den Orientalien_, Lipsia, 1851, p. 57-60; REDSLOB, _Ueber
den «Zweihörnigen» des Koran_, in _Zeitschrift der deutschen
morgenländischen Gesellschaft_, v. VIII, p. 442-50, v. IX, p. 214-23
307 (identificazione di Zul-Carnein con Ciro); BEER, _Welchen
Aufschluss geben jüdische Quellen ueber den «Zweihörnigen» des
Koran?_ ibid., v. IX, p. 785-94. V. in favore della identità H. GRAF,
_Ueber den «Zweigehörnten» des Koran_, ibid., v. VIII, p. 442-9;
Roth, ibid., v. IX, p. 797-9; VOGELSTEIN, _Adnotationes quaedam ex
litteris orientalibus petitae ad fabulas, quæ de Alexandro Magno
circumferuntur_, Vratislavia, 1865, p. 27-40. Marco Polo, il quale
trovò in Asia non pochi ricordi di Alessandro Magno, dice nella
relazione de' suoi viaggi (c. XLII del testo francese, _Receuil de
voyages et de mémoires, etc._, t. I) che i re del regno di Badassan
discendevano da Alessandro e dalla figliuola di Dario, e in onore
del capo della loro stirpe si chiamavano tutti Zul-Carnein, ossia
Alessandro. Al nome di Zul-Carnein, o Bicorne, diedero origine assai
probabilmente le monete dove Alessandro, presunto figliuolo di Giove
Aminone, è effigiato con due corna. Una delle obbiezioni mosse a
chi ammette l'identità di Zul-Carnein e di Alessandro Magno si è che
nè Maometto, nè i suoi seguaci avrebbero mai potuto dare al pagano
Macedone il carattere profetico che nel racconto appunto del Corano
gli è attribuito, ma tale obbiezione cade di per sè quando si rifletta
che nel Corano s'introduce un Alessandro leggendario, non l'Alessandro
storico. Certo si è che quelle ripugnanze non dovettero mai essere
molto vive negli animi dei Musulmani, giacchè noi vediamo più tardi
la leggenda ingegnarsi di far discendere Alessandro da Esaù, e ciò
perchè non poteva essere profeta chi non fosse della stirpe di Sem,
e nel _Iskender-Nameh_ di Abd-al-Salam Alessandro Magno è a dirittura
presentato come un profeta.
[989] V. GIUSEPPE FLAVIO, _Antiq. jud._, l. XI, c. 8, 5; _Contra
Apionem._ Efrem Siro dice nel suo commento a Geremia che Alessandro
Magno fece trasportare con gran pompa in Alessandria le ossa di questo
profeta, e nella versione siriaca dello Pseudo-Callistene, della quale
dovrò riparlare, si narra che Alessandro fece dono a Gerusalemme del
suo trono d'argento. Ora tali favole sono indubitabilmente di origine
giudaica.
[990] V. LEVI, _Les traductions hébraïques de l'histoire d'Alexandre_,
nella _Revue des études juives_, 1881, p. 238-9.
[991] Il Beer sostiene, nel già citato suo scritto, che il bicorne
della tradizione giudaica sia in origine, non Alessandro, ma un
Messia della stirpe di Giuseppe, e che gli scrittori ebraici i quali
attribuiscono ad Alessandro il rinserramento di Gog e Magog, attinsero
da fonti arabico-maomettane. Questa tesi a me pare insostenibile.
S'intende come gli Ebrei abbiano potuto attribuire quella impresa
meritoria ad Alessandro sin da principio, ma non s'intenderebbe come,
per farne bello Alessandro, essi potessero spogliarne un Messia, e ciò
per impulso venuto da fuori.
[992] _Maxima Bibliotheca veterum Patrum_ (Lione) t. III, p. 729.
[993] _Ass[u]r_ in ebraico è il nome di un albero, e più
particolarmente di una specie di cedro; ma non è certamente in
questo significato che l'autore delle _Revelationes_ vuole usare
il vocabolo. La sostanza da lui designata per esso è una sostanza
resistente al ferro, refrattaria al fuoco. Vedremo tra breve che nello
Pseudo-Callistene si trova un racconto molto simile a questo delle
_Revelationes_, e che, sebbene non serbi più così intenso lo spirito
ebraico, mostra tuttavia per parecchi segni che la origine sua è la
medesima. Della sostanza resistente e refrattaria è fatto cenno anche
in esso; ma il vocabolo che serve a designarlo appare con diversa forma
in ciascun manoscritto (ἀσοκίτῳ, ἀσυκήτῳ, ἀσυχύτῳ, ecc.), e sebbene
in alcuno s'interpreti per _amianto_, non si trova in nessuna forma
registrato nei lessici.
