Di un'alzata d'ingegno che fece l'uomo dai capelli rossigni, e di
quello che poscia ne avvenne.
Quella apparizione improvvisa scosse un tal po' la brigata; ma ebbero
da strabiliare addirittura quando videro chi fosse l'uno dei due nuovi
venuti.
Era il dottore Ernesto Collini, che stava sulla soglia con gli occhi
bassi e le braccia penzoloni. Accanto a lui era un ignoto personaggio,
vestito di nero dal capo alle piante, che non mostrava nemmeno i
solini della camicia. Con aria tra l'umile e lo sfrontato, se ne stava
là, a spalle un po' chine, ma con gli occhi fisi su quel crocchio di
giovani, senza punto scomporsi, e quasi senza addarsi del senso
d'ingrata meraviglia che la presenza del Collini e la sua avevano
destato negli astanti.
Il primo a rompere il silenzio fu Lorenzo Salvani, a cui come primo
padrino del Collini e per cagion sua costretto ad incrociare il ferro
col marchese di Montalto, si spettava più che ad altri il parlare.
--Voi qui?--diss'egli, con accento da cui trapelava tutto lo sdegno
dell'anima.--E che cosa venite a fare?--
Il Collini, di smorto che era nel viso, si fece livido senz'altro;
alzò la fronte verso Lorenzo, ed al fiero corruccio balenante dagli
occhi del giovine rispose con uno sguardo sottile e freddo che pareva
volesse passarlo fuor fuori; ma quello sguardo fu un lampo, e gli
occhi del Collini si levarono subito al cielo, con aria contrita, in
quella che la voce diceva, con accento da pulpito:
--Il mio dovere!
--Il vostro dovere? È già stato fatto;--gridò il Salvani.--Guardate;
per cagion vostra due galantuomini, i quali non avevano sdegno o
rancore di sorta l'uno contro l'altro, sono stati ad un pelo di
uccidersi.
--Il Cielo mi è testimone che io mi dolgo amaramente di quanto è
avvenuto testè,--disse il Collini, alzando gli occhi al cielo, come
per offrirgli il suo calice di amarezza;--credevo che tra il marchese
di Montalto e i miei padrini non dovesse accader nulla. Se manca uno
degli avversarii (e permettetemi di usare questa parola per farmi
intendere, sebbene non sia intesa più dal mio cuore), i suoi padrini,
dissi tra me, non hanno a far altro che dar atto della sua assenza,
comunque ella possa venir giudicata da animi preoccupati. Io dunque
sono condotto a credere che se, dopo un fatto simile, si è trovato il
modo di fare un duello, ciò debba ascriversi a feroce desiderio di
sparger sangue, e non ad altra cagione.--
Lorenzo era fuori di sè per lo sdegno; gli altri tutti erano
meravigliati, stupefatti da tanta audacia. Pure nessuno fiatò.
--E tuttavia,--proseguì il Collini col medesimo acuto e senza guardare
in volto nessuno degli astanti,--io me ne dolgo come se fosse un male
avvenuto per cagion mia. Ora, o signori, lasciatemi dire il perchè non
sono venuto al ritrovo, e poi mi giudicherete.
--Sono curioso davvero di saperlo;--borbottò il dottor Mattei,
daccanto ad Aloise di Montalto, il quale stava ancora seduto sul
terreno, aspettando il fine della fasciatura.
--Sapevo che il battermi era un male;--disse Ernesto Collini.--Son
cristiano, cattolico, e me ne vanto. Cedendo la provocazione del
marchese di Montalto, io ho obbedito ad un sentimento di vanità
mondana, che ora detesto. E notate, o signori; io m'ero talmente
ostinato in questo pericoloso sentimento, che fui per ricusare il
sacrifizio di me stesso, perfino alle strazianti preghiere di un
vecchio venerando....
--Che altra storiella ci racconta costui?--interruppe l'Assereto.
--Lasciatelo dire, signor Assereto;--soggiunse il capitano;--il suo
racconto mi diverte non poco.
