«NELSON.»
Intanto, siccome ognuno lo comprenderà, nessuno mi consultò nemmeno in
questo affare.
Nelson potenza militare, sir William potenza diplomatica, dirigevano
tutto, più per convinzione, lo ripeto, che per odio; in quanto a me
ho raccontato quanto era avvenuto; vedendo avvicinarsi la barca, che
conduceva Caracciolo, era discesa nella mia cabina, per non incontrarmi
con questo infelice.
Una volta chiusa nella mia cabina, Nelson e sir William mi lasciarono
sola, chè se io lo avessi veduto o lo avessi udito, il cuore della
donna si sarebbe commosso, ed avrebbero dovuto combattere la mia
compassione, come essi l’ebbero quando chiesi alla regina la grazia
di Cirillo, e che la regina la chiese inutilmente in ginocchi a suo
marito.
Io non uscii dunque della mia cabina, ed ecco quanto intesi poi a
raccontare.
Giunto a bordo, Caracciolo venne tosto slegato e posto in una cabina
con due sentinelle alla porta.
Verso mezzogiorno, il consiglio era stato convocato, composto di cinque
uffiziali della marina napolitana, di cui non ho mai saputo il nome, e
presieduto dal conte di Thurn.
L’interrogatorio durò un’ora. Caracciolo rispose nobilmente e
degnamente, ma senza avvocati e senza aver avuto il tempo di preparare
la sua difesa, del resto difficile perchè notoriamente aveva combattuto
contro il re.
La sua colpabilità fu unanimemente riconosciuta, e il processo verbale
portato a Nelson, che colla stessa impassibilità del mattino scrisse:
«_Al commodoro conte di Thurn_, ecc.»
«_Per ordine d’Orazio lord Nelson_, ecc.
«Poichè il Consiglio di guerra, composto d’ufficiali al servizio
di Sua Maestà Siciliana, è stato riunito per giudicare Francesco
Caracciolo sul delitto di ribellione verso il suo Sovrano, e poichè
il detto delitto ha col fatto renduto contro il detto Caracciolo un
giudizio che ha per conseguenza la pena di morte;
«Voi siete, con la presente, richiesto e vi si ordina di far
eseguire la detta sentenza di morte contro il detto Caracciolo per
mezzo della impiccagione, all’antenna dell’albero di trinchetto
della fregata la _Minerva_, appartenente a Sua Maestà Siciliana,
la qual fregata si trova sotto i vostri ordini. La detta sentenza
dev’eseguirsi oggi alle cinque dopo mezzogiorno; e dopo essere
rimasto sospeso fino al tramontar del sole, farete tagliare la
corda e gettare il cadavere in mare.
«_A bordo del_ Foudroyant _Napoli_, 29 _giugno_ 1799.
«NELSON.»
Lo ripeto, non ho mai veduto Caracciolo dal momento che salì a bordo;
soltanto io so quello che ho udito intorno a me senza interrogare
nessuno, perchè avrei piuttosto fuggito anzichè cercare di sapere i
particolari su questo terribile avvenimento. Or ecco quel che intesi a
dire:
Caracciolo s’aspettava certamente di essere condannato a morte; ma
nella sua qualità di principe credeva di essere decapitato o fucilato.
Quando intese la lettura della sentenza che lo condannava ad essere
appeso, provò una spaventevole commozione; tornato in sè pregò un
uffiziale di chiedere a lord Nelson un altro giudizio, o almeno di
essere fucilato e non appeso.
Nelson rinviò duramente l’uffiziale dicendogli che Caracciolo era
stato giudicato da un consiglio di guerra composto di uffiziali del suo
paese, e che non poteva intervenire per nulla nel giudizio.
Caracciolo insistette. L’uffiziale ritornò una seconda volta, ed io
intesi Nelson che gli gridava duramente:
— Mischiatevi degli affari vostri, signore, e non di quelli che non vi
riguardano.
L’uffiziale ritornò sul ponte.
Mi si disse che allora Caracciolo aveva invocato il mio nome, e aveva
pregato l’uffiziale di venire da me; e di ottenere di essere decapitato
o fucilato invece di essere appeso.
Ma senza dubbio l’uffiziale, dopo quel rabbuffo che aveva ricevuto da
Nelson, non osò più di venire fino da me. Egli rispose che mi aveva
cercato ma inutilmente. In quanto a me, so che posso affermare innanzi
a Dio, che nessuno mi parlò in favore di Caracciolo, nè per ottenere
grazia della vita, nè per ottenere un altro modo di esecuzione.
Alle tre ore, senza che ne sapessi nulla, Caracciolo condannato
lasciò il _Fulminante_ per andare sulla _Minerva_ ove doveva essere
giustiziato.
