Nel quale si racconta dell'uomo vestito di nero e degli apprestamenti
che fece per una giornata campale.
La mattina del 28 giugno, chi avesse potuto vedere il padre
Bonaventura nel segreto della sua camera da studio, avrebbe durato
fatica a riconoscerlo. Era vestito di nero, come sempre; mostrava le
guance e il mento accuratamente rasi di quel giorno medesimo; non era
insomma nè più bello, nè più brutto di quello che i nostri lettori
sanno; ma ne' suoi occhi sfavillanti si leggeva qualcosa d'insolito,
come la gioia di una vittoria ottenuta, o la speranza di riportarla
tra poco. Il che, per gli uomini avvezzi a' grandi disegni, è
tutt'uno.
Inoltre, il padre Bonaventura (cosa strana a vedersi, quando era nel
suo studio) non leggeva, nè scriveva. Le opere di sant'Agostino non
erano squadernate sullo scrittoio; la penna, povera vittima della sua
feroce alacrità, si riposava un tratto nel calamaio, e forse andava
col suo compagno di sventura facendo le meraviglie di questo non mai
sperato giubileo che loro concedeva il padrone.
Questi, intanto, passeggiava concitato dall'una all'altra parete, o,
per dire più veramente, dall'una all'altra scansìa, come un uomo a cui
dolgano i nervi. Ad ogni tanto andava stropicciandosi forte le mani,
poi le tornava a raccogliere dietro le spalle, senza punto smettere
del suo passo breve e spedito, che lo costringeva a frequenti
giravolte sui tacchi.
Finalmente si fermò un istante; e fu per guardare una ventesima volta
il suo orologio.
--Ancora pochi minuti!--borbottò egli tra i denti.--Sia lodato il
cielo! Signora Marianna!...--
E siccome non gli parve che la chiamata fosse efficace, fatti altri
due giri, andò verso l'uscio e tornò a gridare:
--Signora Marianna! signora Marianna!
--Vengo, Padre, vengo,--rispose una voce dall'anticamera.
E poco stante comparve sull'uscio quella vecchia governante che i
lettori conoscono, col naso bitorzoluto e il mento fiorito di peli,
tutta chiusa nella sua gonnella di lana nera, nella sua cuffia e nel
suo grembiale di pannolino.
--Non è ancora venuto nessuno?--chiese Bonaventura.
--Padre, no.
--Appena verrà qualcheduno, faccia entrare.
--Padre, sì.--
E la signora Marianna fece per andarsene e richiuder l'uscio, in
quella che Bonaventura ripigliava la sua passeggiata.
--Signora Marianna,--diss'egli ad un tratto, come un uomo che si
risovvenga di qualche cosa,--e il caffè?
--Domine!--esclamò ella voltandosi, e giungendo le palme in atto di
maraviglia.--O non l'ha anche bevuto?
--E come vuole che io l'abbia bevuto, se non l'ha ancora portato?
--Ma sì, ma sì, Padre! Eccolo appunto, là, sulla scrivania. Sono venti
minuti che l'ho portato, ma Lei pensava, e m'ha fatto cenno di
lasciarlo là e di andarmene.
--È vero, è vero; l'avevo dimenticato. Grazie tante!--rispose in
fretta Bonaventura, andando verso la scrivania.
--Ma sarà freddo, ora;--proseguì la signora Marianna.--E Lei che lo
ama caldo....
--Non importa, non importa!--ribattè Bonaventura; e fosse per
castigarsi della sua smemoratezza o per farla finita colle
considerazioni della governante, mandò giù d'un tratto il caffè,
rimettendo tra le mani di lei il vassoio e la chicchera.
La signora Marianna non disse altro; ma recandosi in mano il vassoio,
notò la zuccheriera che non era stata neanche scoperchiata; segno che
padre Bonaventura aveva trangugiato il suo caffè amaro (egli che lo
amava inzuccherato per bene) e non se ne era accorto neppure.
