Siccome lord Nelson aveva ricevuto, circa all’ammiraglio Caracciolo,
degli ordini positivi dal re e dalla regina, e si era impegnato di
prenderlo morto o vivo, aveva fatto cercare delle informazioni in
città, ove già si rispose, che nella notte del 23 al 24, Caracciolo era
fuggito, e che a quell’ora doveva già aver passato la frontiera.
Questa notizia mise Nelson fuori di sè.
Colle sue idee di disciplina, un ammiraglio che tirava il cannone
contro la bandiera del sovrano portata da un bastimento che era il suo,
meritava non già una, ma dieci volte la morte.
Lord Nelson, più tranquillo, riguardo agli altri ribelli, e
coll’inganno che avea messo in atto, e che gli aveva suggerito, — debbo
fare questa occasione — sir William Hamilton, non potevano sfuggirgli.
Lord Nelson cercava ogni mezzo per procurarsi delle notizie di
Caracciolo, quando, verso le undici ore e mezzo della sera, intese il
grido che fa la sentinella quando vede, dopo la ritirata, avvicinarsi
una barca al bastimento su cui veglia.
Nelson, come se avesse indovinato l’importanza della notizia che questa
barca gli recava, pose sulla tavola la tazza di thè che portava alle
labbra, e si mosse verso la porta della cabina.
V’incontrò l’uffiziale di quarto.
— Un contadino chiede di parlare particolarmente con lord Nelson.
— Un contadino che vuole?
Credetti di comprendere nel suo dialetto, milord, che si tratta di
Caracciolo.
— Di Caracciolo, diavolo! vediamo cos’è; fate venire il vostro
contadino, signore.
Difatti questo contadino non era altro che un colono di Francesco
Caracciolo, presso il quale si era rifugiato l’infelice ammiraglio.
Egli veniva a vendere il suo padrone; ma voleva esser pagato bene.
Gli misero quattromila ducati e gliene diedero mille in conto.
Volle che si mantenesse il più gran segreto e specialmente verso il
cardinale, che pretendeva di aver aiutato la fuga di Caracciolo.
Fu convenuto che il cardinale ignorerebbe completamente ciò che sarebbe
accaduto.
Il contadino chiese quattro uomini per aiutarlo nella sua spedizione.
Qui cominciava il difficile.
Nelson gli avrebbe ben dato quattro marinai inglesi, ma per quanto
fossero travestiti, avrebbero ispirato dei sospetti, non parlando che
la loro lingua.
Nelson gli chiese se non avesse egli invece quattro uomini fidati;
rispose di sì, e che con denaro avrebbe tutto ciò che vorrebbe, ma che
al momento bisognava dare cinquanta ducati per uomo.
Erano duecento ducati di più che si arrischiavano. Nelson glieli diede.
In cambio il traditore diede il suo nome ed il suo indirizzo; egli
chiamavasi Luigi Martino, e dimorava nel villaggio di Calvizzano.
Fu convenuto, che a dimani sera una barca inglese aspetterebbe al
Granatello, e che l’ammiraglio, una volta preso, sarebbe imbarcato al
Granatello, e condotto direttamente a bordo del _Fulminante_.
Era una grande notizia, e non bisognava lusingarsi troppo che fosse
vera; di ciò sir William non ne fece poi che un paragrafo accessorio
della lettera che scrisse al mattino del 27 al generale Acton.
Eccola, e vi darà un’idea più esatta di ciò che potrei dire sullo stato
in cui era Napoli.
«Mio caro Signore,
«Vostra Eccellenza avrà veduto dall’ultima mia lettera che le
opinioni tra il cardinale e lord Nelson non vanno mica d’accordo.
