Tutta la giornata appresso, era domenica, scorse senza vedere una sola
vela; il tempo era bello, e il vento favorevole; passammo le isole,
e al lunedì, 24, all’alba, incontrammo uno schifo napolitano che ci
supplicò di dargli dell’acqua; un’ora dopo, vedemmo venir verso di noi
un brick che l’ammiraglio Nelson riconobbe per la _Mutine_.
Gli fece il segnale di accostare, il canotto fu messo in mare e si
diresse verso di noi; il capitano Hoste salì sul _Fulminante_.
Il capitano Hoste era latore di un trattato convenuto fra il cardinal
Ruffo, il generale delle truppe russe e il comandante delle truppe
turche, il capitano Footh del _Seahorse_ e i Francesi di castel S.
Elmo, e i ribelli di castel Nuovo e di castel dell’Uovo.
Apprendendo da quella notizia che si era fatto un trattato coi ribelli,
cosa che era contraria agli ordini delle Loro Maestà Siciliane, Nelson
diventò livido per la collera, inviò con un piccolo bastimento-posta
il trattato, chiuso sotto quattro suggelli, a Palermo, scrivendo al
re ch’egli non s’inquietava per questi trattati che non sarebbero
mantenuti; e dopo aver udito dal capitano Hoste quanto aveva saputo
di questi trattati, gli ordinò di salire a bordo della _Mutine_, e di
ritornare con lui a Napoli.
Ci rimettemmo in viaggio. Nelson giurava innanzi a Dio e agli uomini
che un trattato, che considerava come infamante per la dinastia, non si
sarebbe eseguito.
Il vento era favorevole, e passammo ben presto Capri, e ci avanzavamo a
gonfie vele verso Napoli.
Nelson era disceso nella sua cabina, e colla più grande agitazione
scrisse al cardinale la nota seguente:
«Ecco la mia opinione prima di aver letto il trattato di
armistizio, e sul semplice rapporto che mi è stato fatto.
«L’armistizio, a quanto suppongo, porta, che se i Francesi ed i
ribelli non sono soccorsi entro ventun giorni, a partire da quello
in cui è stato segnato l’armistizio, essi avranno diritto di
evacuare Napoli, il che sarebbe un’onta per S. M. Siciliana e un
trionfo per essi.
«Ogni armistizio riserva a ciascuna parte il diritto di
ricominciare le ostilità, dando, ad un’epoca fissata dalle parti
contraenti, la facoltà di denunziare la fine dell’armistizio.
Suppongo che il cardinale creda che colle truppe che dispone non
avrà in 21 giorni il potere di cacciare i Francesi dal forte di
S. Elmo, ed i ribelli da castel Nuovo e dell’Uovo; i Francesi
ed i ribelli da parte loro pensano, che se non sono soccorsi in
21 giorni, saranno trasportati su qualche punto, ove potranno
ricominciare le loro trame diaboliche contro Sua Maestà di Sicilia,
la pace del regno e la tranquillità dei suoi fedeli sudditi, e
questi nemici e questi ribelli saranno protetti dalla flotta stessa
di S. M. Siciliana, e da quella del suo fedele alleato il re della
Gran Brettagna?
«Per Dio, ciò sarebbe troppo! Evidentemente questo contratto
implica, che ciascun partito abbia per sè delle speranze di
ricevere soccorsi, e intanto rimane lo _status quo_; ma dal
momento che l’una o l’altra delle due parti riceve dei soccorsi, il
contratto diventa nullo e senza effetto. È evidente che se invece
della flotta inglese, fosse venuta la flotta francese nella baia
di Napoli, i Francesi ed i ribelli non osserverebbero un momento
l’armistizio, e l’ammiraglio francese direbbe semplicemente: —
No. — Io non sono venuto qui per osservare, ma per agire; così
dice l’ammiraglio inglese, e dichiara sul suo onore che l’arrivo
d’una flotta, sia britannica o francese, rompe il trattato: quella
flotta, qualunque fosse, non può resistere inattiva.
«Però l’ammiraglio inglese propone al cardinale di fare sapere, in
nome di loro due, ai ribelli ed ai Francesi, che l’arrivo della
flotta britannica ha completamente distrutto il trattato, come
avrebbe fatto la flotta francese se avesse potuto, e, grazie al
cielo, non è nulla venire a Napoli.