--Quest'oggi è molto astratto;--disse ella tra sè.--Il sant'uomo
lavora troppo, e non vuol sentirselo a dire. E sì, ch'egli non è più
di primo pelo, e non fo per dire, ci ha tre anni più di me.--
Con questi pensieri, la governante dalle cinquanta primavere uscì
dallo studio. Bonaventura frattanto avea ricominciato a passeggiare, a
stropicciarsi le mani, a raccoglierle dietro le spalle, a guardar
l'orologio. Pari al Cerbero dantesco, egli «non avea membro che
tenesse fermo».
Una scampanellata si udì finalmente, dieci minuti più tardi, all'uscio
di casa, e Bonaventura tese l'orecchio. La signora Marianna era lenta
di soverchio nello andare ad aprire. Benedetta donna, sempre a tu per
tu coi paternostri! O non aveva tempo la sera, a mettersi in grazia
con Domineddio? Quasi quasi andava egli in persona, a far da
portinaio! Ma, lode al cielo, la signora Marianna s'era mossa; si
udiva il suo passo da sergente invalido nella sala d'entrata. A Dio
piacendo, ella giungeva all'uscio; lo schiudeva un tantino per vedere
chi fosse di fuori; finalmente, raffidata dalla sua ispezione, faceva
uscir la catena dal gancio, e un passo mascolino suonava sul
pavimento. Pochi secondi dopo, la signora Marianna apriva l'uscio
dello studio, e si tirava da un lato, per lasciar entrare il nuovo
venuto.
--Alla perfine!--non potè trattenersi dal dire Bonaventura, quando
ebbe visto dinanzi a sè la faccia scialba del Bello.
Era per l'appunto il Bello, che padre Bonaventura aspettava; il Bello,
che quel giorno mal rispondeva al suo nomignolo; colla zazzera bionda,
ma un po' scarmigliata; le guance rosee come le mele cotogne, ma come
cotogne avvizzite. La cascaggine delle membra, gli occhi rossi,
cerchiati di giallo e male avvezzi ancora alla luce, dicevano chiaro
che il Garasso aveva passata la notte fuori di casa, con grande
rammarico della signora Momina. Del resto, sempre vestito colla sua
popolesca attillatura; una giacca di panno del colore di fava secca;
un fazzoletto di seta rossa sprezzatamente annodato al collo; i
calzoni a quadrelli, anticamente del color del latte, ma ingialliti
dall'uso; insomma, quell'Adone da quadrivio che i lettori rammentano.
--Signor mio,--disse egli, per rispondere alla esclamazione
dell'altro,--sono appena suonate le dieci....
--Sì, sì, sta bene; non dicevo per questo;--ripigliò Bonaventura.--Mi
sapeva mill'anni di vedervi a giungere, perchè il tempo stringe.
Veniamo a noi; che cosa avete fatto?
--Non tutto; il Guercio non l'ho veduto.
--Dovevate trovarlo ad ogni costo;--rispose asciutto il
gesuita.--Garasso, badate; ne va la vostra riputazione....--
Pareva che celiasse, il padre Bonaventura, con quella sua frase. Ma
così non parve al Bello, che conosceva con chi avesse da fare, epperò
sudava già freddo.
--Perdoni, illustrissimo,--diss'egli,--io non potevo fare il miracolo
di.... non potevo essere in dieci luoghi ad un tempo. Vossignoria sa
benissimo che iersera dovevo andare nella combriccola.... per pigliar
lingua.... e penso che trattandosi d'una faccenda, la quale ha da
esser finita domani a sera....
--Sì, sì, domani a sera;--interruppe Bonaventura;--ma intanto, se non
m'industriassi io, non ci sarebbe mai nulla di fatto. Siete stato dal
Ceretti?
--Illustrissimo, sì. Le sei divise son pronte in casa sua. Mastro
Nicola se n'è andato ieri a Molassana; così il suo figliuolo,
rimanendo solo in casa, avrà le mani più libere. Del resto, come ho
già detto a Vossignoria, il Guercio è contentissimo, e non gli par
vero di dover fare quella stupenda figura.
--Lo credo io!--sclamò Bonaventura.--Si piglia anche una bella moneta,
per farla. E ditemi, la cassettina d'ebano?
--Sempre a posto, illustrissimo. Iersera ho veduto Michele, che ha
trincato con me, e l'ho mandato cotto fradicio a casa.