[994] V. lo _Pseudo-Callisthenes_ per la prima volta pubblicato,
insieme con l'_Itinerarium Alexandri_, da C. Müller, in calce
all'Arriano del Dübner, Parigi, 1846.
[995] Cf. ZACHER, _Pseudocallisthenes, Forschungen sur Kritik und
Geschichte der ältesten Aufzeichnung der Alexandersage_, Halle, 1876,
p. 165-6, 172.
[996] Un'analisi di questa versione diede il WOOLSEY nel _Journal of
the American Orientalists_, IV, 2.
[997] V. LETRONNE nel _Journal des Savants_, 1818, p. 620, o MUELLER,
Introduzione, p. XXVI.
[998] Mueller, ibid., p. XVI, col. 1ª.
[999] L. III, c. 29. Nella recensione C la leggenda è narrata, come
nella B, in quel luogo medesimo, ma si trova anche intercalata, in una
forma alquanto più diffusa e con qualche diversità, nel c. 26 di quello
stesso libro.
[1000] Questa preghiera è recata per disteso nel testo C, c. 26.
Giustamente osserva il Zacher, loc. cit., che essa ha spiccatissimo il
carattere giudaico.
[1001] I nomi dei popoli rinchiusi variano moltissimo da uno ad un
altro racconto. Nelle _Revelationes_ (versione latina della _Bibl.
max. vet. pat._) essi sono: Gog e Magog, Mosach, Thubal, Anog,
Ageg, Athenal, Cephar, Pothim, Hei, Libii, Cumei, Pharilei, Ceblei,
Lamarchiani, Charchanii, Amathartae, Agrinardi, Alan, Anufagi o
Cinocephali, Caribei, Thasbei, Phisolomici, Arceni, Salterei. Nella
recensione B dello Pseudo-Callistene si trovano invece: Magog,
Cinocefali, Nuvii, Fonocerati, Siriasorii, Jonii, Catamorgori,
Imantopodi, Campani, Samandri, Ippii, Epambori, cioè dodici nomi
solamente; là dove nella recensione C si ha: Gog, Magog, Anugi, Egi,
Esenac, Dylar, Fotinei, Farisei, Zarmantiani, Coloni, Arghimardi,
Anufagi, Tarbei, Alani, Fisolonicei, Saltarii, _e gli altri_. Si
vede che la lista della recensione C, assai più che non quella della
recensione B, si accorda con la lista delle _Revelationes_, e che molti
dei nomi recati in questa hanno una impronta ebraica che manca a quelli
della recensione B. Alcuni dei nomi dell'una e dell'altra lista si
possono riconoscere come nomi proprii di genti favolose che figurarono
nella etnografìa immaginaria dell'antichità e del medio evo; altri sono
irriconoscibili, e forse inventati di pianta. Nelle storie volgari
di Alessandro Magno, e in alcune epistole del Prete Gianni, delle
quali dirò a suo luogo, il numero e i nomi dei popoli rinchiusi vanno
soggetti a nuove e sempre maggiori alterazioni; ma di esse non giova
tener conto. Secondo una tradizione orientale ricordata da Ibn Khaldun
i popoli furono quaranta.
[1002] Cosmographia Aethici Istrici ab Hieronymo ex graeco in latinum
breviarium redacta, edita da Enrico Wuttke, Lipsia, 1853.
[1003] V. PERTZ, _De cosmographia Ethici libri III_, Berlino, 1853;
WUTTKE, ed. cit., Introduzione, e inoltre _Die Aechtheit des Auszugs
aus der Cosmographie des Aethicus geprüft_, Lipsia, 1854.
[1004] Ed. cit, p. 18-20.
[1005] Dicit eos (_Aethicus_) usque Euxinum maris sinum insolis vel
litoribus inclusos Byrricheos montes et Taracontas insolas contra ubera
aquilonis.