--Vi diverta, o no,--ripiccò il Collini, voltandosi improvviso e
rizzando il capo come un serpe a cui sia stata calpestata la coda,--io
debbo andar fino all'ultimo. Sì, o signori, quel vecchio venerando mi
mandò iersera a chiamare, e mi chiese se fosse vero di quella sfida
che avevo mandata al marchese di Montalto, ed io non potei
nascondergli il vero, che egli del resto conosceva per filo e per
segno. Egli mi pregò, mi scongiurò allora, che mi ritenessi da quella
prova di sangue, e non gli valsero preghiere, nè scongiuri. La mia
ostinatezza giunse a tale da consentire che egli scendesse dal letto,
sul quale è inchiodato da più mesi, e trascinare sul pavimento la sua
onorata canizie. Egli tremava per il grave scandalo e per me, ma più
ancora per la vita del suo nipote....
--Ah! ah! mio nonno!--interruppe Aloise.--Non avrei pensato mai più
che egli ci avesse un cuor così tenero.
--Sì, o signor marchese di Montalto. Vostro nonno vi ama, checchè
possiate pensarne voi. Quel buon vecchio, al quale con le mie cure
assidue vo prolungando la vita, io sono stato al punto di ucciderlo
con la mia ostinazione vanitosa. E ci volle la intromissione di
parecchi savi personaggi, perchè io vedessi il danno che recavo a quel
povero vecchio, e l'offesa che facevo alla santità della morale.
Infine, signori che vi dirò? Ho raccolto il capo nelle palme, ho
pianto come un fanciullo, e in quelle lagrime tutta la mia superbia si
è stemperata. E allorquando ebbi rinunziato al duello, avreste dovuto,
com'io, vedere il suo giubilo. Figliuol mio, mi disse egli, io vi sarò
grato di questo sacrifizio fino a tanto che io viva, ed eccovi la
benedizione di un povero vecchio....
--Per ora;--interruppe da capo Aloise,--e più tardi potrà anco
lasciarvi il rimanente.
--Signor marchese, potreste supporre?...
--Tutto. Non vi ha egli chiamato suo figlio? Badate a me, e
consolatevi. I vecchi sono pozzi di verità.
--Insomma, signor di Montalto, comunque vogliate portar giudizio di me
(e debbo fare anche questo sacrifizio) credete pure che ci vuol più
coraggio a parlarvi come io vi ho parlato adesso, che ad incrociare
una spada col più valente schermidore del mondo.
--Avete ragione, messer Collini;--interruppe a sua volta Lorenzo, il
quale non poteva frenarsi più oltre,--e penso che ci voglia più
pazienza ad ascoltar voi per dieci minuti, che a marcire nel fondo di
una prigione. Colà, almeno, non si ode altro che lo strepito delle
proprie catene; non si vede altro che il viso arcigno, ma non
disonesto, di un carceriere. Insomma, voi siete un codardo; liberateci
dalla vostra presenza, e subito!
--Ben detto!--gridarono tutti ad una voce.--Levatevi di qua!--
E uno di loro, il Nelli, aggiunse con piglio marziale:--fronte
indietro, passo di carica, e __marche__!
Il Collini vibrò una bieca occhiata a Lorenzo, un'altra in giro a
tutti gli astanti, e stringendo i pugni, uscì dalla chiesuola,
accompagnato dal sozio vestito di nero.
Giunti che furono sul ripiano, in cambio di tirar oltre per la
viottola, dove avrebbero potuto esser còlti dalla brigata che ci aveva
le sue vetture ad aspettarla, voltarono a sinistra per una via
scoscesa, che, praticata sul lembo dello scoglio, va giù fino ad una
spiaggerella sul mare. Di là risalendo, potevano andare a passare per
un'altra viottola, e la mercè di certe scorciatoie assai note ai
genovesi che vanno colassù a villeggiare, riuscire a San Pietro della
Foce, da dove sarebbero tornati in città alquanto più tardi delle
vetture.
Era quella del resto la strada che il Collini aveva tenuta per andare
alla chiesuola. Senza essere veduti da alcuno, egli e il suo taciturno
compagno erano giunti fin sotto quella sporgenza del masso dove
accadeva il combattimento, ed avevano potuto cogliere il momento
opportuno di farsi innanzi, quando più non si udisse lo strepito delle
armi.
Ridiscesi adunque su quel tratto di spiaggia, dove erano affatto
celati alla vista di coloro che stavano in alto, sul ripiano della
chiesuola, i due sozii si fermarono.