--Vi rimarrà egli, domani a sera?
--Ah, credo di sì, perchè il Salvani non vorrà lasciar sola, in così
grande trambusto, la sua sorella adottiva.
--Bisognerà farlo uscire con qualche pretesto;--notò Bonaventura.
--Sarà difficile, illustrissimo; tanto più che io dovrò essere al mio
posto.
--Ah, ah!--disse Bonaventura.--Al vostro posto! voi? E dove sarà il
vostro posto, di grazia?
--Sulla piazza della Nunziata. Il quartier generale è laggiù.--
Qui il padre Bonaventura si atteggiò dentro di sè ad uno di que'
sorrisi invisibili che erano la sua consolazione, sorrisi dei quali
c'è già occorso notarne parecchi nei suoi dialoghi col dottor Collini
e col marchese Antoniotto, sorrisi somiglianti alla parentesi dei
personaggi da tragedia, che l'interlocutore può indovinare, se è
accorto, ma che non ode nè vede.
--Garasso,--diss'egli,--bisognerà che per domani il quartier generale
rimanga senza di voi. Uno di meno nel gran numero non farà sconcio,
voglio sperare, e non ci si baderà più che tanto.
--Oh, non è per questo;--rispose timidamente il Bello, che ben vedeva
come il gesuita lo canzonasse, mostrando di pigliarlo sul serio;--è
pel timore di quello che potranno dirmi poi, se non m'avranno veduto
in compagnia.
--Ma dunque,--esclamò spazientito Bonaventura, piantando in viso al
Bello i suoi occhi grifagni,--avevate proprio fermo in mente di andare
a farvi accoppare anche voi? Bravo, Garasso, me ne congratulo colla
vostra prodezza. Ma andiamo per la più breve, che in queste ciarle non
si guadagna nulla, nemmeno il gusto di trovar chi le creda. Voglio
darvi un consiglio da padre. Voi non siete mai stato alla guerra....
Neppur io, ma ve ne parlo d'udita. Fate domani a sera come tanti e
tanti usano fare alla guerra. Statevene rannicchiato in qualche buco,
fino a tanto che tuona il cannone e fischiano le palle. Poi uscite
fuori e vi fate scorgere qua e là nei crocchi, dove ognuno ci ha da
raccontare la sua. Qui tenete bordone a chi le sballa più grosse. Egli
vi piglierà tosto per testimonio, e farà a sua volta testimonianza
onorevole per voi. Una mano lava l'altra e tuttedue lavano il viso.
--Ella ci ha sempre la sua celia per tutti, illustrissimo!--disse il
Bello, ridendo.
--Perchè conosco un tantino gli uomini, Garasso, e conosco voi come
tutti gli altri;--rispose Bonaventura.--Ora torniamo al fatto vostro;
voi rimarrete domani a sera dal Ceretti, per invigilare il negozio, e
al momento opportuno trarrete fuori di casa il Michele, con qualche
frottola di vostra fattura. A voi queste alzate d'ingegno non
mancano....
--Ha altro da comunicarmi?--chiese il Bello, inchinandosi a quella
lode meritata.
--Sì, che troviate il Guercio, per dargli l'appuntamento ed esser
sicuro di lui e de' suoi compari. Fino a domani, poi, cercherete di
stargli a' fianchi, perchè non vi giri nel manico. Perciò vi
consiglio, per questa sera, a lasciare in disparte anche la Violetta.
--O come!--esclamò il Bello, trasognato.--Ella sa?...
--So tutto, io. So che passate troppo di frequente la notte fuori di
casa, e alla signora Momina, a quella santa donna--(Bonaventura disse
proprio: santa donna)--fate veder lucciole per lanterne: che gli amici
vi hanno trattenuto, che avete dovuto adoperarvi per me, eccetera,
eccetera; e a me, poi, tocca rappezzare le vostre bugie presso quella
megera innamorata. Basta, questa notte vi voglio veder di ritorno, a
ragguagliarmi d'ogni cosa. Le due mila lire pei vostri compari le
avrete a colpo fatto. E badate a non lasciarvi fuggire di bocca il
nome di chicchessia; se no, metto fuoco alle polveri.... m'intendete?