[1006] Il perchè di tale adorazione è assai difficile ad intendere:
«Colere Saturnum, ob hoc quod temporibus Octaviani Augusti censum
dederunt in auro litorico, nulli romanorum regum aut imperatorum nec
antea nec postmodum, et tunc quidem sponte, videntes quoque vicinas
regiones censum dare: arbitrati sunt quod deus dierum novus ortus
fuisset et in ipso mense Augusto congregaverunt ad unam catervam
generationem cunctam seminis eorum in insola maiore maris oceani
Tareconta, fecerunt acervum magnum lapide ac bitumine conglutinatum,
aedificantes pilas praegrandes mirae magnitudinis et cloacas subtus
marmore constructas, phyrram fontem glutinantes et appellaverunt
Marcholum lingua sua, id est stellam deorum, quo derivato nomine
Saturnum appellant».
[1007] Il solo racconto ch'io trovi legarsi in qualche modo al racconto
di Etico è nel _Kyng Alisaunder_. I re rinchiusi da Alessandro Magno
sono discendenti di Nembrot; le genti loro sono nere, con denti simili
a quelli dei cinghiali, si cibano di carne umana e di ogni maniera
d'insetti, e vivono promiscuamente, non trattenendosi i figli dall'usar
con la madre, il fratello con la sorella. Alessandro muove contro di
loro con un esercito innumerevole, raccolto da tutte le province che
ha conquistate, ma giunto a venti miglia da Taracont, loro metropoli,
non gli riesce d'andare più oltre. Dolente di non poter distruggere
quella scelerata genìa, retrocede fino ad un paese posto fra l'Egitto e
l'India, dal quale, dopo circa sei mesi, torna con molte navi cariche
di un'argilla che ha la proprietà di diventar dura al pari del ferro,
e con cui mura quelle genti per modo che non potranno uscire dalla lor
regione sino al tempo dell'Anticristo (v. 5990 e segg.). Nella mappa di
Hereford, che dovrò ricordare novamente, più oltre, nell'oceano scitico
è rappresentata una grand'isola cui accompagna la scritta: _Demeorata
insula qua inhabitant Turchi de stirpe Gog et Magog gens barbari et
immunda._
[1008] Versione di Aria Montano, Anversa, 1575, p, 67-8; versione di
Costantino L'Empereur, Leida, 1633, p. 128-9.
[1009] _Hist. jud._, l. VI, c. XCVI.
[1010] Essa è anche più orribile nella Cosmografìa di Etico. Eccola:
«Gens ignominiosa et incognita, monstruosa, idolatria, fornicaria in
cunctis stupris et lupanariis truculenta...... Commedunt enim universa
abominalia et abortiva hominum, iuvenum carnes iumentorumque et
ursorum, vultorum item charadrium ac milvorum, bubonum atque visontium,
canum et simiarum....... Habent enim staturam fuligine teterrimam,
crines corvini similitudine, dentes stertissimos».
[1011] _Géographie traduite par A. Jaubert, X sect._, v. II, p. 849-50.
[1012] V. _Des Mor Yakûb Gedicht über der gläubigen König Aleksandrûs
und über das Thor, das er machte gegen Ogûg und Mogûg_, Berlino,
1852. Il testo originale si trova nella Crestomazia siriaca del Knoes,
Gottinga, 1807, p. 66-107.
[1013] _Historia Britonum_, l. I, c. 16. V. anche il _Roman de Brut_ di
WACE, v. 1070 e seguenti.
[1014] _Le livre des rois_, edizione e versione del Mohl, t. V, p.
223-7. Si ammette comunemente che Firdusi abbia tratto da una versione
arabica dello Pseudo-Callistene quanto narra di Alessandro Magno; ma se
così è quella versione doveva scostarsi molto dall'originale, giacchè
non poche cose da lui narrate non si ritrovano nello Pseudo-Callistene.
Ciò ch'egli racconta del muro di metallo costrutto da Alessandro
Magno sembra derivato dal Corano; la descrizione di Gog e Magog sembra
doversi a lui solo. Una osservazione consimile potrebbe farsi anche
a proposito di Nizami e d'altri scrittori orientali, che narrarono le
gesta del Macedone. V. intorno alla leggenda di Gog e Magog in Oriente
D'HERBELOT, _Bibliothèque orientale_, p. 157, 291, 318, 438, 470, 528,
795, 796, 811; e D'OHSSON, _Des peuples du Caucase_, Parigi, 1828, p.
275 e segg.