Il dottor Collini aveva la schiuma alla bocca, e mulinava nel capo i
più feroci pensieri. La vergogna era stata grande per lui, e tutti i
sarcasmi di quei giovani animosi li aveva infitti, come strali
avvelenati, nel cuore. Imperocchè egli sentiva pure tutta la
vigliaccheria del suo atto; ma, siccome avviene a tutti i tristi della
sua fatta, che sono codardi e vanitosi ad un tempo, non sapeva patire
lo scherno, e covava nell'animo la vendetta.
Nessuna parola era stata anche scambiata fra i due. Ernesto Collini,
senza badar molto a quello che si facesse, si chinò sul greto a
raccogliere alcuni ciottoli, e si diede a scagliarli nel mare,
facendoli scivolare di rimbalzo sulle acque tranquille.
Duemila trecento e trentott'anni innanzi, un altro vanitoso crudele,
sebbene assai più possente di lui, se la prendeva col mare, facendolo
battere a colpi di verghe.
--Perdio!--ruppe finalmente a dire il Collini.--E non mi vendicherò di
costoro? E quel Salvani, il quale mi dice occorrere più pazienza a
udir me, che non a marcire nel fondo di una prigione!... Oh, ti ci
farò marcire ben io, se quello ch'io penso è vero.
--Benissimo, figliuol mio!--disse allora il compagno.--Questo si
chiama ragionare. Seguite l'esempio di chi ha vissuto più di voi. Io
mi sono vendicato di molti, e la buona causa se n'è avvantaggiata
parecchio.
--A voi sembra un negozio molto spiccio, padre mio. Ma come fare?
--Non dubitate; da cosa nasce cosa, e il tempo la governa. Costoro, se
voi siete prudente ed astuto, vi daranno tutti nel laccio da sè. Io li
conosco, questi cervelli stemperati, i quali ardiscono fare e dire
ogni cosa che loro talenti, alla luce del sole. La vendetta è un
peccato, figliuol mio, quando ella non giova ad altri che a noi,
quando non serve a Dio; ma la vendetta che giova alla sua causa, è
buona. Non si chiama egli il Dio delle vendette? Date tempo al tempo,
e vedrete come sapremo conciarli pel dì delle feste.
--Ma io ho bisogno di far presto!--rispose il Collini, digrignando i
denti.--Sentite, padre mio, come il cuore mi batte. Oh certo, se non
era pel vecchio Vitali, io non mi sarei lasciato persuadere a tanta
debolezza.
--Che! che!--interruppe quell'altro, accompagnando le sue parole con
un certo risolino sarcastico;--non vi sareste battuto neppure. Avete
colorito assai bene il vostro racconto, bisogna convenirne; ora finite
con aggiustargli fede voi stesso.
--Padre!...--esclamò il Collini, provandosi a guardare in viso il suo
interlocutore.
--Bando alle inutili parole, vi prego!--disse questi, senza tener
conto del piglio sdegnoso del Collini.--Sapete pure che se io per
avventura ammalassi, non manderei per voi, e non inghiottirei pur una
delle vostre pillole. Con me i vostri corrucci non faranno mai buona
prova. Siate dunque più schietto con me, poichè ci conosciamo così
bene! Io poi non vi ascrivo a colpa di non essere un Rodomonte. Altri
ha il coraggio di sfidare la punta di una spada, o la canna di una
pistola; noi abbiamo quello del serpente, che striscia nel buio, e dal
tronco di un albero agguata il leone e lo stritola. È questo, a mio
credere, il coraggio più sicuro e il più profittevole. Io vi confesso
schiettamente che sono contento di voi, e tutta la società, alla quale
dovete gloriarvi di appartenere, non si dipartirà da questo giudizio.
Al vecchio Vitali importava che voi gli uccideste il nipote, o che
foste ucciso da lui (la qual cosa era molto più probabile), come a me
importa di quel gabbiano laggiù, che va girando sui flutti per
buscarsi un pesce a fior d'acqua. È la salute dell'anima che gli
preme, a quel vecchio barattiere, e il mio consiglio soltanto gli
dettò quella preghiera che egli vi fece, senza punto discendere dal
letto e trascinare nel fango la sua onorata canizie, come voi dicevate
testè con tanta eloquenza, quella preghiera insomma alla quale voi vi
siete acconciato così di buon grado. Non è egli vero?
--È vero!--brontolò il Collini, chinando la testa.