--Oh, la non dubiti!--si affrettò a dire il Bello.--Ci ho troppi
debiti con Vossignoria.... E poi, so bene come s'abbiano a maneggiare
queste faccende.
--Benissimo, ora andate con Dio, e a rivederci stanotte.--Con queste
parole il gesuita accomiatò il suo aiutante, e se ne tornò a
passeggiare per la camera, stropicciandosi le mani.
--Ah, la vedremo!--andava mentalmente dicendo.--Domani a sera
tenteranno la grande impresa per la liberazione d'Italia....
L'avranno, sì, l'avranno, l'Italia! L'avranno a Genova, a Livorno, a
Napoli, e dovunque salterà loro il grillo di muoversi. E dire che se
Bonaventura non era, se non li teneva d'occhio uno di questi poveri
frati che i messeri del governo, per far cortesia alla plebaglia
ubbriaca, hanno cacciato fuori come tanti lebbrosi, domani, sì
davvero, sarebbero stati colti all'impensata! Che cime d'uomini! Ma
vegliano per essi i lebbrosi, i reietti, e la Dio mercè comandano e
comanderanno ancora un bel pezzo, a marcio dispetto dei
libertini....--
Il monologo fu interrotto in questo punto da un altro de' sorrisi
invisibili di padre Bonaventura. Il sarcastico uomo, non sapendo con
chi pigliarsela, scherniva sè stesso.
--Adagio, Biagio! Tu vai mulinando una predica, come se si trattasse
ancora di parlare ai fedeli nella chiesa di Sant'Ambrogio, o di tener
bordone ai colleghi Curci e Bresciani sulla __Civiltà Cattolica__.
Quegli arruffapopoli hanno la loro parte di ragione.... cioè
intendiamoci, l'avrebbero, se venissero a capo de' loro disegni.
__Post factum lauda__. Ora comandiamo noi ed abbiamo ragione noi;
questo è il punto. Branco di pecore matte, che non s'avvedono del
lupo! E più matti quei giovani presuntuosi che s'attentano di tenere
il campo contro di noi. Il Salvani, il colonnello in erba, l'avrà
domani, la sua, e più salata che forse non pensa. Quanto all'altro....
Oh ecco! questi ha da essere proprio il Collini; sono infatti le
undici.--
Era una nuova scampanellata (i lettori già l'indovinano), che
interrompeva ancora l'allegro monologo del gesuita.
Il dottor Collini, che infatti era egli, entrò nello studio del suo
antico maestro.
--Oh, buon giorno; capitate proprio a tempo;--gli disse Bonaventura.
--Mi avevate detto di esser da voi a quest'ora, e sono
puntuale;--soggiunse il Collini;--la puntualità è la cortesia dei
principi, e dei medici.
--E qui poi, dove non c'è nè un suddito nè un ammalato,--ripigliò il
gesuita,--bisognerà darvene lode due volte. Sedete e ragioniamo.
--Domani a sera, dunque,--incominciò il Collini ex
abrupto,--metteranno il fuoco....
--Lo so.
--Il Mazzini è in Genova da parecchi giorni, e....
--Lo so.
--Il Salvani s'è riserbata l'impresa della Darsena....
--Lo so.--
Il dottor Collini, interrotto da tutti questi monosillabi, ammutolì.
--Orbene, non dite altro?
--Che ho più da dir io, se ad ogni capoverso delle mie notizie
rispondete: lo so?
--E sta bene; so per l'appunto tutte le cose che volevate accennarmi;
ma non c'è proprio altro, e di più rilevante, che pure avevate da
dirmi?
--Non v'intendo, padre mio.
--Ah, vedo che bisognerà rinfrescarvi la memoria. Il negozio del
vostro banco.... Come si chiama il vostro banco? Cardi e....
--Cardi Salati e compagni.
--Benedetto nome! Cardi Salati e compagni; me lo dimentico sempre. Or
dunque, vi siete già intesi?
--Ma.... non ancora. Credevo che fosse un negozio poco urgente, da
parlarne poi, a bell'agio e a mente riposata.
--No, no, v'ingannate, figliuol mio. È urgentissimo, anzi, e mi sta a
cuore.
