In questo. Sì: noi diciamo; in questo! Che c'importa del rimanente?
La morte doveva ella cancellare. Viaggiare più velocemente, sapere più
presto e dare le proprie notizie, aver qualche agio di più, che cosa è
mai se non un rimpianto maggiore per chi deve morire? Il morire doveva
essere tolto dalla scienza; ed ella non l'ha tolto. A morte dunque
la scienza! Noi torniamo alla fede che (è verità? è solo illusione?
ma illusione, a ogni modo, che ci vale per verità) che non solo ha
abolita la morte, ma nella morte ha collocata la vita e la felicità
indistruttibile!
E così alla scienza, sulla fine del secolo del suo maggior lavorìo, è
fatto, invece dell'inno che poteva aspettarsi, il rimprovero più amaro.
Non solo essa non ha fatto nulla di bene novello al genere umano, ma
ha tentato di togliergli il bene che già possedeva. Anzi glielo ha in
parte tolto. È vero, si dice, che noi torniamo, disingannati e uggiti,
alla fede antica; ma qual cambiamento! Le acque del già purissimo lago,
che era nella nostra anima, in cui si specchiava il cielo stellato:
il lago così piccolo, il cielo così grande, il cielo con tutte le sue
stelle: quelle acque sono intorbidate o almeno mosse: le parvenze vi
sono offuscate, o girano girano, si alzano, si abbassano. Non c'è più
la tranquilla immobilità. Noi siamo costretti (da te, scienza crudele
e inopportuna) a interpretare le parole d'un nostro sacro libro in un
modo affatto nuovo. Siamo costretti a pensare che quel libro contiene
la verità sì, ma una verità che cambia col tempo, che va interpretata
secondo i progressi delle altre umane conoscenze: verità che era vera
a un modo per Dante, a un altro per noi, omiciattoli che non siamo
Dante. Siamo costretti a sofisticare con tuoi colori, o scienza,
gl'ingenui prodotti della fede. Siamo costretti a prendere in prestito
da Crookes le fotografie degli spiriti immateriali e materializzati,
per rinforzare la vecchia metafisica: a far la riprova con un tavolino
che gira, della sublime visione di Ezechiele.[34] Oh! tu sei fallita, o
scienza: ed è bene: ma sii maledetta, che hai rischiato di far fallire
anche l'_altra!_ La felicità, tu non l'hai data, e non la potevi dare:
ebbene, se non distrutta, hai attenuata, oscurata, amareggiata quella
che ci dava la fede.