--Il vecchio Vitali è un tristo;--riprese l'uomo vestito di nero;--le
sfondate ricchezze che egli ha, non sono sue. Non vi è ignoto com'esse
provengano da un nostro deposito, che egli non ha voluto restituire, e
di cui si ostina anzi a negare l'esistenza. Ora i suoi milioni sono il
frutto di quel deposito; son dunque nostri, e dobbiamo ad ogni costo
riaverli, sia che egli faccia voi suo erede, la qual cosa mi pare
molto difficile e fors'anco un tantino pericolosa, o che Aloise di
Montalto diventi uno dei nostri, e si rassegni a spartire con noi. Eh,
figliuol mio, non mi crollate il capo a quel modo! Se ne son vedute
tante, in questo mondo. In fin dei conti, è necessario che i milioni
del vecchio tornino a noi; questo è l'essenziale, e noi provvederemo
ai modi. Voi siate prudente, più zelante, e soprattutto più obbediente
che non foste pel passato.--
Il Collini si mordeva le labbra, e non rispondeva nulla a quel
discorso del savio compagno. Ma questi non aveva anche finito.
--Badate, signorino!--aggiunse egli.--Se voi siete fino ad un certo
punto utile a noi, per l'ufficio a cui v'abbiamo posto nella casa del
vecchio, noi siamo padroni assoluti e dispotici della vostra persona,
e, come avrete potuto già intendere da certe mie paroline, ci abbiamo
in mano il bandolo di molte matasse ingarbugliate, e della vostra fra
l'altre. Non ricalcitrate dunque, che potrebbe tornarvi a danno; in
quella che la fedeltà e l'obbedienza vostra potranno farvi ricco,
reputato e contento. State adunque di buon animo, ed accettate un
giogo, che è tanto lieve e soave. Farete in questa guisa il vostro
tornaconto, e vi vendicherete di tutti i vostri nemici.
--Avete ragione, padre mio! Io sono un pazzo, quest'oggi!
--Bravo! così mi piace vedervi. Suvvia, dimenticate quello che io vi
ho detto, se pure non vi parrà più acconcio chiudervelo bene in mente,
e andiamo in città.
--Andiamo,--rispose il Collini.--Pur che io mi vendichi!...--
E fatto questo discorso edificante si mossero verso la salita, donde
potevano recarsi a San Pietro della Foce.
Intanto che questa bieca conversazione si faceva sulla spiaggia del
mare, più in alto, sulla porta della chiesuola diroccata di San
Nazaro, Aloise stringeva affettuosamente la destra di Lorenzo.
--Amico vostro per tutta la vita, Salvani! Voi siete un gentiluomo, e
lo avervi conosciuto mi tempera il rammarico della ferita che ho
toccata da voi. Vogliate anzitutto scusare quel piglio d'alterigia e
qualche brutta frase che non v'è andata a sangue, e che a me importa
assaissimo di spiegarvi ora. Il Collini è un mascalzone, e a quest'ora
lo sapete anche voi. Dopo aver fatto il valoroso al cospetto di una
donna, egli cercò padrini, e nessuno gli volle servire. Io non
conoscevo voi, e potete argomentar di leggieri che il vedervi giungere
col signor Assereto, altra persona a cui profferisco la mia amicizia,
mi facesse cattivo senso. Infatti io ero certo che il Collini non si
sarebbe battuto. Un suo duello di due o tre anni fa, quantunque
l'avversario non fosse uomo di polso, finì Dio sa come, e ci volle
tutta la prudenza dei padrini per rabberciare la cosa e non farla
voltare allo scandalo. Ricordandomi delle sue prodezze, io dunque
pensai che volesse mettermi uno schermidore di rincontro; e tale di
fatto eravate, ma non a quel modo che io argomentavo. Eccovi la
ragione dei miei portamenti di questa mattina; ed ora che vi ho tutto
confessato, accettate voi il mio pentimento sincero?--
Lorenzo afferrò la mano che Aloise gli offriva, e lo abbracciò con
affetto.
--Vostro amico per la vita e per la morte, Aloise di Montalto. Il
caso, più assai che l'arte, dirige la punta di una spada; ma non è
certamente il caso quello che fa incontrare due uomini i quali debbano
essere amici, come noi saremo da oggi in poi.--
Aloise e Lorenzo, il nobile e il popolano di nome, ma ambedue
gentiluomini per altezza di mente e cortesia di modi, si abbracciarono
da capo.
Tante e così svariate commozioni avevano stancato il ferito, che
sostenuto da Lorenzo e dal dottore Mattei si recò fino alla sua
carrozza, la quale stava ad aspettarlo più al largo, a metà della
viottola.