--Vi sta a cuore!--notò a denti stretti il Collini.--Io del resto ne
ero già entrato, ma così alla grossa, e senza conchiuder nulla. Sapete
che siamo cinque socii, che anzitutto a trovarci tutti insieme, e poi
a persuaderci scambievolmente.... D'altra parte, si tratta di una
somma ragguardevole, e di questi giorni non credo ci sia tanto danaro
in cassa da poterne cavare tutto questo in una volta.
--Pretesti! ragazzate!--sentenziò Bonaventura. Queste cose s'hanno a
poter fare in mezz'ora. Quanto al danaro, ne entrerà tutti i giorni. E
poi, perchè lo tenete, se non per darlo a prestito e guadagnarvi su?
Ora, questo negozio è d'oro, e così buone occasioni non capitano mica
ogni giorno!--
Il Collini non rispose nulla a queste considerazioni; ma, con accento
da cui trapelava un tal po' d'amarezza, ne fece egli un'altra al
maestro.
--Avete una gran voglia di aiutarlo, questo nobile spiantato!
--Sì, non lo nego, gli ho posto amore;--rispose Bonaventura, facendo
ballar tra le dita la stecca che aveva tolta dallo scrittoio; segno
che incominciava a perder la pazienza.
--E perchè, in tal caso.... Scusate, padre, se vi parlo alla
libera....
--Sì, dite, dite; c'è sempre qualcosa da imparare, a sentirvi.--
Il Collini fece una smorfia; ma proseguì:
--Perchè, in tal caso, non gliele date voi ad imprestito, le
trentamila lire?
--Io non le ho.
--Potete fargliele imprestare dal suo nonno, che ha tanti conti da
saldare!--incalzò il Collini.
--Ragazzo!
--Ragazzo! Me lo avete già detto troppe volte.
--Perchè siete tale, e non volete mutarvi mai. Uomini nati ieri, che
v'impancate coi vecchi, e non sapete ancora l'abbiccì della vita!
Sentite, Collini; siete stato mio scolaro, e non avete fatto mala
prova. La gente vi ha stima, come medico, lo concedo. Ma voi dovreste
pur ricordare che tutto ciò che siete ora, non è merito del vostro
ingegno, sibbene di chi ha preso a proteggervi.
--E l'ho io mai negato?--chiese il giovine, non giungendo ancora ad
intendere dove volesse andare il gesuita.
--No,--soggiunse questi,--ma col fatto mostrate di volervi ribellare a
quando a quando. E ciò non va bene. Lasciamo stare la gratitudine,
santa che non è sul vostro calendario; lasciamo stare anche il vostro
tornaconto, che io serberò per le frutte; parliamo da amici, da gente
che si conosce, e che ha da stare insieme come pane e cacio. Queste
vostre ribellioni mi seccano. Siete fidato ed operoso ma nella vostra
fedeltà e nella operosità vostra recate troppi difetti. E i vostri
difetti, figliol mio, se durano, leveranno il pregio ai vostri
servizi.
--Difetti....--si provò a dire il Collini.
--Sì, e non lievi. È il vostro vecchio maestro che ve lo dice, e che
vuol darvi un insegnamento. Sarà l'ultimo. Volete che io vi dica quel
che siete? Un cervello piccino. Ecco, voi eravate nulla, e da
fanciullo, in collegio, portavate invidia ai più ricchi, ai più
svegliati, ai più belli di voi. Una penna dorata, un calamaio, un
astuccio di matite, messo in mostra da uno de' vostri fortunati
compagni, vi facevano stare in broncio per intiere giornate. Non
eravate ricco di biancheria, nè di quei gingilli con cui si adorna la
gioventù, ed eravate lì sempre a tirarvi i manichini, a rassettarvi
allo specchio. Sono inezie, scusate, ma dalle inezie del fanciullo
fanno capolino i vizi dell'uomo fatto. Vi ricordate la scena col
Pedralbes? Amore della nettezza, direte voi, e sarà; ma intanto,
quando il Pedralbes, vostro vicino allo studio, nella camerata, ebbe a
farvi schizzare per caso una macchiolina d'inchiostro sulla vostra
camicia di lino, gli metteste rabbioso i pugni sotto il naso, e
minacciaste di richiamarvene al rettore, se egli non vi dava in cambio
una delle sue belle camicie di tela battista, che guardavate da un
pezzo con tanta malinconia di desiderio.