[1015] Vedila riportata dal VON DER HAGEN, _Beitrag zur Geschichte und
Literatur der deutschen Wolksbücher, Museum für altdeutsche Literatur
und Kunst_, v. I, p. 266-7.
[1016]
Ausz seinem munde get gestanck
Recht als ausz ninem privat.
[1017] _Les Prolegomènes d'Ibn Khaldun traduits en français et
commentés par M. de Slane_, parte 1ª, quarto clima, p. 149.
[1018] Domenico Scolari invece dice nel l. III della sua Alessandreide
(cod. Magliabechiano II, 11, 30) che Alessandro Magno usò di arte
magica per rinchiudere Gog e Magog. Nella rubrica corrispondente a
questa parte del racconto si legge:
E come trovò le genti Gog
e ancora gli Magog,
nei monti dei Caspi gli serrò
e per arte magica gli ordenò.
Questa variante della favola deve derivare da un errore di lettura, o
da un error di copista introdottosi nel libro da cui lo stesso Scolari,
almeno in parte, attingeva. Era questo il poema latino di Qualichino
d'Arezzo, o piuttosto da Spoleto (v. GRION, _I nobili fatti di
Alessandro Magno, Collez. di op. in. o rare_, Bologna, 1872, p. LXXXIX)
ove la rubrica dice: _Alexander inclusit arte magna quasdam gentes
immundas,_ ecc. La fonte principale, ma non unica, di Qualichino, è la
_Historia de proeliis_.
[1019] _S'ensuivent plusieurs nouvelletés et divercités estant entre
les bestes, en la terre du prestre Jehan_, in appendice a _La nouvelle
Fabrique des excellens traits de verité_ di FILIPPO D'ALCRIPE, Parigi,
1853, p. 198: «...... et celles gens sont ceulx qui encloyrent le roy
Alexandre dedans Macedoine et le mirent en prison, et leur eschappa».
Qui furono a dirittura scambiate le parti, perchè non si dice poi in
nessun modo che, a sua volta, Alessandro rinchiudesse Gog e Magog.
[1020] Ed. Michelant, p. 313.
[1021] IBN KHORDADBEH, _Le livre des routes et des provinces_
pubblicato da Barbier de Meynard, _Journal asiatique_, serie VIª, l. V,
1865, p. 490-6, dove sono indicate altre relazioni del viaggio. EDRISI,
_Géographie_, ed. cit., v. II, p. 416-20.
[1022] HAMMER, _Rosenöl_, Stoccarda e Tubinga, v. I, p. 287-91.
[1023] Nel poema dell'_Intelligenza_ attribuito a Dino Compagni, st.
226, si legge:
Que' di Sithia non seppelliano i morti:
Avanti coma bestie li mangiavano:
Ecc.
Ciò che segue riscontra assai bene col racconto della _Historia de
proeliis_, dove si dice che Alessandro «deambulans ultra Sithiam in
partibus Orientis invenit gentem immundam, etc.».
[1024] RABANO MAURO dice nel trattato _De Universo_, l. XII, c. 4:
«Schythia sicut Gothia a Magog, filio Jafet, fertur cognominata».
Armannino Giudice dice nella _Fiorita_: «De Magog discese Goti e
quelli altri che si chiamano Gog e Magog». A tale identificazione
assai probabilmente si deve se i nomi di Gog e Magog si scrissero
anche spesso Got e Magot, o in altre forme molto prossime a queste.
Il Joinville usa Got e Magoth; Gotz e Magotz, Got e Magot, si trova
in parecchie versioni francesi della epistola del Prete Gianni; Goth
e Magoth dice Francesco Rinuccini nella _Invettiva contro a cierti
caluniatori di Dante e di messer Francesco Petrarca e di messer
Giovanni Boccacci_, WESSELOWSKY, _Paradiso degli Alberti_, Bologna,
1867, v. I, parte 2ª, p. 304. Altri esempii sono assai numerosi.
[1025] Abbiamo veduto che cosa, a proposito dell'irruzione degli Unni,
dicesse San Gerolamo. Cf. GERVASIO DI TILBURY, _Otia imperialia_, dec.
II, c. 16. Nella versione siriaca dello Pseudo-Callistene si dice che
Alessandro costrusse il muro e la porta di ferro per trattenere gli
Unni. V. anche DESGUIGNE, _Histoire générale des Tartares_, Parigi,
1756-8, t. I, parte 2ª, p. 368.