Un istante dopo, mentre mi annunziavano quella condanna, sir William
venne a dirmi che Caracciolo non era più a bordo: approfittai di questa
circostanza per salire sul ponte, non avendo preso dell’aria dalle
sette ore del mattino.
Il tempo era nuvoloso e triste, quantunque fosse il 29 di giugno; poi
lo spettacolo che si aveva sotto gli occhi andava d’accordo col tempo:
tutte quelle feluche cariche di prigionieri, il _Fulminante_ stesso che
serviva da prigione per una parte di essi, attristava profondamente
la vista. Sembrava che vi fosse in mezzo a tutti quegli infelici
una grande agitazione, e fu soltanto allora che seppi dal cavaliere
Micheroux, che venne a bordo, che dopo aver loro dato il permesso
d’imbarcarsi, e di aver messo la guarnigione nei castelli, ed aver
approfittato in fine dei vantaggi della capitolazione, lord Nelson li
teneva prigionieri.
Dico che seppi la cosa dal cavaliere Micheroux, ed ecco come.
Il cavaliere Micheroux, il cardinale Ruffo, e il comandante Baillie,
comandante le truppe russe, avevano ricevuto il reclamo seguente da
parte dei prigionieri.
Citerò quello del cavaliere Micheroux che fu lasciato da lui nelle mani
di lord Nelson.
«Al cavaliere Micheroux ministro plenipotenziario del re delle Due
Sicilie presso l’armata coalizzata.
«Tutta quella parte delle guarnigioni che sta, in vigore della
capitolazione, imbarcata a far vela per Tolone, trovasi nella più
grande costernazione. Ella in buona fede aspettava l’effetto di
detta capitolazione, quantunque per precipitazione nell’uscire dal
castello non furono gli articoli puntualmente osservati. Ora che
il tempo è propizio alla vela, son oggimai due giorni, e non si
sono ancora fatti gli approvvigionamenti per l’intero viaggio. E
con estremo dolore ieri, in sulle ore sette, si videro ricercare
dai bordi delle tartane i generali Manthonnet, Massa e Bassetti, il
presidente della Commissione esecutiva. Ercole e d’Agnese, quello
della Commissione legislativa, Domenico Cirillo ed altri individui,
come Emmanuele Borga, Piatti e molti altri. Costoro furono condotti
sul vascello del comandante inglese, ove sono stati ritenuti
tutta la notte, nè finora, che sono le sei del mattino, si veggono
ritornare. Dalla vostra lealtà la guarnigione intera attende il
rischiaramento di questo fatto e l’adempimento della capitolazione.
«Dalla rada di Napoli, 29 giugno 1799.
«ALBANESE»
Nelson prese la nota, la lesse tranquillamente, e indicando al cav.
Micheroux un corpo che s’innalzava col mezzo di una carrucola, e che
rimaneva sospeso, e si dibatteva al capo di una corda all’antenna del
Miseno della _Minerva_:
— Ecco la mia risposta ai ribelli, gli disse; voi potete portarla anche
al cardinale Ruffo.
Micheroux guardava con stupore quello spettacolo.
— Ma, disse, chi è quell’uomo, e che gli si fa?
— Quell’uomo, rispose Nelson, è il traditore Caracciolo, e ciò che gli
si fa, è che lo si appicca per mio ordine, e così si farà per tutti i
ribelli che hanno portato le armi contro Sua Maestà.
Io misi un grido, anch’io aveva veduto tutto, senza accorgermi di ciò
che vedeva.
Il cavaliere Micheroux, costernato della risposta dell’ammiraglio,
discese nella barca che l’aveva condotto, e tenendosi la testa nelle
mani, ritornò a terra.
Nella stessa sera, il cardinal Ruffo ricevette il seguente rapporto
inviatogli dal conte di Thurn.
«EMINENZA,
«Devo far presente all’Eminenza vostra aver ricevuto questa mattina
l’ordine dell’ammiraglio lord Nelson di portarmi immediatamente
a bordo del suo vascello, unitamente a cinque uffiziali i più
anziani. Ho eseguito subito il detto ordine, e portatomi colà,
ho ricevuto l’ordine per iscritto di formare subito sul vascello
istesso un consiglio di guerra contro del cavaliere D. Francesco
Caracciolo, accusato ribelle della Maestà del nostro Augusto
padrone, e di sentenziare sulla pena competente al suo delitto. Si
è subitamente eseguito un tal ordine, e formato il Consiglio di
guerra in una camera del detto vascello, ho fatto nella medesima
condurre il reo. L’ho fatto primieramente riconoscere da tutti gli
astanti e dai giudici; in seguito gli ho manifestato di parlare se
avesse delle ragioni da addurre in sua discolpa. Egli ha risposto
averne varie, e datogli campo a produrle, esse si sono raggirate
a contestare di aver servito l’infame sedicente repubblica, ma
perchè obbligato dal Governo che gli minacciava farlo fucilare.
