I.

— O Tristano, o tetro amante della morte, sei tu davvero così _morto

spiritualmente_ come affermi? è vero proprio che in cotesto desiderio

di morte, non ti turbano più, come solevano, la ricordanza dei sogni

della prima età e il pensiero d'essere vissuto invano?

Altra volta ciò ti parve, o Tristano, e il cuore ti parve perduto e

morto, incapace di provare pure il dolore. Quella volta non potevi

nemmeno più piangere la sparizione degl'inganni primi, dei _dolci

inganni_, delle _vaghe immagini_. La tua vita era un deserto allora,

come ora. La dicevi allora _spogliata, esanime_. Mancavano allora

all'anima

alta, gentile e pura,

la sorte, la natura,

il mondo e la beltà;

sapevi che l'infelicità umana era immedicabile, che la natura era

sorda e nemica, che gli uomini non ti volevano e potevano dare nè la

gloria nè la pietà, e che vano, in ultimo, vano era anche l'amore.

Nè ti ricredesti, so bene, ma il tuo cuore riacquistò la potenza di

rimpiangerlo, quel _beato errore_; e il _dolore_, secondo una tua

parola di grande virtù nelle nostre anime, _ti venne a consolare_. E da

quel rimpianto noi avemmo nova gioia di canti; gioia: perchè il dolore

del poeta è di così mirabile natura che anche quando il suono ne è

triste, l'eco ne è dolce.

E ora? Aggiungi che ora, o Tristano, si appressa il momento che tu

dormirai per sempre. E noi vogliamo la tua ultima parola. E sappiamo

che questa, che hai pronunziata or ora, non è per essere utile, come

certo non è dolce ai tuoi fratelli. Ma dei poeti grandi come sei tu, è

somiglianza col frumento della terra, che solo dopo battuto e franto,

dà il pane di vita. Dà a noi, o poeta, che abbastanza, credo io, sei

stato battuto e franto dalla natura e dagli uomini, dà ora a noi il

pane di vita, il supremo ammonimento del tuo dolore. Ma sarà possibile?

Tu sei morto _spiritualmente_, dici.

Miei Pensieri di varia Umanità · 第 28 / 93 题