Io dico che l'emanazione poetica della scienza, il giorno che l'avrà,
è destinata a render buono il genere umano. O poeti dell'avvenire, voi
dovete riuscire in ciò in cui i poeti del passato hanno fallito. Hanno
fallito: e questo oppongo a chi dice fallita la scienza. Hanno fallito:
perchè, non consolare questo o quello, non tergere qua una lagrima, là
abbreviare un brivido, ma dovevano diminuire la somma dell'infelicità
umana. A tale somma non si poteva e non si può sottrarre se non
quella parte che non è originaria e connaturata; se non il dolore
che l'uomo reca all'uomo; se non il male. E in ciò quei poeti non
sono riusciti. Dovete riuscire voi, o poeti della nuova èra. E per
questo fine voi dovete prendere l'infula e lo scettro di sacerdoti,
che quelli si sono lasciati strappare dalla fronte e dalla mano. Voi
dovete essere sinceri: rinunziare subito, se già nel vostro spirito ne
è qualche tentazione, a fingere di credere: voi dovete credere. Ora
la vostra sincerità è per me affatto dubbia, quando, dopo tanta luce
di scienza, voi vi atteggiate a felici, ad egoarchi, a superuomini.
La scienza ha ricondotto le nostre menti alla tristezza del momento
tragico dell'uomo; del momento in cui acquistando la coscienza
d'essere mortale, differì, istantaneamente, dalla sua muta greggia
che non sapeva di dover morire e restò più felice di lui. Il bruto
diventò uomo, quel giorno. E l'uomo differì dal bruto per l'ineffabile
tristezza della sua scoperta. Ma non ebbe il coraggio di continuare ad
ascendere, di guardare in faccia il suo destino, di essere veramente
superiore alla greggia che _aveva accanto._
Cercò le illusioni e le trovò. Il bruto non sa di dover morire: l'uomo
disse a sè di sapere di non dover morire. Tornarono ad assomigliarsi.
E penetrò nella sua coscienza qualche cosa di analogo al lento
passeggiare per il cielo dei leoni, dei plaustri, dei cacciatori,
composti di stelle. E d'allora in poi la morte, una volta negata,
non ebbe più dall'animo dell'uomo il suo mesto e totale assentimento.
L'uomo non temè di contristare il suo simile, non teme di ucciderlo,
non temè di uccidersi, perchè non sentì più l'irreparabile. Io so
il _Peisithanatos_, qual è. Io so chi persuade a violare, in sè e in
altrui, la vita. È chi, nel nostro animo, prima violò la morte.