[1026] V. JOHANNES DE THWROCZ, _Chronica Ungarorum_, c. I, ap.
SCHWANDTNER, _Scriptores rerum hungaricarum_, v. I, p. 42-3.
[1027] Ibn Khaldun fa Gog e Magog della razza dei Turchi. Nel _Kyng
Alisaunder_ i Turchi figurano tra le altre genti rinchiuse; ma nel
_Romans d'Alixandre_ di Lambert li Tors e Alexandre de Bernay, Gog
e Magog, che prima d'essere rinchiusi combattono con Porro contro
Alessandro, vengono dalla terra dei Turchi (ed. Michelant, p. 300).
Fra i rabbini Isacco Abarbenel ammise la identità di Gog e Magog e
dei Turchi: In alcune mappe, come per esempio nella cottoniana dell'XI
secolo conservato nel Museo Britannico, i Turchi abitano una regione
adiacente a quella di Gog e Magog (V. SANTAREM, _Atlas composé de
mappemondes, de portulans et de cartes hydrographiques et historiques
depuis le VIe jusqu'au XVIIe siècle_).
[1028] Per le varie opinioni dei rabbini v. EISENMENGER, _Entdecktes
Judenthum_, v. II, p. 732-42.
[1029] _Re_, II, XVII, 6; _Cronache_, I, V, 26. V. WICHELHAUS, _Das
Exil der zehn Stämme Israël, in Zeitschrift d. deutsch. morgenländ.
Gesellsch._, v. V, p. 467-82. I Nestoriani di Ciulamerk, e gli Ebrei
che vivono con essi nelle valli dello Zab superiore, in una regione
pressochè inaccessibile, pretendono ancora oggigiorno di discendere
dalle dieci tribù.
[1030] Sbaglia dunque di grosso il LELEWEL quando dice (_Géographie du
moyen âge_, Bruxelles, 1853, v. II, p. 87, n. 185): «Il est probable
que la prononciation du nom arabe de Jadjoudj, suggéra l'idée d'y voir
les juifs et leur dix tribus exilés»: e similmente sbaglia nel credere
che lo scambio sia avvenuto solamente nel XV secolo (ibid., p. 62, n.
116).
[1031] St. 1938-52.
[1032] In parecchie mappe del medio evo il paese delle Amazzoni è
limitrofo a quello di Gog e Magog. Giovanni di Hese dice nel suo
Itinerario parlando della terra Amosona, cioè delle Amazzoni: «Et
ibidem est regina sic vocata. Et dicitur, quod ibidem sunt Gog et Magog
conclusi inter duos montes». V. l'Itinerario inserito dallo ZARNCKE nel
suo _Priester Johannes_, II Abh., p. 171.
[1033] Cf. PIETRO COMESTORE, _Historia scholastica_, c. 197. Una valle,
o gola infestata dai serpenti si ha nei Viaggi di Sindbad e in parecchi
racconti occidentali del medio evo.
[1034] Ed. di K. A. Hahn, Quedlinburgo e Lipsia, 1842, et. 6057-60.
[1035] _Polychron_., l. II, c. 34.
[1036] V. GOTOFREDO DA VITERBO, _Pantheon_, partic. XI. Guglielmo
Rubruquis dice nella relazione della sua ambasceria al Gran Cane
(1253), dopo aver ricordato la porta ferrea e le mura costrutte
da Alessandro Magno per trattenere i pastori del deserto: «Alia
sunt claustra in quibus sunt Judaei, de quibus nihil certum potui
addiscere». In una mappa di un codice ginevrino di Sallustio (XV
secolo) Gog e Magog e i _Judaei inclusi_ occupano tre diverse ma
contigue regioni (v. LELEWEL, _Atlas_, tav. XXXV). Nella mappa
metallica del museo Borgia (XV secolo) Gog e Magog stanno in due
diverse province, separate da una giogaja di monti. Nell'una è scritto:
_Provincia gog, in qua fuerunt iudei inclusi tempore artaxersis regis
persarum_. Nell'altra: _Magog in istis duabus sunt gentes magni et
gigantes pleni omnium malorum morum. Quos iudeos artaxersex collexit
de omnibus partibus persarum_ (v. SANTAREM, _Atlas_, tav. XXXVIII). Di
Alessandro non è fatto cenno. I _Judaei clausi_ si trovano ancora in
mappe e globi del secolo XVI.