Però dopo buone riflessioni, lord Nelson mi autorizzò a scrivere a
Sua Eminenza, ieri mattina, per accertargli che non farebbe nulla
per rompere l’armistizio che Sua Eminenza avea creduto conveniente
conchiudere coi ribelli racchiusi ne’ castelli Nuovo e dell’Uovo,
— e che la Signoria Sua era pronta a dargli ogni assistenza, di
cui la flotta posta sotto il suo comando fosse capace, e che Sua
Eminenza credesse necessaria per il buon servizio di Sua Maestà
Siciliana. Ciò produsse il migliore effetto possibile. Napoli era
stata sottosopra nel timore che lord Nelson rompesse l’armistizio;
ora tutto è calmo. Il cardinale ha concertato coi capitani
Troubridge e Ball che i ribelli de’ castelli Nuovo e dell’Uovo
vengano imbarcati questa sera, mentre 500 marinai saranno fatti
scendere a terra per andare ad occupare i due castelli, sopra i
quali, la Dio mercè, sventola ora la bandiera di S. M. Siciliana,
mentre le bandiere della repubblica, _corta vissuta_, stanno nello
stanzino del _Fulminante_, dove, lo spero, la bandiera francese che
sventola ancora sopra Sant’Elmo andrà a raggiungerle. Eravamo nella
lancia di lord Nelson allorchè i marinai sono sbarcati all’uffizio
della _Sanità_. La gioia del popolo era eccessiva. I colori
napoletani ed inglesi erano inalberati alle finestre, ed allorchè
prendemmo possesso de’ castelli, fu in tutto Napoli un immenso
_fuoco di allegrezza_, e quando sopravvenne la notte, un’immensa
illuminazione, come la prima notte. Finalmente, ho grande speranza
che la venuta qui di lord Nelson tornerà di molto utile alle LL.
MM. Siciliane. È stato necessario che io m’interponessi tra il
cardinale e lord Nelson, altrimenti tutto sarebbe andato perduto
sin dal primo giorno; ed il cardinale mi scrisse per ringraziarmi
unitamente a lord Nelson. L’albero dell’abominio, di rimpetto
il palazzo reale, è stato gettato a terra, ed il berretto rosso
strappato dalla testa del gigante. Il capitano Troubridge è andato
a terminar questa faccenda, ed i ribelli che sono a bordo delle
polacche non possono muoversi senza un passaporto di lord Nelson.
Caracciolo e dodici altri di quegl’infami ribelli saranno fra
breve dati in mano a lord Nelson. Se non m’inganno, saranno spediti
cautamente in Procida onde essere colà giudicati, ed a misura che
saranno condannati, essi ritorneranno qui, per l’esecuzione della
loro sentenza. Caracciolo sarà probabilmente impiccato all’albero
di trinchetto della _Minerva_, dove rimarrà esposto dall’alba fino
al tramontar del sole, dappoichè un tale esempio è necessario per
il servizio futuro della marina di Sua Maestà Siciliana, in seno
alla quale il giacobinismo ha già fatto sì grandi progressi.
«W. HAMILTON.»
Si vede il consiglio dato da sir William a lord Nelson, e attribuisco a
questo consiglio, che fu tanto facile di presentare come un tradimento,
la perdita del posto di sir William ed il suo richiamo a Londra.
Al 27 di sera tutti i ribelli, credendo che imbarcandosi nelle feluche
fossero imbarcati per Tolone, vi presero posto con tutta la confidenza;
ma non appena vi erano entrati, le feluche furono portate sotto il
fuoco dei vascelli inglesi che in pochi secondi potevano calarle a
fondo.
Nella sera del 28, giusta quanto dicemmo della parte che il cardinale
aveva preso per la fuga di Caracciolo, si tenne consiglio a bordo
del _Fulminante_ per decidere, se sotto un pretesto qualunque non
si dovesse attirare il cardinale a bordo ed arrestarlo. Nella stessa
sera suo fratello Francesco Ruffo ispettore della guerra, era venuto
a bordo del _Fulminante_. Sir William col pretesto di fargli onore
lo mandò a Palermo latore di un dispaccio, mettendo a quest’oggetto a
sua disposizione un bastimento della flotta, esponendo alla regina le
querele ed i sospetti che aveva concepito contro il cardinale dicendole
nello stesso tempo nella lettera:
«Invio a V. M. un messaggiere ed anche un ostaggio.»
Al 29 fui risvegliata all’alba da un grande rumore che si faceva sul
bastimento; misi una veste da camera e salii sul ponte.
Tutti gli occhi erano fissi su di una barca ancor lontana un miglio,
nella quale si poteva riconoscere vicino ad un uomo ammanettato il
contadino che era venuto a trovarci due sere prima e che offerse di
vendere Caracciolo.