Gli ho fatto in seguito delle domande, in risposta delle quali ha
confessato di essere sortito colle armi della sedicente repubblica
contro quelle di Sua Maestà, ma sempre perchè obbligato dalla
forza. Ha confessato di essersi trovato colla divisione delle
cannoniere, che uscirono ad impedire, per la parte del mare,
l’entrata delle truppe di S. M., ma su tal assunto ha addotto che
credeva fossero degl’insorgenti: ha confessato aver dato degli
ordini per iscritto tendenti a contrariare le armi di S. M. Infine,
domandato perchè non aveva cercato di condursi in Procida, e colà
tenendosi alle armi S. M., sottrarsi alla vessazione del Governo,
ha risposto non averlo eseguito sulla tema di esser male ricevuto.
«Formato su di dette delucidazioni il detto Consiglio di guerra,
questo alla pluralità di voti l’ha condannato, come reo di alta
fellonia, alla pena di morte ignominiosa.
«Presentata detta sentenza all’ammiraglio Nelson, egli ha
comprovato la condanna, ordinando, che alle cinque di questo
stesso giorno l’avessi fatta eseguire, impiccandolo al pennone di
trinchetto e lasciandolo appeso sino al calar del sole, nella qual
ora, facendogli tagliar la corda, si fosse lasciato cadere in mare.
«All’una di questa mattina ho ricevuto il detto ordine: all’una e
mezza p. m. è stato il reo Francesco Caracciolo trasportato al mio
bordo e posto in cappella, ed alle cinque, a tenore dell’ordine, si
è eseguita la sentenza.
«Tanto mi conviene farle presente in adempimento del mio dovere,
nell’atto che con profondo ossequio me le professo.
«Di vostra Eminenza,
«_Bordo della_ Minerva 27 _giugno_ 1799.
«_Devotissimo servitore_
«CONTE DI THURN.»
Nello stesso tempo il conte di Thurn diede in poche parole lo stesso
avviso all’ammiraglio Nelson.
«A bordo della fregata di S. M.
la _Minerva_, il 29 giugno 1799.
«Si partecipa a S. E. lord Nelson, che la sentenza pronunciata
contro Francesco Caracciolo è stata eseguita nella maniera che è
stato ordinato.
«Il conte di THURN»
Terminata l’esecuzione, si spedì a Palermo un bastimento leggero per
portare la notizia al re; dessa era inchiusa in queste due lettere,
una di Nelson e l’altra di sir William, dirette tutte e due al generale
Acton.
«Signore,
«Non avendo il tempo di mandare a Vostra Eccellenza il processo
fatto a quel disgraziato di Caracciolo, io posso dirvi soltanto che
è stato giudicato questa mattina, e che s’è sottoposto alla giusta
sentenza pronunziata di lui. Mando a Vostra Eccellenza la mia
approvazione tal quale l’ho scritta:
«Approvo la sentenza di morte pronunziata contro Francesco
Caracciolo, ed essa sarà eseguita a bordo della fregata di Sua
Maestà Siciliana, la _Minerva_, oggi alle cinque.
«Ho l’onore ecc.
«O. NELSON.»
Ora ecco la lettera di sir William.
«Mio caro Signore.
«Ho appena il tempo d’aggiungere alla lettera di lord Nelson,
che Caracciolo è stato condannato dalla maggioranza della Corte
marziale, e lord Nelson ha ordinato che l’esecuzione della sentenza
avesse luogo oggi alle cinque dopo mezzo giorno all’antenna
dell’albero di trinchetto della _Minerva_, e che il suo corpo fosse
poi abbandonato al mare. Thurn ha fatto osservare che si soleva
accordare ai condannati 24 ore per provvedere alla loro anima; ma
gli ordini di lord Nelson sono stati mantenuti, sebbene io avessi
appoggiato l’opinione di Thurn. Gli altri colpevoli sono rimasti a
disposizione di S. M. Siciliana a bordo delle _polacche_ circondate
dalla nostra flotta. Tutto quel che pensa e fa lord Nelson gli è
dettato dalla sua coscienza e dal suo onore, ed io credo che alla
fine le sue determinazioni saranno riconosciute come le migliori
che potessero prendersi. _Per l’amore di Dio procurate che il re
venga almeno a bordo del_ Foudroyant _e che innalzi, se può, il suo
stendardo reale._
«Domani attaccheremo S. Elmo. Iddio favorisca la buona causa!
il dado è gettato. Noi dobbiamo ora tener fermo per quanto è
possibile.
«Per sempre vostro, ecc.,
«W. HAMILTON.»
Nello stesso giorno il cardinale Ruffo, vedendo di non aver potuto
salvare Caracciolo, nè ottenere l’esecuzione del trattato, mandò la sua
dimissione a Palermo.