XII.

Prima che fosse partita la lettera di sir William, il processo

era già incominciato, o piuttosto era già stato dato l’ordine per

incominciarlo.

Nelson mise in tutto questo terribile affare di Caracciolo un’attività

febbrile e collerica, che non si spiega nemmeno col disprezzo, che

hanno per la vita degli altri quelli che ogni giorno, ad ogni ora, ad

ogni momento espongono la loro vita.

Si parlò di gelosia; Nelson avrebbe veduto in Caracciolo un rivale di

gloria.

L’accusa è assurda; anche nella marina francese Nelson non aveva un

eguale a quell’epoca; la battaglia d’Aboukir l’avea messo in cima a

tutti i marinai del secolo XVIII. Nessuno, dopo l’invenzione della

polvere, non aveva riportato una vittoria eguale a quella d’Aboukir.

Ora che era mai Caracciolo vicino all’uomo di Tolone, di Calvi, di

Teneriffa, d’Aboukir? — ben poca cosa come marinaio. Era forse geloso

della superiorità di nascita che Caracciolo come principe aveva su di

lui? — non è probabile. Nelson, come tutti gli uomini d’ingegno giunti

da una nascita mediocre ad una alta posizione, aveva l’orgoglio del

punto di partenza.

Inoltre, invece di essere illustre pei suoi avi e per suo padre, era

egli che li aveva illustrati.

No, io arriverò, credo, ad una appreziazione più giusta di Nelson

giudicandolo da me.

Nelson, come me, era nato in una condizione bassa; si elevò col suo

coraggio, come io colla mia bellezza, e ad un tratto, dopo la sua

battaglia di Aboukir, al pari di me dopo il mio matrimonio con sir

William, ci trovammo in contatto coi grandi della terra; l’effetto

fu lo stesso sulla donna e sull’eroe, quantunque per mezzi diversi.

Maravigliato nel suo trionfo, acciecato dalla sua nuova fortuna, ebbro

di elogi e di doni che riceveva da tutti i re, delle gentilezze e delle

adulazioni di cui lo colmavano particolarmente Ferdinando e la regina

Carolina, non vide altro diritto che quello dei sovrani, e adottò con

entusiasmo la causa del re contro i popoli: chiunque osava discutere

questi diritti era un ribelle, chiunque osava combatterli, meritava

la morte. Nelson credette di aver ricevuto, come l’arcangelo Michele,

la spada fiammeggiante dalla mano di Dio, e poichè l’arcangelo Michele

colpì senza pietà con questa spada Satana e gli angioli ribelli, Nelson

colpì i patriotti, questi angioli ribelli della terra. Nella terribile

esecuzione di Caracciolo, in quella non meno terribile dei repubblicani

di Napoli, non esita un momento, e fatta l’esecuzione, non soltanto non

ha un rimorso, ma non comprende nemmeno quelli che dicono che ne debba

avere.

Il re e la regina gli avevano raccomandato di prendere Caracciolo vivo

o morto, e se lo prendeva vivo di non fargli grazia di sorta. Ciò gli

bastava, per questa raccomandazione egli era investito dei poteri di

giudice, ed al bisogno di quelli di carnefice.

Difatti voi lo vedete al processo.

«_Al capitano conte di Thurn, comandante la fregata di Sua Maestà

Siciliana la_ Minerva.

«_Per ordine di Orazio Nelson, ecc._

«Poichè Francesco Caracciolo, commodoro di Sua Maestà Siciliana,

è stato prigioniero, ed è accusato di ribellione contro il suo

legittimo Sovrano, e d’aver fatto fuoco contro la bandiera reale,

fissata sulla fregata la _Minerva_, che si trovava sotto i vostri

ordini;

«Voi siete richiesto, ed, in virtù della presente, vi si comanda

di riunire cinque de’ più antichi uffiziali che si trovino sotto

il vostro comando, ritenendone voi la presidenza, ed informarvi per

conoscere se il delitto, di cui il detto Caracciolo è accusato, può

esser provato; e, se ne risulta colpevole, _dovete indirizzarvi a

me per sapere qual pena deve subire._»

«_A bordo del_ Foudroyant, _Golfo di Napoli_.

Memorie di Emma Lyonna, vol. 7/8 · 第 21 / 24 题