Non vi era dubbio, aveva mantenuto la sua promessa; egli conduceva il
suo padrone e veniva a prendere il suo danaro.
Nelson e sir William sembravano al colmo della gioia, ed io non
vedeva che cogli occhi della mia amica e del mio amante. Confesso che
considerava l’ammiraglio, dopo tutto quello che aveva udito di lui,
come un traditore, un colpevole, e mi consolai con essi della sua
cattura.
Però il mio cuore si strinse alla vista di quell’uomo, che, ogni
volta che l’aveva udito parlare alla regina, aveva sempre tenuto il
linguaggio d’un bravo marinaio e d’un uomo d’onore: lasciai Nelson
e sir William gioire del loro trionfo, e non credendo conveniente ad
una donna il dividerlo, discesi nel mio appartamento di cui chiusi la
porta. Conosceva le disposizioni di Nelson riguardo al suo collega;
aveva letto la lettera che mio marito aveva scritto al generale Acton;
non dubitava più della sorte serbata al prigioniero.
Una lettera dl sir William al generale Acton dice in quale stato fosse
Caracciolo quando fu trasportato dalla barca sul _Fulminante_. Darò
l’estratto di questa lettera che si rapporta all’ammiraglio napoletano.
«A bordo del _Foudroyant_, 29 giugno 1799.
«..... Abbiamo testè avuto lo spettacolo di Caracciolo, pallido,
con una lunga barba, mezzo morto e con gli occhi bassi, condotto
ammanettato a bordo di questo vascello, ove si trova in questo
momento insieme col figlio di Cassano D. Giulio, il prete Pacifico
ed altri traditori infami. Io suppongo che si farà subito giustizia
de’ più colpevoli. In verità è una cosa da fare orrore; ma io, che
conosco la loro ingratitudine ed i loro delitti, ne ho risentito
minor pena delle altre numerose persone che hanno assistito a
questo spettacolo. Io credo che sia una cosa buona che noi abbiamo
a bordo de’ nostri legni i principali colpevoli, nel momento in cui
si va ad attaccare S. Elmo, poichè potremo così tagliare una testa
per ogni palla di cannone che i Francesi tireranno sulla città di
Napoli.
«W. HAMILTON.»
Per due ragioni metto questo frammento sotto gli occhi del lettore;
la prima pei particolari del tradimento dell’infelice ammiraglio a
bordo del bastimento inglese, la seconda per dimostrare a qual grado
d’inasprimento erano portati gli animi i più dolci e più benevolenti,
infiammati dall’acre fuoco della guerra civile. Certamente sir William,
uomo di gabinetto, di mente colta, benevolente, dotto, dedito al culto
dell’antichità, amante del bello come uno scultore greco, doveva essere
sotto il peso di una perturbazione strana d’idee per scrivere una
simile lettera; la sventura di quelli che rappresentano una parte su
quelle calde giornate di rivoluzione, sotto gli ardenti soffii dello
spirito di partito, è che sono giudicati da uomini che vivono in tempi
ordinarii; in epoche temperate questa fatale giornata del 29 giugno
1799 ha lasciato una macchia di sangue su tre nomi.
Una proscritta era aggiunta alla lettera di sir William e la
completava. Posta questa proscritta sotto gli occhi del lettore,
chieggo il permesso di riposarmi un istante; per continuare ho bisogno
di attinger forza al riposo e alla preghiera.
«P. S. Venite se è possibile, per raccomodare ogni cosa, ed io spero
che aggiusteremo prima del loro arrivo parecchi affari che potrebbero
cagionar della pena alle Loro Maestà. Il processo di Caracciolo è
continuato dagli uffiziali di S. M. Siciliana, e, se è condannato, come
credo, sarà subito eseguita la sentenza. Egli sembra già mezzo morto
per la stanchezza. Desiderava esser giudicato da uffiziali inglesi. Il
bastimento parte per Palermo. Non vi dico nulla di più per ora.»
Se sono tanto colpevole quanto lo dice il mondo, oh! mio Dio! Dio di
misericordia! perdonatemi.