[1037] Nel _Guerin Meschino_ si dice non esser vero che Alessandro
chiudesse tra i monti le dieci tribù d'Israele, _perchè Alessandro
visse molte centinaia d'anni innanzi che i Giudei perdessero il regno
di Gerusalemme_ (l. II, c. 51). Cf. il _Guerino_ di TULLIA D'ARAGONA,
c. X, st. 87 segg.
[1038] V. HERIGER, _Gesta episcoporum Leodiensum_, c. XX; cf. JEAN
D'OUTREMEUSE, _Ly myreur des hystors_, v. II, p. 17.
[1039] Per quanto concerne la leggenda del Prete Gianni, della quale
io non mi debbo qui occupar di proposito, rimando il lettore agli
scrittori che ne trattarono, e più particolarmente ai seguenti: OPPERT,
_Der Presbyter Johannes in Sage und Geschichte_, Berlino, 1864; BRUNET,
_La légende du Prêtre Jean_, Bordeaux, 1877; ZARNCKE, _Der Priester
Johannes, Abhandl. der philol. hist. Cl. d. k. sächs. Gesell. d.
Wiss._, Lipsia, 1876-9.
[1040] V. Zarncke, op. cit., I Abh., p. 892-3, 911.
[1041] Così nella epistola latina a Emanuele Comneno interpolata. La
favola si trova poi nelle versioni. In Italia si ebbero tre versioni di
epistole del Prete Gianni, l'una indirizzata all'imperatore Federico,
l'altra indirizzata a Emanuele Comneno, la terza indirizzata a Carlo
IV. La prima fu pubblicata dal Moutier nel v. VIII della sua edizione
della Cronica di Giovanni Villani, p. XCI-XCIII; la seconda si trova
inedita in moltissimi manoscritti; la terza fu pubblicata da Leone
del Prete in Lucca nel 1875 (_Lettera inedita del Presto Giovanni
all'imperatore Carlo IV ed altra di Lentulo ai Senatori Romani
sopra Gesù Cristo_). Le prime due contengono la leggenda quale si ha
nella redazione latina testè citata: se la contenga anche la terza,
pubblicata a 75 copie e rarissima, ignoro. Avverto di passaggio che il
Federico a cui si vuole indirizzata la prima epistola è, non Federico
I, come opina il Moutier (p. XCV-XCVI), ma Federico II, il quale anche
altrimenti fu posto in relazione col Prete Gianni. Una descrizione
un po' variata dei popoli rinchiusi si ha in una versione provenzale
della epistola all'imperatore Federico (v. SUCHIER, _Denkmäler
provenzalischer Literatur und Sprache_, Halle, 1882, p. 344-5). — Altre
notizie bibliografiche intorno alle versioni delle epistole del Prete
Gianni possono trovarsi nel citato scritto del Brunet, p. 26-7.
[1042] V. MATTEO PARIS, _Historia major_, ad. a. 1240.
[1043] _Histoire de Saint Louis_, XCIII, _Oeuvres_, ed. di Natalis
de Wailly, Parigi, 1867, p. 314-6. Cf. PIERRE BERGERON, _Traité des
Tartares_, c. IV, nella sua collezione intitolata _Voyages faits
principalement en Asie dans les XII, XIII, XIV et XV siècles_, t. II.
[1044] Cap. XVI.
[1045] C. LXXIV del testo francese. Cf. YULE, _The book of Ser Marco
Polo_, v. I, p. 259.
[1046] Cap. X, ap. LAURENT, _Peregrinatores medii aevi quatuor_,
Lipsia, 1864.
[1047] Cf. RICHERIUS SENONENSIS, _Chronicon_, l. IV, c. 19, ap.
D'ACHERY, _Spicilegium_. 2ª ed., t. II.
[1048] _Ist. fior_., l. V, c. 29. Così pure molti altri cronisti.
[1049] _De Antichristo_, l. V, c. 15. Ma questa opinione fu anche
da molti respinta. In una mappa anglosassone dei tempi di Alfredo il
Grande, pubblicata dal Santarem, i Tartari sono molto discosti dalla
regione di Gog e Magog. In una delle copie della mappa di Marin Sanuto,
a settentrione della Cina è la regione di Gog e Magog, e a settentrione
di questa ve n'ha un'altra in cui è scritto: _hic fuerunt inclusi
tartari_ (V. SANTAREM, _Atlas_, tav. XVII; LELEWEL, _Atlas_, tav.
