traggono i

pesi, prepara Galileo.

E Garibaldi? Garibaldi non solo comprende, ma purifica in sè ed

emenda tutte le vostre passate glorie politiche e militari. Egli è un

Mario senza crudeltà, un Cesare che combatte per la libertà e non per

l'imperio, un Carmagnola o uno Sforza che vuol conciliare, anche quando

li uccide, i fratelli; un Ferruccio che non solo sa morire ma sa anche

vincere; un Ariosto che vive il suo mirabile poema; un Machiavello

ingenuo e più profondo dell'antico, che trova alfine il suo Principe

forte ma galantuomo!

Tra questi due nomi scegliereste, a seconda che il vostro orgoglio

fosse offeso a proposito (per parlare il linguaggio scolastico di

Dante, che m'avvince a sè) a proposito o della vita contemplativa o

della vita attiva. Ma se all'Italia, in vostra presenza, si negassero

i pregi di tutte e due codeste vite — ma usiamo la formula rinnovata da

colui che diede all'eroe vinto e accogliente in sè il fremito giovanile

di mille eroiche vite spente nei secoli; diede a Garibaldi vivo

l'amplesso di Dante morto; la formula rinnovata da Giuseppe Mazzini

— se si negasse all'Italia la gloria e la perfezione del Pensiero

e dell'Azione, voi allora accoppiereste, saltando agevolmente su

venti generazioni, i due grandi nomi: il pallido pensatore e il rosso

guerriero, il poeta dell'oltremondo e l'eroe de' due mondi, l'esule di

Ravenna e il solitario di Caprera; che non hanno l'uno se non una penna

e l'altro se non una spada, e fanno una grande vendetta cioè un'eterna

rivendicazione: Dante e Garibaldi.

Miei Pensieri di varia Umanità · 第 70 / 93 题