«Però, acconsente di dare due ore ai Francesi per rendere castel
S. Elmo ai fedeli sudditi di Sua Maestà di Sicilia e alle truppe
dei suoi alleati, alla condizione che i Francesi si ritirerebbero
in Francia senza essere prigionieri di guerra: che in quanto poi ai
traditori ed ai ribelli, nessun diritto esiste fra essi ed il loro
grazioso Sovrano; essi debbono in conseguenza confidare senz’altro
nella sua clemenza, non potendosi accordar loro diverse condizioni,
non avendo i Francesi il diritto di comprenderli nella loro
capitolazione: tutto dovrà compiersi nel tempo sovrindicato, vale a
dire due ore pei Francesi, e all’istante pei ribelli.
«Che si affrettino di accettare, o altrimenti non sarà più loro
offerta una capitolazione così favorevole.
«O. NELSON.
«_Fulminante_, Napoli, 24 giugno 1799.
Da parte sua sir William scriveva in francese, lingua che il cardinale
parlava benissimo, la lettera seguente, nel caso in cui il cardinale
non comprendesse l’inglese, o non avesse nessuno per spiegarglielo.
«A bordo del _Fulminante_, 24 giugno 1799, 3 ore dopo mezzodì, nel
golfo di Napoli.
«EMINENZA,
«Milord Nelson mi prega d’informare l’Eminenza Vostra che ha
ricevuto dal capitano Footh, comandante la fregata _Seahorse_, una
copia della capitolazione che Vostra Eminenza ha giudicato dover
fare coi comandanti di S. Elmo, del castel Nuovo e del Castel
dell’Uovo; — che egli disapprova intieramente tali capitolazioni,
e ch’è risoluto a non rimaner neutro colla forza imponente che
ha l’onore di dirigere, — che ha spedito a V. Eminenza i capitani
Troubridge e Ball, comandanti i vascelli di S. M. Britannica, il
_Culloden_ e l’_Alexander_. I capitani son benissimo informati de’
sentimenti di Milord Nelson, ed avran l’onore di farli conoscere
all’Eminenza V. Milord spera che il signor cardinale Ruffo sarà
della stessa sua opinione, e che domani, allo spuntar del giorno,
potrà agire d’accordo con Sua Eminenza.
«Il loro scopo non può essere che lo stesso, cioè ridurre il comun
nemico, e sottomettere alla clemenza di S. M. Siciliana i sudditi
ribelli.
«Ho l’onore di rassegnarmi,
«Di Vostra Eminenza,
_Umil. ed obbed. servo_
«W. HAMILTON.
«_Inviato straordinario e plenipotenziario
di S. M. Britannica presso S. M. Siciliana_.»
Mentre lord Nelson scriveva la sua nota, e sir William questa lettera,
il bastimento camminava in modo che non eravamo più che a due o tre
miglia dalla baia; e ne avvenne che quando lord Nelson risalì sul
ponte vide ciò che non aveva potuto vedere a motivo della distanza,
vale a dire le bandiere parlamentari che sventolavano sui castelli dei
Francesi, dei ribelli, e sul vascello inglese il _Seahorse_.
Quella vista portò la sua collera al colmo. Fece un segnale per
richiamare a lui il _Culloden_ e l’_Alessandro_ fece salire al suo
bordo i capitani Troubridge e Ball, che li comandavano, consegnò
loro la sua nota e la lettera di sir William, ed ordinò, prima che il
_Fulminante_ gettasse l’áncora, che scendessero in una lancia e a forza
di remi si portassero al ponte della Maddalena, per consegnare le due
carte al cardinale Ruffo.
Spinti da dodici vigorosi rematori, i due capitani approdarono al ponte
della Maddalena, e trovarono il cardinale Ruffo che li aspettava; con
un cannocchiale egli aveva seguito tutte le manovre del _Fulminante_,
aveva veduto la barca distaccarsi dal bastimento, e vogare verso terra.
Gli uffiziali gli consegnarono i due plichi, ma esso comprese poco
o nulla la nota di Nelson, e avendo letta la lettera di sir William,
credette che Nelson disapprovasse la capitolazione per la sola ragione
che Napoli fosse stata attaccata senza che si aspettasse l’arrivo
della squadra inglese, come era stato convenuto, quando il principe
ereditario doveva presiedere a quell’attacco.
Allora pensò che una visita personale a bordo del _Fulminante_, visita
nella quale spiegherebbe all’ammiraglio i motivi di urgenza che gli
avevano fatto attaccare Napoli, concilierebbe tutto; scese nella barca
dei capitani Troubridge e Ball e abbordò al _Fulminante_, sul quale il
suo arrivo fu salutato da 13 colpi di cannone.
Nelson l’aspettava dall’alto della casa con sir William, il quale,
parlando egualmente bene il francese e l’italiano, ricevette Ruffo,
gli fece gli onori del vascello, e lo condusse nella cabina ove io era
rimasta.
