Se è in tutti, è anche in me. E io, perchè da quando s'era fanciulli
insieme, non ho vissuto una vita cui almeno il dolore, che fu tanto,
desse rilievo, non l'ho perduto quasi mai di vista e di udita. Anzi,
non avendo io mutato quei primi miei affetti, chiedo talvolta se io
abbia vissuto o no. E io dico sì, perchè ivi è più vita dove è meno
morte, e altri dice no, perchè crede il contrario. Comunque, parlo
spesso con lui, come esso parla alcuna volta a me; e gli dico:
Fanciullo, che non sai ragionare se non a modo tuo, un modo
fanciullesco che si chiama profondo, perchè d'un tratto, senza farci
scendere a uno a uno i gradini del pensiero, ci trasporta nell'abisso
della verità...
— Oh! non credo io che da te vengano, semplice fanciullo, certe filze
di sillogismi, sebbene siano esposte in un linguaggio che somiglia
al tuo, e disposte secondo ritmi che sono i tuoi! Forse quei ritmi
ce le fanno meglio seguire, quelle filze, e quel linguaggio ce lo fa
meglio capire, quel ragionamento; o forse no, chè l'uno, abbagliando,
ci distrae, e gli altri, cullando, ci astraggono; sì che il fine del
ragionatore non è ottenuto come sarebbe senza quelle imagini e senza
quella cadenza. Ma mettiamo che sia: ora il tuo fine non è, credo, mai
questo, che si dica: Tu mi hai convinto di cosa che non era nel mio
pensiero. E nemmeno quest'altro: Tu mi hai persuaso a cosa che non
era nella mia volontà. Tu non pretendi tanto, o fanciullo. Tu dici
in un tuo modo schietto e semplice cose che vedi e senti in un tuo
modo limpido e immediato, e sei pago del tuo dire, quando chi ti ode
esclama: Anch'io vedo _ora_, _ora_ sento ciò che tu dici e che era,
certo, anche prima, fuori e dentro di me, e non lo sapeva io affatto o
non così bene come _ora_! Soltanto questo tu vuoi, seppure qualche cosa
vuoi dal diletto in fuori che tu stesso ricavi da quella visione e da
quel sentimento. E come potresti aspirare ad operazioni così grandi tu
con così piccoli strumenti? Perchè tu non devi lasciarti sedurre da una
certa somiglianza che è, per esempio, tra il tuo linguaggio e quello
degli oratori. Sì: anch'essi gli oratori ingrandiscono e impiccoliscono
ciò che loro piaccia, e adoperano, quando loro piace, una parola che
dipinga invece di un'altra che indichi. Ma la differenza è che essi
fanno ciò appunto quando loro piace e di quello che loro piaccia. Tu
no, fanciullo: tu dici sempre quello che vedi come lo vedi. Essi lo
fanno a malizia! Tu non sapresti come dire altrimenti; ed essi dicono
altrimenti da quello che sanno che si dice. Tu illumini la cosa, essi
abbagliano gli occhi. Tu vuoi che si veda meglio, essi vogliono che
non si veda più. Il loro insomma è il linguaggio artifiziato d'uomini
scaltriti, che si propongono di rubare la volontà ad altri uomini non
meno scaltriti; il tuo è il linguaggio nativo di fanciullo ingenuo, che
tripudiando o lamentando parli ad altri ingenui fanciulli.