Il duello di Aloise di Montalto fece chiasso, e se ne parlò per giorni
parecchi in ogni ritrovo, da via Balbi a porta d'Arco, dalla piazza
de' Banchi al famoso angolo della libreria Grondona; e questo per la
qualità delle persone che c'entravano, e che, salvo Lorenzo, erano
tutte conosciute in Genova, stiamo per dire, come Barabba a
Gerusalemme, nei tempi evangelici.
Come è costume da noi in simili occasioni, furono fatte di molte
ciarle su quello scontro e sulle sue conseguenze. Il Montalto era lì
lì per tirare le cuoia; il polmone era stato passato fuor fuori;
un'arteria era stata toccata; insomma non c'era più speranza di
salvarlo. Tutti avevano parlato col medico, e vi sapevano dire perfino
come il ferito avesse passato la notte. Ma più delle ciarle furono
discordi i pareri sulle ragioni del duello. C'era chi dava il torto al
marchese di Montalto, e chi a Lorenzo Salvani; e si trovò perfino chi
desse ragione al Collini, perchè (si diceva) era tempo oramai di farla
finita con quella barbara costumanza del duello.
E v'ebbe anche taluno, il quale, forse per meglio dimostrare la
barbarie del duello, affermò che se a lui fosse stata recata una
sfida, avrebbe risposto a pugni e mostaccioni: oppure avrebbe
accettato l'invito, ma con due pistole, l'una carica e l'altra vuota;
e magari con due pillole, diverse nella composizione e negli effetti;
il che nel caso del signor Collini sarebbe parso più naturale.
Ma torniamo a Lorenzo, del quale ci importa per ora più che di tutti
gli altri personaggi della nostra narrazione. Egli era tornato a casa,
dove il veterano Michele lo aveva preceduto, dando con tutta la forza
dei suoi polmoni nella tromba della fama, sebbene non ci avesse altri
uditori che la signorina Maria.
La giovinetta s'era fortemente turbata a quel racconto di Michele; ma
Lorenzo era giunto anche lui sano e salvo; laonde ella non seppe
dolersi dell'accaduto che riusciva ad onore del fratello, e tenne
bordone alle guerresche sfuriate di Michele con una frase che merita
d'essere qui riferita:
--Alla perfine, un uomo deve fare il debito suo, avvenga che può; ed
anco a me, se fossi un uomo, darebbe l'animo di fare lo stesso.--
Il giorno dopo, Lorenzo Salvani, tornando dalla via Balbi dove si era
recato a visitare Aloise di Montalto, passò all'uffizio delle Poste, e
trovò una lettera per lui, la quale veniva da Genova.
Chi mai poteva avergli scritto da Genova?
Era una letterina chiusa in una elegante sopraccarta inglese di forma
quadrata, col suggello di ceralacca azzurra e una corona comitale in
rilievo. Di conti, Lorenzo non conosceva altri, per allora, che il
Nelli di Rovereto; ma la lettera non poteva venire da lui, che egli
aveva veduto mezz'ora innanzi al capezzale di Aloise. D'altra parte la
soprascritta faceva mostra di certi graziosi uncinetti, che non
indicavano punto la mano di un uomo; e non veniva da un uomo
quell'essenza di violetta che profumava la lettera.
Lorenzo, dopo avere almanaccato un tratto, fece quello che avreste
fatto voi, o lettori, e che avremmo fatto anche noi, in un caso
simigliante. L'aperse, e lesse queste poche parole:
«La contessa Matilde Cisneri prega il signor Lorenzo Salvani, a voler
passare da lei, domani, per cosa urgente; e lo ringrazia in
anticipazione.»
Potete immaginarvi come egli rimanesse a quella lettura. Di stucco, è
forse un dir troppo. Ma che cosa voleva la contessa Cisneri da lui?
Lorenzo l'aveva udita nominare come una delle più belle signore di
Genova; ma, vivendo egli appartato dal mondo elegante, non aveva mai
avuto occasione di conoscere quella bellezza neanche per via. Ma egli
era uomo, finalmente; ed una lettera di donna doveva fargli quel senso
che fanno di consueto ad un uomo gli scarabocchi di una figlia di Eva.
--Domani!--andava egli dicendo tra sè.--Da oggi a domani ci sono
ventiquattr'ore da aspettare. Basta; purchè passino, vedremo.