Prima che fosse partita la lettera di sir William, il processo
era già incominciato, o piuttosto era già stato dato l’ordine per
incominciarlo.
Nelson mise in tutto questo terribile affare di Caracciolo un’attività
febbrile e collerica, che non si spiega nemmeno col disprezzo, che
hanno per la vita degli altri quelli che ogni giorno, ad ogni ora, ad
ogni momento espongono la loro vita.
Si parlò di gelosia; Nelson avrebbe veduto in Caracciolo un rivale di
gloria.
L’accusa è assurda; anche nella marina francese Nelson non aveva un
eguale a quell’epoca; la battaglia d’Aboukir l’avea messo in cima a
tutti i marinai del secolo XVIII. Nessuno, dopo l’invenzione della
polvere, non aveva riportato una vittoria eguale a quella d’Aboukir.
Ora che era mai Caracciolo vicino all’uomo di Tolone, di Calvi, di
Teneriffa, d’Aboukir? — ben poca cosa come marinaio. Era forse geloso
della superiorità di nascita che Caracciolo come principe aveva su di
lui? — non è probabile. Nelson, come tutti gli uomini d’ingegno giunti
da una nascita mediocre ad una alta posizione, aveva l’orgoglio del
punto di partenza.
Inoltre, invece di essere illustre pei suoi avi e per suo padre, era
egli che li aveva illustrati.
No, io arriverò, credo, ad una appreziazione più giusta di Nelson
giudicandolo da me.
Nelson, come me, era nato in una condizione bassa; si elevò col suo
coraggio, come io colla mia bellezza, e ad un tratto, dopo la sua
battaglia di Aboukir, al pari di me dopo il mio matrimonio con sir
William, ci trovammo in contatto coi grandi della terra; l’effetto
fu lo stesso sulla donna e sull’eroe, quantunque per mezzi diversi.
Maravigliato nel suo trionfo, acciecato dalla sua nuova fortuna, ebbro
di elogi e di doni che riceveva da tutti i re, delle gentilezze e delle
adulazioni di cui lo colmavano particolarmente Ferdinando e la regina
Carolina, non vide altro diritto che quello dei sovrani, e adottò con
entusiasmo la causa del re contro i popoli: chiunque osava discutere
questi diritti era un ribelle, chiunque osava combatterli, meritava
la morte. Nelson credette di aver ricevuto, come l’arcangelo Michele,
la spada fiammeggiante dalla mano di Dio, e poichè l’arcangelo Michele
colpì senza pietà con questa spada Satana e gli angioli ribelli, Nelson
colpì i patriotti, questi angioli ribelli della terra. Nella terribile
esecuzione di Caracciolo, in quella non meno terribile dei repubblicani
di Napoli, non esita un momento, e fatta l’esecuzione, non soltanto non
ha un rimorso, ma non comprende nemmeno quelli che dicono che ne debba
avere.
Il re e la regina gli avevano raccomandato di prendere Caracciolo vivo
o morto, e se lo prendeva vivo di non fargli grazia di sorta. Ciò gli
bastava, per questa raccomandazione egli era investito dei poteri di
giudice, ed al bisogno di quelli di carnefice.
Difatti voi lo vedete al processo.
«_Al capitano conte di Thurn, comandante la fregata di Sua Maestà
Siciliana la_ Minerva.
«_Per ordine di Orazio Nelson, ecc._
«Poichè Francesco Caracciolo, commodoro di Sua Maestà Siciliana,
è stato prigioniero, ed è accusato di ribellione contro il suo
legittimo Sovrano, e d’aver fatto fuoco contro la bandiera reale,
fissata sulla fregata la _Minerva_, che si trovava sotto i vostri
ordini;
«Voi siete richiesto, ed, in virtù della presente, vi si comanda
di riunire cinque de’ più antichi uffiziali che si trovino sotto
il vostro comando, ritenendone voi la presidenza, ed informarvi per
conoscere se il delitto, di cui il detto Caracciolo è accusato, può
esser provato; e, se ne risulta colpevole, _dovete indirizzarvi a
me per sapere qual pena deve subire._»
«_A bordo del_ Foudroyant, _Golfo di Napoli_.