Il cardinale, scorgendomi, fece un movimento; egli sapeva che la regina
non l’amava, e che io divideva con essa tutti i suoi sentimenti di
simpatia e di antipatia.
Lo salutai freddamente, si scambiarono i complimenti di uso, ed il
cardinale cominciò in eccellente francese a raccontare gli avvenimenti
del 13 e del 14 giugno che lo avevano condotto alla capitolazione.
Lord Nelson insistette a non voler vedere nel trattato che un’amnistia;
ma Ruffo espose gli uni dopo gli altri tutti gli articoli, e dimostrò
che non era un armistizio, nè una sospensione di armi; ma un vero
trattato, che non potrebbero rompere nè l’arrivo della flotta francese,
nè l’arrivo della flotta inglese; e la cosa era tanto vera che alla
prima vista i patriotti (si sa qual era il nome che il cardinale dava
ai ribelli), presero la flotta inglese per la flotta franco-spagnuola;
alcuni chiedevano che l’arrivo di questi soccorsi muterebbe qualche
cosa alla capitolazione; e che la maggioranza aveva deciso quasi
unanimemente, che la firma era valevole e che il trattato doveva essere
mantenuto.
Sir William traduceva a Nelson le parole di Ruffo mano mano che gli
uscivano di bocca, e quegli, ascoltandolo con impazienza, e udendolo
dire che una capitolazione conchiusa doveva essere lealmente eseguita,
diede in uno scoppio di rabbia, e gridò:
— Eh signore! I sovrani non trattano coi loro sudditi.
— È vero, milord, rispose il cardinale, non capitolare è meglio; ma
dopo aver capitolato sono obbligati ad uniformarsi ai trattati.
Poi volgendosi verso sir William.
— Non è questo anche il vostro avviso, signore?
E siccome sir William rispondeva invece che era dell’avviso di Nelson,
il cardinale vide che la cosa era più seria di quanto l’aveva creduta.
Allora si alzò e disse che i Russi ed i Turchi essendo intervenuti nel
trattato, non poteva rispondere solo alle obbiezioni di lord Nelson.
E prendendo commiato, si fece condurre a terra.
Di ritorno al suo quartier generale, il cardinale fece venire, a quando
ci fu detto poi, il ministro Micheroux, il comandante Baillie ed il
capitano Achmet; mandò a cercare il capitano Footh, ma Nelson ebbe cura
di allontanarlo inviandolo a Procida.
Nelson poi scrisse immediatamente al contr’ammiraglio Duckworth:
«25 giugno 1799.
«Mio caro ammiraglio,
«Vi dirò che il cardinale ed io incominciamo ad essere di un avviso
completamente opposto. Egli vuole mandare i ribelli a Tolone, ed
io non voglio che vadano; egli pensa che val meglio salvare le
case di Napoli che l’onore dei suoi sovrani. Troubridge e Ball
sono andati a portargli la mia dichiarazione riguardo ai ribelli
che persiste a chiamare patriotti, — quale prostituzione di
questa parola! — Manderò Footh a Procida a prendere le cannoniere.
Vorrei che tutti i vascelli della flotta non fossero più di due
nodi l’uno dall’altro; vi manderò uno schizzo dell’ancoraggio a
quaranta braccia d’acqua; il _Fulminante_ deve essere il vascello
ammiraglio; se la flotta francese mi fa il favore di una visita,
prenderò la mia posizione del centro.»
Intanto il cardinale aveva tenuto consiglio, ed era stato non soltanto
deciso che si mantenesse la capitolazione, ma ancora che se Nelson
si ostinasse a romperla, si tenterebbe con tutti i mezzi di salvare i
ribelli.
Tutta la sera, la notte e la mattina del giorno seguente, era un
continuo andare e venire dal quartier generale al _Fulminante_, e dal
_Fulminante_ al quartier generale, senza che la questione facesse un
passo di più; ciascuno stette fermo nella sua volontà.
Alla mattina del 25 Nelson compilò questa dichiarazione, diretta al
Giacobini di castel dell’Uovo.
«Baia di Napoli, 25 giugno 1799.
«_A bordo del Fulminante, vascello di S. M. B._
«Il contr’ammiraglio lord Nelson, cavaliere baronetto, comandante
in flotta di S. M. Britannica, previene i ribelli sudditi di S.
M. Siciliana chiusi in castel dell’Uovo e castel Nuovo, che non
permette loro nè di lasciar quella piazza, nè d’imbarcarsi. Essi
debbono soltanto arrendersi alla discrezione di S. M. Siciliana.»