--Ma Padre, queste piccolezze....
--Abbiate pazienza; ora vengo al buono. All'università non vi siete
mostrato punto dissimile da quello che eravate in collegio. Eravate
assiduo alle lezioni, sempre a capo della prima panca, perchè i
professori vi vedessero pigliar note di continuo, far tesoro dei loro
insegnamenti. Ed anzi, per non averne a perdere un ette, imparaste
anche la stenografia, e notaste ogni cosa, perfino gli spropositi. I
vostri compagni vi chiamavano lo sgobbone; ma voi non ve ne davate per
inteso, e tiravate innanzi a studiare. Ciò tornava ad elogio vostro,
sicuro; non già il ricusar che facevate i vostri quaderni ai compagni,
quando all'avvicinarsi degli esami, taluno di essi faceva capo a voi,
perchè gli dèste una mano. Ricordate il Cosmelli, che tenuto a bada
dalle vostre mezze promesse, non ebbe poi i quaderni, e fu coperto di
palle nere all'esame?
--Voi vi ricordate di molte cose,--entrò a dire il Collini, che
s'andava contorcendo sotto i colpi del sarcastico aguzzino,--ma io
ricordo altresì che allora voi stesso mi deste ragione, perchè il
Cosmelli era figlio d'un liberale.
--Non si tratta di me, ma di voi;--disse Bonaventura di
rimando.--Proseguiamo intanto. Più tardi venne il tempo di raccogliere
ciò che avevate seminato; venne il tempo degli onori, dei guadagni e
degli amori. La vostra passione suprema, l'invidia, si manifestò sotto
tutte le forme. Volevate esser ricco, per andar di pari passo coi
ricchi; del dotto invidiavate i ciondoli, dell'elegante la sciocca
attillatura, del giovinotto più in voga le avventure galanti. Credo
che se un giorno passando per via aveste veduto far ressa intorno ad
un pagliaccio e ammirarne le capriole, avreste invidiato la gloria del
pagliaccio. E le donne, come piacevano a voi? Perchè piacevano ad
altri. E quali vi piacevano di più? Quelle che notavate più riverite,
più decantate dal pubblico. Corteggiavate la Cisneri perchè attorniata
di spasimanti; v'impuntaste ad ottener le sue grazie per soddisfare
una smisurata vanità, e ci guadagnaste una briga con Aloise di
Montalto. Volevate atteggiarvi da cavaliere, da spadaccino, per non
parere, anche in questo, da meno dei più celebrati Don Giovanni; e ne
avete riportato il danno le beffe. Nè vi basta; c'è ancora il
desiderio di mettere il vostro cuore a' piedi della Torre Vivaldi.
Crescono gli anni, la superbia del pari. Che diamine? la più
ragguardevole dama, la più bella di Genova; e non ci saremmo un
tantino anche noi, inginocchiati sul tappeto? C'è Aloise di Montalto,
e noi no? Egli cercato, desiderato, voluto in casa dal marito, e noi
no? Egli entrarci di primo acchito, laddove noi da due anni andiamo
inutilmente implorando l'onore....
--E voi, padre, da due anni me lo contendete!--interruppe sdegnoso il
Collini.
--Io non vi ho conteso nulla,--rispose Bonaventura, con la sua
pacatezza crudele.--In queste cose io non c'entro. Il marchese
Antoniotto non può chiamarvi presso di sè come medico, dacchè ci ha il
suo, del quale non ha ragione a lagnarsi. Come amico, non vi conosce:
non siete della sua sfera, e non può nè deve sapere che voi
desideriate tanto di entrare in casa sua. Aloise di Montalto è in
quella vece un gentiluomo....
--Senza il becco d'un quattrino.
--Più o meno; certo non è ricco, ma gentiluomo.
--Or bene, se vuol quattrini, li pigli a prestito dai gentiluomini.
--Lasciatemi finire, e glieli darete voi.