XXVII). Nella mappa del Palazzo Pitti (1447) di cui il Wuttke pubblicò
primo la metà orientale (op. cit., p. XXXII) una gran giogaja di monti
si stende parallelamente all'equatore dal Mar della Cina sino oltre
la Porta Ferrea sul Caspio. Su questa giogaja sono figurate alcune
torri che la leggenda annessa dice costruite dal Prete Gianni per
impedire l'accesso ai rinchiusi. A mezzodì, verso oriente, sono _Gog_
e _Provincia Macina_. La Porta Ferrea è accompagnata dalla leggenda:
_Porta ferrea ubi Alexander tartaros inclusit_. Dalla Porta Ferrea, in
direzione di nord-est, corre _Ymaus mons, montes inacessibiles_, e va
a raggiungere l'Oceano settentrionale, presso al quale una leggenda
distrutta in parte, dice: _Hic adeo..... habitantur ex ebreorum
generatione tribus decem_..... Di rincontro, poco discosto dall'Oceano,
sono altre due giogaje di _Montes inacessibiles_ e, in mezzo, _Magog_,
e a occidente di questo _Scythia ultra Ymaum montem_. A occidente del
monte Ymaus un'altra leggenda dice: _hac gente, hoc est ex tribu Dan
nasciturus est antichristus, qui magica arte montes istos aperientes_
(sic) _ad.. colas sibi irendas_ (?) _accedet_. Qui dunque abbiamo per
lo meno tre diversi popoli rinchiusi.
[1050] V. Beer, scritto e luogo citati, p. 786.
[1051] KOHL, _Reisen in Südrussland_, Lipsia, 1841, v. 1, p. 292.
[1052] L. cit.
[1053] Gior. XX, nov. 1ª.
[1054] _Dittamondo_, l. II, c. 26:
Gog e Magog che Alessandro rinchiuse
Col suon che poi più tempo stette fresco,
Uscir de' monti con diverse muse
E col fabbro Crustan, il qual fu tale,
Che più paesi conquise e confuse.
Fazio degli Uberti ricorda Gog e Magog anche al l. IV, c. 2, dove il
Capello commenta (cod. di Torino N, I, 5, f. 131 r.): «Gog e Magog
populi sono oltra il Caucaso de la parte di septentrione, i quali
Alexandro incatenò, aço che non passassono a darli impaço di qua, in
questo modo, che lui s'accampò per lo iugo di monti e fe levar tutti
i passi, e poi conçegnò gran canoni di ramo per li luochi ove sempre
era vento, e per força del vento quelli canoni sonavano, e quei populi
credevano fossero le stremite del campo, e non s'attentavano movere,
e molti anni poi sonono, fin che i griffi li struppono façandogli lor
nidi». Crustan (intendi Gengiscan) leggono l'edizione milanese e la
veneziana del 1825; il cod. torinese meno scorrettamente Cuschan.
[1055] _Notices et extraits des manuscrits_, t. XIV, parte 2ª.
[1056] Cap. XII.
[1057] Oltre alle opere più comunemente note del Santarem e del
Lelewel, nelle quali a più riprese si parla delle immaginazioni dei
geografi del medio evo circa il paese di Gog e Magog, vedi VIVIEN DE
SAINT-MARTIN, _Recherches sur les populations primitives et les plus
anciennes traditions du Caucase_, Parigi, 1847; PESCHEL, _Der Ursprung
und die Verbreitung einiger geographischen Mythen im Mittelalter, Die
Länder Gog und Magog, Deutsche Vierteljahrschrift_, v. II, 1854, p.
250-7.
[1058] V. in proposito BAYER, _Dissertatio de muro Caucaseo_, nel v.
I dei _Commentarii Petropolitani_; RENNELL, _The geographical system
of Herodotus examined and explained_, Londra, 1800, p. 112; RITTER,
_Erdkunde Asiens_, t. II, p. 834.
[1059] Così il Rubruquis, Caterino Zeno, Ambrogio Contarini ed altri.
[1060] Per altri muri e ripari costruiti in Asia contro i popoli
del Settentrione v. BALDELLI, _Storia delle relazioni vicendevoli
dell'Europa e dell'Asia_, Firenze, 1827, parte 2ª, p. 858-9; Dubois,
op. cit., v. VI, p. 289-303.