Vero! Ma di chi la colpa? Non della scienza, ma della poesia. E
qui, contro questa recisa affermazione, si pronunziano nomi e si
riferiscono fatti, con sicura meraviglia; tanti quanti contro l'altra
affermazione pur recisa del fallimento della scienza. Come? non sono
poeti Goethe, Shelley, Tennyson, Lamartine, Hugo, Musset? Zorrilla
e Campoamor, Manzoni, Leopardi, Carducci, Mickiewitz e Tolstoi?
Certo, e tali e tanti, che si può dire, a ragione, di questo secolo,
che è il secolo della poesia, come annoverando tali altri e tanti
altri scienziati, da Volta a Roentgen — io non mi arrischio nemmeno
a tentarla, questa enumerazione — si può dire che è il secolo della
scienza. Eppure... Eppure dico subito che, non ostante qualche accenno,
qualche preparativo e qualche tentativo, quella tanta luce di poesia
è un rossor di tramonto, come quella tant'altra luce di scienza è un
albore d'aurora; e che quella chiude una giornata dell'umanità, con
tutte le fiamme, rosse, purpuree, cangianti, d'una sera che ha, qua
e là, nel cielo purificato e intenerito le nuvole d'un temporale;
e che questa ne apre un'altra, un'altra giornata che quanto, quanto
ha a essere serena, non sappiamo, ahimè! non sappiamo: vi sono nel
cielo larghi spazi sereni e sono anche nuvole, nuvole che ricoprono
il sole o lo riflettono, che fanno sperare o temere, che sono belle e
che sono terribili. Quella sera e quest'alba si sono viste, si sono
salutate; perchè tutto porta a credere che questo secolo sia nella
storia dell'umanità quello che è il circolo polare nel nostro globo: un
secolo nel quale il tramonto s'è incontrato con l'aurora e la fine col
principio. Ma per un attimo. La vecchia èra sparisce e sorge la nuova.
Ora la poesia del nostro secolo è l'ultima emanazione (giudico che sia
l'ultima, oltre che da molte ragioni, dal suo maggiore splendore) del
concepimento primitivo della vita interna ed esterna; concepimento
fondato sull'illusione e sull'apparenza. È cominciato il secondo
concepimento: quello fondato sulla realtà e sulla scienza. L'emanazione
poetica di questa nuova èra del genere umano è cominciata? Non pare,
non credo. Qualche bagliore sì, si vede: ma chi mi dice non sia
piuttosto un ultimo raggio di tramonto che si spenge, piuttosto che un
primo strale dell'alba che nasce...? Siamo di nuovo al polo, vedete.
E siamo all'èra prima della poesia: a quella dell'apparenza: perchè il
tramonto in realtà non si spenge, e l'alba non nasce e non ha strali.
Io sono dei vecchi, anch'io!