Nelson fece proclamare la sua decisione; una barca approdò al castel
dell’Uovo, e l’araldo la lesse ad alta voce; ma il comandante del
castello salì sulle mura e gli gridò:
— Al largo, presto, presto, presto, o faccio tirare su di voi; vi è un
trattato e lo faremo osservare.
Nelson, sempre furioso, scrisse sopra la nota che egli aveva mandato al
cardinale e che costui gli aveva retrocesso:
«Letta, spiegata al cardinale, e ricusata da lui.»
All’annunzio della pubblicazione o piuttosto dell’intimazione che
Nelson aveva fatto ai repubblicani, il cardinale Ruffo credette di
dover rispondere, prendendo anch’egli un’attitudine risoluta.
Scrisse quindi questo viglietto all’ammiraglio:
«Se lord Nelson non vuole riconoscere il trattato della
capitolazione dei castelli di Napoli, al quale, fra gli altri
contraenti, intervenne solennemente un uffiziale inglese a nome del
re della Gran Brettagna, resta a lui solo tutta la responsabilità;
se va impedita la esecuzione di tal trattato, il cardinale F.
Ruffo rimetterà il nemico nello stato in cui si trovava prima
del trattato medesimo; finalmente ritirerà le sue truppe dalle
posizioni posteriormente occupate e si trincererà con tutta la sua
armata, lasciando che gl’Inglesi, colle proprie forze, vincano il
nemico.»
Ricevendo questo viglietto che esponeva così nettamente la questione,
Nelson si ritirò nella cabina con Sir William, e uscì tenendo in
mano il viglietto seguente; il messaggiero del cardinale ricevette
nello stesso tempo l’originale inglese, colla traduzione fatta da sir
William.
«_Fulminante_, 26 giugno 1779.
«Il contr’ammiragllo lord Nelson, arrivato il 24 giugno nella baia
di Napoli, avendo trovato un trattato firmato dai ribelli, espresse
la sua opinione, che questo trattato non possa essere messo in
esecuzione, senza la approvazione di S. M. Siciliana.»
Il cardinale rispose che se al dimani i patrioti ribelli, come
piacerebbe a lord Nelson di chiamarli, non ricevessero da lui
l’autorizzazione d’imbarcarsi, egli compirebbe la minaccia fattagli, e
si sarebbe ritirato colla sua truppa.
La minaccia era seria; Ruffo punto dal rifiuto di Nelson era uomo
capace di eseguirla. Nelson, mancando di truppe di sbarco, era
obbligato a bombardare Napoli.
Per cui sir William rispose:
«Eminenza,
«Milord Nelson mi prega di assicurare Vostra Eminenza, che è
risoluto di non far nulla che possa rompere l’armistizio che Vostra
Eminenza ha accordato ai castelli di Napoli.
«Ho l’onore di essere,
«Di Vostra Eminenza,
«Umil. ecc.
«W. HAMILTON.»
Questa lettera fu portata dai capitani Troubridge e Ball, che avevano
portato la prima protesta dell’ammiraglio. Siccome la lettera di sir
William Hamilton conteneva nulla di positivo, il cardinale interrogò
i due capitani, che spiegarono la lettera dicendo che l’ammiraglio
non si opponeva all’imbarco dei repubblicani. Il cardinale chiese se
erano autorizzati a metter in iscritto quanto dicevano, cioè che Nelson
prometteva di non opporsi all’imbarco dei repubblicani.
I due uffiziali si consultarono, e dopo un istante risposero che non ci
vedevano alcun inconveniente.
Troubridge prese allora un pezzo di carta, e scrisse di suo pugno:
«I capitani Troubridge e Ball hanno autorità per la parte di lord
Nelson di dichiarare a Sua Eminenza, che milord non si opporrà
all’imbarco dei ribelli, e della gente che compone la guarnigione dei
castelli Nuovo e dell’Uovo.»
Poi diedero questa dichiarazione al cardinale.
— Però, signori, disse il cardinale, siate anche compiacenti di
firmarla.
— Perdono, Eminenza, rispose Troubridge, noi abbiamo potere per gli
affari militari; ma non per gli affari diplomatici. Siccome però la
nota, quantunque non firmata, è di nostra mano, noi v’invitiamo a
credervi.
Il cardinale non insistette più, sia che fosse maravigliato di
questo modo di cavarsi d’impaccio, sia che temesse di offendere i due
uffiziali.
Troubridge e Ball ritornarono a bordo, e ciò che avevano fatto fu
approvato da Nelson, e da sir William.