Nell'èra, per dir così, illusiva, il poeta interpretava il fenomeno,
ciò che gli appariva, con sue penetranti parole. Ecco. I pastori
errano per le steppe. Il sole ogni mattina apparisce all'orizzonte,
ogni sera sparisce dietro quello. Forse nelle notti era un dubbio nel
pensiero di quei primi, che però vegliavano e presero ad amare la luna
che faceva le veci del sole. Ogni mattina il loro dubbio svaniva: ogni
sera ricominciava. Come il sole che era sparito da una parte, poteva
ricomparire dalla parte opposta? Quello che ogni mattina sorgeva era
dunque _altro_ da quello che ogni sera calava. Ma era pure _lo stesso_.
Era ben lontano dai quei primitivi Orazio che pur disse al sole:
_aliusque et idem nasceris!_ Tant'è. La parola del poeta de' primi
tempi che rese in una formula memorabile le esperienze di mille e mille
suoi compagni d'errore e di dubbio, risonò ben lontana! Ma insomma non
si può essere sè ed altri. Il sole era uno, era sempre quello. Come
dunque poteva trovarsi all'alba pronto ad alzarsi dal punto opposto
a quello donde era disceso la sera? Nella notte certo viaggiava, sur
una conca, che doveva sprizzare raggi trascorrendo rapida l'oscurità
dell'oceano che è sotto i nostri piedi...
Così pensava il pastore e s'addormentava. Il pastore dorme: è assente.
Non trova più sè. Si trova in luoghi remoti, dove non è mai stato o
dove certo non è. Egli è pur lì dove giace sopra le pelli delle sue
pecore. Dunque in lui è qualcuno che va e viene, mentre un altro
resta. Dunque è doppio. In vero, questo qualcuno che va e viene,
insensibilmente ma veramente, è qualcosa d'impalpabile, di nullo, come
l'ombra che lo segue o lo precede o gli si sotterra sotto i piedi: come
l'ombra, che esso vide, poniamo, al suo Capo, quella notte che errava,
per la prateria, al lume della luna, e che andava e veniva con lui.
E il Capo morì; cioè, si addormentò d'un sonno più lungo. Il qualcun
altro ch'era in lui, e che era come l'ombra, come quell'alito che nelle
giornate fredde di caccia vaporava visibile dalla sua bocca anelante,
non torna ancora. Aspettiamo. Un giorno, una notte, ancora un giorno,
ancora una notte. Si è smarrito. Non torna. Nascondiamo lui sotterra, e
poniamo a lui vicini i suoi utensili necessari e gli oggetti suoi cari,
perchè allo svegliarsi, ossia al ritorno, li trovi.