Ma in vero c'è qualche cosa di meglio. Tu dicesti, quattr'anni sono:
«Io non ho bisogno di stima, nè di gloria, nè d'altre cose simili, ma
ho bisogno d'amore!» E per il tuo cuore basterebbe, credo, anche quello
che tu, così vivamente, chiamasti «amor di sogno», simile a quelle
meteore spirituali che scoppiano nel silenzio del sonno, e lasciano,
al risveglio, l'anima rinverdita e rinnovata come dal refrigerio d'una
tempesta. Al tuo cuore basterebbe dell'amore il lampo, che da lontano
esso, nuvola temporalesca e fecondatrice della nostra vita, manda,
quel lampo che è illusione, o quell'ombra che getta pur da lontano,
trascorrendo via, quell'ombra che è dolore. Ti basterebbe ripensare,
con un risveglio di palpiti, quella _cara beltà_ che ti appariva,
quand'eri poco più che fanciullo, ti appariva, ma sempre lontana e
_nascondendo il viso_; ti basterebbe sperare che, quando puro spirito
movessi per vie inusitate ad ignoto soggiorno, ella ti si facesse
incontro, viva, e venisse con te compagna. Ti basterebbe risentire
l'_affetto acerbo e sconsolato_ nel ricordare il suono della voce e il
rumorio del telaio di Silvia; ti basterebbe riprovare i palpiti della
_rimembranza acerba_, rivedendo la finestra deserta, nei cui vetri
si riflettono le stelle, e donde già ti parlava Nerina! O vorresti
ritornare alla ancor recente primavera di Firenze, quando tra i novelli
fiori ti apparve _novo ciel, nova terra?_ ti apparve l'allettatrice,
vestita di viola,
inchino il fianco
sovra nitide pelli e circonfusa
d'arcana voluttà?
E nella tua mente dileguarono tutti gli altri pensieri e solo
quel pensiero d'amore vi stette come una torre, e quel pensiero vi
verdeggiò come un'oasi, e quel pensiero vi dominò come un incantesimo
meraviglioso che t'inalzava a un'immensità nova! Sogno, sì, anche quel
dolce pensiero, ma di natura divina:
perchè sì viva e forte
che incontro al ver tenacemente dura,
e spesso al ver s'adegua,
nè si dilegua pria, che in grembo a morte.
Solo con quel pensiero la vita poteva vincere in gentilezza la morte...
sebbene quanta, per quello, era pur la gentilezza del morire! Ecco la
morte prendere la figura della donna apparsa nella prigione a Socrate,
e le ali dell'angelo, e il seno del Redentore in cui volentieri
si riposa. Tutto ciò che di più grande, di più alto, di più santo,
imaginarono, sognarono, soprasentirono gli uomini, tu lo richiamasti
al tuo pensiero, per adornarne la sorvolatrice della nostra via, la
compagna dell'amore. Oh! tu la desiderasti sempre la bella morte, sin
dal cominciar degli anni, quando contemplavi la fontana, con gli occhi
pensosi della fine; ma il tuo desiderio si mescolava poi al pianto
amaro. Ora no: il desiderio nasceva _languido e stanco_ insieme con
l'effetto d'amore, ed era gran parte della soavità di quello. Ma anche
cotesta dolciura dell'anima passò: sottentrò la notte senza stelle,
invernale. Era un inganno e tu ti accorgesti con ira dell'errore e
dello scambio. Aspasia era una figlia della tua mente...
Anche l'amore, vanità!