--Sì,--gridò amaramente il Collini,--perchè possa pagare il
__phaeton__ testè comperato a Milano; perchè si possa cavare il ruzzo
di avere i due cavalli inglesi del principe Sobinski, e di sfoggiarla
da gran signore sulla strada di Quinto....
--Sicuro, per tutte queste belle cose. Vedete, Collini, qui le vostre
solite malinconie vi disaiutano, come sempre, e vi acciecano, come
tante altre volte. Se foste un uomo avveduto, come vi dànno vanto di
essere, avreste già capito che questo giovanotto manda le cose sue a
rifascio; che con sette od ottomila lire di entrata, necessarie a
vivere, non si possono far debiti senza mangiarsi il capitale. O che?
vedete un giovine sodo, assennato fino al presente, il quale
incomincia ad operare da pazzo, e non capite che le pazzie degli
uomini sodi sono le più gravi e menano più rapidamente in malora? Per
una vostra invidiuzza, per la soddisfazione di un momento, rinunziate
ad una contentezza di tutta la vita? Venite qua, e consideriamo la
questione da ambedue i lati. Entrate voi in casa Torre Vivaldi? No. Ed
anco entrandoci, che fate? Nulla. Ve lo trovate di fronte, lui, sempre
lui. Vi dà l'animo di romperla? Nemmeno. Ed anco se il cuor vi
bastasse, vincereste il cuore di una donna come la Ginevra? Neppure.
Egli ha gioventù, nome, bellezza, e non le ha baciato il sommo delle
dita. Che otterreste voi, che non potete entrare in paragone con lui,
e che al cospetto di quella avreste il gran torto di farle ricordare
l'accaduto di San Nazaro? Ma guardate da quest'altra parte, la
vendetta vera, la vendetta piena, la vendetta sicura. Tra un anno,
Aloise è sul lastrico....
--Ah!--interruppe il Collini.--Così diceste il vero!
--È in vostra balìa che ciò avvenga. Non vi lasciate sviare dalla
piccola invidia e della piccola vendetta; proseguite la grande. Ci
guadagnerete voi, e non ci perderanno gli altri, che voi impacciate
coi vostri rancori e le vostre imprese piccine. E qui torno al mio
primo concetto, dal quale ho dovuto dilungarmi per voi. Obbedite senza
disputare. La Compagnia, voi lo sapete meglio di tutti, non ha mai
dimenticato i suoi fedeli. Essa ha il suo tornaconto a farvi salire,
perchè altro è il servigio reso dal basso, altro il servigio reso
dall'alto. Non mi parlavate voi d'un matrimonio? Orbene, io posso
farvi contento, quando avremo dipanata tutta questa matassa.
--Ma....--disse il discepolo a cui gli occhi sfavillarono
subitamente,--quel nobilume accetterà d'imparentarsi con me?
--Perchè no, se noi lo vorremo? La fanciulla non ha volontà. Il
consiglio di famiglia è tutto cosa nostra. Quanto alla nobiltà, siete
un uomo per la quale; da due anni cavaliere; tra pochi giorni potrete
essere uffiziale, e commendatore al tempo del matrimonio. Vi si farà
eleggere deputato, se occorre. Farete una professione di fede
costituzionale. Insomma, salirete, e i vostri nemici saranno nel
fango.--
Abbacinato da tutte quelle grandezze che il maestro gli sciorinava
sugli occhi, il Collini rimase un tratto sovra pensiero; quindi
alzando la fronte e scuotendo il capo come uomo che ha pensato il pro
ed il contro, rispose:
--Orvia, capisco che bisognerà fare a modo vostro. Il Montalto avrà
domani le trentamila lire.
--Ah, così vi voglio!--soggiunse Bonaventura, alzandosi da sedere.--Ma
badate; lettere di cambio! lettere di cambio! È vanaglorioso e vorrà
pagare alla scadenza; perciò si voterà anco al diavolo, e in cinque
giorni venderà per trenta ciò che vale sessanta. Voi mi capite.
--Oh, non dubitate. Padre mio; gli costeranno salate, quelle
trentamila lire. Scadenza a tre mesi!
--__Optime, fili mi__; e lasciatevi vedere domani, che oggi s'è
lavorato abbastanza.--