LA GINESTRA

Imaginiamo d'essere trasportati al 1835, e di conoscere di Giacomo

Leopardi quello che allora il pubblico poteva conoscerne, cioè quanto

ne abbiamo fin ora[32] alle stampe, meno il Tramonto e la Ginestra.

Leggiamo l'ultima delle operette morali: il dialogo di Tristano e un

amico. Già il dialogo è alla sua fine. Dice Tristano: «Se ottengo la

morte, morrò così tranquillo e così contento come se mai null'altro

avessi sperato nè desiderato al mondo. Questo è il solo benefizio che

può riconciliarmi al destino...».

L'_amico_ tace. Egli sente sopra il capo senile del giovane poco più

che settilustre il ventilare delle ali della _bellissima fanciulla_.

La fronte dell'aspettante è eretta, il suo cuore ha gettato da sè

_ogni vana speranza_. La fanciulla che sottoporrà dopo due anni il suo

virgineo seno a quel volto esile e smunto, la fanciulla non ha per mano

il suo gemello, ch'ella gode

accompagnar sovente;

e sorvolano insiem la via mortale.

Tristano continua e conclude «Se mi fosse proposta da un lato la

fortuna e la fama di Cesare e di Alessandro netta da ogni macchia,

dall'altro di morir oggi, e che dovessi scegliere, io direi, morir

oggi, e non vorrei tempo a risolvermi».

L'_amico_ tace. Ma ogni lettore di Giacomo Leopardi si sente a questo

punto di prendere le parti di quel freddo personaggio di giudizio,

e parlare al poeta. Io voglio parlare per lui. Il poeta è presente

nell'opera sua, _usque recens_. Voglio parlare al poeta, e dirgli:

Miei Pensieri di varia Umanità · 第 27 / 93 题